252° giorno – I’m back

Mi riapproprio della vasca, la mia vasca…butto una montagna di vestiti sporchi davanti alla porta dello sgabuzzino e mi infilo nell’acqua ustionante, il soffione della doccia crea schiuma dall’acqua saponata, l’unica luce accesa è quella dello specchio e crea caustiche sui muri che non ricordo di avere mai visto…forse l’abitudine impigrisce gli occhi e i dettagli si vaporizzano…il legno riflette spettri rossi mentre la finestra è come una tela color cielo grigio piombo e io non lascio che mi prenda.

Casa quindi, sono tornato, tipo che adesso si dovrebbe riprendere a guardare il solito film, press play dopo sette giorni di pausa e nulla sembra cambiato anche se la stanza è più in ordine e qualcuno credo mia madre ha inserito tagliacapelli e accessori in un sacchetto nero eliminandone la scatola e anche la postazione pc è stata messa apposto da qualcuno, mia madre ancora…credo…ma tutto il resto è uguale, mio padre che fa i suoi lavori, mia sorella piegata in posizione innaturale su appunti di infermieristica, mia madre ancora a lavoro che sono appena le 12 di un sabato pomeriggio di pioggia.

Ma forse quello diverso sono io ora che la metratura della casa sembra insufficiente e dalle finestre entra sempre troppa poca luce. Verità, sono sempre rimasto dell’idea che le persone non possano cambiare e ci credo ancora…non sono cambiato, non cambierò…sono diverso, che è tutt’altra cosa…è roba quasi spirituale che parla di vedere le cose da un livello che si crede superiore, corretto, giusto, senza che la persona sembri affetta da mutazioni o strani psicofarmaci dagli effetti secondari indesiderati. Non ho raggiunto il Nirvana, ne ho beccato il virus dell’illuminazione in questi sette giorni con gli amici fuori casa, no…è un pensiero che si alimenta da mesi nel cuore, quando ho scritto su pezzo di carta e anima un paio di progetti e scelte da fare che riguardano le solite banali cose da umano…ovvero donne, lavoro, soddisfazione personale, sogni. Sono le 2:41 al momento, scrivo il pezzo da dentro il mio letto…sento freddo al petto e le braccia sono stanche perché tengo il cellulare sopra la mia testa, sospeso nell’aria, illuminando il buio della casa di onde luminose, mentre pioggia e caloriferi gareggiano in una sfida a chi fa più rumore con l’acqua. Meno di mezz’ora fa ero sotto quella stessa pioggia che flagella la facciata, con un po’ di amici mentre guardavamo foto attuali di vecchie conoscenze. Una di queste, ai tempi una bellissima ragazza, ha fatto un figlio ora e ha messo su 40 chili di cui 10 di depressione post-parto, uno è in giacca e cravatta con gli occhi accucciati in un angolo…un altro paio nemmeno li ho riconosciuti…non so…sembravano vecchi e stanchi mentre io mi sento come appena scongelato dopo dieci anni di ibernazione con ambizioni e idee che non ricordavo di avere, come se non fossi mai esistito prima di due-tre anni fa, come se quelle persone che a stento riconosco facessero parte dei ricordi di qualcun’altro e quei pensieri e ambizioni e desideri…chissà dove cazzo si erano nascoste…erano da qualche parte seppellite sotto pigrizia e grasso, al sicuro tra pieghe di paura e cuscini di un letto comodo ma sono sempre stati la ed ora saltano fuori come spilli, quando mi siedo per poter stare comodo…mi fanno un male cane.

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