190° giorno – Tornare indietro

Ho periodi in cui devo allontanarmi da ciò che amo…passioni, persone, cibi e bevande addirittura.

Forse è paura che tutto diventi routine…che la costanza riduca tutto il fuoco in cenere e cosi sarei costretto a cercare nuove cose, ricominciare da capo, ricostruire tutta quella voglia di fare e creare.

Invece con queste pause di riflessione in cui mi distacco, mi disincanto, mi ritrovo svogliato, incapace, apatico, inadatto, perso…solo…ecco…la brace comincia ad ardere di nuovo, pian piano riscopro che tutto quello che stavo abbandonando è una parte troppo importante per me…sono vivo grazie a queste, mi tengono attaccato alla parte buona di me, quella allegra, che a volte sorride pure.

Ho ricominciato a scattare, camminare tra l’umanità, riprenderla nella mia arte, sorridere quando faccio una foto o quando esploro gli angoli della città. Ho ricominciato a saltare, graffiarmi le braccia, scivolare su muschio e ferro arrugginito, tornare a casa senza riuscire nemmeno a stringere i pugni dalla stanchezza…e mi rende felice.

Smetterò anche di scrivere prima o poi…ma sarà un bluff. Tornerò…perché mi serve, è troppo importante, anche quello parte dell’equazione che risolta è uguale alla mia anima.

Smetterò e tornerò indietro.

Sempre.

93° giorno – Very slow

I viaggi in nave sono sempre terrificanti e quando li fai di giorno, se possibile sono pure peggio. Infilati in un carro bestiame con lo scafo per dieci ore con una bambina che ti fissa tutto il tempo senza che nessun genitore gli dica nulla, un capitano a cui da fastidio che tu vada in giro a fare foto e ti interroga sulle tue intenzioni e temperature degne di una prigione in un altoforno.

Non è poi il viaggio in se, che se vado in crociera piace pure a me, ma il fatto che ogni volta che controlli l’orologio di minuti ne sono passati appena 4 su 600.

Cazzo, già a contare fino a 600 è una rottura di palle…figuratevi farveli passare in minuti dentro un hotel anni ’60 galleggiante.