93° giorno – Very slow

I viaggi in nave sono sempre terrificanti e quando li fai di giorno, se possibile sono pure peggio. Infilati in un carro bestiame con lo scafo per dieci ore con una bambina che ti fissa tutto il tempo senza che nessun genitore gli dica nulla, un capitano a cui da fastidio che tu vada in giro a fare foto e ti interroga sulle tue intenzioni e temperature degne di una prigione in un altoforno.

Non è poi il viaggio in se, che se vado in crociera piace pure a me, ma il fatto che ogni volta che controlli l’orologio di minuti ne sono passati appena 4 su 600.

Cazzo, già a contare fino a 600 è una rottura di palle…figuratevi farveli passare in minuti dentro un hotel anni ’60 galleggiante.

16° giorno – Ragni

Corro per cercare un rimedio alla dieta ipoquelcazzochemipare del weekend. Nell’ingresso della vicina, una tartaruga in ceramica e dipinta di verde e appena la vedo…un flash. Mi viene in mente una lampada da esterni…da muro. Era un ragno in ferro in cui l’addome era una calotta decorata in vetro…che si illuminava appunto.

Mi faceva paura da piccolo, credevo che si potesse muovere e che se gli fossi passato vicino mi avrebbe ghermito, per un bambino era un mostro.
Navigo tra i ricordi per trovare la casa in cui “viveva”, corro e cerco tra le vie del paese la tana, con il dubbio sempre più crescenteche forse era da tutt’altra parte, magari in sardegna.

Da dove arriva questo ricordo?

Mentre corro e penso, una mosca mi finisce nell’occhio. Incredibile come siano bravissime ad evitare una mano che gli arriva sul muso a duemila chilometri orari ma finiscono nel mio occhio che corro talmente lento a causa di questo ginocchio malconcio che sembro un filmato in stop-motion.

Ragni e mosche, mosche e ragni.

Ragni che sogno e vedo da giorni.

Si dice che sognare ragni sia indice di emozioni nascoste, di preoccupazioni attorno che ci spaventano, di voglia di rimanere infantili e nel proprio microcosmo, al sicuro nella ragnatella, senza i problemi del mondo vero.

L’ennesimo colpo gobbo del mio Io subcosciente, ti pareva…

4° giorno – Vacanze

Mentre ero nella doccia (i pensieri più profondi mi vengono sotto l’acqua) ragionavo sulla società dell’apparire attuale. vedete, sono rientrato dalla Sardegna qualche giorno fa e i miei compaesani notato il mio leggero rossore in netto contrasto con il colore pallido di chi non vede il sole da mesi come loro mi chiedono:

“Dov’eri?”

“In Sardegna qualche giorno…” gli rispondo

“Ah bhe, te sei ricco, sempre in vacanza, beato te, blablabla…”

Ovviamente è inutile stare a spiegare che non sono ricco, che ho la fortuna di poter vivere sull’isola senza spendere una fortuna, come è inutile spiegare che la ditta era chiusa e mi sono concesso lo sfizio, che per risparmiare prendo i pullman con le ali della Easyjet, e che se ci fosse una sedia legata con lo spago alle ali dell’aereo e si risparmiasse qualcosina prenotandola, forse lo farei.

No, io sono ricco perchè sono leggermente abbronzato.

Ora, per tutti quelli che in questa società dell’apparire ci sguazzano, ecco la mia proposta: andate a lavorare alla costruzione di un’autostrada in Costarica, o comunque dove fa molto caldo e lavorate 47 ore al giorno per un mese. Al ritorno, abbronzati e magri, alla domanda “Dov’eri?” voi rispondete “un mese in Costarica” e cercate di sorridere evitando di pensare al fatto che avete buttato un mese di vita a soffrire come un cane mentre spaccavate pietre e versavate bitume.

Vi diranno “Ah bhe, te sei ricco, sempre in vacanza, beato te…”

Sorridete di nuovo e rispondete “Si, sono un uomo molto fortunato”.