217° giorno – Fase REM #4

Si alza mio padre di notte, ieri, ed è una cosa tipica sua gettare un occhio nei vani della casa, una specie di scanning umano per vedere se tutto va bene. Mi becca cellulare acceso che scrivo un pezzo…saranno state le due e mezza…mi intima di spegnere che non è possibile di notte stare appresso a cellulari, tastiere e ‘ticchettacche’. Fingo di farlo fino al termine della ronda, poi termino il pezzo e provo a dormire davvero.

Stessa situazione oggi, anche se la ronda ancora non è iniziata e il cibo giapponese che macera nello stomaco si trasforma in sonnifero, occhi pesanti ed ecco che il limite tra i due mondi si sgretola e mi trovo davanti una torre in mattoni blu con una scimmia incoronata sulla sommità, bianchissima, enorme ma allungata, muso quasi da cane, corona rosso e oro. Nuvole ambra si intrecciano a X lungo l’altezza con enormi corvi neri con una zampa che ghermiscono teste e volano intorno alla costruzione…

…che si sgretola quando sento mio padre che si alza e pure io allora tiro su la testa per provare ad essere piu sveglio. Mio padre mangia qualcosa e conclude la ronda mentre ogni mio battito di ciglia diventa più lungo del precedente e le immagini piu precise…una banconota da un dollaro con bordi in pizzo…la tira fuori un giapponese pelato in una pagoda classica. Lui è un famoso avvocato, parla e ride vestito in un completo nero lucido con spalline pronunciate che vestono male la sua figura magra. Macchie della pelle sul cranio. In mezzo alla stanza un cilindro con la sommità tagliata in obliquo, fatto di giada…ci metto qualche istante a capire che è un orologio. Sfere d’oro incastonate al posto di numeri…bacchette di ferro nero come lancette.

Riesco ancora per qualche istante ad intravvedere all’esterno scale sospese che scendono e salgono, che si proiettano dal corpo della pagoda senza senso apparente e che incrociano finestre gialle e nere.

Poi tutto diventa notte e nebbia.

119° giorno – Fase Rem

Scorrono insulsi minuti di un’insulsa giornata in cui penso pateticamente che potrei fare qualcosa da solo ogni tanto, che prima ci riuscivo a tenermi compagnia abbastanza bene ed invece adesso mi sembra di no.

Ho un lettore di brani musicali digitali carico, una macchina fotografica carica, un carico di sogni e angosce quindi la cosa giusta da fare sarebbe prendere e agire, bello carico e uscire, correre carico, scattare foto ai muri e saltarli carico ascoltando rock che carica ma mi sento inchiodato e quindi allenarmi no, fare foto no. Potrei scrivere ma no.  Scarico.

Non è che sono depresso o meglio, lo sono ma non è uno di quei giorni a tinte scure, telefono che squilla e non rispondi, ti parlano ma non ascolti e rispondi “Si dopo” a qualsiasi domanda.

No non è così.

Sento una mia amica. “Mare?” “No”

Sento una mio amico. “Mare?” “No”

Rimango sdraiato. Forse oggi il mio letto mi piace più del solito e il mio corpo mi sta ordinando di non alzarmi. Chiudo gli occhi e mi ritrovo un’odalisca bionda che mentre ondeggia il culo denso di pizzo e perline, chiede i soldi a qualcuno seduto ad una scrivania. Un uomo grasso, con i baffi grigi, gilet da pescatore in pelle chiara, camicia a righine e occhiali da vista polarizzati. Comanda questo mercantile con timone a vista tutto chiazzato bianco e nero come fosse una mucca e dentro la stiva c’è una festa con tanto di palla dance oldstyle. Neanche il tempo di ambientarmi che parte la scazzottata immediatamente. Mancanza di humor degli invitati, un classico. Un tizio alto e stempiato si alza di scatto da una sedia da giardino pieghevole bianca, rovescia bicchieri da un tavolino e mi urla “ma che cazzo vuoi!” e mi tira un destro in faccia.

“Ma non è che sono apatico e asociale?” chiedo a Sorella, mezza addormentata.
“No…” risponde con voce tra fase rem e rabbia.
“Ma quando non sto giù con voi…con gli altri…e me ne sto qua…neanche in quel caso?”
“Non ti si vede da sei mesi…mi sa di si allora…”

Deve essere così, perché questo letto non è che mi piaccia poi così tanto. Ci sto tipo stretto, le braccia le devo tenere tutte piegate, la schiena fa male perché sul materasso c’è un fosso. Credo lo noti anche questo melone con i bocca e baffi da messicano che ho di fronte. Sembra Mr. Potatoe ma con il sombrero. Lo vedo dal basso, come se mi calpestasse continuamente passo dopo passo, in salita, mentre porta uno zaino enorme in spalla che occupa tutta la visuale. Digrigna i denti e suda, gocce perfette e irrealistiche da fumetto. “Mi sa che sto dormendo” mi dico mentre dormo.

“Potrei provare a stare sdraiato da basso quando ci sono gli altri, sul divano..ma anche quello non è che mi piaccia così tanto. Sento che non potrei alzarmi neanche impegnandomi ecco la verità…ma non è che sono apatico e asociale?”. Sto parlando di nuovo a Sorella. Saranno passate due ore, mi sembra ci sia meno luce. Da stamattina non so nemmeno che tempo faccia nella stanza affianco.

Sorella non risponde, dorme.

“Certo che sei proprio apatica e asociale…” le dico mentre cerco una posizione comoda per dormire. Ma non ci riesco, non riesco ad addormentarmi.

“Non è che questo letto mi piaccia così tanto” dico al melone gigante messicano.