204° giorno – La preghiera

“A messa venite con noi oggi…che c’è la messa per vostro zio…”
“Ma in realtà noi avr..”
“No! Non inventatevi una delle vostre storie…preparatevi”

La chiesa sta dai nostri vicini di casa…tutta gente che vive appena dopo il cartello che identifica la fine del nostro paese del cazzo e l’inizio della città del cazzo, Varese.

Molliamo Madre davanti alla chiesa, che già sbraitava per il ritardo di un minuto sull’inizio mentre io e Sorella speravamo di ricavare almeno un quarto d’ora ma ci procuriamo subito una seconda chance visto che c’è da trovare parcheggio in una zona piena di vecchi rottami, moto e pullman in ogni angolo di marciapiede. Dentro il parcheggio sul retro…terraccia rossa da parigi Dakar, macchine parcheggiate da dementi e sento che ci sarà già da incazzarsi. Due vecchie al volante di due macchinacce coreane entrambe rosse cercano di fare manovra andando semplicemente dritte…pare di vedere una partita a pong…vanno avanti e indietro cercando di girarsi senza nemmeno tentare di ruotare il volante…avanti e indietro…avanti e indietro…avanti indietro.

Ma fanculo.

Ci mettiamo dieci minuti solo per riuscire a fare manovra per levarci da quel destruction derby visto che la nostra presenza sembrava chiaramente non notata dalle due pilotesse in pensione che invece di starsene ferme e lasciarci uscire proseguivano con la partita.

9 a 4.

Entriamo in chiesa alle dieci e venti, ci posizioniamo subito sul fondo cosi da osservare meglio lo zoo. Strano…stranissimo come abitudini di rito viste in altre chiese sembrano gesti di follia, quasi demoniaci.

“No cioè….spiegami sta storia delle campanelle prima della comunione…cazzo vuol dire…”
“…e cantare Santo il Signore dopo il vangelo? Ma qua son pazzi…”
“È strana sta gente cazzo…non mi piace…”
“Siamo in chiesa…basta dire ‘cazzo’…”

Poi arriva un vecchio di fianco a Sorella, prende due foglietti delle letture e per dividerli ci alita sopra…un po’ di fiato sulla carta, il 90% sul collo di Sorella.

“Ma che cazzo…” dice.

La tizia dell’organo tiene la testa giù a novanta che pare addormentata sui tasti…le file in fondo sono occupati interamente da un distaccamento di Harlem gemellato con narcotrafficanti portoricani…in generale sembrano tutti più deformi delle persone normali e poi…ho una bacheca sulla destra dove ci sono boccette di acqua santa a 4 euro, rosari a 2 e tutta una serie di merchandising griffata Chiesa Cattolica. L’omino delle offerte è dotato di cestino di vimini alto mezzo metro senza copertura, non c’è verso di nascondere la propria indigenza ed infatti tutti buttano manciate d’oro, atti di proprietà e buste gonfie.

“Hai qualcosa vero?” faccio a Sorella
“Nulla…”
“Merda…”

Frugo nelle tasche ma nulla, quindi propongo il piano B.

“Appena si avvicina noi prendiamo e ci spostiamo…ci sediamo li dove ci sono quei due tutti storti…”
“Quei due?”
“Si…”
“Sono la zia e suo marito…”
“Cazzo…”

Rimango li. Passa l’omino, io capo chino. Mi mimetizzo sullo sfondo e prego, per la prima volta da quando sono li dentro.

Prego finisca in fretta.

14° giorno – Ignavo

Alla fine non scegliendo ho fatto una scelta.

Il tempo scivola tu sei indeciso ed è il tempo che decide per te. Passo un paio di ore sul filo di quella insicurezza e un altro paio a maledirmi per avere sbagliato, forse. Tra il Gesu che se fosse in quest’epoca si vestirebbe moderno perché altrimenti sembrerebbe una parodia di se stesso e l’ Accertatore 529 che piazza 41 euro di multa sul parabrezza della macchina del mio compare, tutto per rispetto della teoria “se non pago il parcheggio in un posto in cui tutti di solito lo pagano nessuno controlla” mi sono anche distratto, ma poi, nonostante il vino, la compagnia, le risate, e il sole e una lunga e bella giornata accidenti…il pensiero cade puntualmente sul fatto che sono un coglione e che vorrei cambiare, ma forse non lo voglio abbastanza.

4° giorno – Vacanze

Mentre ero nella doccia (i pensieri più profondi mi vengono sotto l’acqua) ragionavo sulla società dell’apparire attuale. vedete, sono rientrato dalla Sardegna qualche giorno fa e i miei compaesani notato il mio leggero rossore in netto contrasto con il colore pallido di chi non vede il sole da mesi come loro mi chiedono:

“Dov’eri?”

“In Sardegna qualche giorno…” gli rispondo

“Ah bhe, te sei ricco, sempre in vacanza, beato te, blablabla…”

Ovviamente è inutile stare a spiegare che non sono ricco, che ho la fortuna di poter vivere sull’isola senza spendere una fortuna, come è inutile spiegare che la ditta era chiusa e mi sono concesso lo sfizio, che per risparmiare prendo i pullman con le ali della Easyjet, e che se ci fosse una sedia legata con lo spago alle ali dell’aereo e si risparmiasse qualcosina prenotandola, forse lo farei.

No, io sono ricco perchè sono leggermente abbronzato.

Ora, per tutti quelli che in questa società dell’apparire ci sguazzano, ecco la mia proposta: andate a lavorare alla costruzione di un’autostrada in Costarica, o comunque dove fa molto caldo e lavorate 47 ore al giorno per un mese. Al ritorno, abbronzati e magri, alla domanda “Dov’eri?” voi rispondete “un mese in Costarica” e cercate di sorridere evitando di pensare al fatto che avete buttato un mese di vita a soffrire come un cane mentre spaccavate pietre e versavate bitume.

Vi diranno “Ah bhe, te sei ricco, sempre in vacanza, beato te…”

Sorridete di nuovo e rispondete “Si, sono un uomo molto fortunato”.