19° giorno – I’m thinking in the rain…

Mi chiedevo il perchè del piede sinistro cosi zuppo, mentre quello destro, nonostante l’alluvione aerea di cui siamo vittime, non se la passava cosi male. Durante i 5 minuti di viaggio di andata, verso il lavoro, sentivo il freddo crescere e il livello dell’acqua salire dentro la scarpa. Forse c’erano anche un paio di pesci.

In pausa pranzo controllo le scarpe: nessun foro, la pelle è la stessa dell’altra eppure, quella scarpa si bagna di più. Altro viaggio, di nuovo a lavoro per il pomeriggio, altro bagno ghiacciato per il mio povero piede, altra estrema procedura di riscaldamento tramite puzzolente stufa elettrica che dio solo sa cosa emana di nocivo appena la si accende, un odore nauseabondo che sa di metallo messo sul fornello con del raid antiscarafaggi spruzzato sopra, per dargli un gusto più saporito.

Ci vogliono 3-4 ore per riuscire a sentire ancora del calore arrivare alla caviglia, mentre io, disperato, pensavo già ad una vita senza arto inferiore sinistro.

Le 17:43, tempo di tornare a casa, fuori, ancora cascate di acqua dal cielo, stesso tragitto, stesse pozzanghere da evitare, ma con qualcosa di diverso.

Perchè finalmente capisco…tengo l’ombrello sempre con la destra ma più al centro.

Guardacaso, le scarpe adesso si bagnano allo stesso modo.

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