69° giorno – On an empty space

Ho deciso di stare a casa stasera…a non fare nulla.

Scrivo il diario come temporaneo break alla mia consapevole scelta di buttare ore preziose di weekend in partenza.

Il mio fare nulla è davvero fare nulla.

Clicco di qua e di la senza combinare davvero qualcosa. Potrei e vorrei leggere ma non lo faccio. Ho un sacco di film da vedere ancora, ma non lofaccio. Studio, lavorare per me stesso, fare quel “book” di lavori, scrivere quel “book” di racconti, aprire quel “book” con la lista dei miglioramenti personali da perseguire…no, non lo faccio.

Fisso un punto indistinto, talmente indistinto che a volte devo correggere la vista perchè si appanna, con il pensiero che è così perso nel non pensare, che lascia senza opporre resistenza che gli occhi si offuschino, che il fuoco vada perso, che pure le pupille non facciano nulla.

Lasciate perdere, sono convinto che non sia del tutto inutile tutto ciò, spero di trovarci un significato, una motivazione in tutto questo, un giorno.

E a quel punto forse, dovrei davvero trovarmi qualcosa di serio da non fare.

Un nulla più inutile.

13° giorno – Ritardatario

Da piccolo essere in ritardo, perdere il pullman prima e il treno poi, quando andavo all’università, era una cattiva abitudine di cui quasi andavo fiero. Godevo e godo tuttora nel riservarmi minuti in pieno extra time, quando dovresti essere già fuori di casa e invece ti perdi via in mille stupidaggini, scelte stilistiche, news improbabili. Cosi esci, con tranquillità, perchè ormai sei già in ritardo e a quel punto meglio renderlo epico. Gli autobus, i treni, arrivano e partono senza di te, e rimani li in attesa di quello dopo e tutto sommato, lo fai perchè ti piace.
Autobus dopo autobus, treno dopo treno.

Però ogni tanto, quando ti guardi indietro e pensi a tutto quanto hai perso perchè non eri pronto o non hai fatto quello che dovevi fare, a tutti quei treni e autobus, veri o metaforici persi quasi per scelta, o paura o pura stupidità ti arriva quel fremito di rimpianto per un’occasione persa o per una scelta che andava fatta. Qualche domanda ti viene…

Magari molti di noi nascono per salire su quei treni e altri no. Magari quello in cui sono davvero bravo, è arrivare ad un soffio da quella porta in cui forse potrei anche entrare sforzandomi, facendo l’ultimo scatto ed invece rimango li. Le porte mi si chiudono davanti ed ho solo pochi istanti per vedere chi c’è dentro, dove sta andando, prima di sedermi ed aspettare e fantasticare come mio solito, su cosa sarebbe stato quel viaggio.

Chissà se è autosabotaggio o semplice ‘essere se stessi’.


“Quello bravo a perdere i treni” 
però, non suona cosi bene ad essere sinceri.