257° giorno – 2+5=7

Non passa più…scrivo per passare il tempo…speranza che l’orologio si schiodi dalle 15:39…scrivo senza idee in testa, il sonno, il cappellino con il marchio Weber che mi fa sembrare un muratore slavo, il calore che sale su, il torcicollo, i polpacci doloranti del primo allenamento post-feste natalizie, un mal di pancia dubbio tra l’ansia e l’aver mangiato irregolare…desideri vari e in mente pance abbronzate e gambe nude…ogni tanto apro finestre digitali e ci guardo dentro, ogni tanto leggo scritte, ogni tanto penso che quello che sto scrivendo l’ho già scritto mille altre volte, ogni tanto modifico foto, ogni tanto mi faccio cazzi miei, ogni tanto vedo il cellulare illuminarsi…leggo…scrivo…clicco invia…penso di non venire domani mattina che poi il pomeriggio sono a Milano, mi tengo in piedi con Vivin C e Brufen crema ultimamente…penso che non dormo abbastanza…che sono stanco…sono debole…penso che sono noioso…”è cosi da quanto?” penso…le chiappe fan male che tempo 15 giorni e si sono disabituate in fretta alla sedia scomoda e abituate in fretta alle poltrone comode, mi giro sul fianco, prima destro e poi sinistro, allungo le gambe, le metto sopra lo scaldotto, mi rigiro come in un letto scomodo…forse ho di nuovo l’influenza, forse ho l’appendice…no no…si dice appendicite, forse non mi sono ancora ben regolato e il fisico ne risente come succede con il jetlag o quando di colpo cambi vita, cultura, casa, amore…ci vuole adattamento, periodo di pausa, grosse riflessioni e piani e calcoli precisi e pragmatici, equazioni di primo e secondo grado, non lineari, logaritmi…ah!…matematica, parte di quella lista di cose stupide fatte e rimpianti e sogni infranti che ne ho un catalogo ben fornito come ogni umano sulla terra ed è una delle cose per cui mi maledico…matematica…”2+5=7″…in mezzo a baci non dati e parole non dette…la matematica…averla abbandonata dalla terza superiore, rimpianto…accontentandomi di un galleggiamento senza sforzo, portato dalla corrente fino alla maturità con qualche copiata random e arrampicate su vetri formato lavagna da interrogazione, cavandomela con poco, studiando ogni tanto, per lo più barando…compensavo con il resto e usavo la media…media matematica…per controllare il galleggiamento fra le varie materie, “non sono più adatto alla matematica” pensavo…ma gli anni prima mi piaceva, ero bravo poi, qualcosa si è rotto li dentro…cosa?…e nulla fino all’università, fino a quell’esame tenuto dal professor Nosferatu, alto quattro metri e magro e vecchio e bianco di pelle e capelli, “lei non può farlo…non ha partecipato…non può studiare il programma da solo cosi dal nulla…non posso fargli fare l’esame” diceva e allora lotta, mail su mail, analisi logica e grammaticale di ogni regola scritta o non scritta, dovevo partecipare e farlo per forza, iscrivermi, provarci in ogni modo, partecipare, litigate e ricorsi e il nuovo che avanza e il vecchio che cede, iscritto per sfinimento…una settimana di studio per imparare sei mesi di corso per poi passarlo, bei tempi quelli, tempi in cui avevo palle, tempi in cui ero scostante come adesso, tempi in cui ero pigro e nullafacente sdraiato sui prati sdraiato su banconi in legno sdraiato su un letto sdraiato sulle idee e sul talento, tempi di serate alcoliche e divertimenti vari, tempi in cui credevo però di avere tempo a sufficienza, credevo che lei sarebbe rimasta, credevo nel futuro roseo, più roseo che mai nonostante fossi pigro in tempi pigri ma io ero il nuovo che avanzava mentre il vecchio cedeva, avevo le palle io…poi bho, perse per anni, come se ci avessi giocato a golf e puff!, finite in uno stagno coi coccodrilli e lasciate perdere perché “per un po’ puoi galleggiare anche senza palle” dicevo, stai li e fai il morto, l’acqua pare pure calma…e calda, “quasi mi rilasso…il futuro è ancora li…se alzo un po’ la testa inclinandola sul petto lo vedo…ancora roseo…posso rilassarmi e farmi un bel bagno senza palle…basta tenerlo d’occhio ogni tanto che c’è nebbia e sembra un po’ sfocato li in lontananza”…ma, a stare a mollo e galleggiare, pelle raggrinzita di un vecchio, poi capisci che senza palle non riesci a fare nulla, dimostrare nulla, combinare nulla, che molti del nulla si accontentano pure e riescono anche ad essere felici ma io no, avrei voluto…ma tutto deve essere ad immagine e somiglianza dei miei sogni più luminosi, gli amici migliori, il lavoro migliore, la sicurezza, la felicità, la donna bella e intelligente, amore vero e sincero, conoscere il più possibile, passioni coltivate con trasporto senza stare troppo ad ascoltare…ora “è troppo giovane per te” dicono, “sei troppo vecchio per farlo” dicono, “il meglio è andato” dicono, “lascia perdere” dicono, “non funzionerà mai” dicono ed è tutto un sentire ed immagazzinare per me…e fare statistica di chi non è sognatore come me…per me…e fare come pare a me…per me…”chissenefrega” rispondo, “io so come sarà il futuro…ho trovato due palle sul fondo del mare…ci stavano due paguri dentro e li ho fatti sloggiare…mi son messo a nuotare verso il futuro…lo vedo ed è ancora roseo anche se pallido…ma forse se mi avvicino quello diventa più vivido”…che mi accorgo di riconoscere ancora il sapore dei sogni e delle stelle e della matematica, dei prati, dei palloni da basket, del mare e delle pioggie e quindi dico io, la mia vita sta ancora in mezzo a fogli a quadretti magari, addendi e ‘più’…’meno’…’diviso’ e ‘per’…parentesi quadre, estrazioni di radice, logaritmi, fattori, proprietà commutative e numeri immaginari…che nei miei calcoli non deve esistere l’incognita “non si può” o “non più”e sono ancora in mezzo all’equazione mentre aggiungo numeri e cifre e non moltiplico per zero, ancora al primo passaggio del problema da risolvere, ancora a scrivere la lista dei dati forniti come alle elementari, scritti sulla destra in alto appena sotto il testo in corsivo, ancora a capire come impostare ricordandosi di mettere i numeri nei quadretti, belli ordinati come quando la maestra Oriana mi sgridava e a mia madre diceva sempre “è bravo ma che disordine nel foglio”…ancora a controllare se le palle ci sono per davvero mentre nuoto, ogni due bracciate ci butto la mano mentre completo il calcolo… “devo tirar fuori il pi greco e calcolare pure quelle…quattropigrecoperraggioalcubofrattotre…dentro l’equazione”

I conti poi, li concederò pure a voi, com’è giusto, alla fine, dopo aver scritto ‘l’uguale’.

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