279° giorno – Dovevo fare il dottore…

Son qua nel deserto di una sala d’attesa…mia madre non sta bene e me la sono ritrovata a casa in pausa pranzo e quindi “andare a prendere il numero dal dottore” per non farla uscire da bravo figlio premuroso. Odioso sistema…perdi tempo prima e pure dopo, che devi stare li un’ora davanti alla porta chiusa con la fila di gente che aspetta ferma tipo dall’ora di colazione poi, aprono la porta dal centro di comando al piano di sopra e via un’altra mezz’ora ma dentro stavolta…almeno quello…e finalmente prendi il numero e torni a casa per ri-uscire un’ora e mezza dopo per fare la visita che a stare li a fare la mummia finisci per impazzire…e visto che tanto mi pagano a ore tutta sta faccenda mi sta pure costando un sacco di soldi ma non importa, la famiglia prima di tutto.

Per prendere appuntamento, bisogna mettere le mani sopra un asettico touch screen con lo stesso schema di colori della sala, azzurro mare e arancione spensierata gioventù, giusto per mitigare la tristezza del posto anche se non so per quale motivo, a rivederlo cosi rinnovato mi ritornano in mente i muri beige con vernice lucida grumosa e le panche marroni rigide fissate al muro che c’erano prima, pensavo averlo dimenticato, rimosso…ed invece ecco il ricordo che affiora bello limpido e ancestrale. Premi sul nome del dottore e grazie alla magia oscura dovrebbe uscire da una fessura il numero dell’appuntamento e c’è pure il tabellone segnapunti nuovo di pacca con tanto di inning e punteggio aggiornato con pure i fuoricampo. La cosa che però trovo complicata, in questi giorni in cui la mia personalità e allegria sta sotto i minimi storici, è affrontare la gente che entra ben dopo di me e subito si fionda sul totem….vedete…non è ancora attivo…c’è da aspettare le 14:30 e sono giusto le 14:04 quindi, non sputa fuori i biglietti di carta e quelli si siedono delusi\e sulle gommose sedie arancioni in attesa pure loro…ma cosa accadrà alle 14:30? Ci sarà un rush violento verso il touchscreen? O prevarrà il buonsenso? E in caso di scontro violento, succederà come al solito che qualcuno intervenga in mia difesa “no guardi che questo stava qua molto prima di lei…ed è un brav’uomo…me lo ricordo ancora nel Vietnam quando combattevamo fianco fianco per la nostra patria” oppure tutti zitti e io in balia di quelli che insistono e che sono di fretta e sono vecchi e sbraitano…

“Ai miei tempi i giovani avevano rispetto per i vecchi…lei non si e alzato nemmeno dalla seggiola per lasciarmi il posto”

“Ma cazzo…ce n’erano trentotto liberi ed ho preso quello piu lontano da tutto e tutti ma che diavolo volete”

…e ci sarà il furbo che sta in giro a camminare intorno pronto a scattare all’ora X e tu che fai…ci litighi? Ne hai voglia sul serio? Urlare contro il vecchio che manco vede ed ha la schiena a 45 gradi? E penso che tipo potrei alzarmi e camminare pure io stile guardiano e se poi mi passa avanti comunque qualcuno vabbè, amen…basta che non sia una folla, un paio li posso tollerare se mi assicuro un posto decente…anche se mi maledico cazzo, perché io il turno agli altri non lo rubo mai.

Sta entrando un po’ di gente e tutti subito si lanciano a schiacciare e si chiedono perché non funzioni senza nemmeno impegnarsi a leggere il cartello che spiega tutto, poco sopra, e nessuno di quelli che stanno già qua da un po’ dice niente, manco io…e li vediamo premere da scemi e controllare sportelli e solo un minuto dopo gli diciamo in coro “fino alle 14:30 niente” e io son sempre più nervoso…per la gente ma soprattutto perché ci sono i vecchi che han problemi a premere e invece di appoggiare il dito normalmente lo strisciano, tamburellano, chiedono aiuto e intanto sono le 14:26 da quaranta minuti e la sala è quasi piena e io ci scommetto, quasi tutti furbi.

Voglio andarmene…stressante essere da questa parte della barricata…dovevo fare il medico ecco la verità, loro non devono prendere il numero. Me lo ricordava pure il mio PC stamattina, mentre frugavo tra le mail…sapete quei siti del cazzo che ti inondano di proposte di lavoro chiedendoti di passare Premium e sfruttare un sacco di fantastiche offerte come ‘i tuoi bigliettini da visita a soli 5 euro’ che mi chiedo sempre dove stia il guadagno…beh, uno di questi siti tutto euforico stamattina mi avvisa strombazzante che c’è roba per me e io mi immagino a San Francisco a fare il designer-fotografo-surfista quindi apro e leggo…

“Fisico Endocrinologo” c’è scritto e ve lo dicevo prima, che io l’ho sempre saputo che dovevo fare il dottore.

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278° giorno – Tutta colpa del Clocox

In ufficio hanno messo tre bandierine sul tavolo…argentina, italiana e tedesca…per dei clienti che arrivano dicono, roba grossa pare e mi ricordano tanto i macchinoni neri con le bandiere ai lati nei film americani, quelle per senatori e presidenti e uomini di stato raccattati all’uscita di jet privati con macchina che si ferma a due metri dalla scaletta e tizi in nero con gli occhiali che aprono portiere e stanno fermi immobili con pettorali larghi quanto parafanghi di camion…certo, non fosse che l’ufficio è come al solito immerso nel caos più totale, un mix tra reparto amministrativo, magazzino materiali pesanti e pazzia del Faraone che a dirla tutta..è più energico ed euforico che mai, dice da giorni di aver trovato la sua strada ovvero stare al telefono o in viaggio perennemente parlando in lingue che forse nemmeno conosce e vendere vendere vendere, tirar su i livelli d’oro del tesoro che pare gli stia riuscendo pure troppo bene ed è per questo che si gasa tanto…tutto a nostro vantaggio e non tanto per i dollari a fine mese quanto perché se sta facendo guerra all’estero non sta da noi e quindi meno caos e cicloni nelle nostre zone…forse forse significa che potremo lavorare in pace nel Sottomarino senza che si inizino e si abbandonino 26.349 progetti al giorno senza alcuna logica, senso, programmazione, voglia.

Rito delle 11:00, pisello in mano, prima cabina-cesso dello spogliatoio, pisciata liberatoria…”Pssssssssss”…e polverina bianca per lavarsi le mani, unavoltaemezza di aria calda per asciugarsele, bottone premuto con un colpo di Kung-Fu dato con il gomito, come se puntassi a staccare il collo ad un malvivente con grossi guai a China Town…l’orario preciso preciso come quel nuovo orologio atomico che sbaglia di un secondo ogni 5 miliardi di anni, letto su Google news…chissà a che serve visto che la terra sarà bella che fritta e dubito che ci sarà qualcuno che dirà “Toh…è indietro di un secondo” e via a girare la manovella dietro o a fare doppio click nell’angolo in basso a destra dello schermo per spostarlo avanti anche se, mi dico, come fai a sapere che è in ritardo di un secondo a meno di non avere un altro orologio che sbaglia di un secondo ogni 10 miliardi di anni su cui basarsi…sempre che servino degli orologi visto che i fisici dicono che il tempo rallenta e accelera e ha forme diverse e magari pure due tette e somiglia a Megan Fox senza una gamba…come facciamo a sapere che in realtà non siamo già in ritardo di 4 minuti e 10 secondi…insomma da dove si parte a contare il tempo sempre che poi non ci sia qualche cazzo di divinità di sopra che si fa grosse risate visto che il tempo mica esiste e non ce ne siamo accorti…”esiste solo il Clocox in tutte le sue 18 incarnazioni metafisiche” dice la divinità e ancora noi umani stupidi non l’abbiamo capito forse forse perché sprechiamo energia (esiste?) a costruire inutili orologi che sbagliano solo di un inesistente secondo in cinque miliardi di inesistenti anni invece di inventare una macchina di analisi del Clocox.

Ma si…chemmifrega dei secondi in più o in meno, esistenti più o meno, clocoxati più o meno…ne spreco cosi tanti quando rimango senza pensieri e sguardo fisso bava nell’angolo che non mi importa più…figurarsi cosa mi interessa di protoni-bosoni e orologi da 100 metri quadrati quando la fisioterapia è saltata e la schiena urla…e fuori nevica ma non attacca…e che anche oggi non ho voglia di fare un cazzo ma tutto sommato mi arrampico sui vetri scivolosi dell’apatia portando avanti a singhiozzo i progetti…che le parole mi sembrano tremendamente complicate come la vita e l’amore e il futuro…e scarico roba da studiare e non studio e ci ho riempito un hard disk di sta roba…e devo lavorare di più e guadagnare di più per spendere di più, comprarmi la nuova macchina fotografica, una Golf usata 120.000 km che tanto le golf fino a 500.000 ci vai nel Sahara e in camporella senza paura che non si accenda e pure uno smartphone che questo c’ha un graffio in un angolo che me ne ricordo giusto quando lo tocco per sbaglio…e un appartamento per vivere da solo poco distante dai miei in quasi condizione di povertà e regali che farò alla mia ragazza che nemmeno conosco e che non so manco come-quando-chi possa essere se mai ci sarà nel tempo-futuro-mondo…sempre che tutto ciò esista davvero e non scateni altre risate nell’inquilino divino-luminoso del piano di sopra, quello che stuzzichi con bestemmie e bastone sul soffitto quando ti sei rotto il cazzo del casino che viene giù, che pure da giovani ci lamentiamo come i vecchi quando qualcuno si diverte più di noi.

Tutta colpa del Clocox, quella forma metafisica là che non ricordo più il numero, sempre che esistano i numeri…quella che parla più o meno del fatto che le cose proseguono sempre per linea retta nonostante tu creda di andare in curva inclinato con un Hayabusa blu a 300.000 metri all’ora che fa più scena dei chilometri ma in verità, se poi tu dopo una curva ne metti un’altra al contrario con sto giochetto ci fai strade lunghe parsec in fila per tre con il resto di un paio di anni luce e pare una roba tortuosissima la vita cosi, stile passo d’alta montagna o rally di Montecarlo ma guarda un po’, a vederla dall’alto il punto A e quello B stanno sulla stessa linea ed invece in mezzo è un casino del cazzo tutto ghirigori e strapiombi e spirali e curvoni a parabola e c’è pure quel cazzo di bivio dove ti stavi per schiantare sul platano, eccoli lì…e lì anche la piazzola in cunetta dove hai tirato su quella stronza…tutto un gioco fastidioso come quando chiami un taxi all’uscita dell’Aereoporto e al Dio tassista gli dici “portami all’Hotel Cinquefiori in via Romano numero 34…sa dov’è?” e lui “si si ma sarà lunga” e ti fa fare tutto il lungo mare e il lungo lago e il lungo movida e la periferia e poi il centro e ci arrivi che sono passati 34 minuti e 18 chilometri e scendi e gli dai 200 euro che sono una follia e lui ride  e sgomma rapido e ti volti un attimo ed eccoti dall’altro lato dell’aereoporto…intravedi pure l’aero-pulmann da cui sei sceso…e forse forse se scavalcavi quella rete di ferro lì buttando per prima la valigia dall’altra parte, all’albergo, ci arrivavi comodo…a piedi…in 3 minuti.

277° giorno – Sto ancora alle scuse

Meglio che mi dia una regolata…che ritorni sulla terra. Altro giorno buttato al vento, pigro a lavoro, pigro la sera, assonnato alle 20 con le coperte arancio-rosse che mi tentano, altre scuse messe in saccoccia per non allenarmi-lavorare-scrivere, scuse che fan comodo. Sono un po’ scarico si…Chippy sta lì a volteggiare ancora nel cervello…di sera non accendo la luce della cucina per non svegliarlo, sposto piano la sedia che regge la gabbietta e mi ci vuole qualche istante per realizzare…e le cene di famiglia questi giorni non sono molto allegre, mancano tutti quei microrumori di zampettine e semi sgranocchiati che a volte ti pare di sentire ancora…ma sono nella testa e solo li…Chippy sta sotto il glicine sul balcone, ecco la realtà.

Il meteo contribuisce all’apatia fisico-mentale del momento…o forse è stanchezza o tristezza non so ma non importa…ci si è messo anche il meteo dicevo…ho preso in giro tutti i colonnelli della Tv e le app sul tempo con grafiche 3D e i calli dei vecchi che fanno male stamattina e me ne sono uscito ridendo in faccia a tutti per quel cielo terso e limpido…che c’era gente che parlava di bufere, mezzometrate bianche, emergenza nazionale ed invece eccoti il sole e lo zero assoluto che ghiaccia l’aria. Poi, sei li dalla Capa il pomeriggio che quasi non la ascolti che tanto manco lei ti ascolta e va bene cosi a tutti e due e noti che fuori dalla finestra ci sono meno colori che su un muro bianco, come se fosse tutto dipinto di un solo colore con un pennello grande anzi, un grande pennello. Cielo da neve bianco-grigio.

Esco, tipo alle 18.34 e 52 secondi e diversi millesimi…tempo tre minuti che torno a casa a piedi e mi ritrovo coperto di farina fredda e ora tutti ridono di me….colonnelli, vecchi e applicazioni su smartphone…godono e mi prendono in giro perché arriveranno davvero le mezzometrate e i spalafreddo e battaglie di palle di neve dopo sta sera in cui non farò nulla guarda un po’…avrò sonno in fretta, bidonerò qualcuno, mi sforzerò il minimo possibile per il pezzo di oggi, non uscirò per nessuna ragione al mondo, metterò su un film visto mille volte cosi che potrò chiudere gli occhi già alle 21 senza dover stare attento alla roba che mi attornia…che ho pure la scusa della neve adesso anche se di sicuro ne avrei trovata comunque qualcun’altra, è cosi che va, almeno fino a domani.

276° giorno – Il giorno dopo

Va meglio…meglio di quanto mi immaginassi ieri sera, quando mi sono infilato nel letto alle 19.57 per risvegliarmi alle 7.15. Non riesco ad essere simpatico e scrivere con stile…non so di cosa parlare quindi non parlerò di nulla…perdonatemi…sto qua dentro il letto con la tv accesa addormentandomi ogni cinque minuti e attendo la grande nevicata di domani annunciata come roba epica mentre mi sento vittima di una gran fame nervosa…mi sono strafogato di carboidrati e nemmeno mi sono allenato…ogni scusa era buona per starmene a casa…ho mal sopportato il freddo per tutta la giornata che pure la stufetta da duemila gradi del lavoro mi sembrava sottodimensionata, figurarsi se avevo voglia di uscire ma è una roba che mi impongo ogni giorno a meno di casi straordinari o scuse futili tipo tutte quelle che ho tirato fuori dalle 18 in poi.

E domani farà molto più freddo…parlano di bufere e mezzo metro di neve…io sarò pieno di cose da fare e mi sembra quasi strano, come se da venerdi fosse passato un mese o una mezza vita ed invece è tornato tutto di colpo…il lavoro, la schiena da sistemare, la gente che chiede di uscire che come si suol dire “show must go on”, neve o non neve, non si aspetta nessuno.

275° giorno – Ciao Microchippy

Alle 5 di mattina sento mio padre che si alza e va in cucina, poi torna.

“È vivo?” gli faccio
“No…”

…e mi ritrovo a piangere come un bambino, anche per tutta questa notte tormentata in cui cercavo di incastrare i pezzi del puzzle del ‘domani’ sempre evitando di alzarmi per andare a controllare se fosse ancora vivo…cosi…per paura. Mi giravo nel letto pensando a come avvolgere la gabbia l’indomani per non fare entrare freddo, dove lasciare la macchina per andare dal veterinario, a che ora chiamarlo…ma in realtà inconsciamente sapevo…sapevo appena Microchippy si è messo a dormire sul fondo della gabbietta che non c’era già più niente da fare e tutte le idee di una voliera e una canarina da compagnia e forse anche liberarlo la prossima estate sono sparite di colpo e forse sbaglio a renderlo cosi tanto umano e cosi poco animale ma quando ogni tanto gli parlavo ero convinto che ascoltasse davvero tutti i miei progetti.

Mi alzo, che la vita deve continuare e non aspetta e c’è la gabbietta vuota vicino alla porta di casa…chiedo a mio padre dove  ha messo il corpo e lui mi risponde “nella terra…li fuori” e anche lui ha la voce quasi rotta dalla commozione e io mio padre commosso forse non l’ho mai visto quindi non dico altro e lo lascio seduto in sala. Mangio ma la tazza di latte la lascio a metà, nel tragitto casa-ditta non metto nemmeno gli auricolari e mi ritrovo solo ad osservare gli uccelli che volano tra i rami mentre poi, a lavoro, passano le ore e mi sembra di stare in un film a moviola…non sto combinando nulla, penso e ripenso e mi sento solo parecchio colpevole perché non ho fatto abbastanza…che ‘Se…’ e ‘Ma…’ e se fossi subito andato dal veterinario allora Chippy sarebbe già guarito e zampettante e tutti mi dicono “Non ci puoi fare nulla” ed “Era già troppo tardi” e mi dico che magari hanno davvero ragione loro e sono io che sbaglio ma non lo accetto ancora…lo capirò più avanti spero…ma non capiscono che quello che mi tormenta, non è il fatto della morte di un esserino a cui ero legatissimo…è il sapere che è morto nel buio di una cucina, di notte e da solo…e mi dispiace troppo anche perché sono conscio della libertà che DOVEVA avere e non ha avuto…e visto quanto ho negato ad un essere senza colpe e puro, il minimo che si DOVEVA a Chippy era fare il possibile perché stesse bene, il più a lungo possibile…che si dovrebbe almeno morire al sole e chiudere gli occhi perché c’è troppa luce e non farlo nel nero più nero.

Ma non ci sono riuscito.

L’aver fallito…questo mi tormenta…l’aver fallito.

274° giorno – Beyond the dying light

Microchippy è diventato una palla dal battito assurdamente accelerato e mio padre dice che non supererà la notte…temo abbia ragione. Ho contattato il veterinario che potrebbe visitarlo domani anche se probabilmente sarà tutto inutile…sempre che ci arrivi a domani e mi chiedo se invece di temporeggiare l’avessi contattato sabato ora Chippy starebbe già guarendo o almeno, meglio di cosi. Ho passato la giornata a parlargli e a spostarlo sotto ogni lama di sole possibile, di stanza in stanza, mettendogli il cibo vicino al becco e spostando il beverino presso ogni trespolo e più di cosi non ho potuto fare e mi sento in colpa anche se non capisco per che cosa…di certo vederlo in queste condizioni, immobile e con gli occhi semichiusi quando fino a due giorni fa saltava e cantava…accidenti è brutto. Verso sera il sole è sparito e l’abbiamo riportato in cucina…io sono uscito per andare in città e fare due foto ma nulla…ne ho scattata solo una in tre ore mentre ‘Beyond the dying light’ dei God is an astronaut scorreva in repeat continuo…mi ritrovavo a passare tra la folla incredibilmente cosi povera di storie da raccontare che alzare la mia Fuji era davvero uno sforzo inutile, non ne valeva la pena e stavo li a fare slalom tra persone e colonne quando incontro due amici e comincio a camminare con loro…fare due chiacchere. Passa una mezz’ora…uno dei due lo saluto, mi ritrovo con l’altro seduto su un marciapiede a discutere un po’ della vita, di come questa città ti soffochi, di come l’abitudine ti faccia morire piano piano e se rimani tagliato fuori da quello che tutti fanno, ti ritrovi a combattere da solo.

“C’è gente a cui sta bene cosi…sono contenti”
“No…se lo impongono…capiscono che non cambierà nulla quindi piuttosto che soffrire si convincono che vada bene…che sia una loro scelta…io non ce la farei…quello che sento mi risale fino alla pelle…uff…vorrei andare via”
“Rimarrà sempre lo stesso”
“Non so…quando ricominci sei costretto a dare il massimo”
“È che tutti finiscono a pensare a se stessi ad un certo punto…e sei non hai il tuo piccolo mondo privato sei abbandonato nel deserto..ecco cosa penso”
“Live together…die alone…”

Lo saluto…torno alla macchina…mia sorella mi ha scritto che Chippy sta pure peggio…e se prima già non c’era più sole, fra poco verrà spenta anche la lampada della cucina…beyond the dying light…e copriremo la gabbia con il panno per farlo dormire…domani si vedrà, mi alzerò con l’unico pensiero di guardare dentro la gabbia…l’ho presa a cuore questa faccenda…si unisce a tutto il resto di cose troppo sbagliate e amare di questo periodo.

Credo che non dormirò un granché, stanotte.

273° giorno – Forza Microchippy

L’anima di un uomo che vola in cielo…la dipingevano con un cardellino i pagani, un cardellino come il mio Chippy. Non sta bene…e sono preoccupato. So che è un uccellino minuscolo ma mi ci sono affezionato al punto che spesso penso sia il mio alter-ego pennuto…a volte penso che siamo entrambi in gabbia e con tanto da dare ma che viene fuori solo ogni tanto, come quando vorrei che cantasse più spesso. Forse è raffreddore o altro…si gonfia ogni tanto e non è mai buon segno, deve aver preso freddo, basta uno spiffero in un giorno di vento. Abbiamo sistemato la gabbietta sotto il sole, tenuto al caldo, recuperato erbe specifiche da fargli mangiare e c’è l’uovo che lo aspetta domani prima di passare alle medicine, anche se adesso che sta al buio con il panno sopra le sbarre ho paura di non ritrovarlo saltellante domani, come ogni giorno…ho paura che muoia…che quando ti abitui a una cosa non pensi a come possa cambiare e distruggersi in un istante. La giornata è stato il classico raid sui forum tra esperti che dicono la loro, tra medicine da nomi strani e veterinari in erba. Parlano di controlli sul petto, feci, piume, macchie da trovare, gente che punta subito sl tragico, altri saccenti che accusano altri di ignorare la fragilità di questi animali e io mi ritrovo nella mia eterna condizione di non potere…anzi…di non sapere come occuparmi di qualcuno che non sia me stesso e non so cosa fare se non sperare in Madre Natura facendo il tifo per lui.

Solo adesso forse, ripensando alla mia gabbia e a Chippy malato, riesco a capire le parole di un amico…so che non c’entra nulla ma i pensieri scorrono da soli…comunque, mi diceva che io ho paura di una relazione seria…ecco perché non riesco a fare sul serio…è solo paura…dico di volere qualcosa di stabile e duraturo ma in realtà è una menzogna e io quasi risentito rispondevo che no…che diceva cazzate e che è il mondo e le donne e la società e l’universo che ce l’hanno tutti con me…ed invece no…è davvero paura di non sapermi occupare di qualcuno, rimanendo fermo immobile aspettando che succeda qualcosa, che qualcuno sistemi i pezzi al posto mio.

272° giorno – Vento

Questo bus devo averlo preso un milione di volte…andate, ritorni, pieno e maleodorante, vuoto e traballante come adesso. Vuoto dentro com’era vuoto fuori alla fermata, io e il vento…e un sacco di freddo nonostante il sole splendente e l’azzurro da cartolina…tutto un bluff ma forse è proprio colpa sua…il vento, freddo…e questa tuta che lascia passare troppi fili d’aria…chissà poi se ha un nome questo vento…non sembra popolo che dia nome a queste cose quello che mi sta attorno, non sembrano interessati…e non sembrano interessanti…il vento è vento come gli alberi sono alberi e i pesci sono pesci e le persone invisibili…invisibili come il vento. La città è deserta e tu ti immagini tutti dentro bar alla moda a innalzare calici e mostrare candida ceramica orale che li dentro sono tutti amici e tutti stanno bene ma passo davanti al ‘Lounge’ e ‘Free time’ e ‘Socrate’ e quasi non c’è nessuno ma forse è presto e forse io non guardo con attenzione le vite degli altri…sono di corsa…vestito in tuta che corre per la città, verso la scala, l’unico posto che al momento ha un’anima anche se temporanea e illusoria mentre il resto lo trasformo in scie sfocate in vista periferica.

Questa città non la sopporto più…le piazze, le strade, i locali e i parcheggi a 1.20€ all’ora…e gli impegni e il cielo, le luminarie e questo autobus puzzolente che a notte fonda si riempie di emarginati…non sopporto più l’odore di cioccolato che si mischia alla birra nell’aria la sera e il recinto in cui hanno messo il paese e le macchine parcheggiate davanti al cancello, gli appartamenti da 50 metri quadrati a 500 euro al mese, le grate alle finestre per i ladri di giorno, i lavori da dieci ore sotto neon gelidi, le strade che non ricordo, gli inverni infiniti, i vestiti alla moda, gli sguardi da un altro mondo, i vicini che non ti salutano…le persone…e questo vento ostile e freddo mentre l’unico che sento mio è il maestrale che spazza il mare e le spiagge e porta ginepro e timo e corbezzolo…non lo sopporto più questo vento senza nome e queste strade senza nome e queste luci fredde tutte attorno che illuminano a spettro questa città che non sa nemmeno come mi chiamo e che forse mai mi ha dato un nome.

271° giorno – Si vive una volta sola…se ne muoiono mille

Nemmeno accendo il caldobagno…mi siedo direttamente nella vasca…fredda…faccio scorrere l’acqua e metto il tappo…giusto un goccio di bagnoschiuma…c’è scritto ‘Aloe Vera’ sopra ed è verde chiaro…prendo il soffione e mentre mi siedo simmetrico rispetto al tappo e piego le gambe come a formare un laghetto artificiale, dirigo il getto verso il filamento di bagnoschiuma che serpeggia sotto l’acqua. Comincia a formarsi schiuma…sempre di più…nemmeno si vede l’acqua mentre quelle bolle bianche vanno ancora più in alto, circondate dalle mie gambe. Poi…appena l’acqua è abbastanza alta, mi sdraio per godermi il bagno, aspettando che l’acqua mi copra completamente e mettermi a ragionare-pensare-illuminarmi d’immenso…ma dopo cinque minuti appena, sono fuori…succede sempre ormai…vorrei la doccia invece di questa vasca lunga due metri…non voglio crederci…ma l’Emanuele che adorava stare in un bagno caldo per ore forse è morto…morto come tutti gli altri Emanuele prima di lui, che si vive una volta sola ma se ne muoiono mille, si muore e ci si risveglia vivi ma diversi. Quando ti riscopri diffidente, cinico, insensibile…morto, morto, morto. O un giorno, di ritorno a casa per pranzo, non trovo nulla in frigo…apro lo sportello della dispensa, allungo la mano verso una scatoletta di delizioso tonno rosa succulento, varietà pinna gialla squartati a dovere e io ho sempre adorato il tonno eppure una vocina nella testa mi dice “Ma che fai…non aprirla” ma non ascolto, la apro, sgocciolo l’olio in eccesso, ne mangio due forchettate…non mi piace…non mi piace più il tonno…da quel giorno il tonno crudo è morto da quando io amante del tonno sono morto, chissà quando. E pure le delusioni cocenti, quando credevo che l’avrei sposata prima o poi, credendo in strade che si incrociano per destino e poi invece finiscono tempi e ne iniziano altri…morto…morto…morto e sto per morire altre due volte…della prima non ne parlo…non voglio…c’è troppa insicurezza ma la seconda invece…gruppo di Amici prima…quelli con la A maiuscola…quelli che seleziono strettamente da quando son morto risvegliandomi diffidente…bene, uno vuole andarsene…estero, carriera, opportunità…l’altra andrà a convivere probabilmente, mettendo il cartellino ‘Famiglia’ al petto o comunque allontanandosi da una città che odia e mi accorgo…son secondi… che sto rimanendo solo e sei preparato da tempo a tutto questo…ma al freddo della cosa non ti ci abitui…e adesso lo sento, il freddo…gli amici che spariscono nelle pieghe della coppia e della famiglia di proprietà in quattro mura e impegni, tempo che muore, genitori che invecchiano, Sorella che si fa grande con idee chiare in testa mentre io penso ancora ai viaggi on the road, alle partite di calcetto, le serate moleste, al tempo che ancora hai in abbondanza, sentirsi ancora un po’ ragazzino lontano dai problemi e responsabilità e i cassetti dei sogni belli aperti…no…forse non più, forse sono una barca in cantiere e stanno tirando giù sostegni…solo adesso…e lentamente scivolo nell’acqua per provare a galleggiare, per vedere se navigo, da solo…morire e risvegliarsi anche da questo…quante volte già…quante volte ancora.

 

270° giorno – Virus

Una giornata da schifo…infilo in gola un pezzo di pane a pranzo e lo ributto nel cesso tre secondi dopo…ho un colorito da lavaggio in candeggina…occhiaie da sonno, cranio in panico, dolori muscolari…forse c’ho un virus…ancora una volta, lo sento come un deja-vu…sento spine di pesce in gola minuscole e appuntite e deglutizione ad alto coefficiente di fastidio. A lavoro è un countdown fino alle 17…poi architetto che mi intrappola fino alle 18:42 e io stanco e assonnato che vorrei stare in un letto. A casa non so cosa mi prende…vado a correre sudare ed allenarmi…concludo poco, sto spesso seduto a sgocciolare e vaporizzare caldo con il resto del mondo attorno a 1,5 gradi…rientro infreddolito e con ancora più spine in gola e nausea nello stomaco…trangugio plasil e pollo impanato e pillole…dosi di Tv, due chiacchere digitali e letto. Che c’è da tenerlo caldo…e proteggerlo e incubarlo…lui…il virus.