257° giorno – 2+5=7

Non passa più…scrivo per passare il tempo…speranza che l’orologio si schiodi dalle 15:39…scrivo senza idee in testa, il sonno, il cappellino con il marchio Weber che mi fa sembrare un muratore slavo, il calore che sale su, il torcicollo, i polpacci doloranti del primo allenamento post-feste natalizie, un mal di pancia dubbio tra l’ansia e l’aver mangiato irregolare…desideri vari e in mente pance abbronzate e gambe nude…ogni tanto apro finestre digitali e ci guardo dentro, ogni tanto leggo scritte, ogni tanto penso che quello che sto scrivendo l’ho già scritto mille altre volte, ogni tanto modifico foto, ogni tanto mi faccio cazzi miei, ogni tanto vedo il cellulare illuminarsi…leggo…scrivo…clicco invia…penso di non venire domani mattina che poi il pomeriggio sono a Milano, mi tengo in piedi con Vivin C e Brufen crema ultimamente…penso che non dormo abbastanza…che sono stanco…sono debole…penso che sono noioso…”è cosi da quanto?” penso…le chiappe fan male che tempo 15 giorni e si sono disabituate in fretta alla sedia scomoda e abituate in fretta alle poltrone comode, mi giro sul fianco, prima destro e poi sinistro, allungo le gambe, le metto sopra lo scaldotto, mi rigiro come in un letto scomodo…forse ho di nuovo l’influenza, forse ho l’appendice…no no…si dice appendicite, forse non mi sono ancora ben regolato e il fisico ne risente come succede con il jetlag o quando di colpo cambi vita, cultura, casa, amore…ci vuole adattamento, periodo di pausa, grosse riflessioni e piani e calcoli precisi e pragmatici, equazioni di primo e secondo grado, non lineari, logaritmi…ah!…matematica, parte di quella lista di cose stupide fatte e rimpianti e sogni infranti che ne ho un catalogo ben fornito come ogni umano sulla terra ed è una delle cose per cui mi maledico…matematica…”2+5=7″…in mezzo a baci non dati e parole non dette…la matematica…averla abbandonata dalla terza superiore, rimpianto…accontentandomi di un galleggiamento senza sforzo, portato dalla corrente fino alla maturità con qualche copiata random e arrampicate su vetri formato lavagna da interrogazione, cavandomela con poco, studiando ogni tanto, per lo più barando…compensavo con il resto e usavo la media…media matematica…per controllare il galleggiamento fra le varie materie, “non sono più adatto alla matematica” pensavo…ma gli anni prima mi piaceva, ero bravo poi, qualcosa si è rotto li dentro…cosa?…e nulla fino all’università, fino a quell’esame tenuto dal professor Nosferatu, alto quattro metri e magro e vecchio e bianco di pelle e capelli, “lei non può farlo…non ha partecipato…non può studiare il programma da solo cosi dal nulla…non posso fargli fare l’esame” diceva e allora lotta, mail su mail, analisi logica e grammaticale di ogni regola scritta o non scritta, dovevo partecipare e farlo per forza, iscrivermi, provarci in ogni modo, partecipare, litigate e ricorsi e il nuovo che avanza e il vecchio che cede, iscritto per sfinimento…una settimana di studio per imparare sei mesi di corso per poi passarlo, bei tempi quelli, tempi in cui avevo palle, tempi in cui ero scostante come adesso, tempi in cui ero pigro e nullafacente sdraiato sui prati sdraiato su banconi in legno sdraiato su un letto sdraiato sulle idee e sul talento, tempi di serate alcoliche e divertimenti vari, tempi in cui credevo però di avere tempo a sufficienza, credevo che lei sarebbe rimasta, credevo nel futuro roseo, più roseo che mai nonostante fossi pigro in tempi pigri ma io ero il nuovo che avanzava mentre il vecchio cedeva, avevo le palle io…poi bho, perse per anni, come se ci avessi giocato a golf e puff!, finite in uno stagno coi coccodrilli e lasciate perdere perché “per un po’ puoi galleggiare anche senza palle” dicevo, stai li e fai il morto, l’acqua pare pure calma…e calda, “quasi mi rilasso…il futuro è ancora li…se alzo un po’ la testa inclinandola sul petto lo vedo…ancora roseo…posso rilassarmi e farmi un bel bagno senza palle…basta tenerlo d’occhio ogni tanto che c’è nebbia e sembra un po’ sfocato li in lontananza”…ma, a stare a mollo e galleggiare, pelle raggrinzita di un vecchio, poi capisci che senza palle non riesci a fare nulla, dimostrare nulla, combinare nulla, che molti del nulla si accontentano pure e riescono anche ad essere felici ma io no, avrei voluto…ma tutto deve essere ad immagine e somiglianza dei miei sogni più luminosi, gli amici migliori, il lavoro migliore, la sicurezza, la felicità, la donna bella e intelligente, amore vero e sincero, conoscere il più possibile, passioni coltivate con trasporto senza stare troppo ad ascoltare…ora “è troppo giovane per te” dicono, “sei troppo vecchio per farlo” dicono, “il meglio è andato” dicono, “lascia perdere” dicono, “non funzionerà mai” dicono ed è tutto un sentire ed immagazzinare per me…e fare statistica di chi non è sognatore come me…per me…e fare come pare a me…per me…”chissenefrega” rispondo, “io so come sarà il futuro…ho trovato due palle sul fondo del mare…ci stavano due paguri dentro e li ho fatti sloggiare…mi son messo a nuotare verso il futuro…lo vedo ed è ancora roseo anche se pallido…ma forse se mi avvicino quello diventa più vivido”…che mi accorgo di riconoscere ancora il sapore dei sogni e delle stelle e della matematica, dei prati, dei palloni da basket, del mare e delle pioggie e quindi dico io, la mia vita sta ancora in mezzo a fogli a quadretti magari, addendi e ‘più’…’meno’…’diviso’ e ‘per’…parentesi quadre, estrazioni di radice, logaritmi, fattori, proprietà commutative e numeri immaginari…che nei miei calcoli non deve esistere l’incognita “non si può” o “non più”e sono ancora in mezzo all’equazione mentre aggiungo numeri e cifre e non moltiplico per zero, ancora al primo passaggio del problema da risolvere, ancora a scrivere la lista dei dati forniti come alle elementari, scritti sulla destra in alto appena sotto il testo in corsivo, ancora a capire come impostare ricordandosi di mettere i numeri nei quadretti, belli ordinati come quando la maestra Oriana mi sgridava e a mia madre diceva sempre “è bravo ma che disordine nel foglio”…ancora a controllare se le palle ci sono per davvero mentre nuoto, ogni due bracciate ci butto la mano mentre completo il calcolo… “devo tirar fuori il pi greco e calcolare pure quelle…quattropigrecoperraggioalcubofrattotre…dentro l’equazione”

I conti poi, li concederò pure a voi, com’è giusto, alla fine, dopo aver scritto ‘l’uguale’.

256° giorno – Che tanto fra 21 miliardi di anni è tutto finito

“…e ti spiega in modo semplice un sacco di cose complicate come l’amore…”

“E che c’è di complicato nell’amore…tre parole…è…una…merda”

Lei mi dice che sono caustico e freddo. Caustico e freddo. Mi danno del caustico e freddo ma d’altronde siamo a Gennaio ed è periodo…d’altronde sono a Varese ed è pure posto, caustico e freddo…d’altronde vivo in mondo buttato in un universo caustico e freddo…che si espande e si espande e intanto l’energia raggiunge un equilibrio e nemmeno si trasforma più, l’entropia svanisce e le galassie quindi si separano, stelle e pianeti si disgregano mentre la gravità crolla e buchi neri supermassivi smettono di risucchiare energia, le pulsar più luminose si spengono come candele al vento e tutto si riduce ad una poltiglia di atomi più fini del neutronio, cocktail di quark che si disintegrano fino all’inevitabile zero cosmico, fra circa 21 miliardi di anni.

Studiavo cosmologia ieri…cosi, per passare il tempo…passavo dalle varie teorie delle stringhe, bosoni, anelli chiusi e aperti ai buchi neri e ponti di Einstein-Rosen e una cosa tira l’altra, passi allo scattering, radiazioni di fondo, materia strana, esotica e oscura, scopri la teoria della morte termica dell’universo e i calcoli e le equazioni e tutti gli scenari che ne conseguono…e quel cronometro, “21 miliardi di anni”, la data di scadenza di una roba che nemmeno sappiamo con certezza com’è fatta, dove e quando finisce e cosa c’ha attorno, se c’è il bianco denso e luminoso o se siamo dentro la biglia di un alieno gigante come in Man in Black o se è tutto un enorme Truman Show di cui non ci abbiamo mai capito nulla.

Lo tiro fuori a lavoro l’argomento tanto ci penso…almeno tutto ieri…”Teo ma lo sai che l’universo finisce fra 21 miliardi di anni?” faccio e lui “tanto sarò già morto” e mi immaginavo già la risposta, è fatto cosi, coi pensieri sta molto più su la terra del sottoscritto ed è un mio grosso problema…immaginare cose troppo più grandi di me ed eternamente lontane invece di rimanere collegato con la realtà che mi circonda. A casa la sera ci provo pure con Sorella, che di solito finiamo con il parlare e discutere di robe parecchio profonde…ma anche lei “e quindi? Sarò morta e pure i miei figli e pure i figli dei miei figli” e io mi chiedo se ci sono solo io nell’universo a trovare spaventosa l’idea che se questa teoria è giusta…e le cose vanno come devono e l’universo è davvero di quella forma e le stringhe spiegano tutta la fisica e i bosoni e le stelle si comportano come pensano i fisici e l’energia e la materia oscura esistono davvero…allora il destino…il futuro di miliardi di galassie e stelle grandi 2100 soli e pulsar 1000 volte più luminose di 100 miliardi di stelle messe assieme e civiltà, culture, amori alieni, atmosfere diverse, ipernove, raggi gamma e venti cosmici, faune sconosciute di mondi non vedremo mai…il destino di tutto questo…sta scritto in un equazione lunga tipo tre centimetri mentre noi stiamo qua in questo buco a litigare per olio e pezzi di terra e a chiederci chi è Dio, se esiste o se esisterà mai qualcosa del genere.

Ma solo io lo trovo terrificante?

254° giorno – Come perdere facile a Triathlon

L’ho pensato davvero con questo titolo il mio libro…anzi…un mio libro. Stavo nel dormiveglia, quel postaccio dove ci trovi idee confuse, mostri del cazzo e immagini erotiche quando mi appare in faccia la copertina del libro con titolo e sopra in rosso…c’è un…un…

“Come si chiama quella roba lì che si butta in acqua dopo il naufragio?” chiedo a Sorella
“Salvagente?”
“No cazzo…più grande”
“Ehhh…barca?”
“No più piccolo…gonfiabile giallo”
“Canotto”
“Ecco quello…”

…un canotto che affronta le onde e dentro, una vecchia rugosa, una bambina vista di spalle e un tizio con i capelli rossi occhi da pazzo e bocca che ride allargata…tutto in stile fumetto che mi sa che essermi bruciato l’ultimo libro di Zerocalcare in un solo giorno m’ha condizionato il sonno e la vita senza contare il fatto che fa riemergere tutta la mia vecchia volontà di fare un fumetto che spesso la sola scrittura non basta…con tre-quattro illustrazioni si potrebbero esprimere meglio i concetti…cazzo é arte vera. Poi, beccarmi anche tutto quel concentrato di battute geniali e storie in questo periodo mentre io con la mente sto scarico peggio di una Duracell degli anni ’80 e il senso dell’umorismo chissà dove cazzo sta visto che mi rimane solo il cinismo e non mi esce una battuta decente che non sia volgare e manco storie interessanti, perso tutto chissaddove, forse negli anni d’oro di Pezzali.

Ne soffro anche se so che è temporaneo…è che mi rende una bestia…prima in Tv, che io ero sdraiato a contare i grumi di idropittura sul soffitto e Sorella guardava un programma di gente che compra vestiti da sposa, c’era sta tizia che dice “i vestiti da sposa sono come gli uomini…ne vanno provati tanti prima di trovare quello giusto” e io acido e stanco “si insomma…sei una troia”, con mia sorella che mi sgrida.

Sta faccenda del triathlon poi…iniezione di talento in vena, talento cristallino…stimoli continui negli ultimi giorni…brutti come la pubblicità dei passeggini con Bonolis “Cam…il mondo del bambino” o stimoli belli come la prospettiva di atterrare a Chicago prima o poi a giugno e quello che ne viene fuori è “COME PERDERE FACILE A TRIATHLON” che è un pensiero quasi dislessico come le parole che pronuncio ultimamente, figuratevi…manco so parlare…che qualcosa non torna….cioè, non è mai stato difficile perdere a triathlon, non serve mica un manuale Cristo, che razza di titolo è per un libro…anzi…il mio libro?

253° giorno – Gesù è islandese

Fra poco io e Sorella verremo convocati di là per la benedizione di zio Fra il papa…significa tirarci su dai letti controvoglia e trascinarci in sala con la faccia scocciata e che sbuffa insoddisfazione, stare affianco dei miei con mani giunte e occhi sulle piastrelle arancioni dai giochi geometrici che si ripetono e io che non ascolto una parola, perso con la mente ad incastrare quei disegni e linee curve e diritte e cerchi e quadrati e spirali trovando schemi segreti illuministici finché la coda dell’occhio incrocerà la mano dei miei che si alza…segno che il momento è arrivato dopo una bella mezz’ora mentale anche se sulla terra sono giusto ventidue secondi…e “padre, figlio e spirito santo” che mi viene sempre in mente io e un mio amico con dei drink davanti…ma forse è solo la mia immaginazione distorta…lui che mi chiede tutto concentrato “ma tu che di queste cose ne sai…cos’è lo spirito santo? e io “per me è tipo un uccellaccio luminoso che va in giro…non dico un tucano ma nemmeno piccione…una fenice ecco…con la coda lunga e trespolo d’oro…l’animale domestico a casa di Dio”.

In Tv c’è un tizio telecronista che anticipa l’imposizione delle mani di zio Fra caricando la folla, dice che la notizia importante di questo Natale è che “Gesù è di nuovo vicino a noi dopo essere stato lontano” e sinceramente mi sembra una notizia strana a meno che lo spread che chiude a 197 non sia un segno divino e comunque, io mi dico che per il capo di una ditta non va mica bene andarsene se la maggior parte dei suoi dipendenti sono degli idioti che fanno disastri, stuprano, uccidono, rubano dalle tasche, buttano cartacce per terra e guardano Studio Aperto…se ci tieni non fai vacanza…per quanto mi stia simpatico Jesus, soprattutto in posa sorridente con i pollici in su, è troppo comodo farsi i cazzi propri…e son sicuro che all’entrata di scena trionfale finale stile supereroe che salva la situazione, ci cascheranno quasi tutti…con quel faccione sta simpatico a chiunque.

C’è una folla incredibile in quel catino, il papa ringrazia un sacco di gente e pure dei ragazzi del mio paese “…Induno Olona… ” dice e di sicuro per qualcuno sarà un gran onore visto che ultimamente le uniche volte che si parla di noi è quando si tira in ballo la nuova superferrovia da millemilamiliardi di dollari abbandonata per ragioni dubbie…hanno lasciato un canale largo trenta metri di detriti arsenico e rifiuti che squarcia il paese, la madre del sindaco è tipo intrappolata da jersey in cemento, ruspe e barriere protettive…ci sono negozi e case raggiungibili solo in elicottero e il muschio cresce sui muri immerse nell’ombra perenne di pareti alte venti metri. Madre è contenta della menzione speciale e pare sapere un sacco di cose sul perché e i ‘per come con quando in cui laddove’ e gli affinché e i lui lei loro associazioni viaggi pullman e collette. Io invece, ragiono profondamente sul pranzo vegetariano che ci aspetta…c’è un’amica di famiglia a mangiare oggi e spero che il gusto del cibo si salvi, che ogni pezzo di pianta sia ripieno o fritto o croccante o grondante condimento…penso all’obelisco egizio in mezzo alla piazza e che “Roma non l’ho mai vista e ci abita pure il mio primo amore chissà come sta e cosa fa e se mi piacerebbe più di Venezia che poi con i treni che ci sono adesso ci metti meno di tre ore potrei andarci da solo che una vacanza in solitaria zaino in spalla e arrangiati in qualche cazzo di modo non l’ho mai fatta anche se una roba cosi l’ho sempre desiderata per posti tipo Salonnicco o Marrakesh o l’Islanda e i suoi vulcani e fiordi e verde e crepe tettoniche a caccia di aurore boreali neutrini che si infrangono nell’atmosfera e quelle tende chilometriche verdi e semoventi e io chiuso in un giubbotto in me stesso e nella natura lontano da tutti e tutto lontano da piazza piene di gente di Induno Olona assiepata sotto un obelisco pagano egiziano lontano da Roma Salonicco Marrakech niente città insomma e non ci troverò nemmeno Jesus era lontano forse in Islanda anche lui ma ora è tornato mentre io me ne voglio andare che tanto che ci faccio visto che pure la ragazza che forse amo se la sta scopando qualcun’altro?”

La coda dell’occhio intercetta un movimento sulla sinistra, neuroni corrono agitati, volti rossi per le luci delle sirene d’allarme…inviano messaggi alle fibre muscolari e quelli tirano su leve e tiranti mentre piccoli esserini e cellule nel cervelletto in congiunzione con il database principale coordinano tutti i movimenti secondo uno schema ben preciso memorizzato chissaquandoannomesegiornoora di un miliardo di anni fa e poi “padre, figlio e fenice fiammeggiante”

Amen.

251° giorno – Cambio di programma

Ritorno saltato perché bho, il tempo è scivolato pure oggi e sono tipo le due passate, di notte, ed ecco…partiamo domani mattina e in realtà non ho davvero nulla nulla nulla da voler scrivere, sono schiantato sul divano, occhi appannati e un gran casino nello stomaco. Pensavo però, che se c’è una cosa che sento cambiare in questo periodo, è che se gli anni passati dopo qualche giorno desideravo tornare alle mie placide comodità di sempre, ora il distacco da casa mia lo vivo in tranquillità…indice forse di desiderio di indipendenza, di doccia tua e frigorifero con dentro roba che compri te, letto King size di proprietà esclusiva, nessun “fate silenzio che ci sono i miei che dormono” e solitarie luci al neon.

Chissà se sarà realtà quest’anno…ci potrei provare, me lo dico quando organizzo i miei piani d’attacco al futuro anche se prima, che stavo in una doccia di quelle con la scatola attorno da fare in piedi e mi godevo acqua calda scrosciante ed occhi chiusi, pensavo che a casa mia però ho la vasca lunga che ci sto a meraviglia e io spesso mi ci faccio bagni di ore per pensare e riflettere e scrivere nella mente. Vai sempre a perdere qualcosa nei cambiamenti…magari solo una grossa vasca…ma a volte anche famiglia e amore, comodità, compagnia, voci che ridono e parlano, protezione…questa vita pare sempre un enorme universo a forma di bilancia da tenere in equilibrio, dare e avere, perdere e guadagnare.

Quello della moglie ubriaca e la botte piena…presente no? Ecco, quello si che aveva capito il dramma delle scelte e la vera forma della vita.

250° giorno – Sapori

La casa è quasi vuota, indice di capodanno agli sgoccioli e qualcuno degli ospiti è pure già tornato a lavoro…poi ci sono i miei pezzi con qualità in picchiata ma anche le mie energie mentali sono agli sgoccioli e il talento ne va ghiotto…a lui serve nutrirsi e solo quelle posso dargli, non fumo abbastanza, non mi drogo abbastanza, non scopo abbastanza e non bevo abbastanza per dargli altro…adrenalina ed endorfine non sono abbastanza. Domani esauriremo la dispensa, quello che c’è rimasto “si finisce!” compresi biscotti wurstel pasta sughi pronti, valigie in macchina e ‘home sweet home’ macchina diretta a nord-ovest verso neve a quanto dicono e alla ripresa della sopravvivenza ‘otto ore a vedere le stesse facce problemi crepe nel muro di fronte ragnatele agli angoli appunti scritti su post it gialli cosi per sei mesi alzarsi dalla sedia ma che almeno adesso è stata sistemata con la saldatura si e gli manca ancora un bracciolo ma è meglio e tu ti alzi appunto e fai su e giù compiti consegnati e compiti presi fatti bene male controvoglia oltre tempo massimo o in perfetta puntualità e ritornare ogni giorno da moltiplicare poi per trecentoventi e poi per trenta per conoscere il numero che abbiamo nella fila del purgatorio cosi tutto di fila con le mattine e routine pomeriggio e routine sera e routine confidando che in quelle micro particelle di tempo libero che ti rimangono tu possa scavare raschiare distillare estrarre sprint genetico per fare tutte quelle cose che alimentano le speranze e sogni nel cassetto e desideri nascosti e amori inconfessabili come per Lei e la forza per saltare la corda con il freddo e il sudore che congela e si trasforma in fumi bianchi di fatica l’aprire un libro mai letto entrare ed ordinare da bere in un nuovo bar pregando che i numeri digitali del tuo conto bancario non siano tutti uguali e pari a zero che si sa delle spese e si sa delle difficoltà inquietudini tasse imprevisti dalle sigle strane TARES o IMU cavolo come bestie leggendarie draghi hydra minotauri roba demoniaca che fanno paura alla gente che un tempo c’erano fruste e pistole alla tempia ma questo è meglio e legale le famiglie e le pere a tavola mancanti è la nuova tecnica segreta dei governi per controllare felicità e paura come si fa con i cani per farci invecchiare sotto controllo con ossi da sgranocchiare quando i padroni mangiano la polpa e noi sotto il tavolo con l’osso felici e contenti per dieci anni moltiplicati per sette e poi dentro un buco fatto in giardino mal curato spesso senza nome sopra e ricordato da pochi che di cani famosi davvero io ricordo Balto Hachiko e quello russo che hanno spedito sullo spazio mentre per Lessie e commisario Rex ne usavano mille tutte uguali’.

Si sente che è finita per i letti vuoti i rumori spenti di gente stanca che dorme…sono le quattro anche oggi…io vorrei scriverle ma non posso…è sbagliato…parlo e parlo ma mi sono fatto un paio di promesse pure io. Si sente che è finita da giochi chiusi e i piatti puliti e messi via, dalla stanchezza degli occhi. Rimarrà il ricordo anche di questi giorni…purtroppo è il dramma del sentire il sapore ed essere intelligenti, la percezione di quel momento in cui la bocca e la mente non comunicano più e quel gusto e quegli aromi spariscono subito e il cervello si rattrista, le endorfine si vaporizzano. Non c’è soluzione al bianco e nero della vita ai cicli scontati, agli Alpha e omega che si separano e si incontrano. Ho paura. Ma penso ai bocconi…’mangiare’ di piu. Ricordarmi i sapori.

248° giorno – Scadenze universali

L’acqua di questa casa non è buona, quando scorre mi torna in mente l’odore dolciastro della saldatura con una punta di acido che non distinguo, non riesco a capire. Oltre la mezzanotte, c’è una bottiglia morta sul portico, dissanguata nell’urto, lampi e tuoni sferici dai fortini-abitazioni che ci circondano…dovremmo tipo essere nel nuovo anno, dovrei scrivere tipo auguri o tipo dovrei redigere una lista dei cambiamenti-fioretti-appuntamenti con il destino per il nuovo anno tipo. Beh, penso al sapore dell’acqua e al nido di rondini che vedo tra le travi, penso che non so fare i cerchi di fumo quando gli altri mi passano del tabacco arrotolato…penso che il fianco mi duole sulla destra e me lo trascino da tempo anche se oggi la borsa della Fuji l’ho messa dall’altro lato e di colpo mi sono sentito meglio…penso alle mancanze ma non è una novità…penso alle novità ma quelle mancano, penso che il caffè grattugiato nel mascarpone non l’avevo mai provato ed è molto buono…ci inzuppo dentro il pandoro quando torno dentro e butto la giacca sul divano, il bicchiere con il mio nome scritto in pennarello lo appoggio sul tavolone di legno…quercia credo, bello, lo vorrei in casa mia, penso a Lei come ogni giorno.

Tutti prendono queste date penso…ed eventi, tasselli nel tempo precisi come viatico, punto d’inizio o di fine e sapete bho…io non ci credo più a questa storia dei cicli e del tempo…roba che ha poco senso nel nero dell’universo, giganti rosse e orizzonti degli eventi dai confini labili con fotoni risucchiati nel nulla e Proxima Centauri che si tinteggia di rosa, supernovae esplodono, a questo penso. Di decisioni personali e fioretti, bilanci…discussioni con me stesso…ne ho sempre fatte mille e c’ero anch’io nella lista di quelli che dicevano “dal primo Gennaio” o “da Lunedi io…”. Poi ho deciso di non volere pietre miliari o scadenze, se vuoi impegnarti lo fai da subito, rimandare non ha senso, dopo un discorso serio meglio iniziare con le idee chiare, anima sporca, cuore pesante, il culo che rode, a questo penso e vedo dalla finestra il cocker, fuori che piange…penso al pensiero più complesso che possa formulare un cane, se quando comunica con gli altri cani si facciano domande e si rispondano a vicenda, se si facciano domande a loro stessi anche, magari da vecchi, come questo. Di fioretti, impegni, auguri da fare, obiettivi nella mente…niente davvero…niente…vorrei
dell’altro pandoro, a questo penso adesso, si, mentre parte Outside degli Staind, un buon inizio musicale quest’anno, penso.

247° giorno – Intuizioni

C’era una discussione in ballo mentre il tramonto stava alle spalle, sul lago e il castello di Sirmione da qualche parte lì, dietro bar e pizzerie e gente e albero di Natale estremamente ciccione, troppo basso, troppo largo, troppe luci bianche e blu, troppi turisti attorno che invece di stare fermi immobili e zitti a guardare i colori giallo-blu-arancio-nero dispersi ma omogenei su almeno centottanta gradi di acqua placida, scattano foto ricordo che non guarderanno mai più e verranno eliminate quando salteranno fuori un giorno d’estate e si diranno “che brutta foto e che brutto albero di Natale”. La discussione verteva sul concetto di ‘Pronti…partenza…via’ che in effetti se ci pensate perché si dovrebbe partire al ‘Via’ e non su ‘Partenza’? Che ad andare di logica e non tradizione…’Partenza’ significa che c’è da andare e correre fortissimo e che ‘Via’ non significa nulla. Capisco poi che sia difficile sostituirlo con un ben più logico ‘Pronti a partire’ che è troppo lungo e perdi il ritmo e i muscoli rimangono tesi e lì rischi gli infortuni ai quadricipiti e io ci son passato…mi avevano tirato un colpo durante una partita di basket e due ore dopo facendo la doccia il muscolo mi si rattrappisce e la gamba si gira all’indietro, tutto diventa viola e ci metto due mesi a camminare come un individuo normale. Quindi bho, gli altri prendono un caffè e io un gelato cioccolato e pistacchio, camminiamo tra queste viuzze con ingressi medievali e semafori moderni e gente in macchina che impazzisce mentre cerca di non investire coppiette e coppiette…ci sono solo coppiette in questo posto oltre gli abitanti…camminiamo e decidiamo che da ora in poi si scatterà sempre sul ‘Partenza’ e se l’omino con la pistola farà polemica interverremo polemicamente anche noi contro la tradizione facendo sceneggiate patetiche uscendo sbattendo la porta che così si fa.

246° giorno – Come il Gino

Quando arriviamo ieri sera c’è Gino che ci aspetta, lampadato maestro di sci vestito sportivo brizzolato ‘bene’ di 45 anni, sorriso facile con giacca figa e Timberland scure molto belle che ci da le chiavi della reggia anche se “solo il piano sotto…da quando mamma è morta la affitto e a volte diventa pure Bed&Breakfast”…mille stanze, mille letti con specchi da chiavata e muri doppia tonalità con i brillantini, mobili di legno vero, vasi verdi e luci soffuse, un albero di natale trash, videoregistratore anacronistico marchiato Sony con la scritta ‘smart engine’ in oro e un cocker…uno di quei cani coi boccoli e l’aria malinconica da vecchia signora…se ne sta di fuori nei 5.000 metri di giardino ma in casa non può entrare ci dice Gino prima di andarsene sempre sorridendo sulla sua Audi station wagon sportiva e sci già caricati sopra il tetto metallizzato tinta personalizzata.

Prima tappa supermercato Rossetto, altamente consigliato dal Gino…”andate dal Rossetto…ve lo consiglio” e sorride, anche se lui lavora nella grande distribuzione e forse qualche interesse mi sa che sotto sotto c’è…forse forse sorride per quello. Sulla strada, prima del Re dei discount, ci sono un paio di altri posti praticamente deserti senza macchine nel parcheggio…in uno c’è pure una scritta vendesi sui vetri frontali…l’altro aveva un nome impronunciabile mentre il ‘Rossetto’ ha insegne giganti flash, porte scorrevoli automatiche luminose e parcheggio pieno…visto che il resto del paese è deserto mi sa che son tutti qua. Non so voi…non so perché…credo sia per la teoria delle stringhe ma ogni supermercato pare un universo a parte…incredibile come i settori siano come spostati…trovo l’acqua frizzante ma quella naturale sta in un angolo oscuro…che ci siano mille articoli mai visti come carbonara pronta e pesci mai visti in una pescheria e credo manco in mare. Anche alla cassa è diverso, non ci chiedono carte, sacchetti di tre tipi diversi “ma non prendete quelli verdi che si rompono” ci dice la cassiera mentre sorride…sorride come il Gino e visto che prendiamo quelli più costosi mi sa che sono in combutta e Gino ride e ride mentre conta gli zeri del conto sulla sua Audi colore personalizzato.

A casa ci si sceglie il proprio letto visto che chi prima arriva meglio alloggia anche se siamo scapoli e arriveranno le coppie da accontentare e si sa che la vita di single è dura…si passa in secondo piano ma tanto ci siamo abituati ormai, non son più sacrifici. Brescia poi, oggi…e non è male anche se pare un gioco facile quando hai un castello…i castelli piacciono a tutti e poi questo ha i merletti, i parchi, dislivelli con scale e torri e tetti panoramici sopra la città e pure un ponte levatoio e una locomotiva dentro un recinto…insomma, c’è carne anche se il centro è il classico miscuglio di archi e palazzi di altra epoca mischiati con portici e scatole cubiche moderne, un orologio con lancette strane ed un sacco di gente che vaga fitta in tre-quattro direzioni. Noi giriamo un po’ anche se poi sale la voglia di rilassarci un secondo, sedersi, bere qualcosa ma pare incredibile, son tutti negozi o quasi e ci mettiamo un po’ a trovarne uno fico e non per menu esotici o arredamento etnico e musica di livello ma più per la barista mulatta dal sorriso perfetto e capelli ricci, uno di quegli amori che durano una giornata e poi spariscono nel nulla e in quella mezz’ora siamo stati fidanzati sposati bambini al seguito le peggio cose sporche pure in pubblico tipo quella volta, cofano di una Golf blu di chissà chi, dopo il concerto dei Pearl Jam mi pare…ed il brutto è che le bariste, come il mio amore segreto al Carducci di Varese, son bravissime a farti sentire il più simpatico e figo ed esci che sei sicuro che la prossima volta che entrerai lì verrai riconosciuto, avrai margine di manovra, primo mattone di una storia d’amore vera ma non è cosi…è un gioco…crudelissimo per chi ha dei veri sentimenti come me, saranno sempre falsi sguardi di interesse e “ma questo me lo ricordo…si si è lui” mentre dovrei non farmi film ed essere più pronto al gioco, come farebbe Gino, lampadato e sorridente e con l’Audi.

Eh si…dura vita per un genuino come me…come noi…meglio tornare nella nostra nuova casa, preparare cibo, aspettare il quarto e pensare a tutti quei micro-teorie-problemi quasi divertenti del tipo “fra tre giorni arrivano gli altri cinque e io penserò che questa è già un po’ casa mia che io mi affeziono in fretta ai posti…più che alle persone e so già che quando qualcuno si siederà sulla poltroncina lì nell’angolo a sinistra che l’ho sistemata con cura certosina sorriderò nervoso quasi incazzato che quella è mia e la casa è mia e voi siete solo ospiti…graditi ma ospiti”.

Che poi andrà bene, non ci penserò più, come ogni volta e i pensieri finiranno in un qualche punto del passato molto oscuro e dimenticato e sorriderò di questo e alle battute degli altri, come Gino anche se non cosi abbronzato e senza sci e senza Audi.

245° giorno – Nella valigia ora ci stanno le cose

Son migliorato nulla da dire, ora nella valigia ci stanno le cose almeno…cavolo, anni fa, quando uscire dal mio recinto era una novità spaventosa, non riuscivo a mettere in fila pensieri sufficienti per organizzare un viaggio in autonomia…troppe cose dimenticate e lasciate nel cassetto, fili e caricatori, asciugamani, bagnoschiuma e ciabatte…dimenticare quelle era l’inferno, uscire dalla doccia era come stare in palude…documenti, portafogli, biglietti aerei. Poi ho imparato, sarà per l’iterazione, valigia dopo valigia come partite a Tetris per infilare sempre più cose, che “quel caricatore arrotolato in quel modo riesco ad infilarlo tra maglione e shampoo mi sa” e mi riscopro pure previdente, medicine per ogni evenienza, dal raffreddore all’ebola…ci sono…e sacchetti per smistare vestiti sporchi puliti elettroni neutroni…ci sono…un minimo di schema piramidale nel disporre i vestiti…fatto. Poi, in verità in verità vi dico, guardando il risultato finale…a piegare le cose son sempre il solito disastro, le magliette o sembrano tombini quadrati di stoffa oppure sacche da golf, non c’è nulla del tocco di donna, non ci sono nozioni di geometria e colletti in ordine. Un habitat fragile la mia valigia…disordinato, una specie di schedario da geometra pazzo, una ricetta da grande chef in cui sbagli due mosse e il piatto fa schifo…se piego due volte una maglietta tutto salta, il mio mondo crolla come un jenga.

Valigie, valigie, anche quest’anno…in partenza per il capodanno di rito, in un qualche modo sono riuscito a stipare roba per un mese dentro il metro cubo del trolley…richiuderlo al ritorno sarà un incubo che le mie cose col tempo sembrano raddoppiare di volume. Ah, anche quest’anno la voglia è quasi nulla comunque…come ogni anno che ormai fa quasi parte del rito pure questo…ma so che son fatto cosi, la scintilla arriva e poi brillo di luce mia ma stavolta è dura, la parte sinistra del corpo è bloccata, collo e schiena fermi che devo aver preso freddo in quel momento li quel giorno la ed è per questo che ora è cosi che sei messo e la prossima volta impari…cosi mi dicono sempre. Poi ho la febbre, poi pure impegni e casini a casa che mi dicevo “dovrei rimanermene qua” e da una cosa ne aggiungi trenta altre, roba micro e insignificante, scuse e dolori e i piani ti sembrano meno brillanti e ‘ohy’, ci vivo troppo con queste parti di me che chiedono spazio e si lamentano, ostacolano il successo della mia mente e follia…sono una cazzo di valigia, pure io…sentimenti piegati male, emozioni stropicciate, fazzoletti di anima infilati tra bagnoschiuma e macchina fotografica…e ci sta sempre tutto alla fine, come ora…ma poi, quando tiro la cerniera e la apro e ci butto un occhio dentro…un groviglio di me e di tutto…e di Lei. Un disastro.