258° giorno – Camilla

Dormi due file di fronte a me, sulla destra, e siamo entrambi sul corridoio di un treno pieno di gente stanca e di corsa, imbufalita per il ritardo ingiustificato, non segnalato…irritante quando butti minuti preziosi in banchine fredde con l’ansia da partenza sprint, tutti pronti a scattare per conquistare un posto, ipotizzando dove si troveranno le porte del treno una volta arrivato…questione di bravura e fortuna, questione di scommesse con se stesso, sfide, cemento e freddo.

Non sei bella…no. Sei straniera…si vede, potrei azzardare ma direi messicana, sbagliando forse…ma mi piace l’idea che tu sia messicana…come la Camilla di Fante. Hai addosso una di quelle giacche similpelle che si vendono nei discount cinesi, beige…marrone chiaro, le gambe un po’ tozze avvolte in pantacollant neri, allungate sotto il sedile di fronte, che tanto c’è tua madre seduta la, non disturbi nessuno…lei è accucciata immersa in un piumino troppo grande, parla e tu rispondi qualcosa sempre tenendo gli occhi chiusi, come se non le dessi importanza…lei è vecchia…sembra cosi vecchia che quasi credo sia tua nonna, forse è cosi, ha i capelli striati di grigio, non la vedo bene ma noto le rughe e la pelle scura…più scura della tua. Alzi il mento e la tua bocca è perfetta…archi e linee armoniose…quasi uno spreco dentro quel viso tondo quasi da bambina troppo paffuta e i capelli tirati indietro e disordinati, con ciuffi indisciplinati che se ne stanno fieri fuori dai ranghi dell’elastico.

Ma rimango affascinato quando apri gli occhi…spero sempre in un rumore più forte, che tua madre o nonna ti parli ancora…a volte provo pure a tossire cosi che tu debba spalancarli ma succede giusto tre volte lungo tutto il viaggio…come se fosse un dono prezioso da diffondere con parsimonia anche se so che è solo un pensiero romantico il mio…hai sonno in verità. Ogni volta si aprono lentamente, grandi e neri…è un movimento delicato e sottile…fragile, come quello di una farfalla che si prepara a volare…ne hai mai tenuta in mano una? Di farfalla? Se sposti la mano quelle si preparano, si dischiudono in una meraviglia di colori e quasi sembra si possano rompere solo per lo spostamento dell’aria e cominci a muoverti piano pure te, per istinto, per paura di farle male. Hanno un taglio esotico i tuoi occhi…sono lunghi, grandi, profondi e taglienti…quando ti guardi in giro assonnata, aggrotti leggermente la fronte…e quelli si piegano un po’ in giù negli angoli…lo sguardo diventa malinconico, come se guardassi posti o persone lontane, oltre il ferro e la plastica e il vetro del treno…oltre i tralicci scossi da tensioni da centinaia di volts, oltre i tetti grigi e le finestre illuminate di palazzine anonime di un triste skyline milanese…come se non fossi nemmeno qua…lontana dalla gente affannata e pallida illuminata dai neon che corrono lungo la carrozza, lontana dalle gocce di condensa che coprono il finestrino, lontana da qualsiasi cosa tu debba fare in questa terra straniera per sopravvivere…sola con la nostalgia, forse con il mare negli occhi, la malinconia in quel nero cosi denso…e in un istante…non so per quale magia…diventi bella.

240° giorno – Circolo di confusione

Circolo di confusione…il più piccolo cerchio che l’occhio umano riesce a distinguere ad una determinata distanza…roba di fotografia, ottica, leggi fisiche che parlano di luce, puntini sfocati nello sfondo di foto con modelle nude e ci penso mentre esploro le camere, non trovo gli occhiali “dove sono…li avete visti?” “Devo andare a lavoro dove sono” dico ma la gente mi abbraccia e mi dice “stai diventando vecchio” “trent’anni son tanti” e messaggi di testo digitali segnalati dai mille ‘TA-TLAN’ del telefono arrivano continui, come sirene anti nebbia , volume 28/30, pensieri confusi ancor più da quando ormai non ho più un ‘2’ davanti, “forse son di cordoglio o forse di auguri” penso, chissà. Come regalo personale esco mezz’ora in ritardo…a lavoro tutti sanno del cambio di numero davanti, forse per passaparola, non so la fonte, non lo scopro, pacche sulle spalle, “Auguri!” “Stasera fai bordello cazzo!” “Cavolo ti portiamo al Corona con le puttane strafighe” dolci sirene “palpeggiamo tocchiamo si divertiamo ce la spassiamo” gambe lunghe e lisce. “Chissà come l’hanno saputo” mi dico “di quel 3 davanti”…le date son sparite anche dai social network da anni ed è rimasta roba privata tra me e quelli vicini davvero e che si ricordano anche se, pensieri da appena sveglio, avrei preferito che nemmeno loro calcassero la mano su quel nuovo numero della mia vita, ‘3’…per carità poi, non vuol dire nulla, “solo un numero” si dice, non cambia le prospettive anche se il mondo vuole convincerti di si, posti di lavoro in cui cominci ad essere nel margine esterno, la gente ti pressa in attesa del tuo definitivo exploit o la consacrazione del tuo fallimento, pronti con chiodi e martello che nella bara tanto ti ci sei messo da solo ed hai pure appoggiato il coperchio, nonostante tu da dentro gridi ancora “son giovane! son giovane!” che non è che la schiena di colpo fa male o non distingui più i piccoli cerchi e la vista si appanna come i vetro di un bar d’inverno, che l’occhio umano ha dei limiti sapete? Al di sotto di un certo diametro non riesce a distinguere un cerchio, ci vedrà solo un punto e se prendete un foglio e una penna e disegnate un punto e provate a guardarlo da vicino…non è un punto ma un piccolissimo cerchio…circolo di confusione. 

La vasca è stracolma di acqua bollente, ma nessuna schiuma, sul bordo liscio non c’è nessun bagnoschiuma “Cristoiddiosantissimo ma sarà mai possibile…che non esiste vasca se non esiste bagnoschiuma e sapone” e mi alzo, frugo nudo e bagnato tra gli sportelli, recupero brodaglia verde inscatolata in un cilindro di plastica trasparente con indicazione di Ph, la appoggio sul bordo ma quella scivola e “PAFF!” cade e si riempe di acqua, schizzi e acqua ovunque sulle piastrelle old-style e per terra e capisco che c’era un motivo per l’assenza di recipienti e bottiglie…se una madre fa qualcosa c’è una ragione e chi sono io che non so fare nulla per dimostrare il contrario, andare contro lucida logica. Sono fatto male e devo pentirmi, chiedo ammenda e ringrazio il destino per una famiglia che ha costruito quattro mura calde ed un tetto, che ha inserito caldaie e tubi con l’aiuto delle anime di idraulici vecchi e ubriachi, acqua che scorre calda a fiumi, un miracolo vero. Esco caldo e grato con la pioggia che scende, scorre sulla testa e i pensieri, sugli appuntamenti spostati , “la città è l’inferno!” dice un’amica quando entro in macchina, il mondo è alla fine, la gente è in panico e va di corsa, si accalca in casse, consegna sacchi di soldi per mercanzia di plastica nella solita gara annuale per comprare il sorriso del prossimo mentre io, con la saggezza del ‘3’ davanti penso solo che non andrò al Carducci, niente cameriera dai capelli di rame, sorriso timido e silenzioso, gambe magre e lunghe, occhi che incrociano i miei ogni qualvolta che tento di vedere se c’è, se lavora, se è dietro il bancone mentre io fuori che passo davanti nella strada e la sua polvere, come John Fante e la sua Camilla dagli occhi selvaggi…

…ho finito il suo libro proprio oggi…mentre mi farciscono di crema una torta al limone e mettono candeline e segnali luminosi io mi isolo da tutto per stare con Camilla nel deserto, seduto con il culo sulla poltrona comoda ma con la mente nella povertà e nell’amore di Los Angeles, nel dramma, tra il patetico e il tragico fino all’ultima pagina bianca e la copertina, la fine di quella storia, l’ambizione, il nulla e la polvere, il deserto, orme sulla sabbia e la fine di un giovane come me si, che vuol diventare scrittore di nome come me si, anch’io con la mia Camilla dai capelli di rame anche se per John quello è l’epilogo…deserto e morte e tristezza mentre io credo nei cerchi, alla ‘fine’ come ‘nuovo inizio’, pur se sfocato, piccolo, insignificante, confuso ma pur sempre un cerchio, non solo un punto, non ancora…non ancora.