299° giorno – Un anno di 300 giorni

I numeri pieni e tondi fanno sempre scena e il mondo è sempre andato in quella direzione, roba rotonda e precisa, senza complicazioni…e pure io se il biglietto per il treno costa 10.60 ne do sempre 20 e 60 per far quadrare il resto in proporzioni auree…e saliva il gelo quando a cinque minuti dalla fine del compito di matematica al liceo…dopo trenta passaggi e cinquanta bestemmie…scrivevi ‘uguale’, sommatoria dei calcoli ed ecco un numero infinito con virgole e decimali senza senso…il numero tondo segnava la linea tra l’aver risolto il problema e la cazzata nascosta da qualche parte tra il secondo e il ventinovesimo passaggio. Hanno una loro bellezza insita i numeri precisi e tondi…come il ‘100’ che fa sognare i fan di Mike o la macchina che tocca i ‘300’, sotto il telo di un garage e che ti da un tono sociale e auto-compiacimento…e ci sarebbe da incazzarsi per questi spazi temporali e rotazioni eliocentriche con mesi mai tutti uguali e un Febbraio che si permette di cambiare ogni 4 anni…quel 365 variabile che ti ricorda di mettere un’altra scomoda tacca sulla cintura…dai ma che numero del cazzo è ‘365’…che se lo dividi per quei 12 onesti e dignitosi mesi esce 30.4166666 e cosi fino alla morte del pianeta terra mentre 300…son 25 giorni al mese…nessuna filastrocca stupida per ricordarsi dei mesi a cazzi loro che ‘tutti gli altri son trentuno’…la gente vuole le cose immediate e semplici dicevo, precise e tonde anche quando fanno gli anarchici senza Dio e morale, pronti a lanciare mattoni contro ingiustizie o barboni o omosessuali o enti governativi.

Vi rendo la vita più facile…facciamo finta che questo sia un mondo perfetto a 24° costanti con sole luminoso e tanti alberi ombrosi che emanano ossigeno a profusione, buco dell’ozono bello chiuso e la gente che si ama…tanto è sempre giugno e i fiori profumano e un anno ha 300 giorni. In questa pura utopia immaginaria in cui ci troviamo adesso, io ho scritto per un anno di fila, dimostrando a me e agli altri che l’incostanza non è natura ma solo questione di pura volontà, i difetti non sono scritti nel DNA ma sono solo parto di una mente poco allenata ai cambiamenti drastici. E non ho dimostrato solo quello, forse ci ho anche ricavato qualcosa…ho imparato a scrivere meglio credo…e a tirare fuori concetti dalle inutilità che mi passano sotto gli occhi, un significato ce l’hanno sempre adesso…e mi sono impegnato cercando nei vuoti della mia pazienza le energie per scrivere anche le notti in cui tornavo all’alba o i giorni di febbre e nausea ed ora, che è passato un anno tondo, smetto.

Smetto. Punto.

Che è anche come un mio caro amico mi ha consigliato di chiuderla…con un “Smetto. Punto”, nient’altro, solo questa frase…ma lui è pragmatico e logico mentre io pazzo e sentimentale e per quanto fosse deciso da tempo che tutto finisse oggi e ogni giorno mi sentivo più libero e leggero, ammetto che le cose hanno cominciato a prendere un’altra piega nelle ultime ore…mi sono sentito meno sicuro di volerla chiudere, l’idea di andare avanti si propagava sottile…una specie di trauma da distacco e il desiderio di fare come Jordan Belfort in Wolf of Wall Street…un bel discorso su di me che mollo per poi dire “IO NON ME NE VADO CAZZO!” ecco…mi era balenato in mente ma no…è giusto cosi, è andato avanti anche troppo questo progetto, ho dato tutto, mi sono prosciugato e logorato su questo diario…questa ‘cosa’ quasi senza senso densa di mille ripetizioni e stile diversi, sconclusionato e nevrotico, che a tratti è diventato lo specchio di me stesso, di come sono fatto dentro, a tratti…lasciando anche intravedere cose che un tempo non avrei mai raccontato o esposto al pubblico anche se ho comunque il rammarico di non aver dato tutto quello che avrei voluto…troppe volte ho alzato la penna senza scrivere quello che avevo in mente, oppure ho riempito fogli con solo accenni e mezze frasi nella speranza che gli interessati capissero…ma era impossibile…e mi sono rimaste dentro dichiarazioni d’amore, antipatie, fantasie e desideri e non dico che sia troppo tardi ma ormai non è più il posto giusto per farlo o forse non sono IO abbastanza giusto e grande per non avere paura e per scrivere senza filtri, non ne ho ancora l’età e non ho le cicatrici sul corpo secche da decenni. Quindi non mi scuso per questo, vi siete beccati la più alta dose di sincerità che il mio corpo potesse tollerare…e avrei potuto fare il figo per darmi un gran tono, inventarmi di sana pianta storie e scopate epiche di una grande vita lunga un anno di 300 giorni ma ho preferito dare retta alle pulsioni nascoste e buttare su carta anche i giorni più noiosi e malinconici.

E immagino che a questo punto voi…poveri cristi che mi leggono, qualcuno ogni tanto…altri che lo fanno solo se il titolo sembra figo o per pura noia…voi, che credo di potervi contare sulle dita di una mano…vi starete chiedendo perchè questo coglione molla di colpo, vaneggia su anni da 300 giorni, parla di numeri tondi e perfetti per poi chiudere al 299…avete ragione eh…sacrosanto…ma se pure Dio, quello perfetto, il settimo giorno si riposò…c’è scritto da qualche parte all’inizio della Bibbia, Genesi tipo…figuratevi se non posso concedermelo io che sono imperfetto, tanto imperfetto che ai miei difetti ci sono affezionato e me li tengo, prendetela come una firma di artista…mi piace essere imperfetto e fastidioso. Ricordo che a volte ad un amico facevo compilation musicali multi-genere…curavo tantissimo la tracklist, tracce ben selezionate, ci mettevo giorni e a volte preparavo pure copertine con grafica curata…cose cosi…ma c’era sempre un problema…tracce non normalizzate con volume ad ottovolante o “Salvation” dei Rancid…terribile…infilata nel Cd al posto di quella dei Cranberries…e i ritardi della mia vita, treni e pullman persi, appuntamenti saltati…sono fatto cosi, imperfetto e sconclusionato, fastidioso come i prezzi sul volantino dei Mediaworld “Offerta a 99.99″ che ti gira il cazzo beccarti quel merdosissimo centesimo di Nichel…”ma cazzo ma metti 100 no? Tienitelo il resto”

Ti rimarrà nel borsellino fino a che campi…ogni volta che lo apri lo ritroverai li, piccolo e rosso.

Io sono quel centesimo di Nichel.

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298° giorno – Cristo a Mykonos

“Cristo a Mykonos? Ma che cazzo dici?”

“No…Cristo amico nostro…te mica sei troppo normale a capir cosi male…”

“Io eh…sei da un’ora in piedi in mezzo alla ditta a recitare il Credo urlando come un pazzo…neanche allo stadio…”

“Ci vuole un pastore per questa ciurma di dannati…e il pastore sono io…” dico a Teo

…è che nel sottomarino in questi giorni regna il caos…Faraone e Capa sono in Francia e l’entropia regna sovrana, è una pazzia dilagante e la gente lavora a ritmi più bassi mentre il linguaggio scende a livelli del porto di Caracas, un crogiuolo di insulti.

Come mi sento? Bene…sono entrato in ditta in ritardo di un’ora però, mi nutrirò a velocità record a pranzo per recuperare, ruberò poi altri dieci minuti qua e la per farci pure mezz’ora di straordinario che tanto piove, piove tantissimo, piove obliquo e l’ombrello Shell va a destra a sinistra e io mi bagno asimmetricamente e obliquo, sembrerò Two-Face di Batman e non avrò voglia di uscire ad allenarmi, ne sono sicuro al 94,7%. Dopo cena poi chissà cosa andrò a fare…si è parlato di T.E.A.M….Tosco, Evenly and Mago, incontro cinematografico tra i membri a casa mia…ci sta…mi piace…dovrei fare spesa però, riempirmi il frigo di qualcosa con zucchero dentro o sale sopra che manco a farlo apposta…e vi giuro che è vero…l’unica cosa che ci rimane dentro è Gesù Cristo, in legno senza croce…non vi spiego il perché e il per come ma sta li da un po’, pare più complicato da scardinare del sepolcro a quanto pare per Jesus e perdonate la blasfemia…davvero…non lo faccio per offendere cultori della religione, adepti, gente che ci crede…ci credo pure io saltuariamente, diciamo quando magari mi serve o mi farebbe comodo ecco, due preghiere per non rimaner corto con la coperta non costano nulla…a volte becco segni divini in colpi di culo o sacchetti della spesa che volteggiano nel vento…a volte prego sinceramente…altre ripeto come un robot…a volte penso semplicemente che Dio non risponda non perché non esista, anche se rimane sempre una possibilità, ma perché sa benissimo che me la posso cavare splendidamente senza di lui che invece c’è gente messa peggio li da qualche parte a est o a sud o in qualche famiglia con una sola madre, 6 figli al seguito e 600 dollari di stipendio come commessa part-time. Oppure è in vacanza e le vacanze delle divinità sono insolitamente lunghe e chi sono io umile umano per rompere il cazzo ad uno che in 6 giorni fa un universo quando io ce ne ho messi 8 per consegnare in ritardo un manuale in francese pure fatto male…a volte fa bene scherzare sul sacro e sul profano…non prendersi sul serio, non prendere sul serio gli altri e i loro piccoli e ridicoli schemi comportamentali che riescono a convincerli che stanno facendo qualcosa di importante…che è fondamentale fare questo e quello per fare altro, formichine che scavano scavano per costruire un formicaio nel metallo che non finirà mai…è inutile…quindi meglio riderci su, fai il tuo lavoretto del cazzo e ripeti lo schema senza crederci troppo e comprati quella felpa verde con righe nere e vai al cinema, guarda sport in TV e partecipa a riunioni di lavoro che parlano di bilanci economici, ridici su il più possibile e dimenticati delle notti insonni in cui pensi che in tutto il post-Big Bang non esista un granello di senso.

In verità in verità vi dico…son due giorni che son positivo, anche se a leggere sta merda di diario forse non si capisce…e devo dire che mi preferisco cosi, sento più carica e voglia di fare…ma non è cambiato nulla, ne si sono aperti i cieli ne mi è arrivata una raccomandata dallo spirito santo e non cambierà nulla…le persone rimangono uguali, magari perdono pezzi ma rimangono uguali…continueranno i miei periodi cupi e ci saranno giorni positivi, più rari…una specie di meteo applicato all’anima. Però capita di vedere nelle cose qualcosa di più luminoso ed è bello, a naso senti che un paio di questioni possono anche andare bene e sei convinto che stamattina gli addominali spuntassero un po’ di più e che con capelli e barba rasata dimostri 5 anni di meno e qualcuno potrebbe anche innamorarti di te se ti ricordi pure come parlare senza inciampare nei pensieri…ed esci da lavoro in pausa e ti metti a giocare a golf con i sassolini del parcheggio e il manico dell’ombrello bianco-macchiato marchiato ‘Shell’ che fa da ferro numero 3 anche se piove forte-asimmetrico-obliquo e Teo bestemmia di muoverti ad entrare in macchina e torni a casa e il sugo sembra fatto con il pomodoro fresco e il basilico appena colto, ti siedi a tavolo e chiedi “Come va?” agli altri e pensi che vorresti comprare un maglione e una giacca con trama grigia-nera e cambiare anche un po’ stile, mezzo-hipster-mezzo-cowboy-mezzo-sofisticato che più mezzi ci metti dentro meglio è. Ti senti anche con una tua amica al telefono, organizzi serate per un mese, lei ti dice “E sabato? E Domenica sera? E Mercoledi?” e tu rispondi solo “Si” ed incastri impegni in cui non puoi mancare per non deludere-offendere-distruggere le aspettative degli altri ed è meglio programmare tutto subito, che oggi quello che ho mi va bene e da pesce piccolo il mio stagno sembra un lago…perché magari domani per me Dio non esisterà più e ricomincerò a guardare la ruga a “V” in mezzo alla fronte illuminata dalla lampada dello specchio, in bagno…penserò alle articolazioni doloranti e all’età e alla morte termica dell’universo e mi riscoprirò con ancora sette chili di troppo e il sonno in corpo.

E’ che non mi sono ancora esercitato abbastanza nel tenere strette certe sensazioni positive, farle mie e portarle avanti con impegno ed è un po’ come vivere alla giornata nel bene e nel male quindi, oggi prendo il buono e metto in tasca…e forse domani sarà il peggior giorno della mia vita, chissà.

Ma sarà domani.

289° giorno – Addio compagna di avventure nel sottomarino

Le ho perdonato di avermi spaccato la schiena, non era colpa sua alla fine…arrivata a me dopo averne passate mille in condizioni pietose e subito ad assumersi il compito più gravoso…subire cento chili, i miei, in perenne movimento che mi agito per ogni cosa, mai soddisfatto della posizione e la maglietta si tira su e la chiappa mi fa male e accidenti cosi mi scappa da pisciare e sono nervoso e quella è una stronza e scatto tipo in preda ai raptus e se ho spazio faccio pure addominali ed esercizi e stretching e ci corro pure in giro da scemo tutto per otto-dieci-boh ore al giorno moltiplicato venti per dieci e dopo pochi giorni infatti, ecco la prima scontata operazione chirurgica, d’altronde è vecchia e la stavo davvero massacrando…riduzione della frattura del poggiabraccio di sinistra ceduto di schianto, il più fondamentale in una scrivania visto che la mano destra sta sempre sul mouse ma la sinistra si deve appoggiare da qualche parte, soprattutto nella mia sezione di sottomarino dove lo spazio scarseggia e tutte le superfici d’appoggio sono stupide, inaccessibile, scomode e puntute.

Ma la riduzione non è servita…traballava come un tavolo a due gambe, amputazione necessaria sentenzia il dottore e quindi spostamento del bracciolo di destra nella parte sinistra con saldatura a goccia e rivetti di supporto…e tutto sembrava andare bene fino ad un nuovo inaspettato crack…la povera spina dorsale si piega di colpo con un orrendo rumore di metallo che sfrigola a corredo, partono viti e schegge plastiche, si apre una crepa che fa saltare manopola e attacco dello schienale, un pezzo di copertura cade inerte al suolo privata di agganci, esplosi pure quelli. Sembra spezzata a metà e ciò la rende più reclinabile di una spavalda ventenne di facili costumi anni ‘ 70, con drammatiche conseguenze per la mia povera schiena…mi ritrovo a lavorare da sdraiato quaranta centimetri sotto il bordo della scrivania, sembro un Umpa Lumpa incazzato in azione di sabotaggio ma nonostante i reclami e i miei lamenti tutti sembravano alquanto divertiti del mio modo lavorare, mi guardano e ridono, come se mi divertissi un mondo a sembrare appeso a bordo scrivania o sdraiato in una brandina da ospedale.
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“Ma che fai…stai sdraiato?” dice la Capa sorridendo

“No è la sedia…dovrei cambiarla”

“Dillo di sopra” e io lo dico

“Ma che fai dormi?” dice il Faraone incazzato

“No è la sedia…dovrei cambiarla”

“Dillo di sopra” e io lo dico

E io lo dico pure un po’ di volte di sopra, ma la schiena comincia davvero a lamentarsi come un bambino affamato e si sa come funziona in certe ditte…alcune cose finiscono per essere dimenticate o scritte su un post-it giallo che viene ricoperto da altri ottantacinque post-it gialli il giorno stesso quindi provo a sistemarla per i cazzi miei che non si sa se poi mi arriverà davvero una sedia nuova, chissà quando, chissà come. Utilizzo la più grande invenzione dell’uomo…lo scotch…che finché hai una buona dose di scotch puoi fissare qualsiasi cosa a qualunque altra cosa e risolvere un sacco di problemi…io ci ho curato ferite e disastri infantili, hanno fatto compagnia ai miei vecchi occhiali per un sacco di tempo e credo che tengano assieme ancora un paio di miei biciclette. Stringo con la morsa compattando schienale seduta e pezzi in metallo e srotolo diciotto chilometri di nastro marrone…lo faccio passare ovunque facendo giri pure dove non necessario che abundare è meglio che deficere…quattro chili di scotch che forma una specie di pallone spigoloso e marrone sotto la sedia…ma è solo un azione temporanea in attesa della seconda grande operazione chirurgica…roba in grande stile, pianificata meticolosamente.

Prenoto il tempo del carpentiere della ditta qualche giorno dopo, una mattina senza rompicoglioni attorno. Smontiamo i componenti, saldiamo le spaccatura rinforzando con lamine di ferro…poi infiliamo viti e rondelle e saldiamo pure quelle, poi riattacchiamo i pezzi e infiliamo altre viti e rondelle e bulloni e saldiamo ancora e mettiamo dei sostegni per il bracciolo, saldati…e sostegni laterali a T, saldati…e alla manopola tagliamo l’attacco in ferro cinese e ci mettiamo dentro un’enorme vite nera che guarda un po’, blocchiamo nella posizione più rigida e interna e saldiamo pure quella a tutto quel blocco di metallo fuso che ormai si è raffreddato…ora non è più una sedia ma un tank, pesa trentaquattro chili in più, a stento si riesce a spingere e lo schienale è cosi rigido che ci potrei fare le verticali tenendo un paio di pony sotto le ascelle e mi metto li, tutto soddisfatto con la rediviva vecchia amica pronto ad affrontare altri anni di onorato servizio.

Poi arrivo, giorni dopo…ed ecco sul mio pezzo di sottomarino una scatola gigante…e io mi chiedo cosa ci sia dentro…non è che mi hanno licenziato e inscatolato tutte le mie cose stile film americani?

Ma sbuca una faccia sorridente da dietro il mio monitor “Ti ho comprato la sedia!” mi grida contenta la segretaria…e io apro il pacco e inizio a montarla senza capirci un cazzo all’inizio anche perché è dai tempi degli Ovetti Kinder che odio rifarmi agli schemi, piuttosto le cose le monto sbagliate e storte…e sono li, che smanetto e avvito e attacco viti e incastro pezzi di plastica su sedili sagomati e schienale ergonomico, cinque rotelle high-speed, braccioli design con regolazioni triple basculanti e tutti mi vedono e mi dicono “Sieda nuova!Sieda nuova! Sei contento eh?” e io che sorrido e poi guardo la vecchia amica che chissà che fine farà e non riesco a non pensare che no, non sono poi cosi contento.

fotor_(10)

248° giorno – Scadenze universali

L’acqua di questa casa non è buona, quando scorre mi torna in mente l’odore dolciastro della saldatura con una punta di acido che non distinguo, non riesco a capire. Oltre la mezzanotte, c’è una bottiglia morta sul portico, dissanguata nell’urto, lampi e tuoni sferici dai fortini-abitazioni che ci circondano…dovremmo tipo essere nel nuovo anno, dovrei scrivere tipo auguri o tipo dovrei redigere una lista dei cambiamenti-fioretti-appuntamenti con il destino per il nuovo anno tipo. Beh, penso al sapore dell’acqua e al nido di rondini che vedo tra le travi, penso che non so fare i cerchi di fumo quando gli altri mi passano del tabacco arrotolato…penso che il fianco mi duole sulla destra e me lo trascino da tempo anche se oggi la borsa della Fuji l’ho messa dall’altro lato e di colpo mi sono sentito meglio…penso alle mancanze ma non è una novità…penso alle novità ma quelle mancano, penso che il caffè grattugiato nel mascarpone non l’avevo mai provato ed è molto buono…ci inzuppo dentro il pandoro quando torno dentro e butto la giacca sul divano, il bicchiere con il mio nome scritto in pennarello lo appoggio sul tavolone di legno…quercia credo, bello, lo vorrei in casa mia, penso a Lei come ogni giorno.

Tutti prendono queste date penso…ed eventi, tasselli nel tempo precisi come viatico, punto d’inizio o di fine e sapete bho…io non ci credo più a questa storia dei cicli e del tempo…roba che ha poco senso nel nero dell’universo, giganti rosse e orizzonti degli eventi dai confini labili con fotoni risucchiati nel nulla e Proxima Centauri che si tinteggia di rosa, supernovae esplodono, a questo penso. Di decisioni personali e fioretti, bilanci…discussioni con me stesso…ne ho sempre fatte mille e c’ero anch’io nella lista di quelli che dicevano “dal primo Gennaio” o “da Lunedi io…”. Poi ho deciso di non volere pietre miliari o scadenze, se vuoi impegnarti lo fai da subito, rimandare non ha senso, dopo un discorso serio meglio iniziare con le idee chiare, anima sporca, cuore pesante, il culo che rode, a questo penso e vedo dalla finestra il cocker, fuori che piange…penso al pensiero più complesso che possa formulare un cane, se quando comunica con gli altri cani si facciano domande e si rispondano a vicenda, se si facciano domande a loro stessi anche, magari da vecchi, come questo. Di fioretti, impegni, auguri da fare, obiettivi nella mente…niente davvero…niente…vorrei
dell’altro pandoro, a questo penso adesso, si, mentre parte Outside degli Staind, un buon inizio musicale quest’anno, penso.

239° giorno – Vita e scrittura

Mi sentivo abbastanza carico oggi, anche se stasera…Dio…sto crollando dal sonno e la testa ciondola mentre tutta la famiglia e gli zii stanno di là, e parlano e ridono tutti assieme mentre io di fronte al portatile, che sbadiglio, che in pratica dormo sulla tastiera. Mi sono bruciato mezzo libro di John Fante in treno, mentre seguivo i passi di una ragazza bellissima che ho incrociato stamattina alle 11:16 e pure alle 17:36, stesso treno, stessa carrozza, mi si siede a fianco la sera e io son contento ma poi si alza e se ne va in un’altra carrozza…peccato, gran belle gambe che spariscono da sotto gli occhi ma va bhe, rimango con ‘Chiedi alla polvere’ che è un libro straordinario, ne leggo 30 pagine all’andata e io mi dico che una roba cosi non l’ho mai letta in vita mia e forse non la scriverò mai…scoraggiante all’inizio stimolante poi, quando analizzi nel dettaglio e noti che tutto si basa su vita vissuta…sopravvivenza tra personaggi veri, prostitute, gente buona e gente cattiva, povertà, amore facile, alcool…roba che, nonostante tutte le cose che faccio, rimango un bravo ragazzo troppo ben coccolato e comodo tra le mura di casa per poter parlare di cose cosi vere e credo che se ti chiedi di cosa vuoi scrivere e come vuoi scrivere, nella vita e prima della morte fisica o mentale, c’è da riflettere su come vuoi vivere pure, fare cose per poterle mettere su carta che si, puoi inventare e scrivere di mondi e storie che non esistono ma il mondo reale…quello sprigiona pathos, sudore e sangue vero, follia e odio e amore genuino che anche ad immaginare con vividezza…son solo approssimazioni, sentito dire, la differenza che passa tra un giornaletto porno e la ragazza nuda sul letto. 

Ero a Milano quindi, vagavo perlopiù, bevevo e mangiavo cose, scattavo fotografie a gente quasi sempre ignara e pensavo a John e allo stile, al mio non-stile, alle cose che mi mancano come pezzi di puzzle. Quindi, mi son fatto uno di quei discorsi personali tra me e me ma molto sereno stavolta, senza stare a litigare e come se fosse un compromesso, un patto in comune, mi son deciso a provarci seriamente in tutto quello che è vita vera, senza fermarsi ad osservare le anime perse che mi stanno attorno, troppo blando troppo blando…no no…qua c’è bisogno di amare seriamente, viaggiare e vedere aurore boreali, conoscere gente che puzza da morire, vecchi e giovani, baristi e camionisti, assimilare assimilare assimilare e vedere se poi qualcosa si forma nel cervello per cadere come inchiostro sulla carta, prima o poi, se ne sarò degno soprattutto, se il talento esce dalla pelle, se la penna scrive da sola, stato di trance, creatività pura, scrittura meritevole di essere ricordata.

233° giorno – C’è chi c’ha il pane ma…

Mattine che mi sveglio e mi sento il miglior scrittore del mondo, leggo cose in giro su carta-carta e carta-schermo e le trovo tutte zoppe, vecchie, malconce e dalla faccia ch’é un disastro, roba da oblio ad azione rapida. La cosa perdura fino al primo biscotto della colazione della depressione e l’animo si cheta un attimo, divento più lucido e penso che io non ho nemmeno una storia finita, manco una balena monca mezzo-bianca da far fiocinare dall’Achab di turno e so anche che il problema sta tutto nel fatto che ai finali non ci riesco mai a pensare decentemente.

Ero li…sul treno della gente stanca morta delle 19:36 Milano-Varese che abusavo di corrente 220v e mi metto a parlare col mio compare di penna e lui mi dice che c’è un sacco di gente che in giro mette in fila tre parole, due punti ed un verbo e caga fuori libri con copertina rigida illustrata, nome in stampatello e titolone ad effetto e io ho il neurone bibliotecario che va a scandagliare il cerebro-database e salta fuori il ricordo di una cosa o meglio, di una persona.

Ai tempi in cui ero un ciccio scacciafighe con la passione del fantasy, ci si dilettava ogni tanto a giocare a Dungeon&Dragons, caruccia invenzione in cui ti immagini un te stesso alto tre metri, tutto muscoli e spada che massacra mostri. La storia era compito del Master, una specie di direttore d’orchestra…e la persona qua di sopra era l’incaricato di farci divertire. Durò poco…tipo quattro sere, in cui passammo il tempo a parlare con gente che non parlava e che ci spediva da bosco a bosco, taverna a taverna, villaggio del cazzo a villaggio del cazzo.

“Chiedo a quest’elfo dei boschi cosa sta succedendo…”
“Quando arriverete lo saprai risponde l’elfo”
“Ancora? Ma è il quarto elfo del cazzo che risponde uguale…ma cos’è sta merda?”

C’era l’intenzione seria di ribaltare quel cazzo di tavolo. Capitò poi che mi ci misi pure io con la bacchetta da direttore e tutto il resto del porcaio e ricordo che la prima sera tipo furono tutti arrestati e poi evasero e uno per festeggiare andò in un bordello, scopò pure una baldraccona in un ripostiglio ma era un vampiro e si sa che in quelle occasioni uno si incazza che è come prendere l’HIV per cui diede fuoco a tutto e…non ricordo come finì, ma fu un cazzo di spasso mentre con l’altro passammo quattro giorni a bere birra Fantasy nei peggiori Bar delle nostre città Fantasy…Cristo…più palloso della vita reale.

Bhe si…insomma…tutto sto schifo di preambolo da Beautiful per dire che pure sto qua mho c’ha un libro in cu…rriculum, genere che manco ricordo che ho letto solo il primo capitolo e ancora ogni tanto tremo al pensiero. La chiave, é che tanto basta la storia insomma, pure scritta con pupù di cane ma che inizi da A e che da qualche parte arrivi pure strisciando a Z, e a vedere in giro la marea di scene-comi-scritto-ri pare pure facile ed io…che mi sveglio e mi sento un cazzo di genio con stile…cazzo…mi chiedo dove si trova quel cromosoma sbagliato nella mia ispirazione e quindi mi alzo, vado al banco della cola-depressione col tavolo pieno di pane e io….senza zanne.

218° giorno – Apatia

Mi infilo a letto più per combattere il freddo che per reale stanchezza. Il fantastico sistema di riscaldamento centralizzato mantiene la temperatura a 20 gradi ma la mia stanza è come uno stato a parte…il termosifone è a malapena tiepido, ce ne saranno 15 qua dentro, entrare nelle altre stanze è come fare un viaggio ai tropici. Ho gettato i vestiti a caso sulla sedia…ho problemi a piegare le cose, soprattutto le magliette…sembrano dei fazzoletti sporchi post influenza e poi, rimettere tutto dentro un armadio, sembra una partita a Tetris che finisce male…le cose non si incastrano quindi preferisco accumulare su ogni superfice di legno a cui darei fuoco volentieri oggi, che fuori c’è il ghiaccio e cerca di entrare nella stanza e poi nelle ossa.

Tenterò di dormire, sono sopraggiunti pensieri quest’ultima mezz’ora, pensieri del tipo che ti rovinano la serata, ti fan passare anche la voglia di accumulare caratteri su fogli virtuali…lo so che si nota, non posso farci nulla. Avevo scritto quattro inizi diversi, qualche riga su ognuno…ma ho cancellato tutto quanto…mancava tutta la parte di mezzo, figuratevi arrivare ad un finale.

Almeno adesso ce l’ho in mente la fine. Io che spengo la Tv, butto il cellulare nel cassetto tra mutande e magliette, mi giro dalla parte dell’orecchio mezzo sordo, pancia in giù e che provo a dormire.

Non riuscendoci.

215° giorno – L’uomo del monte

Ero lì che sentivo recitare poesie sul palchetto, bottiglia di sconosciuta acqua tonica sottomarca in mano, cannuccia nera che fa tanto sfigato…non so perché non hanno capito la parte ghiaccio-limone-limone sotto, cosi chiaro e semplice discorso che scandisco a parole slow-motion come quando si incontra uno straniero…parli nella tua lingua tre parole al minuto come se esprimersi lentamente lo aiutasse davvero a capire discorsi in un idioma non suo, anche se non è questo il caso…il barista è del mio circondario, medesima regione, stesso stato, probabili amicizie in comune, all’occhio coetanei, soffriamo entrambi di capelli con eccesso di attrazione gravitazionale verso il centro della terra e peluria facciale, due padiglioni uditivi per ricevere le mie onde sonore scandite con energia e cortesia ma nulla…guarda torvo, parvenza di simpatia ottimamente celata, mi fissa e mi allunga un cilindro…la bottiglia…etichetta old-style ipotizzo ‘Liberty italiano anni ’30 fatta male’ con su scritto Acqua Tonica e io accetto, malvolentieri ma accetto.

Accetto la sottomarca, la bottiglietta, la cannuccia, l’etichetta umidiccia old-style style ipotizzo ‘Liberty italiano anni ’30 fatta male’ ma la fiducia…la fiducia si, per la fetta di limone risicata al 5% di polpa e ghiaccio chimico in un bicchiere…limone sotto…la fiducia si…almeno in quello, c’era.

“Chi conduce la serata” mi chiedo e subito mi rispondo…gothic girl ossigenata con dipendenze dall’alcol e odio per le parole pronunciate bene, meno comprensibile di Sandra Bullock, attrice classe 1964, Arlington, Virginia, vista poco prima e poco propensa a parlare in italiano corretto soprattutto in un film proiettato in lingua originale al piano di sopra, entrati dieci minuti dopo quindi in ritardo anche se dipende sempre da dove le cose si guardano perché dalla nostra, eravamo in anticipo si, su quel ‘noveemezzadaiandiamo’ pronunciato con troppa sicurezza. C’era l’inghippo, tutta colpa della mia generosità che se c’è scritto nove mi sento in dovere di regalare sempre qualcosa e quindi ‘noveemezzadaiandiamo’ e banchetto vuoto, sala buia e sei euro a testa con un film “iniziato da dieci minuti” ci dice un vecchio. Ma va bene lo stesso, che tanto noi siamo in anticipo, in anticipo sul ritardo.

Ero li dicevo, dopo la Sandra e i suoi detriti spaziali e ascoltavo strofe e pensavo. Pensavo che spesso suonano bene le parole incastrate l’una nell’altra e che formano frasi…come una distesa di rifiuti, ruderi, rottami, reperti, raschiature-di-barili che si aggrovigliano nel centro di un Maelstrom, mischiando fibre colorate di plastica a cadaveri di pesci, calzettoni e mutande di naufragi, assi di legno macchiate e spazzatura uniti assieme che quasi ci vedi un disegno del destino, un super tessuto divino cucito a maglia all’insegna del riciclo, arte vorticosa. Subisci tutto il fascino di vederli ruotare e finire in fondo agli abissi e i versi son lo stesso, cosi aggrovigliati, sembrano complessi e intelligenti.

“Trachiotomia-dell’anima-branchiale”

“Sinapsidi-ultraconnesse-dell’io-apocrifo”

“Semicoscienza-sinusoidale-del-mio-essere-umano-pittorico”

Ero li quindi, e tra i concetti poetici di qualche interesse, ritrovavo queste frasi oscure dal bel suono e nemmeno ti fermi a pensare…non hai scritte davanti…la poesia recitata va tutta a memoria e non ti fermi per capire quello che hai ascoltato, vai avanti, suona bene, basta cosi, non ti fare domande, basta arrivare alla fine come nelle canzoni in inglese che potrebbero dire tutto a volte…che tua madre lavora di notte negli angoli…che sia giusto sputare in faccia ai barboni…che forse è meglio idolatrare Satana come suoi adepti preferiti… ma tanto non ti importa, l’importante è che tutto suoni bene, che tutto fili, che tutto abbia una melodia di base, che il tuo ciuffo penda alla giusta inclinazione in gradi e che il montone sia vero montone, la macchina lucida, conto in banca a sei zeri, scarpe griffate come la maglietta con nomi in evidenza e brillantinati, scintillanti sotto i riflettori della disco nuova aperta in periferia, 30.000 chilometri quadrati underground, ricavata da una fabbrica che confezionava cibi per cani, laser, strobo-sfere, fumi tossici sparati sulle folle, azoto, cocktails e ombrellini, acqua tonica di marca, ghiaccio di marca, fette di limone di marca, serigrafie dell’uomo del monte che a nessuno importa più quello che dice ormai, che abbia detto si, che abbia detto no, non importa, ricorda…basta che suoni bene.

208° giorno – Camomilla

Sto li davanti alla tazza per quella che mi sembra una mezza eternità e so benissimo che iniziare con l’immagine di me stesso pisello all’aria che piscia andando avanti e indietro con il corpo solo per far cambiare il suono che fa non sia un granché, poco elegante, da sconsigliare alle persone decenti e per bene.

Visto che ci sono smanaccio anche la pancia, che doveva essere sparita a fine Ottobre ed invece, ora che arrivano Pandori e cioccolati assortiti, è sempre li. Per un motivo o per l’altro non riesco ad essere costante negli allenamenti e spesso sono io che dico “meglio domani” o “da lunedì” o “aspettiamo il 15 che è metà mese che è meglio”, con il tanto famigerato foglio degli allenamenti che devo sempre stampare e invece è li da mesi salvato in un file senza nome.

Devo recuperare spirito, un ipod con cronometro e cuffie nuove, un k-way antipioggia che ne ho le palle piene di sentire l’acqua addosso che scorre dentro felpe zuppe come stracci per lavare pavimenti di scuole elementari. Adesso le cose stanno cosi, che volete farci.

C’è che sto diventando vecchio mentre il mondo attorno mi sembra sempre giovane. Rimanere allenati, pronti, capelli ben rasati per non sembrare quarantenni, prendere la macchina ed uscire anche se ti devi alzare da comodi divani costa energie, che non assimili abbastanza perché mangi poco e di merda, dormi un cazzo, litighi con la gente, ti fermi in fissa davanti ad un parabrezza appannato con gocce e vapore in un parcheggio di notte e collassi su un divano chiedendoti che cazzo sai fare davvero…forse nulla…mille cose ma forse nessuna davvero bene o utile e quindi bo…chissà fra tre anni dove sarai.

Stasera sto a casa intanto, sono già uscito ieri…cinema…Thor…gente che si prende a pugni ripetutamente che esci sempre con la domanda “ma dove sono gli altri supereroi suoi amici…avranno visto il telegiornale no…qua il mondo sta finendo e non fanno un cazzo?” però soddisfatto da cazzotti sinceri e testosterone in sala. Vado di là e mi preparo una camomilla. Pentolino e acqua, metto a scaldare, bustina Bonomelli che strappo e polverina gialla che verso nella tazza. Metto l’acqua calda e cinque di zucchero poi, mi metto a lavare il pentolino…poltiglia verde densa odor limone, un filo sulla spugnetta verde pure quella, gratto e passo, movimento antiorario poi risciacquo.

Quando la appoggio sul lavandino mi viene in mente che alla fine ci ho solo bollito dell’acqua e che potevo evitare di lavarla…fanculo.

Sono sbagliato ecco…le piccole cose e i dettagli a cui non faccio caso e che diventano montagne di detriti.

Vabbè, metto un film e mi infilo a letto…bevo quella specie di zucchero liquido. Non mi alzerò più fino a domani…è deciso.

Per una volta lascerò i miei denti in balia dell’attacco degli acidi…

200° giorno – Coscienza

La luce dell’hard disk portatile si illumina intermittente e un’altra lucina, quella della coscienza, mi viene a dire che dovrei alzarmi per il bene del sonno di Sorella, staccare il cavo che si ostina a prendere elettricità da qualche parte, come la presa multipla in anticamera che inonda piastrelle di luminescenza rosso Shining o i mille lettori, mangiadischi, schermi e led, mini lampadine RedGreenBlue…tutta roba che succhia cents dall’IBAN dei miei per colpa mia, che sono le uniche cose davvero senza sonno in questo mondo, vivendo ventiquattrosuventiquattro, settesusette, dodicidopododici e unoepoiuno bruciando da due lati come le candele che illuminano il doppio.

Dovrei alzarmi. Dovrei alzarmi anche per mia madre e le sue fobie che pare che negli ultimi giorni, novelli Lupin se ne stiano in giro per le case anche in pieno giorno a fare l’inventario di cassetti, armadi, doppiofondo nascosto, antro dietro quel quadro con rotella numerata. Pare che forse siano entrati dal cugino di un amico di un conoscente di Rita…te la ricordi no? Rita…ma si…quella che faceva palline di Natale per il mercatino…no no…non quella…quella è Paola…Rita è bionda…il figlio grande fa architettura…proprio bel ragazzo…alto poi…bhe fatto sta che la porta va chiusa con tutte le serrature disponibili e io di solito lo faccio ma poi a letto non ricordo se l’ho fatto davvero e a dirla tutta…me ne dimentico pure di giorno che esco per andare a lavoro senza fare nemmeno un giro di chiave, nessun pezzo di metallo che si infila nel muro e io sono ormai troppo in ritardo e lontano per tornare indietro…anche se ammetto di avere un ‘punto di non ritorno’ troppo vicino a quello di partenza. Dovrei dovrei trovare metodi per ricordarmi di farlo o di averlo fatto. A volte ci riuscivo piazzando gesti inconsulti dopo aver chiuso un paio di mandate di chiave potenti…facevo tre passi all’indietro o cantavo una filastrocca…roba folle che spezzava la routine dei gesti meccanici cosi potevo starmene tranquillo…ma ora mi dimentico pure di fare quello.

Sarà per chissà cosa, sarà per il periodo di transizione in cui vivo il distacco, come se le cose succedessero solo agli altri e a me no, tutto tranquillo, blanda incoscienza. Che rimanga cosi mi dico, mi giro lato sinistro con sordità e muro davanti ma poi però…a pensarci scappa da pisciare e la dogana in vescica sembra quasi intenzionata a tirar su palette. Faccio quel che ho da fare di là, tra rotoli di carta morbida e tavolette in finto legni copri buco. Poi, punto a spegnere la lucina faro.

Ritornando a letto, al buio, con missione compiuta in saccoccia, urto ciabatte e oggetti…provoco tumulti, sveglio gente, incasso offese e la coscienza mi sta sul cazzo.