Questo titolo è solo una scusa per scrivere ‘Pedissequamente’

“È assurdo, stupido, incoerente”


“No che non lo è. Se butto la gomma da masticare sull’asfalto mentre guido, quella è impossibile che vada oltre…mica rimbalza…resta lì quindi non sto distruggendo la natura…sto solo aggiungendo ad un qualcosa di artificiale e umano, la strada, un componente biodegradabile che finirà sotto qualche altra gomma non biodegradabile anzi inquinante, pneumatico, senza recare danno alla natura…ipoteticamente sta purificando il pneumatico, gomma cattiva contro gomma buona…dovrei sputarne 400 pacchetti anzi, per fare un lavoro fatto bene…un lavoro filosoficamente etico, inappuntabile, green, un’opera d’arte moderna” 

“Mah…veniamo proprio da due mondi diversi…sembra proprio che non te ne freghi un cazzo di quello che ti dice la gente…come con la faccenda delle tue canzoni di merda…” 

“Se la canti a squarciagola in macchina mentre guidi senza vergogna non può essere una canzone di merda. Scientificamente provato anche se si tratta della lista della spesa su base dubstep o peggio, neomelodico napoletano. Che poi non so se hai notato che sono un vero uomo, la ascolto a volume 63 che è il massimo consentito dall’autoradio prima di essere perseguibile per legge e con i finestrini aperti e il vento che smorza tutto ma quando poi li chiudo e il suono si amplifica io quella cazzo di rotella non la tocco, rimane tutto a 63. E non ho nemmeno la vostra sindrome di abbassare il volume o cambiare canzone quando al semaforo affianchi uno e avete vergogna di quello che state ascoltando, non volete che gli altri sentano la sigla di Hello Kitty anche se la urlate sotto la doccia o la ballate mentre pulite casa ogni giorno, siete ridicoli” 

“Beato te che il giudizio della gente non ti scalfisce mai che ti devo dire…” 

Va che poi non è vero che non ci penso al giudizio della gente, sono umano pure io che ti credi…anche se mi fa schifo esserlo. A volte ad esempio sto zitto perché  ci sono cose che non puoi spiegare…che vanno oltre la normale capacità di comprendere. Ti ricordi al distributore no…quel ragazzo esce dal gabbiotto e viene da noi…gli dico di controllarci l’olio e il liquido del radiatore…c’è un sacco di vento e la porta del gabbiotto rimane aperta perché lui ci ha appena appoggiato sopra lo scopettone con naturalezza e lo vedi che è davvero troppo verticale quello scopettone messo in quel modo e che c’è davvero un sacco di vento. Mette 1 chilo di Olio Castrol e ci dice che ci lascia il resto della bottiglietta ma io non lo ascolto perché c’è troppo troppo vento e vedo quella porta che oscilla e vorrei dirglielo che fra poco lo scopettone cadrà perché sembra così evidente ma allo stesso tempo, l’ha appoggiato con cosi tanta naturalezza che mi viene spontaneo pensare che lui ne sappia più di me…che sappia qualcosa che io non so? Se parlo e glielo faccio presente ci farò solo una figura di merda…un ragazzino che mi insegna come si vive con uno scopettone messo in verticale e io perderò tutta la dignità e il rispetto che mi sono creato quando prima mi ha fatto vedere l’astina dell’olio per chiedere conferma che andasse bene e io gli ho detto ‘si si’ anche se io non ne capisco un cazzo di ste cose ma ho fatto finta di si…che dovrebbe essere come leggere l’orologio per un uomo ma no…io non ne capisco un cazzo ma ho fatto finta di si ed eccola però, la sferzata di vento più forte che arriva e il ragazzino nemmeno ci ha pensato eppure era cosi evidente che sarebbe successo…l’idiota…vedrai che ora sente il botto della porta che si chiude e si frantumerà la testa contro il cofano dell’auto perchè ha ancora gli occhi e le mani su quella bottiglietta di olio e mi dirò tra me e me ‘lo sapevo’ ghignando perchè per l’ennesima volta ho visto il futuro. La sferzata di vento decisiva come quando da piccoli si contavano le onde fino a dieci per aspettare quella più forte…io mi ricordo che funzionava così…e adesso siamo al momento della resa dei conti mentre il ragazzino ha ancora la testa nel vano motore che rabbocca olio. Il vento spinge, vedo lo scopettone che fa leva come se puntasse i piedi per terra contro una forza inarrestabile e mi sembra troppo evidente che debba cadere per forza e che quella porticina andrà a sbattere facendo un gran casino...”

“E invece…flette flette flette il manico e spinge spinge spinge il vento e la porta si lamenta ma nulla, la natura si arrende inspiegabilmente in quei pochi istanti ad uno scopettone e la sua innaturale posizione, la porta balza indietro come contro un muro di gomma…la fisica che farebbe invidia ad Archimede sciorinata con disinvoltura da un ragazzino che crede di saper solo mettere benzina e leggere l’astina dell’olio quando impegnandosi potrebbe lanciare razzi verso la nube di Oort.” 

“Quindi come vedi, non sempre dico quel che penso…soprattutto se per qualcuno sto sopra dei gradini dorati perchè sono quello che sa le cose e come vanno a finire.”

A volte invece proprio mi dispiace rovinare la vita alle persone, trovandomi sensibile all’improvviso. Ero al mare, e vedo un vecchio risalire dalla spiaggia verso la strada. Si siede sul muretto mentre dietro, nipoti e moglie se la prendono proprio comoda a prepararsi. Quel vecchio rimane 20 minuti ad aspettare che il resto della famiglia si levasse dal cazzo visto che a quest’ora si mangia…e l’ha aspettata girato verso il parcheggio e non verso il mare. Potresti stare li a goderti uno degli ultimi tramonti della tua vita che forse muori stanotte solamente stando seduto girato di 180° ma no…20 minuti fermo a guardare il culo di una Skoda Octavia Wagon…dimmi come fai ad andare a fargli notare una cosa così…metti che poi capisce di averlo fatto per 40 anni ogni mese di agosto…una media di 10 minuti di attesa per fai, 20 giorni di mare, sono 8000 minuti…133 ore passate a guardare un parcheggio invece che il mare…glielo dici e quello parte con il pianto o peggio un infarto” 

“Ma Cristo…magari stava girato perché ha problemi agli occhi e si era dimenticato gli occhiali da sole. Hai sta fissa delle teoria senza senso come quella cazzata del distributore…” 

“Quale?” 

“Non ti ricordi? Tornavamo a casa, pieno da fare…superstrada. Passiamo il primo distributore ma no…costa troppo. Il secondo no… non può esistere un distributore con questo nome, non mi fido. Poi arriviamo al terzo, quasi a secco, il cartello indica 1.559 per la benzina, 5 centesimi in meno e tu no tiri dritto perché per te chiaro che si tratti di una trappola…perché d’altronde fare 5 centesimi in meno degli altri quando sei l’unico distributore per 40 chilometri? Deve essere per forza un trucco per attirare vittime da sezionare squartare e seppellire nei depositi di carburante della pompa 4 non funzionante…che chissà quante coppie di sfortunati turisti tedeschi ci sono cascati e guarda che è sicuro che li dietro ci trovi un cimitero di auto e a quel punto è proprio come fare 2+2…ma dai…a chi potrebbe venire un’idea…un pensiero malato del genere?” 

“Non a te evidentemente…ecco la differenza che c’è tra di noi. Tu ragioni pedissequamente” 

“Questa risposta è solo una scusa per usare la parola pedissequamente vero?” 

Non rispondo. C’è uno strano piacere a fare gli ultimi chilometri in silenzio quando ormai il sole è tramontato. A volte usi gli abbaglianti e i segnali si illuminano di colpo. Sorpassi al buio su macchine più lente. Spegni anche la radio, il finestrino di destra leggermente aperto che risucchia l’aria in vortici rumorosi che fanno compagnia. Quando arrivo a casa parcheggio, giro la chiave e il motore si spegne. Giro il pulsante delle luci e anche il quadro rosso, si spegne. Non esiste il silenzio totale…riesco a sentire il ‘tic tic’ del motore che si raffredda. Rimango in macchina ancora qualche minuto prima di uscire e chiuderla.

Non è male guidare da soli.

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