245° giorno – Nella valigia ora ci stanno le cose

Son migliorato nulla da dire, ora nella valigia ci stanno le cose almeno…cavolo, anni fa, quando uscire dal mio recinto era una novità spaventosa, non riuscivo a mettere in fila pensieri sufficienti per organizzare un viaggio in autonomia…troppe cose dimenticate e lasciate nel cassetto, fili e caricatori, asciugamani, bagnoschiuma e ciabatte…dimenticare quelle era l’inferno, uscire dalla doccia era come stare in palude…documenti, portafogli, biglietti aerei. Poi ho imparato, sarà per l’iterazione, valigia dopo valigia come partite a Tetris per infilare sempre più cose, che “quel caricatore arrotolato in quel modo riesco ad infilarlo tra maglione e shampoo mi sa” e mi riscopro pure previdente, medicine per ogni evenienza, dal raffreddore all’ebola…ci sono…e sacchetti per smistare vestiti sporchi puliti elettroni neutroni…ci sono…un minimo di schema piramidale nel disporre i vestiti…fatto. Poi, in verità in verità vi dico, guardando il risultato finale…a piegare le cose son sempre il solito disastro, le magliette o sembrano tombini quadrati di stoffa oppure sacche da golf, non c’è nulla del tocco di donna, non ci sono nozioni di geometria e colletti in ordine. Un habitat fragile la mia valigia…disordinato, una specie di schedario da geometra pazzo, una ricetta da grande chef in cui sbagli due mosse e il piatto fa schifo…se piego due volte una maglietta tutto salta, il mio mondo crolla come un jenga.

Valigie, valigie, anche quest’anno…in partenza per il capodanno di rito, in un qualche modo sono riuscito a stipare roba per un mese dentro il metro cubo del trolley…richiuderlo al ritorno sarà un incubo che le mie cose col tempo sembrano raddoppiare di volume. Ah, anche quest’anno la voglia è quasi nulla comunque…come ogni anno che ormai fa quasi parte del rito pure questo…ma so che son fatto cosi, la scintilla arriva e poi brillo di luce mia ma stavolta è dura, la parte sinistra del corpo è bloccata, collo e schiena fermi che devo aver preso freddo in quel momento li quel giorno la ed è per questo che ora è cosi che sei messo e la prossima volta impari…cosi mi dicono sempre. Poi ho la febbre, poi pure impegni e casini a casa che mi dicevo “dovrei rimanermene qua” e da una cosa ne aggiungi trenta altre, roba micro e insignificante, scuse e dolori e i piani ti sembrano meno brillanti e ‘ohy’, ci vivo troppo con queste parti di me che chiedono spazio e si lamentano, ostacolano il successo della mia mente e follia…sono una cazzo di valigia, pure io…sentimenti piegati male, emozioni stropicciate, fazzoletti di anima infilati tra bagnoschiuma e macchina fotografica…e ci sta sempre tutto alla fine, come ora…ma poi, quando tiro la cerniera e la apro e ci butto un occhio dentro…un groviglio di me e di tutto…e di Lei. Un disastro.

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