21° giorno – New Born

Oggi ho quasi pensato all’ultima pagina del mio blog, che non so quando sarà…ma come si fa con i romanzi, o almeno credo, meglio sempre avere in mente il finale. Con il colpo di scena magari.

Non so…credo che sia perché ultimamente penso spesso alle cose che finiscono e che molte volte non ricominciano più, anche se la pioggia che imperversa su queste lande del nord, insegna spesso il contrario, ovvero che è tutto imprevedibile e che non puoi mai dire quando uscirà di nuovo il sole…Magari ci vogliono giorni o è solo questione di minuti. Le cose iniziano, finiscono e ricominciano…d’altronde è il ciclo della vita. Io mi ritrovo in un momento in cui molte cose finiscono e non ricominciano quindi si creano tutti quei fastidiosi spazi in cui qualcosa devi mettere, vuoti da riempire con qualcosa per non essere accerchiato. Il problema è che spesso non sai con che cosa colmare quel nulla.

Oggi è il 18 maggio 2013, fuori piove ancora e mi ritrovo con un sacco di spazio da riempire. Forse c’è da viaggiare, studiare, conoscere, amare e riempire a più non posso, ma la domanda è sempre la solita.

Come si ricomincia?

20° giorno – Pianeta rosso

Se scrivessi questo diario su Marte, avrei 39 minuti in più per pubblicarlo, perché la giornata li su è un po’ più lunga. Se vivessi su Marte forse starei in giro 39 minuti di più la sera perché tanto, il giorno dopo potrei svegliarmi 39 minuti dopo e in quei 39 minuti di notte marziana in più poi, trovare l’anima gemella che allo scoccare delle 24 ore non avevi nemmeno intravisto ed invece eccola li, su Marte, che prende un gelato, che sorride mentre la scorgi tra la folla per poi scoprire dicendoti “Che stupido!”, con un sorriso da ebete con lei tra le braccia, che è normale essere dovuti arrivare su Marte, perchè “…una bellezza cosi, non può essere terrestre” e lei ti sorride ancora e c’è il riflesso di quel mondo rosso in quegli occhi. Che poi, ora che ritorno simbolicamente sulla terra (beata testa che puoi viaggiare nel cosmo) mi ritrovo in giro che passeggio tra cubicoli recintati e circondati da siepi molto verdi, tra gente che non conosco e che non vuole conoscermi, sempre un po’ più solo, giorno dopo giorno e allora è lì, tra quei quadrati troppo verdi terrestri che forse realizzo che questo sentirsi fuori dal mondo, un po’ anomalo, un po’ sbagliato, un po’ meno verde degli altri è perchè davvero tu, alla fine, sei un marziano.

19° giorno – I’m thinking in the rain…

Mi chiedevo il perchè del piede sinistro cosi zuppo, mentre quello destro, nonostante l’alluvione aerea di cui siamo vittime, non se la passava cosi male. Durante i 5 minuti di viaggio di andata, verso il lavoro, sentivo il freddo crescere e il livello dell’acqua salire dentro la scarpa. Forse c’erano anche un paio di pesci.

In pausa pranzo controllo le scarpe: nessun foro, la pelle è la stessa dell’altra eppure, quella scarpa si bagna di più. Altro viaggio, di nuovo a lavoro per il pomeriggio, altro bagno ghiacciato per il mio povero piede, altra estrema procedura di riscaldamento tramite puzzolente stufa elettrica che dio solo sa cosa emana di nocivo appena la si accende, un odore nauseabondo che sa di metallo messo sul fornello con del raid antiscarafaggi spruzzato sopra, per dargli un gusto più saporito.

Ci vogliono 3-4 ore per riuscire a sentire ancora del calore arrivare alla caviglia, mentre io, disperato, pensavo già ad una vita senza arto inferiore sinistro.

Le 17:43, tempo di tornare a casa, fuori, ancora cascate di acqua dal cielo, stesso tragitto, stesse pozzanghere da evitare, ma con qualcosa di diverso.

Perchè finalmente capisco…tengo l’ombrello sempre con la destra ma più al centro.

Guardacaso, le scarpe adesso si bagnano allo stesso modo.

18° giorno – Noi ti diamo certezze

“Hai dei dubbi?? Noi ti diamo certezze!!”

Certe frasi me le immagino in spot di scientology o di qualche guru mistico. Da una televendita su un canale regionale, o da piccoli annunci su giornali locali in cui si promettono miracoli.

Il cartellone invece, è piazzato di fronte al tavolino di questo bar, ed è di una agenzia di investigazione. Sono qui che mi bevo una red bull con un amico che beato lui, domani se ne parte per dieci giorni in america, cosi che questa oretta di filosofia spiccia, se la ragionerà tra Seattle e le fredde lande del Canada mentre a me tocca una settimana di dancing in the rain.
Visto che di dubbi me ne rimarranno un casino, ce lo farei un salto da questi qua..

“Non so se fidarmi di questa ragazza…”

“E’ sua moglie?”

“No no…”

“Fidanzata?”

“No”

“E chi è?”

“Bho…mica la conosco…è la barista di un bar, l’ho beccata prima mentre facevo filosofia spiccia…sapete, quello dentro il centro commerciale..ci avete messo dentro anche un cartellone…è li che ho letto sta storia dei dubbi…e io non so…ma è più vecchia di me, tutta provocante…secondo voi è una ragazza seria e soprattutto, è la ragazza giusta per me?”

“Scusi ma come potremo aiutarla noi?”

“Bhe, voi date certezze”

“Forse ha frainteso il messaggio signore…”

A quel punto uscirei sconsolato.

Non fate promesse che non potete mantenere dannazione.

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17° giorno

L’aria pesante della tempesta che arriva, i primi lampi lontani. Poi il rumore delle gocce, delle persiane che sbattono, le foglie senza più ramo e padrone. Quel fragore piace a tutti, culla più del silenzio, ci siamo cresciuti da piccoli, con quelle finestre e quegli alberi scossi, quel grigio tondo di nuvola e le gocce che muovono il vetro. L’odore dell’asfalto bagnato me lo ricordo come uno degli odori del gioco in strada, dei primi amici, i calci al pallone. L’erba bagnata di campi che non ci sono più e anche li altri odori e altra pioggia, le corse verso casa, le macchine, le pozzanghere, le onde cittadine, le scritte sulle cartelle che spandono inchiostro su grafiche e disegni, cartelle che cambiano e crescono con te, diventano più serie, più grigie e arrivano gli ombrelli, quanti poi, 20, 30, 100, chissà quanti in media per ognuno, lasciati in uffici, per terra nei treni, su scalini di case poco conosciute e infine un cinema, una macchina poi, due parole, sguardi e un bivio…andata come è andata, sotto quella pioggia anche qualche lacrima. Temporale e ricordi…

16° giorno – Ragni

Corro per cercare un rimedio alla dieta ipoquelcazzochemipare del weekend. Nell’ingresso della vicina, una tartaruga in ceramica e dipinta di verde e appena la vedo…un flash. Mi viene in mente una lampada da esterni…da muro. Era un ragno in ferro in cui l’addome era una calotta decorata in vetro…che si illuminava appunto.

Mi faceva paura da piccolo, credevo che si potesse muovere e che se gli fossi passato vicino mi avrebbe ghermito, per un bambino era un mostro.
Navigo tra i ricordi per trovare la casa in cui “viveva”, corro e cerco tra le vie del paese la tana, con il dubbio sempre più crescenteche forse era da tutt’altra parte, magari in sardegna.

Da dove arriva questo ricordo?

Mentre corro e penso, una mosca mi finisce nell’occhio. Incredibile come siano bravissime ad evitare una mano che gli arriva sul muso a duemila chilometri orari ma finiscono nel mio occhio che corro talmente lento a causa di questo ginocchio malconcio che sembro un filmato in stop-motion.

Ragni e mosche, mosche e ragni.

Ragni che sogno e vedo da giorni.

Si dice che sognare ragni sia indice di emozioni nascoste, di preoccupazioni attorno che ci spaventano, di voglia di rimanere infantili e nel proprio microcosmo, al sicuro nella ragnatella, senza i problemi del mondo vero.

L’ennesimo colpo gobbo del mio Io subcosciente, ti pareva…

15° giorno – Stanchezza

Chi scrive in realtà è la stanchezza perchè io non ne ho voglia. Spero solo di riuscire a dormire questa notte…mi serve; ma questa settimana…faccio tanta fatica a prender sonno…sembra che il mio letto non vada quasi più bene non so…è come quando cresci e ti accorgi che certe cose non fanno più per te. Un’inquietudine strana e molesta e di sicuro qualcosa c’entra il subconscio, che in questi miei stati psico-fisici ci mette sempre la zampa in un modo o nell’altro.

Spezzatino di mio padre, un pezzo di pane. E si che ero partito con l’idea di prendermi una pizza, chiamare due amici, vedermi un film invece, spia della riserva fissa, il motore gorgoglia e sei fermo in piena highway. Il neon che alimenta l’abbiocco post cena.

Sento un paio di colpi di tosse dall’altra stanza.

Sento il caldo che pian piano lascia la camera, bombardata dal sole tutto il giorno, arriva la sera.

Sento che forse questa notte…potrei dormire per davvero.

14° giorno – Ignavo

Alla fine non scegliendo ho fatto una scelta.

Il tempo scivola tu sei indeciso ed è il tempo che decide per te. Passo un paio di ore sul filo di quella insicurezza e un altro paio a maledirmi per avere sbagliato, forse. Tra il Gesu che se fosse in quest’epoca si vestirebbe moderno perché altrimenti sembrerebbe una parodia di se stesso e l’ Accertatore 529 che piazza 41 euro di multa sul parabrezza della macchina del mio compare, tutto per rispetto della teoria “se non pago il parcheggio in un posto in cui tutti di solito lo pagano nessuno controlla” mi sono anche distratto, ma poi, nonostante il vino, la compagnia, le risate, e il sole e una lunga e bella giornata accidenti…il pensiero cade puntualmente sul fatto che sono un coglione e che vorrei cambiare, ma forse non lo voglio abbastanza.

13° giorno – Ritardatario

Da piccolo essere in ritardo, perdere il pullman prima e il treno poi, quando andavo all’università, era una cattiva abitudine di cui quasi andavo fiero. Godevo e godo tuttora nel riservarmi minuti in pieno extra time, quando dovresti essere già fuori di casa e invece ti perdi via in mille stupidaggini, scelte stilistiche, news improbabili. Cosi esci, con tranquillità, perchè ormai sei già in ritardo e a quel punto meglio renderlo epico. Gli autobus, i treni, arrivano e partono senza di te, e rimani li in attesa di quello dopo e tutto sommato, lo fai perchè ti piace.
Autobus dopo autobus, treno dopo treno.

Però ogni tanto, quando ti guardi indietro e pensi a tutto quanto hai perso perchè non eri pronto o non hai fatto quello che dovevi fare, a tutti quei treni e autobus, veri o metaforici persi quasi per scelta, o paura o pura stupidità ti arriva quel fremito di rimpianto per un’occasione persa o per una scelta che andava fatta. Qualche domanda ti viene…

Magari molti di noi nascono per salire su quei treni e altri no. Magari quello in cui sono davvero bravo, è arrivare ad un soffio da quella porta in cui forse potrei anche entrare sforzandomi, facendo l’ultimo scatto ed invece rimango li. Le porte mi si chiudono davanti ed ho solo pochi istanti per vedere chi c’è dentro, dove sta andando, prima di sedermi ed aspettare e fantasticare come mio solito, su cosa sarebbe stato quel viaggio.

Chissà se è autosabotaggio o semplice ‘essere se stessi’.


“Quello bravo a perdere i treni” 
però, non suona cosi bene ad essere sinceri.

12° giorno – L’uomo del Linoleum

“Lei è l’uomo del linoleum?”

Ha una polo rossa e blu, cosi particolare che quasi mi convinco che lavori li, che sia la divisa di quel posto…

“Lei è l’uomo del linoleum?”

Rasato, occhi blu e un sorriso a 56 denti…avrà 45 anni, avvicinandomi noto uno stemma sportivo sulla polo, è un cliente, forse solo un po eccentrico. Emana sicurezza e giovialità che quasi vorresti essergli amico, e sembra più alto di quanto sia in realtà, eppure è circondato da pezzi di legno e ferro alti due, tre metri.

“Lei è l’uomo del linoleum?”

Non so…dopo una giornata passata a correre in mille posti, stanchissimo, sudato, intrattabile, ogni domanda diventa esistenziale. Chi sono? Dove sono? Sono l’uomo del linoleum? Che poi, come dice la mia segretaria Chiara, il Linoleum che fanno adesso è Figo con la F maiuscola, è di moda, è lucido e colorato non come quelle schifezze di una volta quando intristivano infinite aule scolastiche e corridoi ospedalieri.

“Lei è l’uomo del linoleum?”

Me lo immagino alto e imponente l’uomo del linoleum, un tipo importante che sa il fatto suo, con la gente che chiede appuntamenti ad ogni ora. Sua moglie gli fa anche da manager, ha lasciato il suo lavoro da modella, che tanto con il linoleum oggi su fanno i soldi perché è Figo con la F maiuscola ricordate? Tornato di moda come i jeans a vita bassa “il linoleum è il nuovo parquet” dice l’uomo del Linoleum dalla sua Mercedes cabrio “mica intristisce più le aule scolastiche e i corridoi ospedalieri come una volta”. Lo dice sorridendo appena prima di partire sgasando. Che ha fretta. Clienti, dice. Chi è? Dove sta andando? L’uomo del Linoleum queste domande in realtà non se le pone. L’uomo del linoleum arriva e basta. Sempre.

“Lei è l’uomo del linoleum?”

“No, mi dispiace, cerco delle cornici” rispondo al rasato eccentrico.

“Ah…” il sorriso sparisce, pure il neon che ci sovrasta sembra emettere meno luce.

Noto la delusione sul suo volto e anche io sono deluso mentre scendo nel seminterrato, per trovare delle cornici, in alluminio magari, che non sarà linoleum ma purtroppo mi devo accontentare.

Ma “Chissà!” penso tra me e me, un giorno potrei diventarlo…un uomo del linoleum.

Un giorno potrei incontrare un altro uomo dalla polo sportiva eccentrica, raggiungerlo, stringergli la mano con forza e rispondere:

“Si, sono io…l’uomo del linoleum.”