290° giorno – Stamattina il ghiaccio sulla mia macchina assomigliava a rami di albero…

Ho troppe voci attorno e una specie di nausea che sento in pancia e nel naso e quando vado su dalla Capa dopo la chiamata d’emergenza, quattro fogli di depliant freschi di stampa in mano, rimango li in attesa davanti alla scrivania del caos coperta di fogli, graffettatrici e piccoli contenitori immaginando solo di lasciarmi cadere e schiantarmi svenuto sulla sua scrivania ma invece sto fermo e rigido mentre lei parla e parla e critica i testi e mi fa incazzare e innervosire anche se nemmeno l’ho scritta io quella roba…cose vecchie di trent’anni…e non ho nessuna cazzo di responsabilità per le stupidaggini segnate ma digrigno i denti, vorrei che andasse tutto bene, “si ottimo mandiamo in stampa” e via e che mi si lasci in pace e magari anche che mi si lasci cadere dritto per dritto a peso morto sul tavolo e dormire…ma lei continua a segnare e appuntare micro-correzioni scritte con la sua grafia che a stento si legge e c’è una specie di sonnolenza che mi prende a calci la testa, sale dai piedi e arriva al naso alla bocca agli occhi e alle sinapsi e divento nervoso quando entra altra gente e inizia a parlare ad alta voce, qualcuno telefona e il Faraone discute di prezzi e imbrogli e forniture a uneuroetrentacentesimi, il verniciatore parla in dialetto e c’è il Bruck dalla Germania e vorrei mettermi a gridare “Basta cazzo voglio silenzio!” e di colpo bum!, vuoto e bianco per un istante impercettibile, tutto che sparisce e adesso c’è il sole e quiete e un prato e un cielo e un albero di ulivo e il vento caldo che muove le fronde…io vestito comodo con nessuno che mi parla, chiede cose, fa richieste, pressa con tempi di consegna e liberatorie da firmare e pane da comprare con i soldi guadagnati e dimostrare a qualcuno qualcosa quando come perché con chi…solo stare li al sole con un filo di finocchio selvatico in bocca e non me ne frega un cazzo di dove sono e di che cosa stia succedendo o se si tratti solo di un sogno.

E invece sto qui. Sempre qui nell’ufficio più congestionato del mondo. In piedi con le cose che entrano ed escono dal cervello…e penso di essere esaurito..sono esaurito cazzo..e depresso e solo…e mi serve qualcuno a fianco come mi dicono ma io non sono apposto mi sa…chi se lo prende uno non apposto…che è da fuori che si vede quanto poco sono sano, che digrigno dentatura e stringo i pugni e sgrano gli occhi e faccio smorfie…chissà come ci sono diventato non apposto…forse è la scrittura o quando son caduto a parkour o una dieta squilibrata che lo diceva sempre mia madre “vedrai a non mangiare verdure che ti succede” e io me ne sbattevo altamente ed invece aveva ragione…tutte quelle fibre verduree che non ho assimilato da piccolo sarebbero tornate utili adesso, avrebbero tenuto unito i filamenti del mio pensiero ed invece ora, si stanno staccando pezzi di testa uno dietro l’altro e sto impazzendo…l’altra sera pure una mia amica cameriera me lo diceva mentre ero li nel tavolo che trangugiavo carboidrati senza fibre di verdura…”tu sei pazzo” diceva, ed era convinta della mia pazzia e dei miei occhi, pazzi anche quelli, e che dico cose da pazzo. Adesso son fuori dall’ufficio di controllo, nel sottomarino con di fronte il mio ventitrepollici di finestra sul mondo…cerco su internet cosa rende esauriti e pazzi e il web 2.0 mi risponde che se sono nevrastenico, facilmente affaticabile, depresso, coi nervi a pezzi, cefalee e non dormo bene, disturbi dell’attenzione, irritabile con modifiche emotivo-affettive, insicuro, sfiduciato, teso e iperemotivo e preoccupato, ipocondriaco, patofobico allora ce l’ho l’esaurimento…e ovviamente mi ritrovo in tutto e mi riscopro pure ipocondriaco che sta dentro la lista e io non mi ero accorto di esserlo ma in effetti quando sto a pensare a quel dolore lì e a quel dente là io mi preoccupo, mi preoccupo molto…e mi preoccupo anche dei malanni degli altri e scopro che pure io ho gli stessi sintomi loro e cosi scopro di avere anche la lebbra e la peste e una di quelle cazzo di malattie strane che fan grumi nel cervello, ti fanno andare a duemila i neuroni finché poi non esplode tutto e ho anche l’ansia e pure il menisco mi sa che è concio e ogni mattina quando mi guardo allo specchio vedo sempre che qualcosa non va…vene sottopelle e rughe strane sulla fronte e le occhiaie, tutti sintomi che si collegano e si intrecciano l’uno nell’altro fino ad un un unico punto, è davvero come dice la mia amica cameriera…io son pazzo, son pazzo sul serio e tanto vale chiedere direttamente come stanno le cose, senza filtri…

‘Sono pazzo?’

…e premo invio…e mi escono link ad un film mai sentito, discussioni di uno che ha la fissa dei grembiuli e collegamenti a forum femminili in cui manco entro…mi scontro con i limiti delle macchine, dagli in pasto questioni complesse e non sa più che pesci digitali pescare nella sua rete globale…e a quel punto vai sullo specifico…

“Emanuele Toscano è pazzo?’ scrivo allora…se ci fosse un’intelligenza segreta superiore che governa tutto come io credo, soffrendo anche di crisi paranoiche, la sto sfidando ad analizzare i miei dati e le mie parole e le mie foto, amori segreti quasi-confessati e finti-amori dichiarati, registrazioni archiviate dalla NSA, poesie e chat adolescenziali, frustrazioni e lacrime riprese da telecamere nascoste, per darmi una risposta su schermo. Adesso.

Ma quello mi vomita pagine che parlano di Grande Fratello e di artisti del gioiello, cantautori toscani, Casa Pound e ‘come capire il fascismo del terzo millennio’ e non so come e non so il perché…anzi, …forse è per quei grumi nel cranio di prima…mi viene un flash di stamattina, quando ho perso mezz’ora di lavoro per rimanere fuori dal cancello di casa a fotografare vetro e cofano del Lupo coperti di ghiaccio…

‘Stamattina il ghiaccio sulla mia macchina assomigliava a rami di albero, ti è mai capitato web 2.0?’

…che forse non mi conosce cosi bene ma di questo fenomeno fisico può dirmi di più.

Mi corregge l’ennesima volta, vomita inutilità apparenti ma ho a che fare con algoritmi e processori sub-atomici, super-computer raffreddati a liquido imparagonabili alla mia mente banale…da intelligenza superiore forse, vuole farmi capire che pongo domande sbagliate che non servono alla mia salvezza, come un Dio benevolo ed è nelle immagini che mi propone convinto che si trova la soluzione…c’è un dolce con della panna sopra, Road Runner della Warner Bros, un lago autunnale, grattacieli, uno striscione di polemica, una donna in bianco sdraiata in un bosco, delfini con tramonto sullo sfondo, una casa nel nulla.

Ma è solo dopo aver passato mezz’ora a guardarle cercandoci un senso, in un istante di lucidità tra telefonate e gente che martella…caos e rumore di motori elettrici, che trovo la mia risposta.

Pazzia

289° giorno – Addio compagna di avventure nel sottomarino

Le ho perdonato di avermi spaccato la schiena, non era colpa sua alla fine…arrivata a me dopo averne passate mille in condizioni pietose e subito ad assumersi il compito più gravoso…subire cento chili, i miei, in perenne movimento che mi agito per ogni cosa, mai soddisfatto della posizione e la maglietta si tira su e la chiappa mi fa male e accidenti cosi mi scappa da pisciare e sono nervoso e quella è una stronza e scatto tipo in preda ai raptus e se ho spazio faccio pure addominali ed esercizi e stretching e ci corro pure in giro da scemo tutto per otto-dieci-boh ore al giorno moltiplicato venti per dieci e dopo pochi giorni infatti, ecco la prima scontata operazione chirurgica, d’altronde è vecchia e la stavo davvero massacrando…riduzione della frattura del poggiabraccio di sinistra ceduto di schianto, il più fondamentale in una scrivania visto che la mano destra sta sempre sul mouse ma la sinistra si deve appoggiare da qualche parte, soprattutto nella mia sezione di sottomarino dove lo spazio scarseggia e tutte le superfici d’appoggio sono stupide, inaccessibile, scomode e puntute.

Ma la riduzione non è servita…traballava come un tavolo a due gambe, amputazione necessaria sentenzia il dottore e quindi spostamento del bracciolo di destra nella parte sinistra con saldatura a goccia e rivetti di supporto…e tutto sembrava andare bene fino ad un nuovo inaspettato crack…la povera spina dorsale si piega di colpo con un orrendo rumore di metallo che sfrigola a corredo, partono viti e schegge plastiche, si apre una crepa che fa saltare manopola e attacco dello schienale, un pezzo di copertura cade inerte al suolo privata di agganci, esplosi pure quelli. Sembra spezzata a metà e ciò la rende più reclinabile di una spavalda ventenne di facili costumi anni ‘ 70, con drammatiche conseguenze per la mia povera schiena…mi ritrovo a lavorare da sdraiato quaranta centimetri sotto il bordo della scrivania, sembro un Umpa Lumpa incazzato in azione di sabotaggio ma nonostante i reclami e i miei lamenti tutti sembravano alquanto divertiti del mio modo lavorare, mi guardano e ridono, come se mi divertissi un mondo a sembrare appeso a bordo scrivania o sdraiato in una brandina da ospedale.
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“Ma che fai…stai sdraiato?” dice la Capa sorridendo

“No è la sedia…dovrei cambiarla”

“Dillo di sopra” e io lo dico

“Ma che fai dormi?” dice il Faraone incazzato

“No è la sedia…dovrei cambiarla”

“Dillo di sopra” e io lo dico

E io lo dico pure un po’ di volte di sopra, ma la schiena comincia davvero a lamentarsi come un bambino affamato e si sa come funziona in certe ditte…alcune cose finiscono per essere dimenticate o scritte su un post-it giallo che viene ricoperto da altri ottantacinque post-it gialli il giorno stesso quindi provo a sistemarla per i cazzi miei che non si sa se poi mi arriverà davvero una sedia nuova, chissà quando, chissà come. Utilizzo la più grande invenzione dell’uomo…lo scotch…che finché hai una buona dose di scotch puoi fissare qualsiasi cosa a qualunque altra cosa e risolvere un sacco di problemi…io ci ho curato ferite e disastri infantili, hanno fatto compagnia ai miei vecchi occhiali per un sacco di tempo e credo che tengano assieme ancora un paio di miei biciclette. Stringo con la morsa compattando schienale seduta e pezzi in metallo e srotolo diciotto chilometri di nastro marrone…lo faccio passare ovunque facendo giri pure dove non necessario che abundare è meglio che deficere…quattro chili di scotch che forma una specie di pallone spigoloso e marrone sotto la sedia…ma è solo un azione temporanea in attesa della seconda grande operazione chirurgica…roba in grande stile, pianificata meticolosamente.

Prenoto il tempo del carpentiere della ditta qualche giorno dopo, una mattina senza rompicoglioni attorno. Smontiamo i componenti, saldiamo le spaccatura rinforzando con lamine di ferro…poi infiliamo viti e rondelle e saldiamo pure quelle, poi riattacchiamo i pezzi e infiliamo altre viti e rondelle e bulloni e saldiamo ancora e mettiamo dei sostegni per il bracciolo, saldati…e sostegni laterali a T, saldati…e alla manopola tagliamo l’attacco in ferro cinese e ci mettiamo dentro un’enorme vite nera che guarda un po’, blocchiamo nella posizione più rigida e interna e saldiamo pure quella a tutto quel blocco di metallo fuso che ormai si è raffreddato…ora non è più una sedia ma un tank, pesa trentaquattro chili in più, a stento si riesce a spingere e lo schienale è cosi rigido che ci potrei fare le verticali tenendo un paio di pony sotto le ascelle e mi metto li, tutto soddisfatto con la rediviva vecchia amica pronto ad affrontare altri anni di onorato servizio.

Poi arrivo, giorni dopo…ed ecco sul mio pezzo di sottomarino una scatola gigante…e io mi chiedo cosa ci sia dentro…non è che mi hanno licenziato e inscatolato tutte le mie cose stile film americani?

Ma sbuca una faccia sorridente da dietro il mio monitor “Ti ho comprato la sedia!” mi grida contenta la segretaria…e io apro il pacco e inizio a montarla senza capirci un cazzo all’inizio anche perché è dai tempi degli Ovetti Kinder che odio rifarmi agli schemi, piuttosto le cose le monto sbagliate e storte…e sono li, che smanetto e avvito e attacco viti e incastro pezzi di plastica su sedili sagomati e schienale ergonomico, cinque rotelle high-speed, braccioli design con regolazioni triple basculanti e tutti mi vedono e mi dicono “Sieda nuova!Sieda nuova! Sei contento eh?” e io che sorrido e poi guardo la vecchia amica che chissà che fine farà e non riesco a non pensare che no, non sono poi cosi contento.

fotor_(10)

288° giorno – Entropia #1

Scrivo ‘#1’ perché il titolo mi piace…e pure l’argomento e so che ne vorrò parlare ancora e ce ne sarà un altro…e l’ho pure scritto dopo la fine del pezzo…e in realtà anche questa prefazione l’ho scritta dopo…ma in fondo non importa a nessuno. Ero in un pub stasera.

“Ti immagini che un giorno annunciano pubblicamente che è finita l’evoluzione tecnologica…del tipo ‘moh adesso basta’…dicono con la lacrimuccia e pure che passano a qualcos’altro che ne so…a sviluppare fuochi d’artificio molto potenti”

“Più potenti di una bomba atomica tipo”

“Si esatto…basta con la tecnologia…puntiamo a creare dei fuochi d’artificio atomici ecco…e Apple…Google e Samsung lasciano i loro prodotti come sono e via a fare esplosivi giocosi”

Gli argomenti al solito deviano dall’itinerario americano, come tutte le volte…non concludiamo mai niente e si finisce di parlare di cazzate, di sfide a nuoto Lisbona – New York e falsi poeti e i pezzi di carta con i nomi delle città rimangono li tra croste di pizza e il mio piatto con unto di hamburger per star più leggero che ancora pizza nello stesso posto il giorno dopo non lo posso davvero fare. Io non sono nemmeno troppo partecipe nelle proposte, accenno posti e domande poco convinte giusto per dimostrare di essere nel gruppo ma son scarico lo ammetto, stavo per mollare e bidonare, starmene a casa che oggi sia di fisico di mente sto al piano terra nonostante poi non sia nemmeno riuscito a combinare un granché a Milano…allenamento parkour con amici ma poi quella ragazza che fa un errore e un istante dopo è riversa a terra, tutti atterriti, ambulanza a sirene spiegate e non hai la minima idea di cosa si sia fatta, quanto grave sia…e non riesci più a saltare ne a fare le cose base anche se forse, era solo l’ennesima scusa, quella che cercavo…ma la realtà é che ho il cervello lento e impacciato, pensa troppo e mi blocca gli stessi movimenti e mi rende pigro nella vita e nello sport…sotto stress sulle altezze come mai prima, anche in cose semplici in difficoltà e scazzato con dolori che si amplificano e tutto diventa alto e lungo e pericoloso, tremi.

Entrano altri due amici nel Pub…uno mi ricorda di una cosa che avevo promesso e che ogni volta che ci vediamo riprometto ancora…anche la memoria sta vacillando. Dovrei farmi una lista e concludere una cosa per volta, e decido di farla sul serio…mentre saluto i miei amici apro l’agenda sul telefono e mi segno le prime cose da fare, giorno per giorno, passo per passo. Ho sempre pensato che con un calendario appeso in camera la mia vita sarebbe stata piu tranquilla, senza quei momenti di panico in cui livelli e livelli di informazioni, desideri e paure si sovrappongono in un mix di impulsi elettrici che quasi mi fanno urlare impazzito, sistema in collasso.

Però non l’ho mai appeso un calendario…non ho mai provato questa tattica e dire che son pieno di calendari e non sono di quelli sconci con tette di fuori…vai a vedere che masochista come sono forse forse preferisco che il cervello si centrifughi fino alla totale entropia.

287° giorno – Idrosolubile

Hanno annunciato altre due o tre tempeste, nuvole di chilometri e piogge perpetue per chissà quanto e io mi immagino o forse spero addirittura che tutto questo…tutta la città…si sciolga completamente e rimanga solo poltiglia sotto il primo sole…che tanto è tutto carta e cartone, scenografie e comparse…questa città è solo un nome.

286° giorno – L’eco dei tempi passati

Pare incredibile che si possa affrontare la stessa identica discussione con due persone diverse nello stesso giorno…e quasi son sorpreso…non avevo in mente di parlarne la prima volta, non immaginavo minimamente di affrontare la seconda perché non pensavo esistesse la questione stessa…cioè si…forse una volta…esisteva…ora non più, accantonata, accettata come conseguenza di una vita che dà e toglie senza preavviso, il più classico dei “c’est la vie”.

Si parlava di rapporti che cambiano, che diventano più rarefatti nel tempo e del fatto che il problema sembra che sia sempre e solo mio con la mia visione romantica delle cose in stile Mccandless…”happyness is real only when shared” e quindi vogliamoci bene…e quando succede o percepisco o giusto intuisco che le cose non sono come prima, lo faccio pesare…sprono il cavallo a dare di più col frustino ma salta fuori matematicamente, che il problema è solo mio perché è normale che sia cosi dicono e io a rassegnarmi alla cosa faccio fatica ogni volta, rimango dell’idea che se qualcosa è bella e funziona non vedo perché consentire alla vita, ai pensieri, agli altri e all’universo di averla vinta su tutti i piaceri che abbiamo…cazzo..sono io padrone della mia vita e io ritaglio il tempo per quello che mi fa stare bene se è questo che voglio, non posso consentire a particelle negative e pesanti, impegni e preoccupazioni di soffocare le poche cose belle che mi rimangono, farmele accantonare in un angolo con l’idea remota ‘ prima o poi tutto si può rispolverare ed è come nuovo se Dio vuole’…no cazzo.

“Dovremmo sentirci di più” mi dici.

Ma non è stata una scelta mia…lo sai. Qualcosa è cambiato da qualche parte, a me il ‘prima’ piaceva ma poi non ho più avuto il controllo, non dipendeva da me, è sfuggita via e non so come…forse il lavoro e il tempo veloce o la nuova vita di coppia e tutti quei grossi pensieri seri che hanno preso il possesso dei piccoli pezzi belli e mi dici che sei cambiata e forse sei peggio, tu non lo sai e io non lo so…magari un tempo avrei potuto saperlo ma ora no e io te lo dico…tutto questo è sbagliato, priorità e importanza a cose che non ci rendono felici, quell’ora in più di straordinario, arrivare a casa la sera con lo specchio del bagno davanti e non capire quello che si vuole dalla vita, dal partner, da se stessi ma andando avanti lo stesso secondo il generale buon senso, quando ti dicono che c’è da crescere e metterti in cravatta e fare affari…e la testa deve stare apposto, basta con le creste e i ciuffi colorati, i jeans con gli strappi non puoi più usarli, ventiquattrore nera…”Ma che fai hai la macchina con l’alettone? Ma scherzi?”…e gli amici…si gli amici ecco…”Sai…ho cambiato giro…esco di più con i colleghi anche se non li conosco bene…non mi fido ancora…non mi piacciono nemmeno troppo ma che ci vuoi fare…non son più ragazzino…cazzeggiare e parlare di serie tv e film fumando spinelli sotto un cielo stellato di Agosto…battute sconce e pizzicare il culo alla cameriera e fare gli scemi non son cose più da me…dovresti capirlo…anche te hai trent’anni…anche te la vita ti ha preso a sberle…anche te capisci che non siamo più ragazzini con il foglietto delle scelte “vuoi essere il mio migliore amico” SI-NO-FORSE da crocettare…non ci si può sentire ogni giorno come facevamo prima…è stressante…è giusto che si si becchi quella volta ogni tanto…fosse anche una in un anno…anche per dire due cazzate non dovrebbe poi importare molto…l’affetto resta no?”.

Si…giusto…ma perché? Per arrivare un giorno e dirmi “Dovemmo sentirci di più” e avvertire forse una punta di nostalgia o un momento di estrema realtà? O forse nemmeno capirlo…è solo un pensiero che arriva come un fulmine a ciel sereno e nell’aria rimane solo l’odore di aria elettrica e particelle ionizzate…è solo un’idea non una strada da riprendere e non ci sono rimpianti dici…”dovremmo sentirci di più”…ma tutto sommato nonostante il grigio piombo dei pensieri in testa…forse è solo nostalgia o altro, compare quello sprazzo di azzurro passato, dove le cose forse non erano comunque un granché…e c’era da piangere lo stesso in telefonate chilometriche e forse il lavoro era ancora senza ambizione e la vita scorreva un giorno dopo l’altro nella monotonia però sapevi che c’era comunque quell’unione, l’angolo sicuro, il capirsi profondamente, quell’amicizia forse pure un po’ troppo stupida, demodè, poco hipster, senza foto selfies scattate a bordo del’ottovolante più veloce del mondo, nerd e dettata dalla noia ma comunque solida, rimasta e sopravvissuta lo stesso…una cosa importante anche se forse l’aroma adesso si è un po’ perso come quella statuetta di mogano che ho in sala, un elefante nero e zanne bianche…un regalo che un ragazzo africano fece a mio padre e che da piccolo profumava tantissimo ma adesso, trent’anni dopo, non profuma più ma rimane comunque bella.

Però il profumo se n’è andato…ed era meglio con il profumo. Da piccolo, la statuetta la prendevo in mano…e la giravo…poi me la avvicinavo al naso e chiudevo gli occhi mentre mi godevo il profumo…ora è solo bella…ci passo davanti e lo penso “Bella” ma non la prendo più in mano, non la rigiro, non gioco con l’avorio ne mi ricordo più la sensazione di quel legno liscio levigato, ne l’odore e forse, sarebbe bastato tenerla protetta al chiuso la statua…come una pianta da innaffiare e curare e tenere al caldo quando fuori c’è l’inverno ma no, stiamo qua a parlare e discutere con l’eco dei tempi passati.

C’è già un chilometro di parole sopra di noi…torni a dire che non sai cosa vuoi…che non c’è nulla da decidere e nessuna crocetta da mettere sul fogliettino…che sei impegnata e torni ai tuoi pensieri cupi e preoccupazioni, che le cose cambiano e che ti capita di volere aria da respirare, non per forza più buona o più fresca ma nuova almeno, mai inalata e forse adesso siamo cosi solo perché non sai più di cosa parlare e raccontare…sei assorbita nel futuro e chissà come andrà e chissà cosa vorrai poi…non riesci a pensarci adesso…non ancora…la prossima volta magari, quando ancora una volta mi scriverai ‘dovremmo sentirci di più’.

285° giorno – Schiavitù con rimborso spese

Un sacco di persone credono di farti un favore quando ti propongono la schiavitù.

“Vedi…cercavamo un architetto…full-time…che stia nel nostro showroom di Como e che gestisca le vendite e la progettazione parlando con gli altri architetti…contratto a progetto…1100 euro per quattro mesi poi fisso un po’ più basso e provvigioni a seconda delle vendite che fate”

“Fate?”

“Ah si…dovresti collaborare con una signora che lavora con noi da tanto tempo ma non ne capisce di cose tecniche…”

Non so perché ma dall’annuncio sembrava tutto diverso…di certo non c’era scritto “venditore” e nemmeno menzione della vecchia babbiona che non sa cos’è un Mdf con cui c’è da avere a che fare mezza giornata nello showroom…e di certo non si parla di questo fantastico compenso economico che contando che ci ho messo 52 minuti per arrivarci dovendo fare file chilometriche e slalom di camion e 378 partenze in salite da Everest ad occhio ci smeno 300 euro al mese e 10 anni di vita, giusto per rimanere con gli spiccioli per pagarmi lo psicologo e manco uno fra quelli bravi…e dovrei lasciare i miei lavori di adesso che mi fruttano molto di più di sta roba, a due minuti da casa e in cui mi diverto pure…e capisco il neo-architetto prima esperienza che pur di tirare sue di lire per portare a spasso la donna accetta di tutto ma cazzo…ci vedo un chiaro limite di decenza in una proposta cosi, anche se te lo propongono con il sorriso tipico di chi ti sta facendo un regalo, una proposta impossibile da rifiutare, che tanto c’è la crisi e se ti offro 200 euro per mangiare le pigne nel sottobosco magari sei pure costretto ad accettare.

“Vuole che mi tiri giù i pantaloni e mi metta a novanta pure? So che la vasellina dovevo portarmela da casa ma se me la anticipate poi la scalate con gli interessi dallo stipendio…ci state?”

Ma non lo dico.

“Guardi…io son libero professionista…con diversi clienti…non credo proprio che sia una cosa per me…io creo e progetto…questo faccio…il cliente ha bisogno e io faccio il lavoro”

C’è un po’ di imbarazzo…mi chiede il portfolio ma non ho il portfolio…cioè, ce l’ho ma su chiavetta e non ci sono pc…siamo in un capannone, due tizie cuciono pezzi di stoffa alla mia destra, mobili di cartoni sono ovunque, un operaio bestemmia mentre taglia dei tubi…la titolare invece, quasi 45 enne che cerca di sembrare più giovane, sembra quasi dispiaciuta di avermi fatto perdere tempo e io sono dispiaciuto di aver perso tempo e aver infangato l’auto che accidenti…tutto attorno è pieno di pozze alte un metro che sta zona non è che sia proprio la Silicon Valley come mi immaginavo.

“Potremmo fare che se lei ci propone qualcosa che ci piace…le diamo una percentuale sulle vendite…che ne dice”

E la cosa mi intriga quindi mi faccio dire quali sono le condizioni e lei “il progetto non te lo pago ma ti do questa percentuale…tu mi mostri il progetto e vediamo se farlo” e la cosa ha un retrogusto strano ma quasi suona bene.

“Bhe direi che cosi ci siamo” le dico

Sorride…ancora…mi saluta, mi accompagna all’uscita, entro in macchina e credo di aver comunque combinato qualcosa di positivo anche se poi, mentre sono bloccato sulla strada per un incredibile gregge di pecore comasche, comincio a farmi due conti sulle percentuali che andrei a prendere e quanto ci guadagnerei davvero, anche se il prodotto vendesse tantissimo e mi ritrovo con questo gran dolore al sedere che forse, fosse pure un bestseller il mio colpo di genio, solo per recuperare i soldi persi questo pomeriggio tra non lavoro, benzina e consumo pneumatici causa rotolamento…non basterebbero due anni.

284° giorno – Il finale

Pensavo che sono sempre stato fan dei finali tragici, che se l’eroe moriva il film era meglio, che tutto rispecchiava la vita reale lontana dai cliché di un amore eterno che trionfa sempre e la musica con gli archi sotto, la morale dell’eroe che supera la difficoltà e si becca il premio finale e tutti vissero felici e contenti…ed è per questo che ho sempre adorato i personaggi scomodi se non i cattivi addirittura o quelli storti e sgradevoli e gli underdog brutti da vedere…però poi boh…forse son diventato più tenero o magari è proprio il contrario, son più cinico e duro e i colori stan diventando tinte di grigio che cazzo ne so, ma succede ormai, come stasera, che finisco a vedere un film e quando vado a pensare alla fine, a quel fatidico momento in cui le cose o crollano o rinascono come una fenice…mi ritrovo a sperare sinceramente che vada tutto bene perché poi, quando vado a dormire, mi ritrovo più felice pure io.

283° giorno – A trent’anni dovrei fregarmene

Mi arriva una chiamata nel bel mezzo del pomeriggio lavorativo, passato più a contare i diversi punti del corpo che mi fanno male che a lavorare. Numero sconosciuto…di quelli ‘+39 340…’ che dopo cinque cifre smetti di leggere e premi ‘Rispondi’…sarà Sky, o Vodafone…o la commercialista che accidenti, mi dimentico sempre di salvare il numero e tutte le volte rispondo con quel “Pronto?” diffidente e curioso e quella ci rimane male “Sono io” dice…e prima di ricordarmi chi è ho già detto le terribili parole “Io chi?”

“Come io chi?”

“…”

Per fortuna non è il caso, è un’altra donna al telefono.

“Salve…Emanuele Toscano giusto? La chiamavo per quell’offerta di lavoro su Linkedin alla quale si era candidato…” mi dice metallica, pare Optimus Prime donna.

“Ah si…cercavate un designer…”

“Si esatto…le andrebbe bene un colloquio o Venerdi alle 17:30 o Giovedi alle 16:30? Come preferisce…”

“Facciamo Giovedi”

“Benissimo…l’indirizzo lo trova anche sul nostro sito ma glielo lascio comunque”

Segno tutto su un foglio di carta e saluto…e sono un po’ incredulo…che su certe cose ci clicchi sopra giusto per sfizio o per non lasciare intentato nulla ma mica ci speri sul serio tant’è che il CV non è nemmeno aggiornato e il book inesistente e sono pure euforico sulla cosa per qualche istante ma poi subentra il panico perché io mi vedo già assunto contratto in mano il primo giorno di lavoro con un nuovo team tutto attorno a me, ufficio ordinato e figoso, vetrate ampie e luci…mica come il Sottomarino di adesso, con scaffali pericolanti, scale assassine, radiazioni ovunque, posizione inclinata di 45° per riuscire a stare sotto un tavolaccio trasformato in scrivania.

Guardo il loro sito…un miliardo di clienti importanti e cose pure carucce…la faccenda si fa seria…e partono subito le sinapsi a rimbalzare in giro nel cranio.

E se non ho abbastanza esperienza per disegnare mobili? Ho le idee più fighe dell’universo ma lo so solo io e son pure molto modesto…ma renderle realizzabili? Sono in grado di trasformare le immagini nel mio cervello in un prodotto venduto in un negozio? Lo so fare davvero? Dai cazzo…ho fatto un sacco di progetti e sono andati bene, ho accettato lavori in cui non sapevo fare nulla…mentre questo è il mio perché mi spavento? No no…quando penso troppo divento poco razionale…e io sto sempre meglio sotto pressione, se ho tempo davanti o dietro o spazio attorno mi adagio troppo e perdo appigli…

Quindi premo il pulsante di Batman su Whatssapp che ormai riflettori e telefoni rossi con il filo son passati di moda.

“Sta cosa del colloquio un po’ mi impanica” scrivo

“Perché??” risponde

“Boh non so…fanno design…non ho molta esperienza alla fine sul design di mobili…ho le idee e le so mettere su carta ma non ho davvero mai lavorato su sta roba…solo su altre cose…mi manca un sacco di esperienza”

“Tu devi solo andare tranzollo e sicuro di te, ognuno ha esperienza nel proprio campo devi viverlo come un incontro che serve anche a te per conoscere cose serve. Non è un esame, loro valutano te e tu valuti loro, dillo senza paura che tu hai esperienza in un campo un po differente non è mica una colpa”

“Si vero…vabbè, vediamo come andrà…è pur sempre esperienza”

“L’hai detto. Serve esperienza anche nel fare colloqui, anzi meglio fare ora quelli che ti interessano meno così quando arriva quello giusto sei pronto, dovrebbe valere anche per le fighe questo discorso”

“Il parallelo con le fighe è azzeccatissimo, pure stesso problema…mandi il cv ma non ti rispondono”

“Vita difficile”

E’ tipo un mio problema questo…c’è da ammetterlo candidamente. Quando devo confrontarmi con qualcosa in cui sento di poter dare il meglio soffro di crisi di sopravvalutazione…si insomma…io mi credo molto bravo ma metti caso che non lo sia davvero, molto bravo? E poi, tutti questi presunti talenti sempre tenuti nascosti…buoni in un angolo…jolly da tirare fuori dalla manica un giorno o l’altro e il momento però non arriva mai per nessuno…c’è sempre la paura di riscoprirsi meno bravi…che alla fine non ho mai messo in pratica seriamente certe cose, scontrarsi con un’ipotetica realtà dei fatti ed è per questo che spesso…e credo valga per tutti…i sogni nel cassetto ci rimangono chiusi, in quel cassetto. Volevi la casa al mare e sognavi la vita semplice ma temi che dopo otto mesi tu possa sognare di nuovo la città su cui sputavi per anni…e quella ragazza che accidenti forse è un sogno, non fai nulla e manco ci provi per non scoprire che tutto quello che credevi lei fosse non esiste, intangibile come vapore…e cosi quello che credi di saper fare e che credi ti porterà più avanti o più in alto rimane lì e aspetti e aspetti…ci sarà sempre una scusa o qualcuno da incolpare se non farai un cazzo.

Ma sono discorsi da stupido, la paura dovrebbe essere alle spalle a trent’anni, dovrei fregarmene di tutto e tutti a trent’anni, sbaglio anche a parlarne o pensarne a trent’anni…a trent’anni dovrei essermi lasciato alle spalle queste stronzate…a trent’anni dovrei fregarmene delle domande, dovrei solo cercare risposte, anche se tagliano.

282° giorno – La scala #2

Mi hanno sbloccato l’osso sacro, buttato sul lettino e tirato di qua e di la, preso dai piedi e rigirato anca per anca ed ora spero che la schiena inizi a collaborare seriamente ad un trattato di pace che porti avanti una relazione lunga e proficua…sono moderatamente speranzoso anche per questa notte ed è la novità del giorno visto che ho sempre paura del risveglio e del check-up fisico fatto di scricchiolii e fitte ovunque. Ho deciso di andare alla scala, dove mi alleno quando l’inverno piovoso diventa una costante, sono appena uscito dallo studio dopo aver infilato le spoglie borghesi nello zaino per indossare quelle del traceur part-time, ancora sotto la pioggia, ancora nel freddo mentre salto una corda nell’indifferenza della città, congestionata e allagata che quando piove capisci che non è poi cosi piatta come credevi…è tutto un fiume e un torrente e specchi d’acqua che riflettono tutte le luci ed è pieno di luci questo posto, messe anche dove la gente non guarda e non cammina. Le domande tra le piu stupide mi vengono in mente mentre salto la corda, come “dove finiscono tutti i criminali della piazza quando piove…dove vanno a nascondersi?” che di posti malfamati ma al chiuso nei paraggi non ne conosco da quando alla stazione hanno messo il presidio caramba perenne. Io intanto salto la corda fino al distacco braccia…altro che correre, che ormai mi massacra caviglia e ginocchia…meglio saltare a ritmo, coordinare i piedi finché non cominciano ad andare da soli ‘destro…sinistro…destro…sinistro…uniti…avanti…dietro…’ ed è un po come danzare, dancing in the rain…da solo come uno scemo, addosso stracci che peggio non si può, puzzolente e brutto ma a ritmo, con il rumore su quelle piastrelle sporche in sincronia con il battito”Tum-Tum-Tum”.

Passano i minuti e ancora salto…e spero davvero che una volta raffreddati i muscoli, a casa, il fisico ricominci a collaborare…mi serve…un tassello da mettere in posizione e ricominciare meglio da domani mattina , per una volta riposato che chissà, magari ne saltano fuori altri ancora che lo si dice sempre…cose positive chiamano cose positive.

281° giorno – Decisamente stanco

Ho scarsa voglia di andare a lavoro domani, potrei tipo dormire fino alle dieci che anche stasera son tornato tardi e stanotte non so…non ricordo nulla ma dev’essere stata una notte del cazzo, avevo occhiaie e dolori e una faccia da cinquantenne stamattina…senza energie, fatica pure per infilarmi i calzini…e mi dicono che è colpa dei pensieri e le preoccupazioni che mi perseguitano pure nel sonno e forse è vero ma l’unico modo di combatterli è stare fuori in giro e fare fare fare e si crea quel circolo vizioso in cui io divento solo più stanco per non concedere energia alla testa e quella si vendica sul fisico, sugli occhi dal taglio abbattuto ma per adesso non importa, arriverò a inserire nel metabolismo melatonina regolatori di sonno acqua santa o magica per ripristinare flora batterica e mentale ma al momento rimango nel circolo, che scorre sempre più veloce ed ora, mi son messo pure a guardare il Superbowl…e tipo non ci capisco nulla…azioni, ruoli e perché e per come…una specie di film straniero senza sottotitoli ma va bene comunque…meglio che dormire, che ultimamente non porta nulla di buono.