218° giorno – Apatia

Mi infilo a letto più per combattere il freddo che per reale stanchezza. Il fantastico sistema di riscaldamento centralizzato mantiene la temperatura a 20 gradi ma la mia stanza è come uno stato a parte…il termosifone è a malapena tiepido, ce ne saranno 15 qua dentro, entrare nelle altre stanze è come fare un viaggio ai tropici. Ho gettato i vestiti a caso sulla sedia…ho problemi a piegare le cose, soprattutto le magliette…sembrano dei fazzoletti sporchi post influenza e poi, rimettere tutto dentro un armadio, sembra una partita a Tetris che finisce male…le cose non si incastrano quindi preferisco accumulare su ogni superfice di legno a cui darei fuoco volentieri oggi, che fuori c’è il ghiaccio e cerca di entrare nella stanza e poi nelle ossa.

Tenterò di dormire, sono sopraggiunti pensieri quest’ultima mezz’ora, pensieri del tipo che ti rovinano la serata, ti fan passare anche la voglia di accumulare caratteri su fogli virtuali…lo so che si nota, non posso farci nulla. Avevo scritto quattro inizi diversi, qualche riga su ognuno…ma ho cancellato tutto quanto…mancava tutta la parte di mezzo, figuratevi arrivare ad un finale.

Almeno adesso ce l’ho in mente la fine. Io che spengo la Tv, butto il cellulare nel cassetto tra mutande e magliette, mi giro dalla parte dell’orecchio mezzo sordo, pancia in giù e che provo a dormire.

Non riuscendoci.

119° giorno – Fase Rem

Scorrono insulsi minuti di un’insulsa giornata in cui penso pateticamente che potrei fare qualcosa da solo ogni tanto, che prima ci riuscivo a tenermi compagnia abbastanza bene ed invece adesso mi sembra di no.

Ho un lettore di brani musicali digitali carico, una macchina fotografica carica, un carico di sogni e angosce quindi la cosa giusta da fare sarebbe prendere e agire, bello carico e uscire, correre carico, scattare foto ai muri e saltarli carico ascoltando rock che carica ma mi sento inchiodato e quindi allenarmi no, fare foto no. Potrei scrivere ma no.  Scarico.

Non è che sono depresso o meglio, lo sono ma non è uno di quei giorni a tinte scure, telefono che squilla e non rispondi, ti parlano ma non ascolti e rispondi “Si dopo” a qualsiasi domanda.

No non è così.

Sento una mia amica. “Mare?” “No”

Sento una mio amico. “Mare?” “No”

Rimango sdraiato. Forse oggi il mio letto mi piace più del solito e il mio corpo mi sta ordinando di non alzarmi. Chiudo gli occhi e mi ritrovo un’odalisca bionda che mentre ondeggia il culo denso di pizzo e perline, chiede i soldi a qualcuno seduto ad una scrivania. Un uomo grasso, con i baffi grigi, gilet da pescatore in pelle chiara, camicia a righine e occhiali da vista polarizzati. Comanda questo mercantile con timone a vista tutto chiazzato bianco e nero come fosse una mucca e dentro la stiva c’è una festa con tanto di palla dance oldstyle. Neanche il tempo di ambientarmi che parte la scazzottata immediatamente. Mancanza di humor degli invitati, un classico. Un tizio alto e stempiato si alza di scatto da una sedia da giardino pieghevole bianca, rovescia bicchieri da un tavolino e mi urla “ma che cazzo vuoi!” e mi tira un destro in faccia.

“Ma non è che sono apatico e asociale?” chiedo a Sorella, mezza addormentata.
“No…” risponde con voce tra fase rem e rabbia.
“Ma quando non sto giù con voi…con gli altri…e me ne sto qua…neanche in quel caso?”
“Non ti si vede da sei mesi…mi sa di si allora…”

Deve essere così, perché questo letto non è che mi piaccia poi così tanto. Ci sto tipo stretto, le braccia le devo tenere tutte piegate, la schiena fa male perché sul materasso c’è un fosso. Credo lo noti anche questo melone con i bocca e baffi da messicano che ho di fronte. Sembra Mr. Potatoe ma con il sombrero. Lo vedo dal basso, come se mi calpestasse continuamente passo dopo passo, in salita, mentre porta uno zaino enorme in spalla che occupa tutta la visuale. Digrigna i denti e suda, gocce perfette e irrealistiche da fumetto. “Mi sa che sto dormendo” mi dico mentre dormo.

“Potrei provare a stare sdraiato da basso quando ci sono gli altri, sul divano..ma anche quello non è che mi piaccia così tanto. Sento che non potrei alzarmi neanche impegnandomi ecco la verità…ma non è che sono apatico e asociale?”. Sto parlando di nuovo a Sorella. Saranno passate due ore, mi sembra ci sia meno luce. Da stamattina non so nemmeno che tempo faccia nella stanza affianco.

Sorella non risponde, dorme.

“Certo che sei proprio apatica e asociale…” le dico mentre cerco una posizione comoda per dormire. Ma non ci riesco, non riesco ad addormentarmi.

“Non è che questo letto mi piaccia così tanto” dico al melone gigante messicano.