298° giorno – Cristo a Mykonos

“Cristo a Mykonos? Ma che cazzo dici?”

“No…Cristo amico nostro…te mica sei troppo normale a capir cosi male…”

“Io eh…sei da un’ora in piedi in mezzo alla ditta a recitare il Credo urlando come un pazzo…neanche allo stadio…”

“Ci vuole un pastore per questa ciurma di dannati…e il pastore sono io…” dico a Teo

…è che nel sottomarino in questi giorni regna il caos…Faraone e Capa sono in Francia e l’entropia regna sovrana, è una pazzia dilagante e la gente lavora a ritmi più bassi mentre il linguaggio scende a livelli del porto di Caracas, un crogiuolo di insulti.

Come mi sento? Bene…sono entrato in ditta in ritardo di un’ora però, mi nutrirò a velocità record a pranzo per recuperare, ruberò poi altri dieci minuti qua e la per farci pure mezz’ora di straordinario che tanto piove, piove tantissimo, piove obliquo e l’ombrello Shell va a destra a sinistra e io mi bagno asimmetricamente e obliquo, sembrerò Two-Face di Batman e non avrò voglia di uscire ad allenarmi, ne sono sicuro al 94,7%. Dopo cena poi chissà cosa andrò a fare…si è parlato di T.E.A.M….Tosco, Evenly and Mago, incontro cinematografico tra i membri a casa mia…ci sta…mi piace…dovrei fare spesa però, riempirmi il frigo di qualcosa con zucchero dentro o sale sopra che manco a farlo apposta…e vi giuro che è vero…l’unica cosa che ci rimane dentro è Gesù Cristo, in legno senza croce…non vi spiego il perché e il per come ma sta li da un po’, pare più complicato da scardinare del sepolcro a quanto pare per Jesus e perdonate la blasfemia…davvero…non lo faccio per offendere cultori della religione, adepti, gente che ci crede…ci credo pure io saltuariamente, diciamo quando magari mi serve o mi farebbe comodo ecco, due preghiere per non rimaner corto con la coperta non costano nulla…a volte becco segni divini in colpi di culo o sacchetti della spesa che volteggiano nel vento…a volte prego sinceramente…altre ripeto come un robot…a volte penso semplicemente che Dio non risponda non perché non esista, anche se rimane sempre una possibilità, ma perché sa benissimo che me la posso cavare splendidamente senza di lui che invece c’è gente messa peggio li da qualche parte a est o a sud o in qualche famiglia con una sola madre, 6 figli al seguito e 600 dollari di stipendio come commessa part-time. Oppure è in vacanza e le vacanze delle divinità sono insolitamente lunghe e chi sono io umile umano per rompere il cazzo ad uno che in 6 giorni fa un universo quando io ce ne ho messi 8 per consegnare in ritardo un manuale in francese pure fatto male…a volte fa bene scherzare sul sacro e sul profano…non prendersi sul serio, non prendere sul serio gli altri e i loro piccoli e ridicoli schemi comportamentali che riescono a convincerli che stanno facendo qualcosa di importante…che è fondamentale fare questo e quello per fare altro, formichine che scavano scavano per costruire un formicaio nel metallo che non finirà mai…è inutile…quindi meglio riderci su, fai il tuo lavoretto del cazzo e ripeti lo schema senza crederci troppo e comprati quella felpa verde con righe nere e vai al cinema, guarda sport in TV e partecipa a riunioni di lavoro che parlano di bilanci economici, ridici su il più possibile e dimenticati delle notti insonni in cui pensi che in tutto il post-Big Bang non esista un granello di senso.

In verità in verità vi dico…son due giorni che son positivo, anche se a leggere sta merda di diario forse non si capisce…e devo dire che mi preferisco cosi, sento più carica e voglia di fare…ma non è cambiato nulla, ne si sono aperti i cieli ne mi è arrivata una raccomandata dallo spirito santo e non cambierà nulla…le persone rimangono uguali, magari perdono pezzi ma rimangono uguali…continueranno i miei periodi cupi e ci saranno giorni positivi, più rari…una specie di meteo applicato all’anima. Però capita di vedere nelle cose qualcosa di più luminoso ed è bello, a naso senti che un paio di questioni possono anche andare bene e sei convinto che stamattina gli addominali spuntassero un po’ di più e che con capelli e barba rasata dimostri 5 anni di meno e qualcuno potrebbe anche innamorarti di te se ti ricordi pure come parlare senza inciampare nei pensieri…ed esci da lavoro in pausa e ti metti a giocare a golf con i sassolini del parcheggio e il manico dell’ombrello bianco-macchiato marchiato ‘Shell’ che fa da ferro numero 3 anche se piove forte-asimmetrico-obliquo e Teo bestemmia di muoverti ad entrare in macchina e torni a casa e il sugo sembra fatto con il pomodoro fresco e il basilico appena colto, ti siedi a tavolo e chiedi “Come va?” agli altri e pensi che vorresti comprare un maglione e una giacca con trama grigia-nera e cambiare anche un po’ stile, mezzo-hipster-mezzo-cowboy-mezzo-sofisticato che più mezzi ci metti dentro meglio è. Ti senti anche con una tua amica al telefono, organizzi serate per un mese, lei ti dice “E sabato? E Domenica sera? E Mercoledi?” e tu rispondi solo “Si” ed incastri impegni in cui non puoi mancare per non deludere-offendere-distruggere le aspettative degli altri ed è meglio programmare tutto subito, che oggi quello che ho mi va bene e da pesce piccolo il mio stagno sembra un lago…perché magari domani per me Dio non esisterà più e ricomincerò a guardare la ruga a “V” in mezzo alla fronte illuminata dalla lampada dello specchio, in bagno…penserò alle articolazioni doloranti e all’età e alla morte termica dell’universo e mi riscoprirò con ancora sette chili di troppo e il sonno in corpo.

E’ che non mi sono ancora esercitato abbastanza nel tenere strette certe sensazioni positive, farle mie e portarle avanti con impegno ed è un po’ come vivere alla giornata nel bene e nel male quindi, oggi prendo il buono e metto in tasca…e forse domani sarà il peggior giorno della mia vita, chissà.

Ma sarà domani.

296° giorno – Una serie di fortunati eventi

Dovrebbe passare adesso il pullman ma non si vede…e se passasse dico…lo faccio il biglietto? I controllori mica lavorano alle 21:16 mi sa…e anche se mi beccassero poi…sono da solo in città, io e il cartone da macero fuori dai negozi, mi beccherei la ramanzina da solo in un pullman che il problema dell’essere beccati non sono i due spicci della multa e nemmeno l’ansia o l’adrenalina quando lo vedi salire con la porta dietro chiusa e lo sguardo da Robocop…no…è la vergogna di essere in pubblico in mezzo a 22 persone sedute, 65 in piedi ed 1 in carrozzina che ti guardano mentre fai la tua bella figura di merda stile bambino chiamato alla lavagna senza aver studiato.

21:18 e arriva. Completamente vuoto…lo sospettavo…luci al neon e ‘P’ luminosa li davanti, Penultimo Pullman prima del nulla serale, mi siedo in mezzo e mi stravacco, alla fine lo Pago quell’euro e trenta che per sto viaggio ne spenderanno almeno tre in gasolio, viaggiano in perdita da una certa in poi e non me la sento di rubare.

Stravolto.

Ho la testa che mi gira dalla mattina, avevo intenzione di starmene a casa almeno fino alle nove per cercare un nuovo baricentro gravitazionale per i miei pensieri standomene a letto ma troppe questioni sospese, lavori in corso, affari da sbrigare, tradizionali ritardi…roba che mi devasta ancora di più ora dopo ora ma le cose cambiano…mi ritrovo con una schiena il pomeriggio, quasi nuova e una serie di fortunati eventi che stamattina il programma era fisio per poi andare a fare delle foto ad un amico…calcetto, ma “forse piove” mi dice, meglio settimana prossima e quindi penso di fermarmi ed allenarmi con un altro amico ma quello “No…lavoro fino alle 22” e di stare da solo alla scala non ne ho proprio voglia, meglio andare in giro e fare un po’ di foto street che una rivista mi ha chiesto dieci foto per una serie e le mie son belle ma incomplete e devo lavorarci su per gloria e fama futura. Solo che poi incontro un amica e andiamo in libreria e parliamo, lei si fuma una sigaretta e parla di viaggi, si fanno due passi e si parla di viaggi, stiamo fermi davanti alla porta e si parla di viaggi. E si fan le sette. Ed è tardi. Ma rimango comunque in giro anche se non sono ‘confident’, la strada mi rifiuta, pochi scatti e pure brutti, poca gente e poco interessante o forse sono solo io il problema…ma continuo, prolungo fino al centro, temporeggio, entro nel solito bar ma con nuova barista mai vista prima e siamo completamente soli e si comincia con due parole e poi venti e poi duecento e finisce che sto li due ore a parlare di vita, morte, futuro, amore, pensieri, anarchia, lavoro e sogni finché non è ora di chiusura e nessuno è entrato o uscito e tutto è sospeso nel nulla e forse, in tutta la città… mondo…universo, ci siamo solo io e lei.

290° giorno – Stamattina il ghiaccio sulla mia macchina assomigliava a rami di albero…

Ho troppe voci attorno e una specie di nausea che sento in pancia e nel naso e quando vado su dalla Capa dopo la chiamata d’emergenza, quattro fogli di depliant freschi di stampa in mano, rimango li in attesa davanti alla scrivania del caos coperta di fogli, graffettatrici e piccoli contenitori immaginando solo di lasciarmi cadere e schiantarmi svenuto sulla sua scrivania ma invece sto fermo e rigido mentre lei parla e parla e critica i testi e mi fa incazzare e innervosire anche se nemmeno l’ho scritta io quella roba…cose vecchie di trent’anni…e non ho nessuna cazzo di responsabilità per le stupidaggini segnate ma digrigno i denti, vorrei che andasse tutto bene, “si ottimo mandiamo in stampa” e via e che mi si lasci in pace e magari anche che mi si lasci cadere dritto per dritto a peso morto sul tavolo e dormire…ma lei continua a segnare e appuntare micro-correzioni scritte con la sua grafia che a stento si legge e c’è una specie di sonnolenza che mi prende a calci la testa, sale dai piedi e arriva al naso alla bocca agli occhi e alle sinapsi e divento nervoso quando entra altra gente e inizia a parlare ad alta voce, qualcuno telefona e il Faraone discute di prezzi e imbrogli e forniture a uneuroetrentacentesimi, il verniciatore parla in dialetto e c’è il Bruck dalla Germania e vorrei mettermi a gridare “Basta cazzo voglio silenzio!” e di colpo bum!, vuoto e bianco per un istante impercettibile, tutto che sparisce e adesso c’è il sole e quiete e un prato e un cielo e un albero di ulivo e il vento caldo che muove le fronde…io vestito comodo con nessuno che mi parla, chiede cose, fa richieste, pressa con tempi di consegna e liberatorie da firmare e pane da comprare con i soldi guadagnati e dimostrare a qualcuno qualcosa quando come perché con chi…solo stare li al sole con un filo di finocchio selvatico in bocca e non me ne frega un cazzo di dove sono e di che cosa stia succedendo o se si tratti solo di un sogno.

E invece sto qui. Sempre qui nell’ufficio più congestionato del mondo. In piedi con le cose che entrano ed escono dal cervello…e penso di essere esaurito..sono esaurito cazzo..e depresso e solo…e mi serve qualcuno a fianco come mi dicono ma io non sono apposto mi sa…chi se lo prende uno non apposto…che è da fuori che si vede quanto poco sono sano, che digrigno dentatura e stringo i pugni e sgrano gli occhi e faccio smorfie…chissà come ci sono diventato non apposto…forse è la scrittura o quando son caduto a parkour o una dieta squilibrata che lo diceva sempre mia madre “vedrai a non mangiare verdure che ti succede” e io me ne sbattevo altamente ed invece aveva ragione…tutte quelle fibre verduree che non ho assimilato da piccolo sarebbero tornate utili adesso, avrebbero tenuto unito i filamenti del mio pensiero ed invece ora, si stanno staccando pezzi di testa uno dietro l’altro e sto impazzendo…l’altra sera pure una mia amica cameriera me lo diceva mentre ero li nel tavolo che trangugiavo carboidrati senza fibre di verdura…”tu sei pazzo” diceva, ed era convinta della mia pazzia e dei miei occhi, pazzi anche quelli, e che dico cose da pazzo. Adesso son fuori dall’ufficio di controllo, nel sottomarino con di fronte il mio ventitrepollici di finestra sul mondo…cerco su internet cosa rende esauriti e pazzi e il web 2.0 mi risponde che se sono nevrastenico, facilmente affaticabile, depresso, coi nervi a pezzi, cefalee e non dormo bene, disturbi dell’attenzione, irritabile con modifiche emotivo-affettive, insicuro, sfiduciato, teso e iperemotivo e preoccupato, ipocondriaco, patofobico allora ce l’ho l’esaurimento…e ovviamente mi ritrovo in tutto e mi riscopro pure ipocondriaco che sta dentro la lista e io non mi ero accorto di esserlo ma in effetti quando sto a pensare a quel dolore lì e a quel dente là io mi preoccupo, mi preoccupo molto…e mi preoccupo anche dei malanni degli altri e scopro che pure io ho gli stessi sintomi loro e cosi scopro di avere anche la lebbra e la peste e una di quelle cazzo di malattie strane che fan grumi nel cervello, ti fanno andare a duemila i neuroni finché poi non esplode tutto e ho anche l’ansia e pure il menisco mi sa che è concio e ogni mattina quando mi guardo allo specchio vedo sempre che qualcosa non va…vene sottopelle e rughe strane sulla fronte e le occhiaie, tutti sintomi che si collegano e si intrecciano l’uno nell’altro fino ad un un unico punto, è davvero come dice la mia amica cameriera…io son pazzo, son pazzo sul serio e tanto vale chiedere direttamente come stanno le cose, senza filtri…

‘Sono pazzo?’

…e premo invio…e mi escono link ad un film mai sentito, discussioni di uno che ha la fissa dei grembiuli e collegamenti a forum femminili in cui manco entro…mi scontro con i limiti delle macchine, dagli in pasto questioni complesse e non sa più che pesci digitali pescare nella sua rete globale…e a quel punto vai sullo specifico…

“Emanuele Toscano è pazzo?’ scrivo allora…se ci fosse un’intelligenza segreta superiore che governa tutto come io credo, soffrendo anche di crisi paranoiche, la sto sfidando ad analizzare i miei dati e le mie parole e le mie foto, amori segreti quasi-confessati e finti-amori dichiarati, registrazioni archiviate dalla NSA, poesie e chat adolescenziali, frustrazioni e lacrime riprese da telecamere nascoste, per darmi una risposta su schermo. Adesso.

Ma quello mi vomita pagine che parlano di Grande Fratello e di artisti del gioiello, cantautori toscani, Casa Pound e ‘come capire il fascismo del terzo millennio’ e non so come e non so il perché…anzi, …forse è per quei grumi nel cranio di prima…mi viene un flash di stamattina, quando ho perso mezz’ora di lavoro per rimanere fuori dal cancello di casa a fotografare vetro e cofano del Lupo coperti di ghiaccio…

‘Stamattina il ghiaccio sulla mia macchina assomigliava a rami di albero, ti è mai capitato web 2.0?’

…che forse non mi conosce cosi bene ma di questo fenomeno fisico può dirmi di più.

Mi corregge l’ennesima volta, vomita inutilità apparenti ma ho a che fare con algoritmi e processori sub-atomici, super-computer raffreddati a liquido imparagonabili alla mia mente banale…da intelligenza superiore forse, vuole farmi capire che pongo domande sbagliate che non servono alla mia salvezza, come un Dio benevolo ed è nelle immagini che mi propone convinto che si trova la soluzione…c’è un dolce con della panna sopra, Road Runner della Warner Bros, un lago autunnale, grattacieli, uno striscione di polemica, una donna in bianco sdraiata in un bosco, delfini con tramonto sullo sfondo, una casa nel nulla.

Ma è solo dopo aver passato mezz’ora a guardarle cercandoci un senso, in un istante di lucidità tra telefonate e gente che martella…caos e rumore di motori elettrici, che trovo la mia risposta.

Pazzia

286° giorno – L’eco dei tempi passati

Pare incredibile che si possa affrontare la stessa identica discussione con due persone diverse nello stesso giorno…e quasi son sorpreso…non avevo in mente di parlarne la prima volta, non immaginavo minimamente di affrontare la seconda perché non pensavo esistesse la questione stessa…cioè si…forse una volta…esisteva…ora non più, accantonata, accettata come conseguenza di una vita che dà e toglie senza preavviso, il più classico dei “c’est la vie”.

Si parlava di rapporti che cambiano, che diventano più rarefatti nel tempo e del fatto che il problema sembra che sia sempre e solo mio con la mia visione romantica delle cose in stile Mccandless…”happyness is real only when shared” e quindi vogliamoci bene…e quando succede o percepisco o giusto intuisco che le cose non sono come prima, lo faccio pesare…sprono il cavallo a dare di più col frustino ma salta fuori matematicamente, che il problema è solo mio perché è normale che sia cosi dicono e io a rassegnarmi alla cosa faccio fatica ogni volta, rimango dell’idea che se qualcosa è bella e funziona non vedo perché consentire alla vita, ai pensieri, agli altri e all’universo di averla vinta su tutti i piaceri che abbiamo…cazzo..sono io padrone della mia vita e io ritaglio il tempo per quello che mi fa stare bene se è questo che voglio, non posso consentire a particelle negative e pesanti, impegni e preoccupazioni di soffocare le poche cose belle che mi rimangono, farmele accantonare in un angolo con l’idea remota ‘ prima o poi tutto si può rispolverare ed è come nuovo se Dio vuole’…no cazzo.

“Dovremmo sentirci di più” mi dici.

Ma non è stata una scelta mia…lo sai. Qualcosa è cambiato da qualche parte, a me il ‘prima’ piaceva ma poi non ho più avuto il controllo, non dipendeva da me, è sfuggita via e non so come…forse il lavoro e il tempo veloce o la nuova vita di coppia e tutti quei grossi pensieri seri che hanno preso il possesso dei piccoli pezzi belli e mi dici che sei cambiata e forse sei peggio, tu non lo sai e io non lo so…magari un tempo avrei potuto saperlo ma ora no e io te lo dico…tutto questo è sbagliato, priorità e importanza a cose che non ci rendono felici, quell’ora in più di straordinario, arrivare a casa la sera con lo specchio del bagno davanti e non capire quello che si vuole dalla vita, dal partner, da se stessi ma andando avanti lo stesso secondo il generale buon senso, quando ti dicono che c’è da crescere e metterti in cravatta e fare affari…e la testa deve stare apposto, basta con le creste e i ciuffi colorati, i jeans con gli strappi non puoi più usarli, ventiquattrore nera…”Ma che fai hai la macchina con l’alettone? Ma scherzi?”…e gli amici…si gli amici ecco…”Sai…ho cambiato giro…esco di più con i colleghi anche se non li conosco bene…non mi fido ancora…non mi piacciono nemmeno troppo ma che ci vuoi fare…non son più ragazzino…cazzeggiare e parlare di serie tv e film fumando spinelli sotto un cielo stellato di Agosto…battute sconce e pizzicare il culo alla cameriera e fare gli scemi non son cose più da me…dovresti capirlo…anche te hai trent’anni…anche te la vita ti ha preso a sberle…anche te capisci che non siamo più ragazzini con il foglietto delle scelte “vuoi essere il mio migliore amico” SI-NO-FORSE da crocettare…non ci si può sentire ogni giorno come facevamo prima…è stressante…è giusto che si si becchi quella volta ogni tanto…fosse anche una in un anno…anche per dire due cazzate non dovrebbe poi importare molto…l’affetto resta no?”.

Si…giusto…ma perché? Per arrivare un giorno e dirmi “Dovemmo sentirci di più” e avvertire forse una punta di nostalgia o un momento di estrema realtà? O forse nemmeno capirlo…è solo un pensiero che arriva come un fulmine a ciel sereno e nell’aria rimane solo l’odore di aria elettrica e particelle ionizzate…è solo un’idea non una strada da riprendere e non ci sono rimpianti dici…”dovremmo sentirci di più”…ma tutto sommato nonostante il grigio piombo dei pensieri in testa…forse è solo nostalgia o altro, compare quello sprazzo di azzurro passato, dove le cose forse non erano comunque un granché…e c’era da piangere lo stesso in telefonate chilometriche e forse il lavoro era ancora senza ambizione e la vita scorreva un giorno dopo l’altro nella monotonia però sapevi che c’era comunque quell’unione, l’angolo sicuro, il capirsi profondamente, quell’amicizia forse pure un po’ troppo stupida, demodè, poco hipster, senza foto selfies scattate a bordo del’ottovolante più veloce del mondo, nerd e dettata dalla noia ma comunque solida, rimasta e sopravvissuta lo stesso…una cosa importante anche se forse l’aroma adesso si è un po’ perso come quella statuetta di mogano che ho in sala, un elefante nero e zanne bianche…un regalo che un ragazzo africano fece a mio padre e che da piccolo profumava tantissimo ma adesso, trent’anni dopo, non profuma più ma rimane comunque bella.

Però il profumo se n’è andato…ed era meglio con il profumo. Da piccolo, la statuetta la prendevo in mano…e la giravo…poi me la avvicinavo al naso e chiudevo gli occhi mentre mi godevo il profumo…ora è solo bella…ci passo davanti e lo penso “Bella” ma non la prendo più in mano, non la rigiro, non gioco con l’avorio ne mi ricordo più la sensazione di quel legno liscio levigato, ne l’odore e forse, sarebbe bastato tenerla protetta al chiuso la statua…come una pianta da innaffiare e curare e tenere al caldo quando fuori c’è l’inverno ma no, stiamo qua a parlare e discutere con l’eco dei tempi passati.

C’è già un chilometro di parole sopra di noi…torni a dire che non sai cosa vuoi…che non c’è nulla da decidere e nessuna crocetta da mettere sul fogliettino…che sei impegnata e torni ai tuoi pensieri cupi e preoccupazioni, che le cose cambiano e che ti capita di volere aria da respirare, non per forza più buona o più fresca ma nuova almeno, mai inalata e forse adesso siamo cosi solo perché non sai più di cosa parlare e raccontare…sei assorbita nel futuro e chissà come andrà e chissà cosa vorrai poi…non riesci a pensarci adesso…non ancora…la prossima volta magari, quando ancora una volta mi scriverai ‘dovremmo sentirci di più’.

278° giorno – Tutta colpa del Clocox

In ufficio hanno messo tre bandierine sul tavolo…argentina, italiana e tedesca…per dei clienti che arrivano dicono, roba grossa pare e mi ricordano tanto i macchinoni neri con le bandiere ai lati nei film americani, quelle per senatori e presidenti e uomini di stato raccattati all’uscita di jet privati con macchina che si ferma a due metri dalla scaletta e tizi in nero con gli occhiali che aprono portiere e stanno fermi immobili con pettorali larghi quanto parafanghi di camion…certo, non fosse che l’ufficio è come al solito immerso nel caos più totale, un mix tra reparto amministrativo, magazzino materiali pesanti e pazzia del Faraone che a dirla tutta..è più energico ed euforico che mai, dice da giorni di aver trovato la sua strada ovvero stare al telefono o in viaggio perennemente parlando in lingue che forse nemmeno conosce e vendere vendere vendere, tirar su i livelli d’oro del tesoro che pare gli stia riuscendo pure troppo bene ed è per questo che si gasa tanto…tutto a nostro vantaggio e non tanto per i dollari a fine mese quanto perché se sta facendo guerra all’estero non sta da noi e quindi meno caos e cicloni nelle nostre zone…forse forse significa che potremo lavorare in pace nel Sottomarino senza che si inizino e si abbandonino 26.349 progetti al giorno senza alcuna logica, senso, programmazione, voglia.

Rito delle 11:00, pisello in mano, prima cabina-cesso dello spogliatoio, pisciata liberatoria…”Pssssssssss”…e polverina bianca per lavarsi le mani, unavoltaemezza di aria calda per asciugarsele, bottone premuto con un colpo di Kung-Fu dato con il gomito, come se puntassi a staccare il collo ad un malvivente con grossi guai a China Town…l’orario preciso preciso come quel nuovo orologio atomico che sbaglia di un secondo ogni 5 miliardi di anni, letto su Google news…chissà a che serve visto che la terra sarà bella che fritta e dubito che ci sarà qualcuno che dirà “Toh…è indietro di un secondo” e via a girare la manovella dietro o a fare doppio click nell’angolo in basso a destra dello schermo per spostarlo avanti anche se, mi dico, come fai a sapere che è in ritardo di un secondo a meno di non avere un altro orologio che sbaglia di un secondo ogni 10 miliardi di anni su cui basarsi…sempre che servino degli orologi visto che i fisici dicono che il tempo rallenta e accelera e ha forme diverse e magari pure due tette e somiglia a Megan Fox senza una gamba…come facciamo a sapere che in realtà non siamo già in ritardo di 4 minuti e 10 secondi…insomma da dove si parte a contare il tempo sempre che poi non ci sia qualche cazzo di divinità di sopra che si fa grosse risate visto che il tempo mica esiste e non ce ne siamo accorti…”esiste solo il Clocox in tutte le sue 18 incarnazioni metafisiche” dice la divinità e ancora noi umani stupidi non l’abbiamo capito forse forse perché sprechiamo energia (esiste?) a costruire inutili orologi che sbagliano solo di un inesistente secondo in cinque miliardi di inesistenti anni invece di inventare una macchina di analisi del Clocox.

Ma si…chemmifrega dei secondi in più o in meno, esistenti più o meno, clocoxati più o meno…ne spreco cosi tanti quando rimango senza pensieri e sguardo fisso bava nell’angolo che non mi importa più…figurarsi cosa mi interessa di protoni-bosoni e orologi da 100 metri quadrati quando la fisioterapia è saltata e la schiena urla…e fuori nevica ma non attacca…e che anche oggi non ho voglia di fare un cazzo ma tutto sommato mi arrampico sui vetri scivolosi dell’apatia portando avanti a singhiozzo i progetti…che le parole mi sembrano tremendamente complicate come la vita e l’amore e il futuro…e scarico roba da studiare e non studio e ci ho riempito un hard disk di sta roba…e devo lavorare di più e guadagnare di più per spendere di più, comprarmi la nuova macchina fotografica, una Golf usata 120.000 km che tanto le golf fino a 500.000 ci vai nel Sahara e in camporella senza paura che non si accenda e pure uno smartphone che questo c’ha un graffio in un angolo che me ne ricordo giusto quando lo tocco per sbaglio…e un appartamento per vivere da solo poco distante dai miei in quasi condizione di povertà e regali che farò alla mia ragazza che nemmeno conosco e che non so manco come-quando-chi possa essere se mai ci sarà nel tempo-futuro-mondo…sempre che tutto ciò esista davvero e non scateni altre risate nell’inquilino divino-luminoso del piano di sopra, quello che stuzzichi con bestemmie e bastone sul soffitto quando ti sei rotto il cazzo del casino che viene giù, che pure da giovani ci lamentiamo come i vecchi quando qualcuno si diverte più di noi.

Tutta colpa del Clocox, quella forma metafisica là che non ricordo più il numero, sempre che esistano i numeri…quella che parla più o meno del fatto che le cose proseguono sempre per linea retta nonostante tu creda di andare in curva inclinato con un Hayabusa blu a 300.000 metri all’ora che fa più scena dei chilometri ma in verità, se poi tu dopo una curva ne metti un’altra al contrario con sto giochetto ci fai strade lunghe parsec in fila per tre con il resto di un paio di anni luce e pare una roba tortuosissima la vita cosi, stile passo d’alta montagna o rally di Montecarlo ma guarda un po’, a vederla dall’alto il punto A e quello B stanno sulla stessa linea ed invece in mezzo è un casino del cazzo tutto ghirigori e strapiombi e spirali e curvoni a parabola e c’è pure quel cazzo di bivio dove ti stavi per schiantare sul platano, eccoli lì…e lì anche la piazzola in cunetta dove hai tirato su quella stronza…tutto un gioco fastidioso come quando chiami un taxi all’uscita dell’Aereoporto e al Dio tassista gli dici “portami all’Hotel Cinquefiori in via Romano numero 34…sa dov’è?” e lui “si si ma sarà lunga” e ti fa fare tutto il lungo mare e il lungo lago e il lungo movida e la periferia e poi il centro e ci arrivi che sono passati 34 minuti e 18 chilometri e scendi e gli dai 200 euro che sono una follia e lui ride  e sgomma rapido e ti volti un attimo ed eccoti dall’altro lato dell’aereoporto…intravedi pure l’aero-pulmann da cui sei sceso…e forse forse se scavalcavi quella rete di ferro lì buttando per prima la valigia dall’altra parte, all’albergo, ci arrivavi comodo…a piedi…in 3 minuti.

261° giorno – Nebbia di un giorno in cui nasco di nuovo

Di solito non penso e non scrivo la mattina…i pensieri e i sogni della notte sono ancora mischiati e confusi e i vari sistemi di controllo fanno partire tutti quei piccoli programmini che si chiamano ansie, paure e sogni nel cassetto…ma ‘di solito’ appunto…è che oggi sono uscito senza gli auricolari che hanno il compito di distrarmi dal riavvio del ‘Me Stesso’ mentre gli occhi si concentrano sui piedi e la strada umida che sta sotto nei 400 metri che mi separano dalla mia sedia monca e i colleghi e il lavoro di un nuovo giorno.

Guardavo Masterchef ieri, c’era un concorrente anziano che si giustificava di un piatto non al massimo e prestazioni non all’altezza “Oggi sono nato strano” dice…era più o meno una frase del genere.

“Tu nasci ogni giorno?” gli chiede Joe

“Si…io nasco ogni giorno” risponde fiero il vecchio.

Io trovo che sia una frase di una bellezza straordinaria…magari frutto di un errore che forse ha sbagliato a parlare per poi stare al gioco non so, nemmeno importa…è una frase o meglio, un concetto bellissimo…davvero più adatto ad un vecchio forse, con ancora tanta passione ma relativamente pochi giorni davanti…rinascere ogni giorno, sapere che oggi può essere il giorno giusto o quello più sbagliato della tua vita.
Ho passato tanti anni di gioventù a non combinare relativamente nulla, una specie di bella addormentata ma brutta e con la barba…se sommassi i giorni unici di cui ho ricordi vividi di vita vissuta seriamente negli ultimi anni ne risulterebbe una sommatoria proprio bassa e alle tre cifre di certo non ci arrivo…quando le ore sono uguali l’una con l’altra, fossero anche milioni è come moltiplicare per zero, non son servite a nulla ed è il rimpianto che mi affligge di più perché ero…sono…stupido e non pensavo…penso…al tempo che non torna più indietro ed è da li che si genera tutta la malinconia di cui ho serbatoi e cisterne cosi ricolme che ogni goccia nuova fa traboccare quella melassa densa dai toni sepia.

“Facciamo finta di credere a questa magia del nasco ogni giorno” mi dico, mentre la nebbia consuma le luci e le case e le macchine parcheggiate e ci sono solo io che cammino in un paese morto…”mi sveglio…a colazione mangio anche un pezzo di cioccolato alle nocciole…il cioccolato mette allegria…non dovrei farlo ma potrei smaltirlo a lavoro…potrei fare venti volte le scale come obiettivo…non l’ho mai fatto…a pranzo cucino qualcosa di veloce invece di arrangiarmi come al solito…ho la casa piena di libri di cucina e non ho mai combinato nulla…e poi a lavoro ci torno facendo un’altra strada…potrei sbirciare dentro quella nuova ditta che han costruito affianco ai nostri vicini e acerrimi nemici…manco so cosa fanno…poi vabbé…Il lavoro è il lavoro…non si scappa…ma il pomeriggio dura poco e scivola via…pensavo di tornare a casa e riposarmi un po’ e allenarmi per poi farmi una doccia e guardarmi un film…ma potrei tirare fuori subito il sacco da boxe finché c’è ancora un filo di luce e allenarmi senza perdere un’ora sopra un letto…mangiare qualcosina…chiamare un amico e proporgli di andare al Twiggy che oggi c’è una specie di cover band del Boss…si beve qualcosa…si fanno due chiacchiere…si torna a casa a riposare e domani si rinasce di nuovo…forse la nebbia se ne sarà andata o forse rimarrà sulle strade come oggi…potrei fare foto…chiedere in prestito l’ennesima volta il cavalletto da Mirko…prendere un treno e andare a scattare a Como…chiamare Antonio che non lo sento da un po’…andare dalla mia barista Polacca…iniziare ad imparare un’altra lingua che ho la fissa del russo da un po’ di tempo…la sera fare un salto al corso di fotografia di Marco…buttarci dentro due parole finché le luci del locale non si spengono…riabbracciare il cuscino…lenzuola come placenta…chiudere gli occhi e aspettare una nuova rinascita e un nuovo giorno…”

Sapete che c’è…di solito son giochetti e discorsi che tutti noi ci facciamo spesso, in testa suonano come Mozart. Un mio amico una volta mi disse “oggi ho fatto una riunione con me stesso” e lui quando di solito partecipe a questi discorsi tra sé e sé prende sempre grosse decisioni, finali, risolutive, dolorose. La mia voce invece parla in continuazione ed è un po’ come essere sposati, non mi do molto ascolto…mi sono deluso cosi tante volte…sono andato contro le mie imposizioni pure vergognandomi, che non mi prendo più nemmeno sul serio…è come quando a trent’anni tua madre ti sgrida, entra da una parte ed esce dall’altra, nemmeno l’hai ascoltata alla fine anche se ti ferisce comunque il fatto che ce l’abbia con te. Però, forse per me ancora non esistono ferite abbastanza dolorose da farmi capire quando cambiare passo serve per forza, quando il crederci a parole non basta più…nonostante il mio impegno nel vivere davvero il più che posso, e vi giuro che ci sto davvero provando, sono ancora ben lontano dal rinascere…sembra che la pigrizia e quei barili di malinconia, quel corpo imperfetto e insicuro remino contro tutto il bene che posso farmi nel credere nei concetti, nelle belle frasi e nelle idee, nelle riunioni con me stesso e le parole urlate negli specchi.

E’ molto stupido questo guscio esterno malandato, questa macchina in manutenzione perenne e la volontà è pure una gran una troia lasciatemelo dire…ti prende e ti lascia in continuazione…e poi, l’ho sempre saputo che quello più intelligente dei due ‘me’ sta dentro il cranio e la convivenza è difficile quando credi che abbia quasi sempre ragione anche se il dubbio, prima di addormentarmi, rimane sempre…parla tanto quello lì, forse troppo…non mi lascia in pace un attimo.

E se fosse lui il problema?

205° giorno – L’importanza di sapersi togliere un maglione in pubblico

C’è una voce al telefono…dice qualcosa del tipo “disattivare il servizio di disabilitazione per poter effettuare la chiamata” senza aggiungere nulla, non un sito o un numero da chiamare che comunque non potrei contattare non avendo disattivato il servizio di disabilitazione.

Forse devo urlare qualcosa verso il cielo, forse è uno scherzo, forse devo implorare l’aiuto di Super Telecom con mantello rosso, forse non so cosa sto facendo, forse posso convincere i miei che il telefono non serve e che piccioni e fumo e pony express sono meglio ma sotto sotto, prego Dio che la regola inglese della doppia negazione venga applicata anche al resto della vita e che ‘disattivare’ e ‘disabilitare’ si annullino…magari già da domani si, appena sveglio.

Ne sono convinto, dico a Madre che risolverò tutto domani, che ho un piano il che è quasi una cosa vera e che consiste nello schiantarmi sul letto, dormire e sperare che una qualche sorta di magia operi nei cavi o un folletto operoso che lavora di notte si accorga di anomalie e che sistemi tutto smanettando su tastiere a velocità Jessica Fletcher su macchina da scrivere…ricordate no? Nella sigla della Signora in Giallo dico…all’inizio credo, con la canzoncina che faceva “Dan-Dan-Dan-Dan-Dan…Dan-Dan-Dan…Dan-Daaa..” che poi, quando penso alla Jessica, più che la sfiga che si porta dietro…a volte mi pare di vedere uno scheletro con la falce dietro di lei…mi vengono in mente le vecchie con i capelli cotonati. Da dietro sembrano tutte uguali e tutte sistemate dallo stesso parrucchiere che a sto punto dev’essere milionario visto che le fa in serie peggio degli scaffali IKEA. Hanno questi boccoli e forme cespugliose con colori da mezzo piccione sporco che io mi dico che sarebbero meglio come quelli di mia nonna a sto punto, bianchissimi e pure mezzi-punk. Quello si che era stile.
Ora, io dal giro del parrucchiere mi sono tolto da un po’ e la cosa che mi stupisce, e qua le cose si incastrano in maniera meravigliosa, è che l’altro giorno mio padre mi fa…

“Figlio…orsù prendimi un appuntamento per metà ora dopo la terza di meriggio dal tosatore di chiome”

…e io subito, sul telefono di casa, ancora lontano dal dramma della disattivazione di disabilitazione, con memoria e velocità digito il numero “20-22-64” che forse è l’unico numero fisso che sono riuscito a ricordarmi ed ecco il vecchio parrucchiere dell’ormai infanzia, Massimo, lì che mi parla al telefono e mi chiede cosa faccio, cosa combino e no…non ce l’ho la ragazza..eh in paese non ci sono quasi mai…si la fotografia qualche soddisfazione la tira fuori finalmente.

Lo saluto che alla fin fine lo conosco da vent’anni abbondanti e fa sempre piacere, mi passo una mano sulla testa rasata in memoria dei giorni dei capelli sugli occhi o del gonfiore post-phon o del che bello era tirarseli indietro. Ormai essere pelato non è più un problema, ormai non mi importa ed è incredibile invece, quanti altri mille altri problemi del cazzo mi sono creato per sostituire l’ansia del pelato con mille altre micro ansie da minorato mentale che mi rendono insicuro come un tavolo a due gambe.
Tipo, ieri ero in un locale gonfio di gente e ragazze e drink e simpatia e ipocrisia e vedo un mio amico che si toglie con disinvoltura un maglione.
Ma tu sai quanto volte penso ai vari passaggi quando mi devo togliere un maglione…assicurarmi che la maglietta sia dentro i pantaloni che altrimenti tiri su tutto, mi incastro e mi innervosisco e sudo e porto via tutti quegli elementi di cui mi arredo il corpo tipo catenine-bracciali-orologi e magari hai sotto la camicia e sembro un babbeo del cazzo con una specie di tenda incastrata sul cranio se me lo tiro via e…

…continua cosi a ritmo continuo mentre soffro il caldo e subisco il disagio e il maglione rimane appiccicato sul busto per il resto della serata…e dire che non mi posso neppure spettinare i capelli.

Il mio amico invece…che è pure uno che con gente uomini e donne ci sa fare mica ci pensa, mentre io si…che cazzata.

Cioè, perché stare a pensare due ore come fare quando fare e perché fare certe cose? Se hai problemi a toglierti un maglione in pubblico tanto vale che stai a casa a piangere in un angolo dico,figurati che succede con le cose serie.

A meno che non sia quello il trucco di chi ci sa fare davvero…togliersi il maglione in pubblico è la prova definitiva…non il modo di fare o le parole o i sorrisi, passa tutto dal maglione da sfilare che diventa una specie di interruttore di superpersonalità stile cappellino di Sylvester Stallone in ‘Over the Top’…diceva che quando si girava il cappellino gli si accendeva una specie di interruttore e diventava una macchina da braccio di ferro.

Vabbhè basta.

Che pensieri del cazzo.

Mi spoglio e vado a letto.

188° giorno – Che tanto fra 5 miliardi di anni è tutto finito

Seduto, tavolaccio di legno di un pub, tre luppoli dentro una bottiglia di Bock marrone mentre si discute di donne e moto, giusto qualche giorno fa…
Si presenta questo tizio che non conosco…do la mano, lui la stritola e la cosa non mi piace, come se ti prestassi la macchina e me la riconsegni schiacciata sul muso, senza portiere e con un barbone morto sul cofano.

“Grazie…”

“Si prego…però…cazzo…la macchina…”

“Ah si…però grazie eh…”

Ora…vorrei dimostrargli che il parkour serve a qualcosa reagendo con una contromossa che gli demolisca i metacarpi ma si sa come finiscono queste cose poi…una tira l’altra, ripicche su ripicche e finisce che la prossima volta porta un amico pugile da presentarti ed invece di darti una pacca sulle spalle ti gonfia di botte in un angolo.
Sapete cosa dimostra tutto questo schiacciare le cartilagini altrui? Dimostra il tipico atteggiamento di ‘cercare di far vedere qualcosa’…che io son forte che ti stringo la mano durissimo…te la presso bastardo, te la spacco quella mano hai capito?
Fai come ti pare ecco…mica mi interessa…mi dà solo un po’ di fastidio anche perché poi ci penso ed un sacco di volte nella catena dell’apparenza ci finisco pure io e mi do fastidio da solo.
Oggi ad esempio, vado a messa…non per quale strano motivo eh…è che i miei credono che frequenti spesso ma in realtà no ma oggi non avevo alternative divertenti e stare a casa nascosto in un armadio non mi garbava, troppo scomodo e ho il torcicollo. Quindi decido di andarci davvero per una volta, sedermi in fondo ad osservare come il cameramen in un documentario sulle bestie della savana…capire in cosa credono quegli altri lì che in fondo, se ci penso, credere sul serio sarebbe bello e comodo anche per me.
Nel trucco dell’apparire ci cado appena entrato, subito a puntare la figa nel coro mentre maledico la mia barba incolta, i capelli non rasati e i vestiti da barbone tossico. Arriva il momento delle offerte e io tiro fuori il portafoglio ma dentro ho solo trenta centesimi e i rimasugli di una SIM. Le vecchie attorno intanto sventolano buste e bigliettoni, sembrano brooker all’apertura di Wall Street, mentre io non so che fare con la mia evidente indigenza quindi, mi creo un piano subdolo con cui possa cavarmela senza passare in quei terribili secondi in cui sei l’unico che non butta dentro monete e guardi in basso fingendoti distratto o peggio…addormentato.
Il trucco che escogito sta nell’infilare la mano dentro il buco sulla stoffa che copre il cestino e ‘lanciare’ le monete nell’angolo più buio. Faranno casino rimbalzando sul resto di quella riserva di Nickel. Sembrerà che abbia gettato una manciata d’oro e l’omino delle offerte non vedrà nulla…che quello lì se lo osservi bene sta sempre a guardare in basso, verso la fossa dei soldi, scannerizzandoti il bilancio bancario con due occhiate.
Eccolo che arriva appunto, completo grigio, leggera protuberanza addominale, camicia azzurrina, occhiali e occhi che osservano. Tutti buttano dentro qualcosa…ed ogni volta mi sembra di notare nell’omino un leggero “Si Si” di approvazione severa fatto con la testa. Quando me lo trovo di fianco uso la mossa dello scorpione…così l’ho chiamata…e lancio le monete.
Forse sarà la più grande dimostrazione dell’esistenza di un Dio burlone della mia vita…non so…sta di fatto che le lancio non so come sopra il cestino…e cadono sulla stoffa. Tutti vedono, tutti fanno ’10 + 20…30′. L’omino non lo guardo in faccia ma di sicuro ha stampato un ghigno di sdegno e scomunica.Raccolgo dalla stoffa e butto dentro…pure il ‘tin’ è misero.Con vergogna passo in rassegna gli errori fatti con ‘lo scorpione’ ma qua la fisica non c’entra nulla, semplice beffa divina che comincio a capire il perché gli altri alla fine ‘credono’…certe cose non te le spieghi.Il problema è che me ne dovrei fregare, fare come la vecchina povera al tempio al tempo di Gesù con l’unico obolo distesa per terra, che mica è di queste cose che devi preoccuparti, fottitene e passa oltre che la vita può finire in un attimo. Una fuga di gas ed esplode tutto, kamikaze iracheni musulmani che entrano con autobomba dalla sacrestia oppure una laserata di onde gamma e plasma che arrivano da una supernova.

A questo non avevate mai pensato eh? Cadere dalle scale…incidente in macchina…ma supernova mai vero?

Una sera di due settimane fa, non so come, sono finito a parlare di cosmologia avanzata con un mio compare. “Tanto la terra sparisce fra cinque miliardi di anni…inglobata dal Sole che diventerà gigante rossa…” gli dico, fiero e saggio.

Il mio amico ride a squarciapalle…si lo so che si scrive crepapelle…bhe comunque ride e risponde

“Ma te sei folle…a parte che ci saremo già estinti o saremo diventati delle robe alte tre metri senza palle…senza cazzo…senza peli e che si autoriproducono…ma sicuramente prima o poi arriverà qualche cazzo di onda d’urto cosmica di raggi gamma e neutrini che ti riducono tipo Plasmon liofilizzati tempo dodici secondi…”

Si insomma…tu sei li con la tua morosa sulla spiaggia di notte che vuoi trombare mentre lei è li che fantastica dolcemente sul cielo stellato che è vecchio di qualche milione di anni…come vedere diapositive di vent’anni fa…e ti arriva questo fascio di particelle cazzute che ti riduce in carbone e non ti sei manco abbassato la zip.

E’ successo che da qualche parte cinque minuti fa, all’angolo tra la 5° strada stellare e Alpha Centauri una stella è esplosa e nessuno lo poteva sapere. Fuga di gas cosmica. Tutto finito.

C’è da andare in giro spaventati altroché…ti becchi uno davanti che ti vuole rapinare “Dammi tutto quello che hai!” ed ha una pistola in mano. Ci sarebbe da rispondergli “Ma che cazzo fai con quel pistolino…ma non sai che magari ci sta arrivando una pallottola di radiazioni a 800.000° gradi e fra due secondi siamo morti?” Gli prendi la pistola dalle mani e lo abbracci.

Ecco perché sta cosa dell’apparire alla fin fine è davvero una perdita di tempo, un vero spreco. Pensiamo un po’ più semplice.

Ritorno dal viaggetto cosmico di nuovo sulla terra. La messa è alla fine, la figa del coro canta insieme con le altre.

“E quando il sol si spegnerà e quando il sol si spegnerà o Signor come vorrei che ci fosse un posto per me…”

Che vi dicevo? Un Dio burlone.

Immagine

181° giorno – Polish

Finisco la giornata a lucidarmi il cellulare con del Polish ultrafine, gli ultimi venti minuti di ‘lavoro’. Strappo un pezzo di panno morbido che probabilmente serve a qualcuno, gli butto sopra quel liquido color cappuccino-bianco e comincio a strofinare fregandomene alla grande di chi e cosa mi circonda, se qualcuno mi guarda, se qualcuno ha qualcosa da dirmi, se c’è ancora qualcuno in ditta.

D’altronde per oggi ho finito…d’altronde quello che andava fatto l’ho fatto…ho inserito animazioni che fanno dire “WOW” alla gente in brutti video, ho smanettato su due foto, ho alzato la pila di cose inutili da dimenticare e che all’umanità non servono, sono andato a reclamare altro lavoro per non stare a grattarmi le palle per tre ore e li, di sopra, nella stanza dei bottoni mi hanno rimbalzato via, che Faraone e Capa hanno da intrattenere danesirussiolandesisvizzeriubriaconidelcazzo con vino, rum, vodka, parole, contratti milionari. Torno nel sottomarino quindi, sconsolato dall’essere pagato per essere inoperoso che in un mondo in crisi è senza senso. Sedia cinque rotelle e monobraccio che l’altro l’ho disintegrato, seduto disfatto come un vecchio stanco, pronto a sprecare altro tempo, lucidando un cellulare nuovo appena comprato magari, eliminare righe e graffi.

Appena comprato…Cristo.

Messo nella giacca, appena comprata pure lei e in giro una giornata quando…due giorni fa, per poi scoprire con orrore che ha fatto l’amore per tutto il tempo con una dannata pietra pomice, li dentro, nella tasca di una giacca mai messa…una pietra pomice del cazzo ruvida, leggera, ultragraffiante, piena di microcrateri come una luna storta o un meteorite arrivato da chissà quale galassia dentro una tasca chiusa di una giacca mai messa. Quando l’ho presa in mano capendo in un istante il perchè degli sbreghi sul culo bianco lucido del mio cellulare, l’ho scagliata con tutta forza dentro un cestino e l’avrei voluta riprendere mille volte per scagliarla sempre più forte fino a disintegrarmi una clavicola, pur conscio che non serve a nulla, come picchiare lo schermo del computer, distruggere un mouse, prendere a calci la ruota della bici o la gomma bucata della macchina.

“Fanculo”

Ieri al cinema, mi guardavo un film e pensavo solo ai tagli, lo tiravo fuori al buio, contento che nell’oscurità il controluce non esiste quasi mai, è tipo una specie di aurora boreale il ‘controluce’ per i folletti del cinema, roba rara. Ci sono dei gradi angolari che non verranno più rivisti dal mio telefonino…la vista di quelle righe stile tris fatto in classe mille volte su un foglio quadrettato fa troppo male. Appena comprato, sotto il sole, a 35° di inclinazione, c’è il reticolo. Controluce del cazzo.

Ma si…è uno stupido cellulare alla fine…ne cambierò altri mille, se per ogni uomo ci sono sette donne ci saranno almeno settanta cellulari credo. Lo scaglierò, lo disintegrerò, lo infilerò in microonde o in tasche inesistenti e cadrà a terra, sopra un pavè rosso vecchio di secolo. Anche se adesso è appena comprato…è solo un oggetto e io sto qua come un cretino a strofinare con quel liquido puzzolente che mi inonda le mani e i pantaloni…un pasticcio mentre mezza ditta che non vede, che non sa e nota solo i movimenti del braccio e la testa giù, può solo pensare che mi stia tirando una sega sotto il tavolo.

Una sega lunghissima e una volta in piedi, con la mano gocciolante di Polish bianchiccio…ne avranno pure la certezza.

173° giorno – Alpha

Inizio a scrivere forse in terza o quarta superiore, era un tema…il commento ad una poesia, il mio primo grosso lamento su carta. Quattro facciate di protocollo, tre righe di commento standard e altre ottantasette sul come mi sentivo quando mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo, di come vedevo riflesso qualcun altro e se parlavo…non ero io a farlo, chissà da dove veniva fuori quella voce.

Torno a casa, a mia madre dico “è andato male”

Quattro giorni dopo prendo nove e i complimenti pubblici della prof., un paio di compagne che mi chiedono di poterlo leggere e io penso che forse è la prima volta che credono che abbia davvero qualcosa di profondo da dire oltre alle battute, alle cazzate, a fare il simpatico…anche se è sempre stato tutto li dentro, fin da piccolo…è sempre stato cosi.

“Posso?”

“E’ un po’ personale…”

“Beh se non vuoi…”

“No dai…tieni…”

Leggo Norvegian Wood di Murakami, passo giornate a parlare con gente virtuale, le uscite con gli amici, inizio a scrivere pensieri, leggo ‘L’Alchimista’ di Coelho dopo un’adolescenza a coltivare sogni di avventure con Cussler, Crichton, Tolkien. Amore…prendo e perdo. Amici…prendo e perdo, come perdo anche occasioni…e perdo colpi…e cado e mi rialzo, ricado, mi rialzo, cado ancora e non mi rialzo più. Stanco, mi infilo in una gabbia di paura e timidezza dove scrivo poesie…un disastro…melense, piene di metafore, immagini figurate, unte e bisunte, grasse, farcite, disgustose. Scrivo cose terribili, sperimento l’andare giù e sentirsi un vero alieno, non esco con nessuno, non rispondo a nessuno, invento scuse, bugie, cazzate e sto nella gabbia, al buio, a lamentarmi, a mangiare ed ingrassare finché dalla porta non riesco nemmeno più ad uscire e scrivere…smetto anche con quello, mangio e ingrasso e basta, ancora e ancora…

Poi mi addormento.

Mi sveglio quando sento che le sbarre mi lasciano segni e fa male, mi rialzo e cerco di uscire ma ci vuole tempo. Aspetto. Ancora tempo. Aspetto ancora e intanto reinizio a scrivere finché la porta non si allarga o forse sono io a stringermi ed esco di nuovo e recupero gli amori, gli amici, la bella scrittura, il mare, le giornate di sole, correre finché il cuore non scoppia, risate, marmellata alle arance, figure di merda, lavoro, università, sbronze, cotte estive, ragazze che pensi siano troppo belle, la gente di merda, le giornate in cui lasci l’ombrello a casa e ti becchi il diluvio e a te non te ne frega un cazzo che l’importante è che ci sia la musica.

Cresco, ormai uomo o almeno credo o almeno cosi mi dicono e continuo a cadere, rialzarmi, cadere di nuovo finché non imparo che cadere e rialzarsi è il succo della vita…è cosi, sarà sempre cosi. Quando mi rialzo lotto, vinco e perdo, conquisto persone e cose, rido, piango, soffro, amo allo sfinimento e mi incazzo, bugie e troppa sincerità, faccio lo stronzo, sono troppo buono, intrattabile, solare, meschino, pazzo, folle, energico, sudato, positivo, a volte in piedi, a volte a terra…in piedi…a terra…in piedi…a terra…ma ormai ho capito la lezione mi dico, le cose cambiano anzi, sono cambiate…d’altronde le strade portano sempre da qualche parte…o almeno credo, o almeno cosi mi dicono.

Poi un giorno rientri in casa, più di dieci anni dopo, stesso specchio di quel tema e non ti riconosci…il riflesso è quello di qualcun altro, parli e quella voce non è tua e quindi, nonostante quello che credo, nonostante quello che mi dicono…cosa è cambiato?