251° giorno – Cambio di programma

Ritorno saltato perché bho, il tempo è scivolato pure oggi e sono tipo le due passate, di notte, ed ecco…partiamo domani mattina e in realtà non ho davvero nulla nulla nulla da voler scrivere, sono schiantato sul divano, occhi appannati e un gran casino nello stomaco. Pensavo però, che se c’è una cosa che sento cambiare in questo periodo, è che se gli anni passati dopo qualche giorno desideravo tornare alle mie placide comodità di sempre, ora il distacco da casa mia lo vivo in tranquillità…indice forse di desiderio di indipendenza, di doccia tua e frigorifero con dentro roba che compri te, letto King size di proprietà esclusiva, nessun “fate silenzio che ci sono i miei che dormono” e solitarie luci al neon.

Chissà se sarà realtà quest’anno…ci potrei provare, me lo dico quando organizzo i miei piani d’attacco al futuro anche se prima, che stavo in una doccia di quelle con la scatola attorno da fare in piedi e mi godevo acqua calda scrosciante ed occhi chiusi, pensavo che a casa mia però ho la vasca lunga che ci sto a meraviglia e io spesso mi ci faccio bagni di ore per pensare e riflettere e scrivere nella mente. Vai sempre a perdere qualcosa nei cambiamenti…magari solo una grossa vasca…ma a volte anche famiglia e amore, comodità, compagnia, voci che ridono e parlano, protezione…questa vita pare sempre un enorme universo a forma di bilancia da tenere in equilibrio, dare e avere, perdere e guadagnare.

Quello della moglie ubriaca e la botte piena…presente no? Ecco, quello si che aveva capito il dramma delle scelte e la vera forma della vita.

178° giorno – Weber

Da qualche giorno ho paura dell’acqua calda. Mi siedo nella vasca, in bagno, prendo il soffione e apro l’acqua, facendola scorrere lontana da me. Invece di innaffiarmi come Dio comanda tentenno dubbioso, come se fosse acqua gelata…mi serve prendere un respiro profondo, quasi chiudere gli occhi e puntarmi addosso il getto. Fisicamente mi dà fastidio, sento brividi sulla pelle, spilli emotivi, disagio.

Esco dalla doccia dopo tutte le varie fasi acqua, sapone, risciacquo, seconda passata, asciugamano. Mi metto una maglietta della Weber.

Detta così pare un marchio di lusso, roba di nicchia, da calciatori, da gente coi soldi. La metto perché devo uscire magari…vita sociale, donne, facendo il figo con la maglia Weber.

“Cazzo…maglia Weber…tu si che vai bene…”

In realtà, la Weber fa materiale per l’edilizia…vernici, colle, prodotti di quel genere, per sistemarti la facciata di casa e organizzare cantieri raggruppa-vecchi. È una specie di canottiera con le maniche giallo limone e la scritta ‘Weber Saint Gobain’ sul petto, roba che non terrei nemmeno nel cassetto di un armadio abbandonato in discarica…figurarsi addosso, ma d’altronde, ho finito tutte le altre magliette da letto, che mi hanno detto che alla salute fa male starsene a torso nudo.

“Va bene…ma perché…che mi succede…”

“Fa male…”

“Ok…”

Così, vestito chic, vado in cucina che mi sono ricordato dal nulla che in frigo forse ci sono ancora mandarini. Ci sono…li mangio. Poi metto su Jurassic Park, che quando fuori piove ne ho sempre voglia anche se fa un sacco di rumore Jurassic Park, è un continuo smanettare sul telecomando per fare montagne russe con il volume anche se adesso, forse, la pioggia fuori fa ancora più casino del film.

Oggi, ad allenamento, ho ‘preso’ un sacco di acqua fredda a proposito…con le mani tra pozzanghere e fango, dita rigide su sbarre viscide, la felpa zuppa, piedi fradici, gente che ti guarda come un alieno o meglio, una disgustosa e umida creatura degli abissi.

Bello però, mi è piaciuto…e sempre meglio dell’acqua calda, comunque.

116° giorno – “Outside”

Non ricordo che nome abbia l’indice del piede. Mi sembrava di saperlo, me lo ha detto qualcuno, da qualche parte. Ce l’ho sotto l’occhio, testa bassa mentre tengo una mano appoggiata sulle piastrelle bianche, acqua scrosciante sul cervello e pensieri. La doccia sulla testa mi piace anche se mi sento strano. Anzi no, mi sento incazzato.

Navigo in una specie di periodo oscuro che a volte vedo meno nero, a volte di più. Un po’come la mia mano sulle piastrelle bianche.

“Oggi è molto abbronzata”

Mi chiamo Emanuele, ho quasi trent’anni e sono incazzato e molto abbronzato. Devo ancora perdere qualche chilo ma sono muscoloso, sono pelato, ho la barba, sembro un tipaccio, sono solo, non so comportarmi, mi lamento, non so come si chiama il dito indice del piede, mi sfogo su quelli che mi vogliono bene, non uso profumi, sono complicato, non so fare un granché.

“Ti vedo da fuori, sbagli” mi dice un mio caro amico al telefono. Mi ha chiamato perché oggi mi ha chiesto quanto nero era il nero e io gliel’ho spiegato.

“Nero nero, anche sui bordi”

Di solito sui bordi c’era l’alone.

Mi dice che io sbaglio, non è che sono sbagliato, sbaglio, Emanuele, trent’anni, incazzato e sbaglio, non sono sbagliato.

“Devi cambiare, cambiare come ti approcci al mondo perché fidati, da dentro è diverso è da fuori che si vede e io lo vedo. Te la ricordi quella volta? ”

Me la ricordavo quella volta. Da dentro era diverso.

Mi fa arrabbiare. Ancora.

Prima della doccia, ero vicino a delle sbarre in un parco e tutto mi faceva male, non potevo continuare. Schiena, spalla, braccio, ginocchio, cuore. Ho iniziato a prendere a pugni i sostegni di legno delle sbarre, ‘tum-tum’

“…è da fuori che si vede…”

‘TUM-TUM’

Mi sono un po’ rovinato le nocche sul legno, tirando quei pugni. Ora, oltre ad essere Emanuele, trent’anni, incazzato, ho anche le nocche che fanno male. Quando torno e mi lavo, sapone liquido bianco docciaschiuma, mano abbronzata nera sulle piastrelle e le nocche bianche, mi brucia tutto.

“…e si vede da fuori…”

Magari è dagli occhi o dalla bocca, o dalle nocche sbucciate che si vede come sono, chi sono io…Emanuele…trent’anni… nocche sbucciate…molto abbronzato. Incazzato anche quando mi asciugo, con ancora qualche chilo di troppo, abbronzati anche quelli. Incazzato alle poste.Incazzato quando stritolo biscotti frollini dentro la tazza di latte. Incazzato mentre ordino una pizza. Incazzato quando scrivo i pezzi. Incazzato quando non faccio nulla, e sono sdraiato e non penso e non dovrei esserlo, incazzato.

Ora che mi asciugo, molto abbronzato, di fronte al mio specchio, con la ciccia, i muscoli, la pelata e la barba e gli occhi arrabbiati che mi guardano da dentro me lo chiedo, che aspetto abbia da fuori, chi sono io da fuori, cosa faccio io da fuori.

Che è da fuori che si vede…