263° giorno – La compagna di allenamento

Io mi alleno tra due piazze collegate con scale, sbarre e pezzi di strada, anche se erano due mesi o forse più…anzi ‘più’ che non ci ritornavo…soliti conti in sospeso con virus, ginocchia, dolori muscolari e il fatto che io mi dimentichi sempre di fare stretching quando serve, quindi sempre.

Non mi conosce nessuno…ma mi salutano tutti…beh si…tranne quella bellissima ragazza baciata dal sole del condominio sotto i portici in realtà…lei ancora non mi saluta ma gli altri, tutte le famiglie, quando escono e mi incrociano sorridono o un cenno di riconoscimento, mi dicono due parole tipo “sempre ad allenarti eh?” e io “eh si…grazie salve”…fa piacere ecco.

Quest’estate, esco dal lavoro e ancora il sole splende e nell’aria ci sono i gradi di adesso ma moltiplicati per dieci. Verso le sei, ogni giorno, sbuca fuori questa vecchietta che ha una particolare adorazione per me…mi chiama dalla finestra e io mollo l’allenamento ogni volta per stare lì a fare due chiacchiere anche se significa fare lo strillone delle notizie serali visto che è sorda e non sente un cazzo di niente. I discorsi sono sempre i soliti…operazione al bacino da fare…cosi gli dice il dottore ma lei non se la sente che non si sa come va e io che le dico che dovrebbe farla che camminare bene è una cosa importante visto che le piace andare in giro dai nipoti nonostante gli ottantatre anni e lei che parla in dialetto lombardo e capisco solo due parole su venti ma faccio comunque ‘si’ con la testa e mi ripete stavolta in italiano che alla sua età è dura cambiare e che la vita è cosi che c’è chi resta e chi va come suo marito e come andrà andrà e poi chiede di me del lavoro e di mia madre…non so perché mi chiede sempre di mia madre.

Fatto sta che un giorno, vado ad allenarmi ma sono incazzato, piove pure e io sto li con cappuccio e rabbia e mani che si stringono, volume che perfora i timpani, salti che distruggono le ginocchia e manco mi importa perché voglio che il male si senta più della rabbia e che i denti si stringano per la fatica e non per i pensieri e sto li, sotto il portico, a sudare come un maiale e a sfogarmi e vedo la tapparella che si alza e la vecchina che si affaccia alla finestra…la noto con la coda dell’occhio e mi chiama, fa gesti…mi saluta.

Io però la ignoro, ho il cappuccio e faccio finta di non vedere, mi giro, inizio a correre tra piazze e scale sfuggendole alla vista stando sotto piante e archi e infilandomi per il resto della serata nell’altra piazza, quella grande, quella in cui non mi caga nessuno.

Poi torno a casa…e i giorni dopo ultimi impegni, lavori da finire, serate finali, parto, Sardegna per un mese e più, al ritorno subito malato e subito altri impegni e mi faccio male, mi alleno a casa, mi alleno con altre persone in altri posti, poi non mi alleno e basta per due mesi, ricomincio, autunno e influenze, altri dolori ed eccoci qui, che riprendo sperando in un po’ di tregua…e sono già tre giorni che passo nella piazzetta e vedo la tapparella giù e le luci spente e ci penso…sapete a cosa…che forse è morta, che a quell’età pure malconci può succedere che come dice lei c’è chi va e c’è chi resta e mi dispiace perché ripenso a quel giorno che non dovevo ignorarla ma fermarmi e parlarle, che la rabbia se vuoi con la testa la controlli e non lasci che sia lei a controllare te, che il rispetto per gli altri e le gentilezze fanno parte di te e non si dimenticano per una giornata storta.

E adesso sono qui, che faccio un po’ di esercizi e c’è freddo e il vento e la pioggia e la mente sgombra e controllata, il volume a 24 e la felpa di superman quasi zuppa quando quella luce si accende e la tapparella si alza. Sbuca la testa della vecchina ma non guarda me…solo fuori, nemmeno mi ha notato dietro gli alberi tutto incappucciato…sta li e guarda la piazza, il vento la pioggia e il buio con i suoi pensieri e io mi dico che potrei pure starmene qua dietro a farmi i cazzi miei ma poi vado verso il centro della piazza, dove può vedermi anche se so già che mi parlerà del bacino e del dottore e dei nipoti e del marito e delle scelte e mi chiederà di mia madre, come ogni volta ma si…che importa, mi tolgo il cappuccio, faccio quattro passi verso il centro e alzo un po’ la voce.

“Salve come va?”

241° giorno – Il mio turno

Oh bene…vigilia di Natale quindi e non ci sono più abituato alla casa, alle relazioni interpersonali, la TV mi annoia e i videogiochi mi annoiano e le luci ad intermittenza mi annoiano, avrei solo voglia di dormire ma non si può, “non fare l’associale cazzo” che ci sono parenti in visita e devi condividere gioia e canzoni di Natale, panettoni e pandori, dolci e calorie, calorie, calorie ma alle sei esco comunque, ci riesco con buon motivo, mi getto nella mischia, recuperare due regali dell’ultimo momento, la cosa peggiore che si possa fare, tipico di chi si trova una festa in mezzo alle palle e manco se n’è accorto.

Sto nel settore dei pupazzi quando “Scusa…secondo te queste piante vanno bene per un regalo?” mi chiede un ragazzo, rasato con cresta centrale, tre centimetri di spazzola tinteggiata di verde con codino posteriore, sorride di gusto quando mi ferma, quando mi fa la domanda, quando si gira a guardare i suoi amici…uno stangone con occhiali rettangolari e giacca rossa, l’altro una specie di nano barbuto a cui manca l’ascia.

“Bhe dipende…a chi lo devi regalare?”
“I genitori della mia ragazza…che ti sembrano?”

Una ha foglie larghe, rosse con macchie nere e strani tentacoli gialli, sembra una pianta carnivora marcia…l’altra è tipo una palma nana che non sta bene, “Questa mi sembra una pianta carnivora marcia…l’altra una palma nana che non sta bene” gli dico. I ragazzi ridono e pure a me viene da ridere.

“Dio son tremende…ma una stella di Natale?” continuo
“Cazzo le avevano finite…”
“A sto punto cerca una serra…”
“E no..” interviene l’amico alto “sono tre ore che metto giù e su ste cazzo di piante che non vanno mai bene…”
“Allora no via…bene cosi…si fottano i genitori della tua tipa” dico

Pare decidano cosi, mi salutano e li saluto, mi metto in fila alla cassa…davanti ho una vecchia incappottata di beige e capelli biondo sporco, occhiali del tipo un po’ snob…sottili e appuntiti con cordicella…e mi guarda, girata verso di me anche se la sua spesa sul nastro va dalla parte opposta, sembra che attenda qualcosa ecco…poi, prende quel triangolo di plastica che sta sul bordo e lo mette tra me e lei, tira su un muro nero con su scritto ‘il vostro turno’ e mi sta sul cazzo perché accidenti, ho lasciato due metri dal tuo ultimo articolo…pensi davvero che te li possa far pagare…che non me ne accorga…o che qualcuno si sbagli…io, te o la cassiera…uno di noi capirà cosa è tuo e cosa è mio credo, non potrebbe mai succedere nulla e si, tu lo pensavi, ammettilo stronza che mi guardavi e aspettavi che lo facessi io, che mettessi quel triangolo ma no, io ho messo lo spazio, mi fido di tutti qua dentro che è quasi Natale e se mi chiedessi dei soldi io te li presterei pure sai? Ma non te…no…te costruisci barriere invece di essere più buona, vecchia del cazzo.

Se ne va pagando il suo e mi lascia il posto, ‘il vostro turno’ appunto, pago comprando anche due sacchetti di plastica biodegradabili sovrapprezzati, attraverso un po’ pensieroso il vialone del centro commerciale tra gente che scommette la pensione su grattaeperdi e schedina, mangia pizzette e compra smartphone e fuori piove, gli alberi di natale sono scintillanti ma plastificati e tutto mi sembra falso e non meritevole di festeggiamento…devono essere gli strascichi del mio compleanno e dei miei ultimi trent’anni di pensieri…mi incupisco. Poi però, incontro di nuovo i tre tipi di prima, mi sorridono e mi salutano, in mano non hanno più le piante

“Facevano cagare cazzo…” dice il nano
“Ma no dai…certo…non erano adatte al Natale ecco..ma la pianta carnivora era fica…”
“Si si…quella era fica…vediamo che troviamo in giro…Buon Natale”

Li saluto, il centro commerciale è in chiusura…c’è una voce robotica che intima tutti quanti a sloggiare. Ora me ne tornerò a casa, ci saranno carboidrati sulla tavola, poi del pesce, poi qualcos’altro…aspetterò le nove e guarderò ‘Una poltrona per due’ per la prima volta nella mia vita scindendo l’universo in tanti micromondi alternativi ma sono ottimista…si dai…la gente simpatica esiste ancora come i tre tizi della pianta…e poi esiste il pandoro e le luci colorate e le poltrone comode…perché no…proviamoci…Buon Natale.

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204° giorno – La preghiera

“A messa venite con noi oggi…che c’è la messa per vostro zio…”
“Ma in realtà noi avr..”
“No! Non inventatevi una delle vostre storie…preparatevi”

La chiesa sta dai nostri vicini di casa…tutta gente che vive appena dopo il cartello che identifica la fine del nostro paese del cazzo e l’inizio della città del cazzo, Varese.

Molliamo Madre davanti alla chiesa, che già sbraitava per il ritardo di un minuto sull’inizio mentre io e Sorella speravamo di ricavare almeno un quarto d’ora ma ci procuriamo subito una seconda chance visto che c’è da trovare parcheggio in una zona piena di vecchi rottami, moto e pullman in ogni angolo di marciapiede. Dentro il parcheggio sul retro…terraccia rossa da parigi Dakar, macchine parcheggiate da dementi e sento che ci sarà già da incazzarsi. Due vecchie al volante di due macchinacce coreane entrambe rosse cercano di fare manovra andando semplicemente dritte…pare di vedere una partita a pong…vanno avanti e indietro cercando di girarsi senza nemmeno tentare di ruotare il volante…avanti e indietro…avanti e indietro…avanti indietro.

Ma fanculo.

Ci mettiamo dieci minuti solo per riuscire a fare manovra per levarci da quel destruction derby visto che la nostra presenza sembrava chiaramente non notata dalle due pilotesse in pensione che invece di starsene ferme e lasciarci uscire proseguivano con la partita.

9 a 4.

Entriamo in chiesa alle dieci e venti, ci posizioniamo subito sul fondo cosi da osservare meglio lo zoo. Strano…stranissimo come abitudini di rito viste in altre chiese sembrano gesti di follia, quasi demoniaci.

“No cioè….spiegami sta storia delle campanelle prima della comunione…cazzo vuol dire…”
“…e cantare Santo il Signore dopo il vangelo? Ma qua son pazzi…”
“È strana sta gente cazzo…non mi piace…”
“Siamo in chiesa…basta dire ‘cazzo’…”

Poi arriva un vecchio di fianco a Sorella, prende due foglietti delle letture e per dividerli ci alita sopra…un po’ di fiato sulla carta, il 90% sul collo di Sorella.

“Ma che cazzo…” dice.

La tizia dell’organo tiene la testa giù a novanta che pare addormentata sui tasti…le file in fondo sono occupati interamente da un distaccamento di Harlem gemellato con narcotrafficanti portoricani…in generale sembrano tutti più deformi delle persone normali e poi…ho una bacheca sulla destra dove ci sono boccette di acqua santa a 4 euro, rosari a 2 e tutta una serie di merchandising griffata Chiesa Cattolica. L’omino delle offerte è dotato di cestino di vimini alto mezzo metro senza copertura, non c’è verso di nascondere la propria indigenza ed infatti tutti buttano manciate d’oro, atti di proprietà e buste gonfie.

“Hai qualcosa vero?” faccio a Sorella
“Nulla…”
“Merda…”

Frugo nelle tasche ma nulla, quindi propongo il piano B.

“Appena si avvicina noi prendiamo e ci spostiamo…ci sediamo li dove ci sono quei due tutti storti…”
“Quei due?”
“Si…”
“Sono la zia e suo marito…”
“Cazzo…”

Rimango li. Passa l’omino, io capo chino. Mi mimetizzo sullo sfondo e prego, per la prima volta da quando sono li dentro.

Prego finisca in fretta.