259° giorno – Qui non è Hollywood

Sono stato in giro tutto il giorno…mi sono anche seduto al Carducci, dove c’è il mio amore segreto che lavora…e stavo li con due amici a lamentarmi del fatto che usciamo troppo poco, che mancano elementi fondamentali in compagnia per smuovere ancora più le serate “servirebbero due ragazze e altri due e tre…andrei in giro a spaccarmiammerda ogni giorno” dice uno…la pensa come me.

Siamo lamentosi e non ci va mai bene nulla. Io a logica non dovrei lamentarmi tipo…famiglia perfetta, amici a iosa, lavoro incerto ma ce l’ho e mi pagano bene, mi diverto, mi sfondo di passioni, faccio mille cose ogni giorno senza sentirmi nella trappola della routine eppure, piango perché non è abbastanza, non ho la ragazza bella simpatica intelligente e anche se l’avessi non mi basterebbe, vorrei qualcos’altro…andrei a cercare altre mancanze confrontandomi con gente che forse ha solo una piccola cosa che funziona nella loro vita ma che a me manca e ne avrei il desiderio spasmodico da ingordo. La gente che attorno mi dice “pensa a quegli stronzi che non hanno nulla” e hanno ragione…e a me dispiace pure, ci penso forse dodici secondi a quei poveretti e alle mie fortune. Poi, torno a vedere il mio bicchiere mezzo vuoto anche se dentro c’è tanta acqua che cola dal bordo.

Sono ingrato, forse lo sarò sempre con la vita…non vedo il limite in cui posso dire “basta cosi…mi sta bene”, non riesco ad accontentarmi, non riesco a non piangermi addosso, non riesco a non pensare a quadrature di cerchi e sfere…i Negrita cantavano “quando tutto è troppo basta quel che hai” ed è vero e bellissimo…gran pensiero…un tempo quando non sapevo nemmeno cosa fosse l’ambizione e non fare un cazzo era la mia felicita ci credevo fermamente…ma era una scusa, me lo facevo andare bene a forza…che in quella canzone dicevano anche “…e forse un giorno lo capirai”…e magari ci arriverò prima che la vita mi tolga tutto facendomi assaggiare la vera sfortuna…non lo so, ma oggi mi lamento, oggi ancora non lo riesco a capire.

258° giorno – Camilla

Dormi due file di fronte a me, sulla destra, e siamo entrambi sul corridoio di un treno pieno di gente stanca e di corsa, imbufalita per il ritardo ingiustificato, non segnalato…irritante quando butti minuti preziosi in banchine fredde con l’ansia da partenza sprint, tutti pronti a scattare per conquistare un posto, ipotizzando dove si troveranno le porte del treno una volta arrivato…questione di bravura e fortuna, questione di scommesse con se stesso, sfide, cemento e freddo.

Non sei bella…no. Sei straniera…si vede, potrei azzardare ma direi messicana, sbagliando forse…ma mi piace l’idea che tu sia messicana…come la Camilla di Fante. Hai addosso una di quelle giacche similpelle che si vendono nei discount cinesi, beige…marrone chiaro, le gambe un po’ tozze avvolte in pantacollant neri, allungate sotto il sedile di fronte, che tanto c’è tua madre seduta la, non disturbi nessuno…lei è accucciata immersa in un piumino troppo grande, parla e tu rispondi qualcosa sempre tenendo gli occhi chiusi, come se non le dessi importanza…lei è vecchia…sembra cosi vecchia che quasi credo sia tua nonna, forse è cosi, ha i capelli striati di grigio, non la vedo bene ma noto le rughe e la pelle scura…più scura della tua. Alzi il mento e la tua bocca è perfetta…archi e linee armoniose…quasi uno spreco dentro quel viso tondo quasi da bambina troppo paffuta e i capelli tirati indietro e disordinati, con ciuffi indisciplinati che se ne stanno fieri fuori dai ranghi dell’elastico.

Ma rimango affascinato quando apri gli occhi…spero sempre in un rumore più forte, che tua madre o nonna ti parli ancora…a volte provo pure a tossire cosi che tu debba spalancarli ma succede giusto tre volte lungo tutto il viaggio…come se fosse un dono prezioso da diffondere con parsimonia anche se so che è solo un pensiero romantico il mio…hai sonno in verità. Ogni volta si aprono lentamente, grandi e neri…è un movimento delicato e sottile…fragile, come quello di una farfalla che si prepara a volare…ne hai mai tenuta in mano una? Di farfalla? Se sposti la mano quelle si preparano, si dischiudono in una meraviglia di colori e quasi sembra si possano rompere solo per lo spostamento dell’aria e cominci a muoverti piano pure te, per istinto, per paura di farle male. Hanno un taglio esotico i tuoi occhi…sono lunghi, grandi, profondi e taglienti…quando ti guardi in giro assonnata, aggrotti leggermente la fronte…e quelli si piegano un po’ in giù negli angoli…lo sguardo diventa malinconico, come se guardassi posti o persone lontane, oltre il ferro e la plastica e il vetro del treno…oltre i tralicci scossi da tensioni da centinaia di volts, oltre i tetti grigi e le finestre illuminate di palazzine anonime di un triste skyline milanese…come se non fossi nemmeno qua…lontana dalla gente affannata e pallida illuminata dai neon che corrono lungo la carrozza, lontana dalle gocce di condensa che coprono il finestrino, lontana da qualsiasi cosa tu debba fare in questa terra straniera per sopravvivere…sola con la nostalgia, forse con il mare negli occhi, la malinconia in quel nero cosi denso…e in un istante…non so per quale magia…diventi bella.

257° giorno – 2+5=7

Non passa più…scrivo per passare il tempo…speranza che l’orologio si schiodi dalle 15:39…scrivo senza idee in testa, il sonno, il cappellino con il marchio Weber che mi fa sembrare un muratore slavo, il calore che sale su, il torcicollo, i polpacci doloranti del primo allenamento post-feste natalizie, un mal di pancia dubbio tra l’ansia e l’aver mangiato irregolare…desideri vari e in mente pance abbronzate e gambe nude…ogni tanto apro finestre digitali e ci guardo dentro, ogni tanto leggo scritte, ogni tanto penso che quello che sto scrivendo l’ho già scritto mille altre volte, ogni tanto modifico foto, ogni tanto mi faccio cazzi miei, ogni tanto vedo il cellulare illuminarsi…leggo…scrivo…clicco invia…penso di non venire domani mattina che poi il pomeriggio sono a Milano, mi tengo in piedi con Vivin C e Brufen crema ultimamente…penso che non dormo abbastanza…che sono stanco…sono debole…penso che sono noioso…”è cosi da quanto?” penso…le chiappe fan male che tempo 15 giorni e si sono disabituate in fretta alla sedia scomoda e abituate in fretta alle poltrone comode, mi giro sul fianco, prima destro e poi sinistro, allungo le gambe, le metto sopra lo scaldotto, mi rigiro come in un letto scomodo…forse ho di nuovo l’influenza, forse ho l’appendice…no no…si dice appendicite, forse non mi sono ancora ben regolato e il fisico ne risente come succede con il jetlag o quando di colpo cambi vita, cultura, casa, amore…ci vuole adattamento, periodo di pausa, grosse riflessioni e piani e calcoli precisi e pragmatici, equazioni di primo e secondo grado, non lineari, logaritmi…ah!…matematica, parte di quella lista di cose stupide fatte e rimpianti e sogni infranti che ne ho un catalogo ben fornito come ogni umano sulla terra ed è una delle cose per cui mi maledico…matematica…”2+5=7″…in mezzo a baci non dati e parole non dette…la matematica…averla abbandonata dalla terza superiore, rimpianto…accontentandomi di un galleggiamento senza sforzo, portato dalla corrente fino alla maturità con qualche copiata random e arrampicate su vetri formato lavagna da interrogazione, cavandomela con poco, studiando ogni tanto, per lo più barando…compensavo con il resto e usavo la media…media matematica…per controllare il galleggiamento fra le varie materie, “non sono più adatto alla matematica” pensavo…ma gli anni prima mi piaceva, ero bravo poi, qualcosa si è rotto li dentro…cosa?…e nulla fino all’università, fino a quell’esame tenuto dal professor Nosferatu, alto quattro metri e magro e vecchio e bianco di pelle e capelli, “lei non può farlo…non ha partecipato…non può studiare il programma da solo cosi dal nulla…non posso fargli fare l’esame” diceva e allora lotta, mail su mail, analisi logica e grammaticale di ogni regola scritta o non scritta, dovevo partecipare e farlo per forza, iscrivermi, provarci in ogni modo, partecipare, litigate e ricorsi e il nuovo che avanza e il vecchio che cede, iscritto per sfinimento…una settimana di studio per imparare sei mesi di corso per poi passarlo, bei tempi quelli, tempi in cui avevo palle, tempi in cui ero scostante come adesso, tempi in cui ero pigro e nullafacente sdraiato sui prati sdraiato su banconi in legno sdraiato su un letto sdraiato sulle idee e sul talento, tempi di serate alcoliche e divertimenti vari, tempi in cui credevo però di avere tempo a sufficienza, credevo che lei sarebbe rimasta, credevo nel futuro roseo, più roseo che mai nonostante fossi pigro in tempi pigri ma io ero il nuovo che avanzava mentre il vecchio cedeva, avevo le palle io…poi bho, perse per anni, come se ci avessi giocato a golf e puff!, finite in uno stagno coi coccodrilli e lasciate perdere perché “per un po’ puoi galleggiare anche senza palle” dicevo, stai li e fai il morto, l’acqua pare pure calma…e calda, “quasi mi rilasso…il futuro è ancora li…se alzo un po’ la testa inclinandola sul petto lo vedo…ancora roseo…posso rilassarmi e farmi un bel bagno senza palle…basta tenerlo d’occhio ogni tanto che c’è nebbia e sembra un po’ sfocato li in lontananza”…ma, a stare a mollo e galleggiare, pelle raggrinzita di un vecchio, poi capisci che senza palle non riesci a fare nulla, dimostrare nulla, combinare nulla, che molti del nulla si accontentano pure e riescono anche ad essere felici ma io no, avrei voluto…ma tutto deve essere ad immagine e somiglianza dei miei sogni più luminosi, gli amici migliori, il lavoro migliore, la sicurezza, la felicità, la donna bella e intelligente, amore vero e sincero, conoscere il più possibile, passioni coltivate con trasporto senza stare troppo ad ascoltare…ora “è troppo giovane per te” dicono, “sei troppo vecchio per farlo” dicono, “il meglio è andato” dicono, “lascia perdere” dicono, “non funzionerà mai” dicono ed è tutto un sentire ed immagazzinare per me…e fare statistica di chi non è sognatore come me…per me…e fare come pare a me…per me…”chissenefrega” rispondo, “io so come sarà il futuro…ho trovato due palle sul fondo del mare…ci stavano due paguri dentro e li ho fatti sloggiare…mi son messo a nuotare verso il futuro…lo vedo ed è ancora roseo anche se pallido…ma forse se mi avvicino quello diventa più vivido”…che mi accorgo di riconoscere ancora il sapore dei sogni e delle stelle e della matematica, dei prati, dei palloni da basket, del mare e delle pioggie e quindi dico io, la mia vita sta ancora in mezzo a fogli a quadretti magari, addendi e ‘più’…’meno’…’diviso’ e ‘per’…parentesi quadre, estrazioni di radice, logaritmi, fattori, proprietà commutative e numeri immaginari…che nei miei calcoli non deve esistere l’incognita “non si può” o “non più”e sono ancora in mezzo all’equazione mentre aggiungo numeri e cifre e non moltiplico per zero, ancora al primo passaggio del problema da risolvere, ancora a scrivere la lista dei dati forniti come alle elementari, scritti sulla destra in alto appena sotto il testo in corsivo, ancora a capire come impostare ricordandosi di mettere i numeri nei quadretti, belli ordinati come quando la maestra Oriana mi sgridava e a mia madre diceva sempre “è bravo ma che disordine nel foglio”…ancora a controllare se le palle ci sono per davvero mentre nuoto, ogni due bracciate ci butto la mano mentre completo il calcolo… “devo tirar fuori il pi greco e calcolare pure quelle…quattropigrecoperraggioalcubofrattotre…dentro l’equazione”

I conti poi, li concederò pure a voi, com’è giusto, alla fine, dopo aver scritto ‘l’uguale’.

256° giorno – Che tanto fra 21 miliardi di anni è tutto finito

“…e ti spiega in modo semplice un sacco di cose complicate come l’amore…”

“E che c’è di complicato nell’amore…tre parole…è…una…merda”

Lei mi dice che sono caustico e freddo. Caustico e freddo. Mi danno del caustico e freddo ma d’altronde siamo a Gennaio ed è periodo…d’altronde sono a Varese ed è pure posto, caustico e freddo…d’altronde vivo in mondo buttato in un universo caustico e freddo…che si espande e si espande e intanto l’energia raggiunge un equilibrio e nemmeno si trasforma più, l’entropia svanisce e le galassie quindi si separano, stelle e pianeti si disgregano mentre la gravità crolla e buchi neri supermassivi smettono di risucchiare energia, le pulsar più luminose si spengono come candele al vento e tutto si riduce ad una poltiglia di atomi più fini del neutronio, cocktail di quark che si disintegrano fino all’inevitabile zero cosmico, fra circa 21 miliardi di anni.

Studiavo cosmologia ieri…cosi, per passare il tempo…passavo dalle varie teorie delle stringhe, bosoni, anelli chiusi e aperti ai buchi neri e ponti di Einstein-Rosen e una cosa tira l’altra, passi allo scattering, radiazioni di fondo, materia strana, esotica e oscura, scopri la teoria della morte termica dell’universo e i calcoli e le equazioni e tutti gli scenari che ne conseguono…e quel cronometro, “21 miliardi di anni”, la data di scadenza di una roba che nemmeno sappiamo con certezza com’è fatta, dove e quando finisce e cosa c’ha attorno, se c’è il bianco denso e luminoso o se siamo dentro la biglia di un alieno gigante come in Man in Black o se è tutto un enorme Truman Show di cui non ci abbiamo mai capito nulla.

Lo tiro fuori a lavoro l’argomento tanto ci penso…almeno tutto ieri…”Teo ma lo sai che l’universo finisce fra 21 miliardi di anni?” faccio e lui “tanto sarò già morto” e mi immaginavo già la risposta, è fatto cosi, coi pensieri sta molto più su la terra del sottoscritto ed è un mio grosso problema…immaginare cose troppo più grandi di me ed eternamente lontane invece di rimanere collegato con la realtà che mi circonda. A casa la sera ci provo pure con Sorella, che di solito finiamo con il parlare e discutere di robe parecchio profonde…ma anche lei “e quindi? Sarò morta e pure i miei figli e pure i figli dei miei figli” e io mi chiedo se ci sono solo io nell’universo a trovare spaventosa l’idea che se questa teoria è giusta…e le cose vanno come devono e l’universo è davvero di quella forma e le stringhe spiegano tutta la fisica e i bosoni e le stelle si comportano come pensano i fisici e l’energia e la materia oscura esistono davvero…allora il destino…il futuro di miliardi di galassie e stelle grandi 2100 soli e pulsar 1000 volte più luminose di 100 miliardi di stelle messe assieme e civiltà, culture, amori alieni, atmosfere diverse, ipernove, raggi gamma e venti cosmici, faune sconosciute di mondi non vedremo mai…il destino di tutto questo…sta scritto in un equazione lunga tipo tre centimetri mentre noi stiamo qua in questo buco a litigare per olio e pezzi di terra e a chiederci chi è Dio, se esiste o se esisterà mai qualcosa del genere.

Ma solo io lo trovo terrificante?

255° giorno – Are you Jimmy Ray?

Ieri sera “prendiamoci una pizza va” dico a Sorella “…e poi X-Files” a conclusione di una giornata passata in casa a dare tregua a fisico e mente almeno per un giorno.

“Ok…” risponde “guido io” dice poi e quindi guida lei che cosi manco si cambia, che è pigra mentre io invece, ad andare in giro da barbone non mi faccio poi troppi problemi. Abbiamo chiamato un’altra pizzeria…il nostro amico albanese non risponde e per quanto lo reputiamo un tradimento sommario…mai cambiare pizzaiolo di fiducia…ci sta che siano in vacanza pure loro.

La pizzeria ‘nuova’ sta appena dopo il centro del paese ed è un buco, dentro ha tipo i mobili vecchi di mia nonna…di quelli da cucina anni ’70 anche se mi sa che gli mancano le gambe dietro visto che il ripiano invece che dritto sta a 45° gradi. Il pizzaiolo, che si chiama Jimmy, è in netta confusione…che poi io mi chiedo perché ‘Jimmy’ visto che mi pare più un tipo da Amin Abdullah Tash…fatto sta che la nana bionda lo chiama Jimmy e il ragazzo delle consegne dal sorriso strafottente lo chiama Jimmy e poi entra un altro tizio con due borse rosse in mano e che si toglie la giacca buttandola su uno sgabello e lo chiama Jimmy.

“Quella è sua moglie vero?” mi chiede il nuovo entrato

Fuori, in una Focus nuovo modello…gigante senza motivazioni plausibili, una tizia che avrà 65 anni.

“Ma Diodidio…ma che cazzo sono…il toyboy della babbiona di turno? O forse ti pare che abbia 70 anni? Cazzo…me ne hanno dati 24 l’altro giorno…non mi dovete far venire l’ansia su questo che mi partono le crisi ed ogni superfice lucida è una buona scusa per contare le rughe in faccia” penso, però poi gli dico solo “No” mentre Jimmy colpisce con la pala la nana bionda per sbaglio e tutti ridono tranne me che sono qua dentro da venti minuti e Jimmy continua a chiedere gli ingredienti per le pizze e a sbagliare commesse e intanto entra altra gente e Jimmy parte con le bestemmie in arabo mentre la nana si lamenta per la carta degli scontrini che è finita e il tizio delle consegne sta tra le palle davanti ad una cartina in cerca di Via Malnati e Jimmy mi dice “Toscano…quattro stagioni giusto?”

“Ma anche no Jimmy” c’è un fogliettino li con il mio ordine, lo vedo e c’è scritto ‘PATATINE -SALAME PICCANTE PAT. – MEZZA MARGHERITA MEZZA FUNGHI’ quindi no Jimmy, no…non la voglio la tua quattro stagioni e vedi pure di muoverti che siamo a venticinqueminutidiattesainpiedichemancoinpostadisabato, che nemmeno voglio sedermi su questa panchina rivestita di rosso tutta macchiata…barbone si ma con dei limiti eccheccazzo.

Ormai qua la fila esce dalla porta…in pole position il ragazzo delle consegne, io secondo a soli sei decimi di secondo che sbuffo e scalpito, in terza posizione un tizio in tuta alto tre metri con giacca in pelle gialla e pelo sul colletto, quarta la vecchia nella Focus che inquina l’atmosfera lasciando accesa quella stufa a petrolio…la situazione è tesa quando ecco il verde…le pizze escono dal forno, io mi faccio largo ed ora affianco il ragazzo mentre Jimmy butta le pizze roventi dentro il cartone con la scritta EURO PIZZA in blu…do un’occhiata dentro…analizzo ingredienti e numero ed è incredibile, sono le mie, dopo ‘solo’ trenta minuti, prendo e mi precipito fuori, passando in vantaggio, salutando tutti, lasciando le porte aperte.

Entro nel Lupo con Sorella che altri due minuti e si sarebbe schiantata sul clacson per il sonno, stringo le pizze come un trofeo, il mio tttesssssorooo e le intimo di sgommare che non ne posso più di quell’angolo di mondo.

Alla rotonda mi fa

“Quanto hai pagato?”

Ecco…il mio solito me che si dimentica di fare qualcosa.

254° giorno – Come perdere facile a Triathlon

L’ho pensato davvero con questo titolo il mio libro…anzi…un mio libro. Stavo nel dormiveglia, quel postaccio dove ci trovi idee confuse, mostri del cazzo e immagini erotiche quando mi appare in faccia la copertina del libro con titolo e sopra in rosso…c’è un…un…

“Come si chiama quella roba lì che si butta in acqua dopo il naufragio?” chiedo a Sorella
“Salvagente?”
“No cazzo…più grande”
“Ehhh…barca?”
“No più piccolo…gonfiabile giallo”
“Canotto”
“Ecco quello…”

…un canotto che affronta le onde e dentro, una vecchia rugosa, una bambina vista di spalle e un tizio con i capelli rossi occhi da pazzo e bocca che ride allargata…tutto in stile fumetto che mi sa che essermi bruciato l’ultimo libro di Zerocalcare in un solo giorno m’ha condizionato il sonno e la vita senza contare il fatto che fa riemergere tutta la mia vecchia volontà di fare un fumetto che spesso la sola scrittura non basta…con tre-quattro illustrazioni si potrebbero esprimere meglio i concetti…cazzo é arte vera. Poi, beccarmi anche tutto quel concentrato di battute geniali e storie in questo periodo mentre io con la mente sto scarico peggio di una Duracell degli anni ’80 e il senso dell’umorismo chissà dove cazzo sta visto che mi rimane solo il cinismo e non mi esce una battuta decente che non sia volgare e manco storie interessanti, perso tutto chissaddove, forse negli anni d’oro di Pezzali.

Ne soffro anche se so che è temporaneo…è che mi rende una bestia…prima in Tv, che io ero sdraiato a contare i grumi di idropittura sul soffitto e Sorella guardava un programma di gente che compra vestiti da sposa, c’era sta tizia che dice “i vestiti da sposa sono come gli uomini…ne vanno provati tanti prima di trovare quello giusto” e io acido e stanco “si insomma…sei una troia”, con mia sorella che mi sgrida.

Sta faccenda del triathlon poi…iniezione di talento in vena, talento cristallino…stimoli continui negli ultimi giorni…brutti come la pubblicità dei passeggini con Bonolis “Cam…il mondo del bambino” o stimoli belli come la prospettiva di atterrare a Chicago prima o poi a giugno e quello che ne viene fuori è “COME PERDERE FACILE A TRIATHLON” che è un pensiero quasi dislessico come le parole che pronuncio ultimamente, figuratevi…manco so parlare…che qualcosa non torna….cioè, non è mai stato difficile perdere a triathlon, non serve mica un manuale Cristo, che razza di titolo è per un libro…anzi…il mio libro?

253° giorno – Gesù è islandese

Fra poco io e Sorella verremo convocati di là per la benedizione di zio Fra il papa…significa tirarci su dai letti controvoglia e trascinarci in sala con la faccia scocciata e che sbuffa insoddisfazione, stare affianco dei miei con mani giunte e occhi sulle piastrelle arancioni dai giochi geometrici che si ripetono e io che non ascolto una parola, perso con la mente ad incastrare quei disegni e linee curve e diritte e cerchi e quadrati e spirali trovando schemi segreti illuministici finché la coda dell’occhio incrocerà la mano dei miei che si alza…segno che il momento è arrivato dopo una bella mezz’ora mentale anche se sulla terra sono giusto ventidue secondi…e “padre, figlio e spirito santo” che mi viene sempre in mente io e un mio amico con dei drink davanti…ma forse è solo la mia immaginazione distorta…lui che mi chiede tutto concentrato “ma tu che di queste cose ne sai…cos’è lo spirito santo? e io “per me è tipo un uccellaccio luminoso che va in giro…non dico un tucano ma nemmeno piccione…una fenice ecco…con la coda lunga e trespolo d’oro…l’animale domestico a casa di Dio”.

In Tv c’è un tizio telecronista che anticipa l’imposizione delle mani di zio Fra caricando la folla, dice che la notizia importante di questo Natale è che “Gesù è di nuovo vicino a noi dopo essere stato lontano” e sinceramente mi sembra una notizia strana a meno che lo spread che chiude a 197 non sia un segno divino e comunque, io mi dico che per il capo di una ditta non va mica bene andarsene se la maggior parte dei suoi dipendenti sono degli idioti che fanno disastri, stuprano, uccidono, rubano dalle tasche, buttano cartacce per terra e guardano Studio Aperto…se ci tieni non fai vacanza…per quanto mi stia simpatico Jesus, soprattutto in posa sorridente con i pollici in su, è troppo comodo farsi i cazzi propri…e son sicuro che all’entrata di scena trionfale finale stile supereroe che salva la situazione, ci cascheranno quasi tutti…con quel faccione sta simpatico a chiunque.

C’è una folla incredibile in quel catino, il papa ringrazia un sacco di gente e pure dei ragazzi del mio paese “…Induno Olona… ” dice e di sicuro per qualcuno sarà un gran onore visto che ultimamente le uniche volte che si parla di noi è quando si tira in ballo la nuova superferrovia da millemilamiliardi di dollari abbandonata per ragioni dubbie…hanno lasciato un canale largo trenta metri di detriti arsenico e rifiuti che squarcia il paese, la madre del sindaco è tipo intrappolata da jersey in cemento, ruspe e barriere protettive…ci sono negozi e case raggiungibili solo in elicottero e il muschio cresce sui muri immerse nell’ombra perenne di pareti alte venti metri. Madre è contenta della menzione speciale e pare sapere un sacco di cose sul perché e i ‘per come con quando in cui laddove’ e gli affinché e i lui lei loro associazioni viaggi pullman e collette. Io invece, ragiono profondamente sul pranzo vegetariano che ci aspetta…c’è un’amica di famiglia a mangiare oggi e spero che il gusto del cibo si salvi, che ogni pezzo di pianta sia ripieno o fritto o croccante o grondante condimento…penso all’obelisco egizio in mezzo alla piazza e che “Roma non l’ho mai vista e ci abita pure il mio primo amore chissà come sta e cosa fa e se mi piacerebbe più di Venezia che poi con i treni che ci sono adesso ci metti meno di tre ore potrei andarci da solo che una vacanza in solitaria zaino in spalla e arrangiati in qualche cazzo di modo non l’ho mai fatta anche se una roba cosi l’ho sempre desiderata per posti tipo Salonnicco o Marrakesh o l’Islanda e i suoi vulcani e fiordi e verde e crepe tettoniche a caccia di aurore boreali neutrini che si infrangono nell’atmosfera e quelle tende chilometriche verdi e semoventi e io chiuso in un giubbotto in me stesso e nella natura lontano da tutti e tutto lontano da piazza piene di gente di Induno Olona assiepata sotto un obelisco pagano egiziano lontano da Roma Salonicco Marrakech niente città insomma e non ci troverò nemmeno Jesus era lontano forse in Islanda anche lui ma ora è tornato mentre io me ne voglio andare che tanto che ci faccio visto che pure la ragazza che forse amo se la sta scopando qualcun’altro?”

La coda dell’occhio intercetta un movimento sulla sinistra, neuroni corrono agitati, volti rossi per le luci delle sirene d’allarme…inviano messaggi alle fibre muscolari e quelli tirano su leve e tiranti mentre piccoli esserini e cellule nel cervelletto in congiunzione con il database principale coordinano tutti i movimenti secondo uno schema ben preciso memorizzato chissaquandoannomesegiornoora di un miliardo di anni fa e poi “padre, figlio e fenice fiammeggiante”

Amen.

252° giorno – I’m back

Mi riapproprio della vasca, la mia vasca…butto una montagna di vestiti sporchi davanti alla porta dello sgabuzzino e mi infilo nell’acqua ustionante, il soffione della doccia crea schiuma dall’acqua saponata, l’unica luce accesa è quella dello specchio e crea caustiche sui muri che non ricordo di avere mai visto…forse l’abitudine impigrisce gli occhi e i dettagli si vaporizzano…il legno riflette spettri rossi mentre la finestra è come una tela color cielo grigio piombo e io non lascio che mi prenda.

Casa quindi, sono tornato, tipo che adesso si dovrebbe riprendere a guardare il solito film, press play dopo sette giorni di pausa e nulla sembra cambiato anche se la stanza è più in ordine e qualcuno credo mia madre ha inserito tagliacapelli e accessori in un sacchetto nero eliminandone la scatola e anche la postazione pc è stata messa apposto da qualcuno, mia madre ancora…credo…ma tutto il resto è uguale, mio padre che fa i suoi lavori, mia sorella piegata in posizione innaturale su appunti di infermieristica, mia madre ancora a lavoro che sono appena le 12 di un sabato pomeriggio di pioggia.

Ma forse quello diverso sono io ora che la metratura della casa sembra insufficiente e dalle finestre entra sempre troppa poca luce. Verità, sono sempre rimasto dell’idea che le persone non possano cambiare e ci credo ancora…non sono cambiato, non cambierò…sono diverso, che è tutt’altra cosa…è roba quasi spirituale che parla di vedere le cose da un livello che si crede superiore, corretto, giusto, senza che la persona sembri affetta da mutazioni o strani psicofarmaci dagli effetti secondari indesiderati. Non ho raggiunto il Nirvana, ne ho beccato il virus dell’illuminazione in questi sette giorni con gli amici fuori casa, no…è un pensiero che si alimenta da mesi nel cuore, quando ho scritto su pezzo di carta e anima un paio di progetti e scelte da fare che riguardano le solite banali cose da umano…ovvero donne, lavoro, soddisfazione personale, sogni. Sono le 2:41 al momento, scrivo il pezzo da dentro il mio letto…sento freddo al petto e le braccia sono stanche perché tengo il cellulare sopra la mia testa, sospeso nell’aria, illuminando il buio della casa di onde luminose, mentre pioggia e caloriferi gareggiano in una sfida a chi fa più rumore con l’acqua. Meno di mezz’ora fa ero sotto quella stessa pioggia che flagella la facciata, con un po’ di amici mentre guardavamo foto attuali di vecchie conoscenze. Una di queste, ai tempi una bellissima ragazza, ha fatto un figlio ora e ha messo su 40 chili di cui 10 di depressione post-parto, uno è in giacca e cravatta con gli occhi accucciati in un angolo…un altro paio nemmeno li ho riconosciuti…non so…sembravano vecchi e stanchi mentre io mi sento come appena scongelato dopo dieci anni di ibernazione con ambizioni e idee che non ricordavo di avere, come se non fossi mai esistito prima di due-tre anni fa, come se quelle persone che a stento riconosco facessero parte dei ricordi di qualcun’altro e quei pensieri e ambizioni e desideri…chissà dove cazzo si erano nascoste…erano da qualche parte seppellite sotto pigrizia e grasso, al sicuro tra pieghe di paura e cuscini di un letto comodo ma sono sempre stati la ed ora saltano fuori come spilli, quando mi siedo per poter stare comodo…mi fanno un male cane.

251° giorno – Cambio di programma

Ritorno saltato perché bho, il tempo è scivolato pure oggi e sono tipo le due passate, di notte, ed ecco…partiamo domani mattina e in realtà non ho davvero nulla nulla nulla da voler scrivere, sono schiantato sul divano, occhi appannati e un gran casino nello stomaco. Pensavo però, che se c’è una cosa che sento cambiare in questo periodo, è che se gli anni passati dopo qualche giorno desideravo tornare alle mie placide comodità di sempre, ora il distacco da casa mia lo vivo in tranquillità…indice forse di desiderio di indipendenza, di doccia tua e frigorifero con dentro roba che compri te, letto King size di proprietà esclusiva, nessun “fate silenzio che ci sono i miei che dormono” e solitarie luci al neon.

Chissà se sarà realtà quest’anno…ci potrei provare, me lo dico quando organizzo i miei piani d’attacco al futuro anche se prima, che stavo in una doccia di quelle con la scatola attorno da fare in piedi e mi godevo acqua calda scrosciante ed occhi chiusi, pensavo che a casa mia però ho la vasca lunga che ci sto a meraviglia e io spesso mi ci faccio bagni di ore per pensare e riflettere e scrivere nella mente. Vai sempre a perdere qualcosa nei cambiamenti…magari solo una grossa vasca…ma a volte anche famiglia e amore, comodità, compagnia, voci che ridono e parlano, protezione…questa vita pare sempre un enorme universo a forma di bilancia da tenere in equilibrio, dare e avere, perdere e guadagnare.

Quello della moglie ubriaca e la botte piena…presente no? Ecco, quello si che aveva capito il dramma delle scelte e la vera forma della vita.

250° giorno – Sapori

La casa è quasi vuota, indice di capodanno agli sgoccioli e qualcuno degli ospiti è pure già tornato a lavoro…poi ci sono i miei pezzi con qualità in picchiata ma anche le mie energie mentali sono agli sgoccioli e il talento ne va ghiotto…a lui serve nutrirsi e solo quelle posso dargli, non fumo abbastanza, non mi drogo abbastanza, non scopo abbastanza e non bevo abbastanza per dargli altro…adrenalina ed endorfine non sono abbastanza. Domani esauriremo la dispensa, quello che c’è rimasto “si finisce!” compresi biscotti wurstel pasta sughi pronti, valigie in macchina e ‘home sweet home’ macchina diretta a nord-ovest verso neve a quanto dicono e alla ripresa della sopravvivenza ‘otto ore a vedere le stesse facce problemi crepe nel muro di fronte ragnatele agli angoli appunti scritti su post it gialli cosi per sei mesi alzarsi dalla sedia ma che almeno adesso è stata sistemata con la saldatura si e gli manca ancora un bracciolo ma è meglio e tu ti alzi appunto e fai su e giù compiti consegnati e compiti presi fatti bene male controvoglia oltre tempo massimo o in perfetta puntualità e ritornare ogni giorno da moltiplicare poi per trecentoventi e poi per trenta per conoscere il numero che abbiamo nella fila del purgatorio cosi tutto di fila con le mattine e routine pomeriggio e routine sera e routine confidando che in quelle micro particelle di tempo libero che ti rimangono tu possa scavare raschiare distillare estrarre sprint genetico per fare tutte quelle cose che alimentano le speranze e sogni nel cassetto e desideri nascosti e amori inconfessabili come per Lei e la forza per saltare la corda con il freddo e il sudore che congela e si trasforma in fumi bianchi di fatica l’aprire un libro mai letto entrare ed ordinare da bere in un nuovo bar pregando che i numeri digitali del tuo conto bancario non siano tutti uguali e pari a zero che si sa delle spese e si sa delle difficoltà inquietudini tasse imprevisti dalle sigle strane TARES o IMU cavolo come bestie leggendarie draghi hydra minotauri roba demoniaca che fanno paura alla gente che un tempo c’erano fruste e pistole alla tempia ma questo è meglio e legale le famiglie e le pere a tavola mancanti è la nuova tecnica segreta dei governi per controllare felicità e paura come si fa con i cani per farci invecchiare sotto controllo con ossi da sgranocchiare quando i padroni mangiano la polpa e noi sotto il tavolo con l’osso felici e contenti per dieci anni moltiplicati per sette e poi dentro un buco fatto in giardino mal curato spesso senza nome sopra e ricordato da pochi che di cani famosi davvero io ricordo Balto Hachiko e quello russo che hanno spedito sullo spazio mentre per Lessie e commisario Rex ne usavano mille tutte uguali’.

Si sente che è finita per i letti vuoti i rumori spenti di gente stanca che dorme…sono le quattro anche oggi…io vorrei scriverle ma non posso…è sbagliato…parlo e parlo ma mi sono fatto un paio di promesse pure io. Si sente che è finita da giochi chiusi e i piatti puliti e messi via, dalla stanchezza degli occhi. Rimarrà il ricordo anche di questi giorni…purtroppo è il dramma del sentire il sapore ed essere intelligenti, la percezione di quel momento in cui la bocca e la mente non comunicano più e quel gusto e quegli aromi spariscono subito e il cervello si rattrista, le endorfine si vaporizzano. Non c’è soluzione al bianco e nero della vita ai cicli scontati, agli Alpha e omega che si separano e si incontrano. Ho paura. Ma penso ai bocconi…’mangiare’ di piu. Ricordarmi i sapori.