261° giorno – Nebbia di un giorno in cui nasco di nuovo

Di solito non penso e non scrivo la mattina…i pensieri e i sogni della notte sono ancora mischiati e confusi e i vari sistemi di controllo fanno partire tutti quei piccoli programmini che si chiamano ansie, paure e sogni nel cassetto…ma ‘di solito’ appunto…è che oggi sono uscito senza gli auricolari che hanno il compito di distrarmi dal riavvio del ‘Me Stesso’ mentre gli occhi si concentrano sui piedi e la strada umida che sta sotto nei 400 metri che mi separano dalla mia sedia monca e i colleghi e il lavoro di un nuovo giorno.

Guardavo Masterchef ieri, c’era un concorrente anziano che si giustificava di un piatto non al massimo e prestazioni non all’altezza “Oggi sono nato strano” dice…era più o meno una frase del genere.

“Tu nasci ogni giorno?” gli chiede Joe

“Si…io nasco ogni giorno” risponde fiero il vecchio.

Io trovo che sia una frase di una bellezza straordinaria…magari frutto di un errore che forse ha sbagliato a parlare per poi stare al gioco non so, nemmeno importa…è una frase o meglio, un concetto bellissimo…davvero più adatto ad un vecchio forse, con ancora tanta passione ma relativamente pochi giorni davanti…rinascere ogni giorno, sapere che oggi può essere il giorno giusto o quello più sbagliato della tua vita.
Ho passato tanti anni di gioventù a non combinare relativamente nulla, una specie di bella addormentata ma brutta e con la barba…se sommassi i giorni unici di cui ho ricordi vividi di vita vissuta seriamente negli ultimi anni ne risulterebbe una sommatoria proprio bassa e alle tre cifre di certo non ci arrivo…quando le ore sono uguali l’una con l’altra, fossero anche milioni è come moltiplicare per zero, non son servite a nulla ed è il rimpianto che mi affligge di più perché ero…sono…stupido e non pensavo…penso…al tempo che non torna più indietro ed è da li che si genera tutta la malinconia di cui ho serbatoi e cisterne cosi ricolme che ogni goccia nuova fa traboccare quella melassa densa dai toni sepia.

“Facciamo finta di credere a questa magia del nasco ogni giorno” mi dico, mentre la nebbia consuma le luci e le case e le macchine parcheggiate e ci sono solo io che cammino in un paese morto…”mi sveglio…a colazione mangio anche un pezzo di cioccolato alle nocciole…il cioccolato mette allegria…non dovrei farlo ma potrei smaltirlo a lavoro…potrei fare venti volte le scale come obiettivo…non l’ho mai fatto…a pranzo cucino qualcosa di veloce invece di arrangiarmi come al solito…ho la casa piena di libri di cucina e non ho mai combinato nulla…e poi a lavoro ci torno facendo un’altra strada…potrei sbirciare dentro quella nuova ditta che han costruito affianco ai nostri vicini e acerrimi nemici…manco so cosa fanno…poi vabbé…Il lavoro è il lavoro…non si scappa…ma il pomeriggio dura poco e scivola via…pensavo di tornare a casa e riposarmi un po’ e allenarmi per poi farmi una doccia e guardarmi un film…ma potrei tirare fuori subito il sacco da boxe finché c’è ancora un filo di luce e allenarmi senza perdere un’ora sopra un letto…mangiare qualcosina…chiamare un amico e proporgli di andare al Twiggy che oggi c’è una specie di cover band del Boss…si beve qualcosa…si fanno due chiacchiere…si torna a casa a riposare e domani si rinasce di nuovo…forse la nebbia se ne sarà andata o forse rimarrà sulle strade come oggi…potrei fare foto…chiedere in prestito l’ennesima volta il cavalletto da Mirko…prendere un treno e andare a scattare a Como…chiamare Antonio che non lo sento da un po’…andare dalla mia barista Polacca…iniziare ad imparare un’altra lingua che ho la fissa del russo da un po’ di tempo…la sera fare un salto al corso di fotografia di Marco…buttarci dentro due parole finché le luci del locale non si spengono…riabbracciare il cuscino…lenzuola come placenta…chiudere gli occhi e aspettare una nuova rinascita e un nuovo giorno…”

Sapete che c’è…di solito son giochetti e discorsi che tutti noi ci facciamo spesso, in testa suonano come Mozart. Un mio amico una volta mi disse “oggi ho fatto una riunione con me stesso” e lui quando di solito partecipe a questi discorsi tra sé e sé prende sempre grosse decisioni, finali, risolutive, dolorose. La mia voce invece parla in continuazione ed è un po’ come essere sposati, non mi do molto ascolto…mi sono deluso cosi tante volte…sono andato contro le mie imposizioni pure vergognandomi, che non mi prendo più nemmeno sul serio…è come quando a trent’anni tua madre ti sgrida, entra da una parte ed esce dall’altra, nemmeno l’hai ascoltata alla fine anche se ti ferisce comunque il fatto che ce l’abbia con te. Però, forse per me ancora non esistono ferite abbastanza dolorose da farmi capire quando cambiare passo serve per forza, quando il crederci a parole non basta più…nonostante il mio impegno nel vivere davvero il più che posso, e vi giuro che ci sto davvero provando, sono ancora ben lontano dal rinascere…sembra che la pigrizia e quei barili di malinconia, quel corpo imperfetto e insicuro remino contro tutto il bene che posso farmi nel credere nei concetti, nelle belle frasi e nelle idee, nelle riunioni con me stesso e le parole urlate negli specchi.

E’ molto stupido questo guscio esterno malandato, questa macchina in manutenzione perenne e la volontà è pure una gran una troia lasciatemelo dire…ti prende e ti lascia in continuazione…e poi, l’ho sempre saputo che quello più intelligente dei due ‘me’ sta dentro il cranio e la convivenza è difficile quando credi che abbia quasi sempre ragione anche se il dubbio, prima di addormentarmi, rimane sempre…parla tanto quello lì, forse troppo…non mi lascia in pace un attimo.

E se fosse lui il problema?

260° giorno – Pioggia di meteoriti nei ventricoli del cuore

Volevo andare al Carducci, prendere il solito caffè base, chiederle il nome, ipotizzare che sia polacco e “non è magari che anche te sei polacca?” dirle e lei “Si…” e allora io che le dico “il mio nome è Emanuele” ma in polacco che c’è il marito di mia cugina che viene da Cracovia e mi ha dato due dritte e chissà perché da quel punto in poi tutto mi sembra facile che nella mia mente la vita è sempre in discesa e sarà tipo per quello che ci rimango dentro spesso e volentieri nella mente e fanculo, ne ho ben donde, c’è caldo, sicurezza e pure quella giacca che ieri mi faceva grosso e grasso deformandomi…mi stava da Dio e ci sono primi appuntamenti e baci e carezze e sono sempre l’anima della serata in t-shirt e giacca con il colletto in pelo, in forma e sorriso convincente quindi forse tipo l’opposto di come sono in realtà, una chiara immagine di come vorrei essere anzi, più ottimista, me lo consigliano spesso…come sarò fra un po’ di mesi, crediamoci o almeno “fai finta”…me lo consigliano spesso.

Ho gran bisogno di innamorarmi.

“Ho gran bisogno di innamorarmi” penso, ho tipo il fuoco dentro, sto in gabbia…poi scrivo a degli amici ‘ho gran bisogno di innamorarmi che c’ho il fuoco dentro e sto in gabbia’ poi parlo un po’ con me stesso della mia visione del mondo e mi dico “ho gran bisogno di innamorarmi” che c’ho il fuoco dentro che mi brucia l’anima e alimenta la rabbia dell’animale in gabbia con sbarre che mastico e prendo a pugni…anzi…no…forse no, magari no…ho gran bisogno di innamorarmi seriamente di qualcun altro…credo…anzi no…ho bisogno di disinnamorarmi completamente prima che forse innamorato lo sono già e ripulire anima e corpo…questo dev’essere il principio…allontanarmi da Lei o l’idea che ho di Lei che nemmeno mi ferisce o mi fa male ma mi rende malinconico, fragile, scontento per il passato, pessimista per il futuro per quando forse magari di sicuro fidati che è cosi soffrirò per davvero, perché l’universo per me ha già deciso e sarò io solo a lottare contro miliardi di galassie, materia oscura e spazio-tempo…chi vince in queste condizioni…ve lo dico io, non si vince, nemmeno morte dignitosa che in amore finiamo tutti come cadaveri patetici che scivolano nel fiume mentre i rivali a riva gongolano e lanciano sassolini se con un ramo non arrivano a punzecchiarci.

Sto tipo facendo pasticci, assumo sentimenti contrastanti in pillole ad orari sballati creati da un mix di pezzi d’ anima tinteggiati color pastello e robe varie tossiche dall’effetto di dieci cocktail a caso durante una serata molesta invernale in maglietta corta…vomito…vomito da tossico…insostenibile, inquinato, ho bisogno di disintossicarmi da pillole d’anima e cocktail di malinconia, immagini residue, le visioni del futuro, i discorsi, le trame, i piani segreti e tattiche, lavori, atteggiamenti, falsificazioni. Ho pensato e penso a concentrarmi su quello che sono e che sarò…ha funzionato, funziona, ma è finita che non credo più in un sacco di cose e mi sembrano tutte ombre quando cammino in mezzo alla gente, ci sono persone a casa e non mi interessa quello che dicono, mi stufano i loro discorsi, mi offendono e penso solo a me stesso, un me stesso che occupa tutto il cervello o quasi, un me stesso che ha iniziato ad aver paura di pensare agli altri se non sono il loro primo pensiero, il tempo mi si stringe addosso un giorno, quello dopo il mondo cambia perché il me stesso è confuso, un me stesso che convive con un ingombrante e confuso me stesso.

Vorrei ricominciare da zero, magari da un “Ciao” in polacco, chiudere in una scatola tutto quello che rimbalza tra cuore e testa come un flipper oggi e pure ieri…arrotolare metri di corda e una dozzina di lucchetti, gettare tutto nel fiume e guardarlo affondare e poi riprovare di nuovo, ricominciare, come la nuova vita in una gigante rossa che esplode trasformandosi in una nana bianca che quando il troppo è troppo c’è da togliere il troppo e ricominciare con sfere bianche piccole luminose senza crosta e macchie ed esplosioni rabbiose e distruzione di pianeti e sistemi solari e buchi neri che risucchiano luce e anima.

Ho gran bisogno di innamorarmi. Da zero.

259° giorno – Qui non è Hollywood

Sono stato in giro tutto il giorno…mi sono anche seduto al Carducci, dove c’è il mio amore segreto che lavora…e stavo li con due amici a lamentarmi del fatto che usciamo troppo poco, che mancano elementi fondamentali in compagnia per smuovere ancora più le serate “servirebbero due ragazze e altri due e tre…andrei in giro a spaccarmiammerda ogni giorno” dice uno…la pensa come me.

Siamo lamentosi e non ci va mai bene nulla. Io a logica non dovrei lamentarmi tipo…famiglia perfetta, amici a iosa, lavoro incerto ma ce l’ho e mi pagano bene, mi diverto, mi sfondo di passioni, faccio mille cose ogni giorno senza sentirmi nella trappola della routine eppure, piango perché non è abbastanza, non ho la ragazza bella simpatica intelligente e anche se l’avessi non mi basterebbe, vorrei qualcos’altro…andrei a cercare altre mancanze confrontandomi con gente che forse ha solo una piccola cosa che funziona nella loro vita ma che a me manca e ne avrei il desiderio spasmodico da ingordo. La gente che attorno mi dice “pensa a quegli stronzi che non hanno nulla” e hanno ragione…e a me dispiace pure, ci penso forse dodici secondi a quei poveretti e alle mie fortune. Poi, torno a vedere il mio bicchiere mezzo vuoto anche se dentro c’è tanta acqua che cola dal bordo.

Sono ingrato, forse lo sarò sempre con la vita…non vedo il limite in cui posso dire “basta cosi…mi sta bene”, non riesco ad accontentarmi, non riesco a non piangermi addosso, non riesco a non pensare a quadrature di cerchi e sfere…i Negrita cantavano “quando tutto è troppo basta quel che hai” ed è vero e bellissimo…gran pensiero…un tempo quando non sapevo nemmeno cosa fosse l’ambizione e non fare un cazzo era la mia felicita ci credevo fermamente…ma era una scusa, me lo facevo andare bene a forza…che in quella canzone dicevano anche “…e forse un giorno lo capirai”…e magari ci arriverò prima che la vita mi tolga tutto facendomi assaggiare la vera sfortuna…non lo so, ma oggi mi lamento, oggi ancora non lo riesco a capire.

258° giorno – Camilla

Dormi due file di fronte a me, sulla destra, e siamo entrambi sul corridoio di un treno pieno di gente stanca e di corsa, imbufalita per il ritardo ingiustificato, non segnalato…irritante quando butti minuti preziosi in banchine fredde con l’ansia da partenza sprint, tutti pronti a scattare per conquistare un posto, ipotizzando dove si troveranno le porte del treno una volta arrivato…questione di bravura e fortuna, questione di scommesse con se stesso, sfide, cemento e freddo.

Non sei bella…no. Sei straniera…si vede, potrei azzardare ma direi messicana, sbagliando forse…ma mi piace l’idea che tu sia messicana…come la Camilla di Fante. Hai addosso una di quelle giacche similpelle che si vendono nei discount cinesi, beige…marrone chiaro, le gambe un po’ tozze avvolte in pantacollant neri, allungate sotto il sedile di fronte, che tanto c’è tua madre seduta la, non disturbi nessuno…lei è accucciata immersa in un piumino troppo grande, parla e tu rispondi qualcosa sempre tenendo gli occhi chiusi, come se non le dessi importanza…lei è vecchia…sembra cosi vecchia che quasi credo sia tua nonna, forse è cosi, ha i capelli striati di grigio, non la vedo bene ma noto le rughe e la pelle scura…più scura della tua. Alzi il mento e la tua bocca è perfetta…archi e linee armoniose…quasi uno spreco dentro quel viso tondo quasi da bambina troppo paffuta e i capelli tirati indietro e disordinati, con ciuffi indisciplinati che se ne stanno fieri fuori dai ranghi dell’elastico.

Ma rimango affascinato quando apri gli occhi…spero sempre in un rumore più forte, che tua madre o nonna ti parli ancora…a volte provo pure a tossire cosi che tu debba spalancarli ma succede giusto tre volte lungo tutto il viaggio…come se fosse un dono prezioso da diffondere con parsimonia anche se so che è solo un pensiero romantico il mio…hai sonno in verità. Ogni volta si aprono lentamente, grandi e neri…è un movimento delicato e sottile…fragile, come quello di una farfalla che si prepara a volare…ne hai mai tenuta in mano una? Di farfalla? Se sposti la mano quelle si preparano, si dischiudono in una meraviglia di colori e quasi sembra si possano rompere solo per lo spostamento dell’aria e cominci a muoverti piano pure te, per istinto, per paura di farle male. Hanno un taglio esotico i tuoi occhi…sono lunghi, grandi, profondi e taglienti…quando ti guardi in giro assonnata, aggrotti leggermente la fronte…e quelli si piegano un po’ in giù negli angoli…lo sguardo diventa malinconico, come se guardassi posti o persone lontane, oltre il ferro e la plastica e il vetro del treno…oltre i tralicci scossi da tensioni da centinaia di volts, oltre i tetti grigi e le finestre illuminate di palazzine anonime di un triste skyline milanese…come se non fossi nemmeno qua…lontana dalla gente affannata e pallida illuminata dai neon che corrono lungo la carrozza, lontana dalle gocce di condensa che coprono il finestrino, lontana da qualsiasi cosa tu debba fare in questa terra straniera per sopravvivere…sola con la nostalgia, forse con il mare negli occhi, la malinconia in quel nero cosi denso…e in un istante…non so per quale magia…diventi bella.

257° giorno – 2+5=7

Non passa più…scrivo per passare il tempo…speranza che l’orologio si schiodi dalle 15:39…scrivo senza idee in testa, il sonno, il cappellino con il marchio Weber che mi fa sembrare un muratore slavo, il calore che sale su, il torcicollo, i polpacci doloranti del primo allenamento post-feste natalizie, un mal di pancia dubbio tra l’ansia e l’aver mangiato irregolare…desideri vari e in mente pance abbronzate e gambe nude…ogni tanto apro finestre digitali e ci guardo dentro, ogni tanto leggo scritte, ogni tanto penso che quello che sto scrivendo l’ho già scritto mille altre volte, ogni tanto modifico foto, ogni tanto mi faccio cazzi miei, ogni tanto vedo il cellulare illuminarsi…leggo…scrivo…clicco invia…penso di non venire domani mattina che poi il pomeriggio sono a Milano, mi tengo in piedi con Vivin C e Brufen crema ultimamente…penso che non dormo abbastanza…che sono stanco…sono debole…penso che sono noioso…”è cosi da quanto?” penso…le chiappe fan male che tempo 15 giorni e si sono disabituate in fretta alla sedia scomoda e abituate in fretta alle poltrone comode, mi giro sul fianco, prima destro e poi sinistro, allungo le gambe, le metto sopra lo scaldotto, mi rigiro come in un letto scomodo…forse ho di nuovo l’influenza, forse ho l’appendice…no no…si dice appendicite, forse non mi sono ancora ben regolato e il fisico ne risente come succede con il jetlag o quando di colpo cambi vita, cultura, casa, amore…ci vuole adattamento, periodo di pausa, grosse riflessioni e piani e calcoli precisi e pragmatici, equazioni di primo e secondo grado, non lineari, logaritmi…ah!…matematica, parte di quella lista di cose stupide fatte e rimpianti e sogni infranti che ne ho un catalogo ben fornito come ogni umano sulla terra ed è una delle cose per cui mi maledico…matematica…”2+5=7″…in mezzo a baci non dati e parole non dette…la matematica…averla abbandonata dalla terza superiore, rimpianto…accontentandomi di un galleggiamento senza sforzo, portato dalla corrente fino alla maturità con qualche copiata random e arrampicate su vetri formato lavagna da interrogazione, cavandomela con poco, studiando ogni tanto, per lo più barando…compensavo con il resto e usavo la media…media matematica…per controllare il galleggiamento fra le varie materie, “non sono più adatto alla matematica” pensavo…ma gli anni prima mi piaceva, ero bravo poi, qualcosa si è rotto li dentro…cosa?…e nulla fino all’università, fino a quell’esame tenuto dal professor Nosferatu, alto quattro metri e magro e vecchio e bianco di pelle e capelli, “lei non può farlo…non ha partecipato…non può studiare il programma da solo cosi dal nulla…non posso fargli fare l’esame” diceva e allora lotta, mail su mail, analisi logica e grammaticale di ogni regola scritta o non scritta, dovevo partecipare e farlo per forza, iscrivermi, provarci in ogni modo, partecipare, litigate e ricorsi e il nuovo che avanza e il vecchio che cede, iscritto per sfinimento…una settimana di studio per imparare sei mesi di corso per poi passarlo, bei tempi quelli, tempi in cui avevo palle, tempi in cui ero scostante come adesso, tempi in cui ero pigro e nullafacente sdraiato sui prati sdraiato su banconi in legno sdraiato su un letto sdraiato sulle idee e sul talento, tempi di serate alcoliche e divertimenti vari, tempi in cui credevo però di avere tempo a sufficienza, credevo che lei sarebbe rimasta, credevo nel futuro roseo, più roseo che mai nonostante fossi pigro in tempi pigri ma io ero il nuovo che avanzava mentre il vecchio cedeva, avevo le palle io…poi bho, perse per anni, come se ci avessi giocato a golf e puff!, finite in uno stagno coi coccodrilli e lasciate perdere perché “per un po’ puoi galleggiare anche senza palle” dicevo, stai li e fai il morto, l’acqua pare pure calma…e calda, “quasi mi rilasso…il futuro è ancora li…se alzo un po’ la testa inclinandola sul petto lo vedo…ancora roseo…posso rilassarmi e farmi un bel bagno senza palle…basta tenerlo d’occhio ogni tanto che c’è nebbia e sembra un po’ sfocato li in lontananza”…ma, a stare a mollo e galleggiare, pelle raggrinzita di un vecchio, poi capisci che senza palle non riesci a fare nulla, dimostrare nulla, combinare nulla, che molti del nulla si accontentano pure e riescono anche ad essere felici ma io no, avrei voluto…ma tutto deve essere ad immagine e somiglianza dei miei sogni più luminosi, gli amici migliori, il lavoro migliore, la sicurezza, la felicità, la donna bella e intelligente, amore vero e sincero, conoscere il più possibile, passioni coltivate con trasporto senza stare troppo ad ascoltare…ora “è troppo giovane per te” dicono, “sei troppo vecchio per farlo” dicono, “il meglio è andato” dicono, “lascia perdere” dicono, “non funzionerà mai” dicono ed è tutto un sentire ed immagazzinare per me…e fare statistica di chi non è sognatore come me…per me…e fare come pare a me…per me…”chissenefrega” rispondo, “io so come sarà il futuro…ho trovato due palle sul fondo del mare…ci stavano due paguri dentro e li ho fatti sloggiare…mi son messo a nuotare verso il futuro…lo vedo ed è ancora roseo anche se pallido…ma forse se mi avvicino quello diventa più vivido”…che mi accorgo di riconoscere ancora il sapore dei sogni e delle stelle e della matematica, dei prati, dei palloni da basket, del mare e delle pioggie e quindi dico io, la mia vita sta ancora in mezzo a fogli a quadretti magari, addendi e ‘più’…’meno’…’diviso’ e ‘per’…parentesi quadre, estrazioni di radice, logaritmi, fattori, proprietà commutative e numeri immaginari…che nei miei calcoli non deve esistere l’incognita “non si può” o “non più”e sono ancora in mezzo all’equazione mentre aggiungo numeri e cifre e non moltiplico per zero, ancora al primo passaggio del problema da risolvere, ancora a scrivere la lista dei dati forniti come alle elementari, scritti sulla destra in alto appena sotto il testo in corsivo, ancora a capire come impostare ricordandosi di mettere i numeri nei quadretti, belli ordinati come quando la maestra Oriana mi sgridava e a mia madre diceva sempre “è bravo ma che disordine nel foglio”…ancora a controllare se le palle ci sono per davvero mentre nuoto, ogni due bracciate ci butto la mano mentre completo il calcolo… “devo tirar fuori il pi greco e calcolare pure quelle…quattropigrecoperraggioalcubofrattotre…dentro l’equazione”

I conti poi, li concederò pure a voi, com’è giusto, alla fine, dopo aver scritto ‘l’uguale’.

256° giorno – Che tanto fra 21 miliardi di anni è tutto finito

“…e ti spiega in modo semplice un sacco di cose complicate come l’amore…”

“E che c’è di complicato nell’amore…tre parole…è…una…merda”

Lei mi dice che sono caustico e freddo. Caustico e freddo. Mi danno del caustico e freddo ma d’altronde siamo a Gennaio ed è periodo…d’altronde sono a Varese ed è pure posto, caustico e freddo…d’altronde vivo in mondo buttato in un universo caustico e freddo…che si espande e si espande e intanto l’energia raggiunge un equilibrio e nemmeno si trasforma più, l’entropia svanisce e le galassie quindi si separano, stelle e pianeti si disgregano mentre la gravità crolla e buchi neri supermassivi smettono di risucchiare energia, le pulsar più luminose si spengono come candele al vento e tutto si riduce ad una poltiglia di atomi più fini del neutronio, cocktail di quark che si disintegrano fino all’inevitabile zero cosmico, fra circa 21 miliardi di anni.

Studiavo cosmologia ieri…cosi, per passare il tempo…passavo dalle varie teorie delle stringhe, bosoni, anelli chiusi e aperti ai buchi neri e ponti di Einstein-Rosen e una cosa tira l’altra, passi allo scattering, radiazioni di fondo, materia strana, esotica e oscura, scopri la teoria della morte termica dell’universo e i calcoli e le equazioni e tutti gli scenari che ne conseguono…e quel cronometro, “21 miliardi di anni”, la data di scadenza di una roba che nemmeno sappiamo con certezza com’è fatta, dove e quando finisce e cosa c’ha attorno, se c’è il bianco denso e luminoso o se siamo dentro la biglia di un alieno gigante come in Man in Black o se è tutto un enorme Truman Show di cui non ci abbiamo mai capito nulla.

Lo tiro fuori a lavoro l’argomento tanto ci penso…almeno tutto ieri…”Teo ma lo sai che l’universo finisce fra 21 miliardi di anni?” faccio e lui “tanto sarò già morto” e mi immaginavo già la risposta, è fatto cosi, coi pensieri sta molto più su la terra del sottoscritto ed è un mio grosso problema…immaginare cose troppo più grandi di me ed eternamente lontane invece di rimanere collegato con la realtà che mi circonda. A casa la sera ci provo pure con Sorella, che di solito finiamo con il parlare e discutere di robe parecchio profonde…ma anche lei “e quindi? Sarò morta e pure i miei figli e pure i figli dei miei figli” e io mi chiedo se ci sono solo io nell’universo a trovare spaventosa l’idea che se questa teoria è giusta…e le cose vanno come devono e l’universo è davvero di quella forma e le stringhe spiegano tutta la fisica e i bosoni e le stelle si comportano come pensano i fisici e l’energia e la materia oscura esistono davvero…allora il destino…il futuro di miliardi di galassie e stelle grandi 2100 soli e pulsar 1000 volte più luminose di 100 miliardi di stelle messe assieme e civiltà, culture, amori alieni, atmosfere diverse, ipernove, raggi gamma e venti cosmici, faune sconosciute di mondi non vedremo mai…il destino di tutto questo…sta scritto in un equazione lunga tipo tre centimetri mentre noi stiamo qua in questo buco a litigare per olio e pezzi di terra e a chiederci chi è Dio, se esiste o se esisterà mai qualcosa del genere.

Ma solo io lo trovo terrificante?

255° giorno – Are you Jimmy Ray?

Ieri sera “prendiamoci una pizza va” dico a Sorella “…e poi X-Files” a conclusione di una giornata passata in casa a dare tregua a fisico e mente almeno per un giorno.

“Ok…” risponde “guido io” dice poi e quindi guida lei che cosi manco si cambia, che è pigra mentre io invece, ad andare in giro da barbone non mi faccio poi troppi problemi. Abbiamo chiamato un’altra pizzeria…il nostro amico albanese non risponde e per quanto lo reputiamo un tradimento sommario…mai cambiare pizzaiolo di fiducia…ci sta che siano in vacanza pure loro.

La pizzeria ‘nuova’ sta appena dopo il centro del paese ed è un buco, dentro ha tipo i mobili vecchi di mia nonna…di quelli da cucina anni ’70 anche se mi sa che gli mancano le gambe dietro visto che il ripiano invece che dritto sta a 45° gradi. Il pizzaiolo, che si chiama Jimmy, è in netta confusione…che poi io mi chiedo perché ‘Jimmy’ visto che mi pare più un tipo da Amin Abdullah Tash…fatto sta che la nana bionda lo chiama Jimmy e il ragazzo delle consegne dal sorriso strafottente lo chiama Jimmy e poi entra un altro tizio con due borse rosse in mano e che si toglie la giacca buttandola su uno sgabello e lo chiama Jimmy.

“Quella è sua moglie vero?” mi chiede il nuovo entrato

Fuori, in una Focus nuovo modello…gigante senza motivazioni plausibili, una tizia che avrà 65 anni.

“Ma Diodidio…ma che cazzo sono…il toyboy della babbiona di turno? O forse ti pare che abbia 70 anni? Cazzo…me ne hanno dati 24 l’altro giorno…non mi dovete far venire l’ansia su questo che mi partono le crisi ed ogni superfice lucida è una buona scusa per contare le rughe in faccia” penso, però poi gli dico solo “No” mentre Jimmy colpisce con la pala la nana bionda per sbaglio e tutti ridono tranne me che sono qua dentro da venti minuti e Jimmy continua a chiedere gli ingredienti per le pizze e a sbagliare commesse e intanto entra altra gente e Jimmy parte con le bestemmie in arabo mentre la nana si lamenta per la carta degli scontrini che è finita e il tizio delle consegne sta tra le palle davanti ad una cartina in cerca di Via Malnati e Jimmy mi dice “Toscano…quattro stagioni giusto?”

“Ma anche no Jimmy” c’è un fogliettino li con il mio ordine, lo vedo e c’è scritto ‘PATATINE -SALAME PICCANTE PAT. – MEZZA MARGHERITA MEZZA FUNGHI’ quindi no Jimmy, no…non la voglio la tua quattro stagioni e vedi pure di muoverti che siamo a venticinqueminutidiattesainpiedichemancoinpostadisabato, che nemmeno voglio sedermi su questa panchina rivestita di rosso tutta macchiata…barbone si ma con dei limiti eccheccazzo.

Ormai qua la fila esce dalla porta…in pole position il ragazzo delle consegne, io secondo a soli sei decimi di secondo che sbuffo e scalpito, in terza posizione un tizio in tuta alto tre metri con giacca in pelle gialla e pelo sul colletto, quarta la vecchia nella Focus che inquina l’atmosfera lasciando accesa quella stufa a petrolio…la situazione è tesa quando ecco il verde…le pizze escono dal forno, io mi faccio largo ed ora affianco il ragazzo mentre Jimmy butta le pizze roventi dentro il cartone con la scritta EURO PIZZA in blu…do un’occhiata dentro…analizzo ingredienti e numero ed è incredibile, sono le mie, dopo ‘solo’ trenta minuti, prendo e mi precipito fuori, passando in vantaggio, salutando tutti, lasciando le porte aperte.

Entro nel Lupo con Sorella che altri due minuti e si sarebbe schiantata sul clacson per il sonno, stringo le pizze come un trofeo, il mio tttesssssorooo e le intimo di sgommare che non ne posso più di quell’angolo di mondo.

Alla rotonda mi fa

“Quanto hai pagato?”

Ecco…il mio solito me che si dimentica di fare qualcosa.

254° giorno – Come perdere facile a Triathlon

L’ho pensato davvero con questo titolo il mio libro…anzi…un mio libro. Stavo nel dormiveglia, quel postaccio dove ci trovi idee confuse, mostri del cazzo e immagini erotiche quando mi appare in faccia la copertina del libro con titolo e sopra in rosso…c’è un…un…

“Come si chiama quella roba lì che si butta in acqua dopo il naufragio?” chiedo a Sorella
“Salvagente?”
“No cazzo…più grande”
“Ehhh…barca?”
“No più piccolo…gonfiabile giallo”
“Canotto”
“Ecco quello…”

…un canotto che affronta le onde e dentro, una vecchia rugosa, una bambina vista di spalle e un tizio con i capelli rossi occhi da pazzo e bocca che ride allargata…tutto in stile fumetto che mi sa che essermi bruciato l’ultimo libro di Zerocalcare in un solo giorno m’ha condizionato il sonno e la vita senza contare il fatto che fa riemergere tutta la mia vecchia volontà di fare un fumetto che spesso la sola scrittura non basta…con tre-quattro illustrazioni si potrebbero esprimere meglio i concetti…cazzo é arte vera. Poi, beccarmi anche tutto quel concentrato di battute geniali e storie in questo periodo mentre io con la mente sto scarico peggio di una Duracell degli anni ’80 e il senso dell’umorismo chissà dove cazzo sta visto che mi rimane solo il cinismo e non mi esce una battuta decente che non sia volgare e manco storie interessanti, perso tutto chissaddove, forse negli anni d’oro di Pezzali.

Ne soffro anche se so che è temporaneo…è che mi rende una bestia…prima in Tv, che io ero sdraiato a contare i grumi di idropittura sul soffitto e Sorella guardava un programma di gente che compra vestiti da sposa, c’era sta tizia che dice “i vestiti da sposa sono come gli uomini…ne vanno provati tanti prima di trovare quello giusto” e io acido e stanco “si insomma…sei una troia”, con mia sorella che mi sgrida.

Sta faccenda del triathlon poi…iniezione di talento in vena, talento cristallino…stimoli continui negli ultimi giorni…brutti come la pubblicità dei passeggini con Bonolis “Cam…il mondo del bambino” o stimoli belli come la prospettiva di atterrare a Chicago prima o poi a giugno e quello che ne viene fuori è “COME PERDERE FACILE A TRIATHLON” che è un pensiero quasi dislessico come le parole che pronuncio ultimamente, figuratevi…manco so parlare…che qualcosa non torna….cioè, non è mai stato difficile perdere a triathlon, non serve mica un manuale Cristo, che razza di titolo è per un libro…anzi…il mio libro?

253° giorno – Gesù è islandese

Fra poco io e Sorella verremo convocati di là per la benedizione di zio Fra il papa…significa tirarci su dai letti controvoglia e trascinarci in sala con la faccia scocciata e che sbuffa insoddisfazione, stare affianco dei miei con mani giunte e occhi sulle piastrelle arancioni dai giochi geometrici che si ripetono e io che non ascolto una parola, perso con la mente ad incastrare quei disegni e linee curve e diritte e cerchi e quadrati e spirali trovando schemi segreti illuministici finché la coda dell’occhio incrocerà la mano dei miei che si alza…segno che il momento è arrivato dopo una bella mezz’ora mentale anche se sulla terra sono giusto ventidue secondi…e “padre, figlio e spirito santo” che mi viene sempre in mente io e un mio amico con dei drink davanti…ma forse è solo la mia immaginazione distorta…lui che mi chiede tutto concentrato “ma tu che di queste cose ne sai…cos’è lo spirito santo? e io “per me è tipo un uccellaccio luminoso che va in giro…non dico un tucano ma nemmeno piccione…una fenice ecco…con la coda lunga e trespolo d’oro…l’animale domestico a casa di Dio”.

In Tv c’è un tizio telecronista che anticipa l’imposizione delle mani di zio Fra caricando la folla, dice che la notizia importante di questo Natale è che “Gesù è di nuovo vicino a noi dopo essere stato lontano” e sinceramente mi sembra una notizia strana a meno che lo spread che chiude a 197 non sia un segno divino e comunque, io mi dico che per il capo di una ditta non va mica bene andarsene se la maggior parte dei suoi dipendenti sono degli idioti che fanno disastri, stuprano, uccidono, rubano dalle tasche, buttano cartacce per terra e guardano Studio Aperto…se ci tieni non fai vacanza…per quanto mi stia simpatico Jesus, soprattutto in posa sorridente con i pollici in su, è troppo comodo farsi i cazzi propri…e son sicuro che all’entrata di scena trionfale finale stile supereroe che salva la situazione, ci cascheranno quasi tutti…con quel faccione sta simpatico a chiunque.

C’è una folla incredibile in quel catino, il papa ringrazia un sacco di gente e pure dei ragazzi del mio paese “…Induno Olona… ” dice e di sicuro per qualcuno sarà un gran onore visto che ultimamente le uniche volte che si parla di noi è quando si tira in ballo la nuova superferrovia da millemilamiliardi di dollari abbandonata per ragioni dubbie…hanno lasciato un canale largo trenta metri di detriti arsenico e rifiuti che squarcia il paese, la madre del sindaco è tipo intrappolata da jersey in cemento, ruspe e barriere protettive…ci sono negozi e case raggiungibili solo in elicottero e il muschio cresce sui muri immerse nell’ombra perenne di pareti alte venti metri. Madre è contenta della menzione speciale e pare sapere un sacco di cose sul perché e i ‘per come con quando in cui laddove’ e gli affinché e i lui lei loro associazioni viaggi pullman e collette. Io invece, ragiono profondamente sul pranzo vegetariano che ci aspetta…c’è un’amica di famiglia a mangiare oggi e spero che il gusto del cibo si salvi, che ogni pezzo di pianta sia ripieno o fritto o croccante o grondante condimento…penso all’obelisco egizio in mezzo alla piazza e che “Roma non l’ho mai vista e ci abita pure il mio primo amore chissà come sta e cosa fa e se mi piacerebbe più di Venezia che poi con i treni che ci sono adesso ci metti meno di tre ore potrei andarci da solo che una vacanza in solitaria zaino in spalla e arrangiati in qualche cazzo di modo non l’ho mai fatta anche se una roba cosi l’ho sempre desiderata per posti tipo Salonnicco o Marrakesh o l’Islanda e i suoi vulcani e fiordi e verde e crepe tettoniche a caccia di aurore boreali neutrini che si infrangono nell’atmosfera e quelle tende chilometriche verdi e semoventi e io chiuso in un giubbotto in me stesso e nella natura lontano da tutti e tutto lontano da piazza piene di gente di Induno Olona assiepata sotto un obelisco pagano egiziano lontano da Roma Salonicco Marrakech niente città insomma e non ci troverò nemmeno Jesus era lontano forse in Islanda anche lui ma ora è tornato mentre io me ne voglio andare che tanto che ci faccio visto che pure la ragazza che forse amo se la sta scopando qualcun’altro?”

La coda dell’occhio intercetta un movimento sulla sinistra, neuroni corrono agitati, volti rossi per le luci delle sirene d’allarme…inviano messaggi alle fibre muscolari e quelli tirano su leve e tiranti mentre piccoli esserini e cellule nel cervelletto in congiunzione con il database principale coordinano tutti i movimenti secondo uno schema ben preciso memorizzato chissaquandoannomesegiornoora di un miliardo di anni fa e poi “padre, figlio e fenice fiammeggiante”

Amen.

252° giorno – I’m back

Mi riapproprio della vasca, la mia vasca…butto una montagna di vestiti sporchi davanti alla porta dello sgabuzzino e mi infilo nell’acqua ustionante, il soffione della doccia crea schiuma dall’acqua saponata, l’unica luce accesa è quella dello specchio e crea caustiche sui muri che non ricordo di avere mai visto…forse l’abitudine impigrisce gli occhi e i dettagli si vaporizzano…il legno riflette spettri rossi mentre la finestra è come una tela color cielo grigio piombo e io non lascio che mi prenda.

Casa quindi, sono tornato, tipo che adesso si dovrebbe riprendere a guardare il solito film, press play dopo sette giorni di pausa e nulla sembra cambiato anche se la stanza è più in ordine e qualcuno credo mia madre ha inserito tagliacapelli e accessori in un sacchetto nero eliminandone la scatola e anche la postazione pc è stata messa apposto da qualcuno, mia madre ancora…credo…ma tutto il resto è uguale, mio padre che fa i suoi lavori, mia sorella piegata in posizione innaturale su appunti di infermieristica, mia madre ancora a lavoro che sono appena le 12 di un sabato pomeriggio di pioggia.

Ma forse quello diverso sono io ora che la metratura della casa sembra insufficiente e dalle finestre entra sempre troppa poca luce. Verità, sono sempre rimasto dell’idea che le persone non possano cambiare e ci credo ancora…non sono cambiato, non cambierò…sono diverso, che è tutt’altra cosa…è roba quasi spirituale che parla di vedere le cose da un livello che si crede superiore, corretto, giusto, senza che la persona sembri affetta da mutazioni o strani psicofarmaci dagli effetti secondari indesiderati. Non ho raggiunto il Nirvana, ne ho beccato il virus dell’illuminazione in questi sette giorni con gli amici fuori casa, no…è un pensiero che si alimenta da mesi nel cuore, quando ho scritto su pezzo di carta e anima un paio di progetti e scelte da fare che riguardano le solite banali cose da umano…ovvero donne, lavoro, soddisfazione personale, sogni. Sono le 2:41 al momento, scrivo il pezzo da dentro il mio letto…sento freddo al petto e le braccia sono stanche perché tengo il cellulare sopra la mia testa, sospeso nell’aria, illuminando il buio della casa di onde luminose, mentre pioggia e caloriferi gareggiano in una sfida a chi fa più rumore con l’acqua. Meno di mezz’ora fa ero sotto quella stessa pioggia che flagella la facciata, con un po’ di amici mentre guardavamo foto attuali di vecchie conoscenze. Una di queste, ai tempi una bellissima ragazza, ha fatto un figlio ora e ha messo su 40 chili di cui 10 di depressione post-parto, uno è in giacca e cravatta con gli occhi accucciati in un angolo…un altro paio nemmeno li ho riconosciuti…non so…sembravano vecchi e stanchi mentre io mi sento come appena scongelato dopo dieci anni di ibernazione con ambizioni e idee che non ricordavo di avere, come se non fossi mai esistito prima di due-tre anni fa, come se quelle persone che a stento riconosco facessero parte dei ricordi di qualcun’altro e quei pensieri e ambizioni e desideri…chissà dove cazzo si erano nascoste…erano da qualche parte seppellite sotto pigrizia e grasso, al sicuro tra pieghe di paura e cuscini di un letto comodo ma sono sempre stati la ed ora saltano fuori come spilli, quando mi siedo per poter stare comodo…mi fanno un male cane.