282° giorno – La scala #2

Mi hanno sbloccato l’osso sacro, buttato sul lettino e tirato di qua e di la, preso dai piedi e rigirato anca per anca ed ora spero che la schiena inizi a collaborare seriamente ad un trattato di pace che porti avanti una relazione lunga e proficua…sono moderatamente speranzoso anche per questa notte ed è la novità del giorno visto che ho sempre paura del risveglio e del check-up fisico fatto di scricchiolii e fitte ovunque. Ho deciso di andare alla scala, dove mi alleno quando l’inverno piovoso diventa una costante, sono appena uscito dallo studio dopo aver infilato le spoglie borghesi nello zaino per indossare quelle del traceur part-time, ancora sotto la pioggia, ancora nel freddo mentre salto una corda nell’indifferenza della città, congestionata e allagata che quando piove capisci che non è poi cosi piatta come credevi…è tutto un fiume e un torrente e specchi d’acqua che riflettono tutte le luci ed è pieno di luci questo posto, messe anche dove la gente non guarda e non cammina. Le domande tra le piu stupide mi vengono in mente mentre salto la corda, come “dove finiscono tutti i criminali della piazza quando piove…dove vanno a nascondersi?” che di posti malfamati ma al chiuso nei paraggi non ne conosco da quando alla stazione hanno messo il presidio caramba perenne. Io intanto salto la corda fino al distacco braccia…altro che correre, che ormai mi massacra caviglia e ginocchia…meglio saltare a ritmo, coordinare i piedi finché non cominciano ad andare da soli ‘destro…sinistro…destro…sinistro…uniti…avanti…dietro…’ ed è un po come danzare, dancing in the rain…da solo come uno scemo, addosso stracci che peggio non si può, puzzolente e brutto ma a ritmo, con il rumore su quelle piastrelle sporche in sincronia con il battito”Tum-Tum-Tum”.

Passano i minuti e ancora salto…e spero davvero che una volta raffreddati i muscoli, a casa, il fisico ricominci a collaborare…mi serve…un tassello da mettere in posizione e ricominciare meglio da domani mattina , per una volta riposato che chissà, magari ne saltano fuori altri ancora che lo si dice sempre…cose positive chiamano cose positive.

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95° giorno – Wallrun

Appena arrivato in paese mi son detto “hai un mese per allenarti come si deve, tutto il tempo che vuoi.”

Dopo due giorni l’inizio è promettente anche se le mani sono già spaccate, il tallone trema di paura e la pianta dei piedi è già piena di buchi.

Nel vagabondaggio per trovare le sfide dell’estate, perché una sfida ci vuole sempre, oggi sono tornato davanti ad un mio vecchio pallino dell’estate scorsa, il mio primo grosso obiettivo da traceur scarso, un wallrun.

Dovete sapere che io adoro i wallrun, perché mi esaltano come poche cose, perché sono grosso e lento e invece quelli mi fanno sentire come se ogni ostacolo fosse alla mia portata e mi spaventano almeno quanto li amo, perché mi ci sono fatto male al punto che piegare le dita dei piedi era un calvario, camminare una tortura.

Un wallrun in una piazzetta di Varese poi, è stato la mia prima conquista, il mio primo “cazzo sono migliorato”. Il giorno del mio primo allenamento non riuscivo a chiuderlo e non l’ho chiuso, una sconfitta. Ci avrò provato 50 volte ma il bordo rimaneva lontano e anche quando ci sono arrivato dopo due ore, con il mio passo lento, fuori forma, scoordinato, non avevo la forza per rimanere aggrappato. Figurarsi tirarsi su. Ma tre mesi dopo, nella stessa piazzetta, quel muro invalicabile era diventato un muretto, scavalcato senza sforzo. Una soddisfazione, davvero.

Ora che è chiaro il perché di questa mia predilezione, alla ricerca della sfida dell’estate, ho deciso di tornare alla mia bestia nera vi dicevo, che io chiamo il gioco della bottiglia.

La vedete quella Sprite lì in alto nella finestrella? Mi sono sempre chiesto cosa ci faccia li e chi cazzo ce l’abbia messa.

Ma non importa, l’importante è che per fine estate riesca a buttarla giù.

 

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