244° giorno – Prigioni

27 Dicembre, lo passo tra gabbie di plastica e vetro, con pesci e pesci-mammiferi che sguazzano dentro, fanno piroette o stanno immobili boccheggiando mentre frotte di bestie a due zampe tamburellano sui vetri e urlano e scattano foto. A dirla tutta, gli animali che stavano allo zoo di Berlino mi sembravano molto più depressi, nonostante ettari di savana e habitat vari ricreati alla perfezione e sottospecie di comfort…ricordo un maestoso leone e la sua leonessa accasciati con gli occhi tristi in una gabbia mentre gli umani sparavano flash nelle pupille senza rispetto…mentre questi, pare stiano meglio ma io lo so, in quegli occhi vitrei ci vedo dei sentimenti…sono una vittima del sistema di quel nazista di Walt Disney insieme a milioni di altri bambini, per me ‘Alla ricerca di Nemo’ è tratto da una storia vera e i pesci piangono e ridono, si preoccupano, riconoscono la differenza tra mare e vasca, pinnuti che sognano la libertà come Free Willy e da qualche parte giù nella barriera corallina, ci sono scuole tra gli anemoni, i pesci escono ad accompagnare i figli-pesci e c’è il maestro che è una manta e i pesci pagliaccio son simpatici e raccontano barzellette e “Motoschifo!” urla Nemo…dannato mio-bambino-dentro.

La cosa che poi ti colpisce quando ti vedi questi animali davanti, tipo i delfini, è che tu te li immaginavi più piccoli, al massimo grandi cosi…allarghi le braccia…e poi ti ritrovi con una roba più lunga della Punto che hai parcheggiato lì di fuori che a proposito…già costa tipo ‘una follia/ora’ ma ti trovi nel parcheggio immigrati e clandestini che chissà per quale logica, credono che tu non conosca il funzionamento delle sbarre elettroniche, pensano che tu non sappia premere il pulsante per prendere il biglietto e che trovare un parcheggio libero in 50 metri quadrati d’asfalto non sia roba per te…complicato…che forse per loro ti manca pure il senso della profondità nella vista, chissà, sicuramente hai deficit, hai bisogno di aiuto stile addetti alle piste d’atterraggio con palette luminose e che ti dicono “dietro dietro stop gira gira” come se ti stiano facendo un grosso favore anche se pure un cieco riuscirebbe a parcheggiare in retro anche con un carrarmato T-90 Afgano. Fatto sta che poi ti senti costretto a dargli qualcosa, fai un euro…minimo, nella speranza che lui e la sua gang non ti vogliano ricamare la macchina con dei ferri per divertimento o dispetto.

Tornando al discorso prigioni e gabbie e acquario, quando vedo queste bestie magnifiche da dietro cento millimetri di polimetilmetacrilato trasparente al novantottopercento, penso che probabilmente solo gli animali senza occhi non sentono differenze…tipo anemoni, ricci, meduse…o magari anche quei pesci rossi senza memoria breve con il loro universo che si resetta ogni cinque minuti ecco…mentre gli altri soffrono e vorrei vederli tutti liberi, sembrano agli arresti domiciliari. Immaginate la vostra vita…la dovete trascorrere rinchiusi in un appartamento…o magari anche in una villa, pure con strafiga inclusa, campo da tennis, piscina e solarium…è ovvio, logico, conseguenza inevitabile, che dopo un po’ vi ritrovereste a sognare file alla posta il sabato mattina, numero 14 all’ambulatorio e voi avete il 64, traffico delle 17:36 in tangenziale e migliaia di puntini sfocati rossi e bianchi in lontananza e solo le frequenza FM che vi salvano dalla pazzia, “domani c’ho un sacco di lavoro da fare per la commessa 36 o il mio capo mi farcisce il culo di calci” dite mentre smanettate sul telefono…no no…c’è da capirli, ci vuole empatia globale, li voglio liberi nonostante ami filmarli, fotografarli, conservarli in dettaglio nel cassetto dei ricordi belli…ma da quando è riemersa in me una decisa vena naturalista, lo penso spesso…dai giorni di Berlino, zoo, leoni tristi e rinoceronte in gabbia alle 18:20 precisamente. Io rimango sempre il solito ingenuo e genuino ragazzo che assaggerebbe ogni bestia con meno di sei zampe sulla faccia della terra per carità…ma la mia fame è una forma di rispetto, è un discorso che ho già fatto…voglio giocare ad armi pari con la Natura, tutti sparsi e liberi sul campo e se un qualche leone-tigre-bestia feroce coi denti riesce a mangiarmi prima che io mangi lui…ben fatto, brava Natura, applausi.

Dopo ore nella penombra, blu e acqua esco per tornare tra i miei simili, almeno in apparenza. Mi siedo su una panchina, sole giallo in faccia che oggi sembra primavera, un carico di focacce e bevande nello zaino, osservo, mangio e faccio foto agli animali della mia specie. Ci sono esemplari adulti con cuccioli rumorosi e del tipo ‘voglio questo-ueeehhhh-ho fame-voglio il giocattolo-blabla’…esemplari anziani con proboscidi infilati in giornali o mezzi addormentati su panchine di cemento ed altri in rituali amorosi in cerca di accoppiamenti protetti e occasionali con l’altro sesso. Rimango in quello zoo-safari a cielo aperto finché il sole non precipita dietro lo skyline del porto di Genova e la temperatura scende quindi mi alzo e ritorno al parcheggio tra le mille scatole technicolor di metallo freddo.

Il branco di Parcheggiatoris Abusivisissimus è molto più agitato e meno sereno di prima…non stanno più appoggiati ai muretti nullafacenti e nemmeno direzionano i Guidatorae Ansiosis verso trappole monetarie sogghignando mentre arrotolano braccialetti colorati no…ora c’è uno sciame di finanzieri attorno a loro che manco a farlo apposta, a parlare di gabbie e prigioni, mi sa che qualche mio ‘simile’ stasera si ritroverà dietro le sbarre, un po’ meno libero del solito.

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