269° giorno – Il giorno in cui pensai a noi e scrissi…

Sei la cosa migliore e giusta…ma anche la più sbagliata…e io sono maledetto, perché voglio commettere l’errore, anche se a volte fa male e altre malissimo il solo pensiero…anche se il sole sorgerebbe lo stesso se dimenticassi tutto e voltassi le spalle…le macchine intaserebbero le strade di scie bianche e rosse come ogni notte, la gente mi ignorerebbe comunque passandomi a fianco…uomini che continuerebbero a morire e bambini nascere. Ma amo sbagliare, sentire le fitte allo stomaco e i brividi e credere che posso…e devo…anche se per il mondo e l’universo pieno di galassie e pianeti e forze oscure sarà meno importante di un granello di polvere che vaga nel vuoto…non mi interessa…per me sarà tutto.

268° giorno – 2+6=8 (Volano portaerei nel cielo di Roma)

Durante la notte do i numeri…sogno delle portaerei che svolazzano da parte a parte nel cielo di Roma anche se io poi, nemmeno ci sono mai stato a Roma. Il volo delle portaerei è sempre più rapido, alcune cominciano anche a roteare ed ora è il turno di intere case e camion con rimorchio…iniziano a galleggiare nel cielo eppure, sento che ancora qualcosa deve succedere ed infatti, ecco che di colpo arriva un’astronave romana…e tutti urlano “l’astronave romana…l’astronave romana!” indicandola…si…romana…arriva con raggi laser e distrugge palazzi e le portaerei esplodono in lampi blu e pure il cielo diventa blu e i riflessi di quel blu contaminano anche le superfici dei palazzi che diventano anche loro, blu. L’astronave sembra un palazzo antico tutto capitelli e colonne di marmo rosa volanti e testata triangolare come il partenone. Sotto, un colonnato tondo si illumina come un reattore e quella parte come una scheggia impazzita di qua e di là mentre ecco arrivare una pattuglia di auto blu da dentro un tunnel…corrono verso l’astronave per difendere la città sferragliando e generando fulmini mentre si uniscono l’una con l’altra diventando un corpo luminoso unico ad altissima velocità e tutto inizia a crollare ed esplodere di fronte ad un pubblico fermo e ammutolito. Il tizio che mi sta a fianco si gira verso di me proprio mentre un edificio…o forse una nave…completamente di acciaio e con uno squarcio quadrato da cui esce una luce gialla ci sta cadendo addosso….

“Bello no? Sembra vero!”

“Ma bello cosa…stiamo per morire cazzo!” penso, spaventato.

Sono vivo…altra notte tormentata e dolori da incidente nella schiena e nelle braccia…faccio i conti con l’età e le gambe stanche e il riposo che manca. Il cellulare pare già allegro…numerini e simboli per dirmi che qualcuno mi ama, qualcun’altro in segreto mi odia ed altra gente ha bisogno di me. Leggo una mail della banca con alcuni numeri e parole dentro e mi faccio i conti in tasca che quelle son bucate nove volte su dieci e visto che iera sera vedevo rosso nel conto ho ben poco da sperare nel bel tempo oggi…continuo ad aggiungere passioni ma quelle costano e tocca ‘fare i conti’ con lavori extra che ultimamente languono ed è solo colpa mia e non dello stato-società-politica-squadre di calcio, per una volta. Sopravvivenza…per quella ho le mie otto ore standard e il mio sottomarino arredato di fogli e tastiere e schermi e bottoni e una sedia monca a cui non ho ancora dato un nome ed è strano visto che io do un nome ad ogni oggetto con handicap. Ogni giorno mi dico che sarebbe meglio tirar dentro altri clienti ma devo ‘fare i conti’ con un book vecchio e sorpassato…”chi vuoi che ti caghi con stammerda…non contarci”…e la pigrizia e le giornate passano senza che io mi dedichi al mio futuro e quello si che presenta il conto, più salato di pistacchi belli salati…anche se mi piacciono i pistacchi belli salati…Dio solo lo sa quanto mi piacciano…no…anche mia sorella e le segretarie lo sanno…loro solo sanno quanto mi piacciano i pistacchi belli salati.

Oggi però qualcosa si è mossa, si…e non ci contavo lo ammetto che qualcosa si muovesse da sola…un po’ lentamente forse, nell’acqua torbida di un fiume in secca tipo pescegatto brutto e magro che si muove cauto magari ma si è mossa…e la vedo quasi come una decisione divina, un atto di carità superiore come se fossi un barbone che sta fermo in un angolo a prendere gli spiccioli dal ciccione in frac cilindro e bastone di turno. Dicevo…quel qualcosa che si muove…mi arriva un ‘essemmesse’ stamattina in cui la Vodafone mi avvisa che se chiamo il 42020 posso ascoltare un fantastico nuovo messaggio lasciato in segreteria e voi dovete sapere che di solito io non ascolto i messaggi perché penso sempre che qualcuno si sia sbagliato…che “chi cazzo la usa la segreteria telefonica nel 2014″…io non l’ho mai usata…sembra uno di quegli oggetti stile anni ’80 come i cerca-persone che si vedono nelle serie TV vintage americane ma che in realtà non esistono davvero…mai lasciato io, un messaggio in una segreteria di quelle con il ‘Bip’ ma non so…forse colpa dell’astronave romana o di un pescegatto che si muove nello stomaco, io stavolta lo faccio quel numero.

‘42020’

“Hai un nuovo messaggio…per ascoltarlo…premi 1″…la voce è metallica e lenta…come quella di un insegnante di sostegno o di un esploratore spagnolo che cerca di parlare a degli Indios.

‘1’

“Ciao Emanuele…sono ******…non sono morto…richiamami che fissiamo un appuntamento” ed è l’architetto e il fatto che non sia morto mi pare una buona notizia che mi sta simpatico anche se forse non c’era bisogno di dirmelo che non era morto visto che i morti invece quando lo fanno non ti avvisano mai ma forse sono io che sbaglio tutto con sta storia del bianco e del nero in un mondo in cui le sfumature di grigio vanno di gran moda. Io lo chiamo l’architetto non-morto e pare ad entrambi che vederci Mercoledi sera sia una buona idea e io spero che non sia solo per farmi assaggiare dei cioccolatini o chiedermi un giudizio sul nuovo colore dell’ufficio…

“Sai…non sapevo se buttarmi sul rosso carminio…”

“Ma hai mica nuovo lavoro per me?”

“Sapevi che nell’antica Roma solo i nobili potevano vestirsi di rosso?”

“…è che sono uscito da lavoro prima apposta per venire qua…quindi se…”

“Tipo che se entrassero mi farebbero il culo per le pareti rosse…dici che verde acido è meglio? A tutti piace il verde acido…beh grazie…credo che andrò di verde ecco…si…si vede che sei un designer e fotografo…grazie…”

“Già…è stato un piacere…figurati…io vado eh…”

“Si si…ciao…”

Non faccio in tempo a congratularmi per la sua non-morte comunque, che passa per il sottomarino pure il mio vecchio capo, il fratello del Faraone…che essendo un personaggio anche lui verrà soprannominato Jackie in onore di jackie Gleason…mezzo zoppicante chissà perché…e più serio e pensieroso del solito, con gli occhi piccoli che dietro gli occhiali fanno flipper spinto.

“Vieni da me quando esci di qua che ti devo far vedere una cosa” mi dice quasi in segreto stile spia industriale o contatto in incognito a Marrakech…si..c’ho la fissa per Marrakech…sicuro che quando ci andrò mi farà cagare…comunque “Si ok” gli dico, sperando non si tratti del suo nuovo SUV che ho visto parcheggiato di fuori…che chissà come mai…c’è la crisi e non c’è lavoro e “non possiamo assumerti” ma lo spazietto per il SUV c’è sempre.

“Ehy…se noti sono andato al risparmio…i cerchi son da 18 e non da 20 ”

“Si ma costa 80.000 euro”

“L’ho immatricolato come carriola…devo solo farmi vedere in giro ogni tanto con tre ruote…ma se l’ha fatto Villeneuve lo posso fare anch’io”

Terrificanti viaggi autostradali in sua compagnia che mi tornano in mente, a 190 orari con una macchinaccia dal baricentro più alto della torre Eiffel sorpassando a destra e a sinistra e puntando i pedoni e senza nemmeno frenare alle sbarre dei caselli…un paio di volte ho pure pensato che la tecnologia che sollevava le sbarre non fosse abbastanza prestante e veloce per consentirmi la sopravvivenza a breve e di tutte le scene della mia vita che mi potevano scorrere davanti c’erano solo le peggiori che la mia mente a fare i trailer come si deve, che gasano e che fan venire voglia di andare al cinema…non ne è mai stata capace.

Sparisce pure lui e mi ritrovo nel sottomarino da solo a fare le addizioni delle cose da fare e portare avanti, nella speranza che con la ripetizione entrino in testa e mi ci metta, come con le tabelline alle elementari…fare i compiti per bene nella speranza che entrino questi possibili lavoretti extra…qualunque cosa…li accetterò…anche se fossero brutti e noiosi…che a lavorar da solo come ditta autonoma indipendente-imprenditore di se stessi con coscienza-segretaria e mente-fannullona che non riesci a licenziare, certe cose devono andare per forza in certi modi se vuoi che i conti tornino e le cose quadrino e i rossidisera beltemposisperino, quant’è vero che ‘2+6’ fa ‘8’.

267° giorno – Ma quale stile…

“Mi piace come scrivi…sei fluido…secco…originale…mi dai trasporto anche se spesso non capisco un cazzo”

“Beh…grazie”

La cosa che tutto è stato scritto e detto e pensato è vera…rimane giusto lo stile per emergere e far bere a nuove generazioni i soliti tre concetti con un ombrellino da cocktail diverso…si sa, è cosi, bravi tutti…ma sono in difficoltà. Con le storie…e personaggi. Forse è tutta è questa questione del diario…concentrarsi sulle cose quotidiane pitturandole un po’…far sembrare la mia vita interessante…non riesco a pensare e a scrivere oltre…i racconti che ho iniziato rimangono impantanati, i pochi nuovi che emergono dalla corteccia sono sterili e noiosi e comunque, iniziare a scriverli è quasi impossibile…non ne esce niente.

È stancante, tutto molto stancante perché il desiderio è reale…avere per le mani qualcosa che inizia e finisce e non squarci di qualcosa, coni di luce in un cielo nuvolo…e scrivere quando davvero sento di poterci mettere il talento e le idee e lo stile. Quello poi, lo stile…lo raschio in giornate come questa quando mi costringo a buttare giù due righe…non so nemmeno come finirlo il pezzo ad esempio…e credo che serva davvero una pausa ma ormai sono invischiato in questo progetto e nell’affinare giochi di parole e pensieri cosi che la folla esclami “che stile unico” e saranno gli altri a copiare da me.

Sto diventando nevrotico e malato…alla ricerca del Graal…per cosa poi, quando a stare senza pensieri e nuove metafore ci sarebbe un mondo enorme e vero da godersi, li fuori.

266° giorno – La scala

Questo posto in realtà fa schifo…’La scala’…forse non ci ritorno da un anno, magari pure di più…ci rifugiamo tra questi muretti quando neve e freddo conquistano la piazza sbattendoci fuori in puro ‘Winter is coming’, torniamo quando la pioggia trasforma le strade in fiumi e le sbarre in trappole.

L’ultima volta c’era più gente, adesso siamo in due e l’altro nemmeno lo conosco…avrà 15 anni, salta come un grillo, magro che pare un fuscello, si aggrappa e corre mentre io mi prendo cura delle mie cartilagini e i miei muscoli duri e sofferenti che sono novanta e più se si parla di chili e le braccia non stanno nella felpa. Poi si presenta…l’italiano manco lo parla, gesti e mugugni per dirmi che è ucraino e che non si sa esprimere un granché…meglio cosi, preferisco…vorrei stare da solo, non ho nemmeno la musica…il brutto episodio di quando vai accendere il lettore e quello rimane con lo schermo nero e muto…tu eri sicuro che fosse carico. C’è una piazza dopo la scala a spirale che passa attraverso palazzi e banche e bar, circondata da mattoni rossi e vetri…è piena di muretti bassi e bagnati, aiuole triangolari e sbarre a tratti piegate e arrugginite. Attorno, porte di agenzie di viaggi e uffici tutti uguali, credo che molti siano chiusi e abbandonati…altri hanno piccole luci all’interno che illuminano ombre tagliuzzate di omini grigi…forse folletti che a volte scrutano oltre veneziane abbassate lunghe metri che coprono finestre fotocromatiche affacciate su stradine buie…nessun lampione, nessuna luce, nessuna forma di vita tranne qualche pianta che ancora resiste…roba con foglie pungenti…ma è l’unico tipo di essere vivente oltre a noi due.

Io mi aggrappo a qualche muro, mi alleno con la corda…perlopiù cammino sotto la pioggia che non so perché quest’angolo di città senza gente mi da parecchia calma e quasi son contento di essere zuppo e senza musica…l’altro pare parecchio annoiato e fa evoluzioni strane mentre il cielo si arrabbia sempre di più. Ricordo il primo inverno di allenamento e le mani sanguinanti, le corse fra le scale, i primi percorsi, quei panettoni gialli spostati ogni volta in modo diverso da chissà chi e quel giorno tutto vestito bene…forse due anni fa…che passai a salutare gli altri prima di andare a corteggiare Sheraldine, l’argentina dalla parlata che ti entrava in testa e ti distruggeva la ragione e io, convinto, sentivo che avrebbe funzionato davvero…come faccio sempre, dentro di me…anche se sbaglio sempre poi, quando la vedo da fuori.

La scala e quei gradini inclinati e la caserma pericolanti e le grate che coprono il nulla, quei terrazzini pieni di terra e sigarette spente da gente senza casa, un posto ‘solo’…sporco e deprimente, grigio come il resto della città che gli sta attorno…scivoloso e pericoloso, ostile…patria di gentaglia negli angoli e graffiti…ma ci sono affezionato alla fine…come quando tifo per il brutto, l’underdog, la gente con il potenziale e il bello nascosto…un po’ come me…che certe cose le guardi con il cuore e le capisci davvero.

Adesso, da in fondo alla scala sento arrivare anche gli altri ragazzi. Porteremo qualche voce allegra in più tra questo cemento dimenticato dagli uomini e da Dio.

265° giorno – I pezzi troppo lunghi non li legge nessuno

Ho dimenticato gli occhiali a casa, solo davanti allo schermo del PC di ritorno dalla pausa mi accorgo che manca qualcosa…che manca qualcosa in più delle solite mancanze…mentre per un attimo mi riapproprio della mia vita che da quanto sto pensando non ricordo nemmeno di aver camminato, non ricordo che canzone avevo nelle orecchie…non ricordo su che cosa ho lavorato tutta la mattina… sovrappensiero…come in un’infinita serie di calcoli di un problema quasi impossibile da risolvere. E’ da una vita che sono sovrappensiero. Da una vita.

La giacca è bagnata sulle spalle, l’occasione giusta per parlare della neve sulle strade e della pioggia che scende dagli alberi, che il bianco diventa goccia trasparente e il pino marittimo si diverte per almeno dieci metri a lavarmi con disprezzo mentre nel cielo è pace ed equilibrio ghiacciato. Me ne accorgo solo quando la butto sul mio tavolo-scrivania e la vedo bicolore, quando la tolgo per mostrarmi nel mio solito completo tristezza-lavoro…mi fa sembrare più vecchio e triste e sono cosi sovrappensiero che di sicuro me lo dirà pure Chiara che sembro vecchio e triste.

“Non sono triste…non sono vecchio…sto pensando…”

“E a cosa pensi…”

“A cose…perlopiù confuse…riflessioni su certe persone e certe questioni che questa mattina ho fatto un discorso con un’amica e poi si è evoluto e mi è rimasto in testa in tante forme e colori diversi”

“Dovresti sorridere di più…”

“Non sono triste ho detto…”

“…e trovarti una ragazza..ti servirebbe una ragazza…”

“Si…e a volte mi servirebbe anche un carroattrezzi ma mi arrangio con il cric”

“Vedi? Proprio di questo parlo”

” Se ben ti ricordi…” dico al ‘Me Stesso’ “…c’eravamo dati dei compiti precisi e obiettivi da rispettare…abbiamo preso a martellate la nostra anima di legno per trasformarla in volontà di ferro…anzi…più del ferro che quella non si deve piegare o rompere per nessun motivo…quindi non abbiamo bisogno di niente e di nessuno”

“Menti a te stesso…quindi mi stai mentendo”

“No…sono abbastanza forte…forte il giusto”

“Giusto per cosa?”

“Punti a farmi ripetere mille volte le stesse cose…basta…”

Il trucco…il trucco…com’era il trucco…c’è da interrompere il flusso di pensieri a catena che manda in eccitazione il cervello che così si autoalimenta tirando fuori sempre lo stesso pensiero…dannato ‘Me Stesso’ stavolta ti frego…il trucco…il trucco…il trucco…concentrarsi su un oggetto neutro e tagliare il cordone ombelicale alla mente…le cuffie…le cuffie…le cuffie sono gialle…da lavoro…quando le metto mi stringono troppo la testa ecco perché sono passato ai tappi, quelli arancioni…mi piace appallottolarli…cosi morbidi all’inizio e duri quando li comprimi e mi ricordano il Didò, la pasta modellabile che pare si possa anche mangiare…cioè, si che si può ovvio…ma mi ricordo che quando me lo dissero rimasi quasi stupito stile “Ma no dai che cagata” ma poi se ci pensi quella roba la usano i bambini…vuoi che non la possano mangiare che quelli mettono in bocca di tutto? Io da piccolo finii in ospedale…in bocca nulla ma mi rimase nel naso la testa di un omino lego e ci infilai il dito per tentare di tirarlo fuori e quello che andava sempre più in fondo finché poi non sono andato da mia madre…che idee del cazzo che si hanno da bambini…io poi ero strano, pure sonnambulo…sempre avuto disturbi del sonno…una volta pisciai addosso a mia cugina grande mentre parlavo di autoscontri completamente immerso nel mio universo REM…stare sveglio nella notte era quasi un obbligo, sempre stato cosi, colpa del cervello che gira in moto perpetuo, dovrebbero studiarlo come fenomeno fisico…ci scoprirebbero cose interessanti per la cosmologia astrofisica nucleare particellare medica…lo sezionerebbero come quello di Einstein che l’hanno tenuto trent’anni dentro un cazzo di barattolo per poi affettarlo…scopri che lo spazio non è vuoto ma si piega come lenzuola sopra le curve di una modella e finisci con il cervello in un barattolo, una vita straordinaria dentro un barattolo…la vita è strana e a volte una merda…che tu sia artista o fanullone quella è bella o una merda e finisce in un barattolo, merda in barattolo, vita di artista, merda d’artista in barattolo come Manzoni, l’altro…che era artista e non quello scrittore e che aveva casa a Venezia…”adoro Venezia!” mi dice Indiana Jones in un pezzo di pensiero che compare qua, di fianco alla mia sedia monca da lavoro e “pure io” gli rispondo…”ci volevo tornare…me lo dico sempre…a volte vorrei andarci d’inverno…a volte la sogno con il sole…da solo…a volte in compagnia…sento che mi può fare bene Venezia…sento che è la medicina per qualcosa di cui soffro ma che ancora non capisco e tu…tu mi capisci?” …ma quello è già sparito, spariscono tutti prima o poi e non sai mai come comportarti…se prendere il braccio alla gente e non mollare la presa, obbligarli a restare o andare avanti per la propria strada e aspettare che siano loro ad afferrarti…”Ma tu guarda…’Me Stesso’…alla fine ci sei riuscito stronzo di uno a farmi tornare al punto di partenza…al pensiero fisso di tutta una mattina e a farmi sembrare vecchio e triste e sovrappensiero ancora una volta…a farmi scrivere inutilmente un altro giorno portando avanti questa striscia di pezzi…discorsi…pensieri su carta o come vuoi chiamarli…non importa…quando ieri forse…davanti a quella pizza…se il tuo amico avesse insistito avresti scritto ‘Ho smesso. Punto’ ieri notte…giorno duecentosessantaquattro di diario e sarebbe finita subito…come vorresti davvero…mollando il peso senza più coltivare in segreto il desiderio che chi ti legge un giorno diventi gruppo e poi folla e poi moltitudine e cosi ti sentirai forte davvero anzi…forte il giusto…adorato il giusto…benvoluto il giusto…con le giuste sicurezze economicosentimentalistabilitàemotive per trattenere il braccio di chiunque tu voglia con i mezzi che la tua mente e il tuo fisico e la tua volontà non hanno e mai avranno ma sappilo…sbagli…stai sbagliando tutto…non sembri il più bravo ma solo vecchio e triste e sovrappensiero e speri speri e fai calcoli e pianifichi e ti metti in gioco fingendo sicurezza e credendo di farcela…ma perdi di vista i fatti…riempi fogli bianchi di scritte nere allungando all’inverosimile il tuo pensiero per pagine e pagine per raggiungere pubblico e poi altro pubblico…quando la realtà che nemmeno provi ad osservare e capire e fare tua è che spesso quello che scrivi e quello che pensi e che spalmi in pezzi troppo lunghi…come questo…non li legge nessuno”

264° giorno – Se solo…

Ho già scritto dei parcheggi, le luci e i rumori delle auto e di quei piccoli stracci di pace che ‘l’aspettare’ mi concede…e la pioggia sta diventando neve ed ho in mente dei sorrisi, di gente nuova e gente vecchia e un paio sono i tuoi che io li amo da morire come amo i riflessi sulle cose, frangenti di luce come onde…forse non mi servirebbe niente altro ora, tranne che giocare un po’ con le ombre usando la mano, puntando i miei soldi su una delle gocce sul vetro che scivolano in giù e vedere chi arriva prima. Riuscissi a trovare serenità e a non avere cosi paura per quello che può scivolarmi tra i fori della vita…forse io starei bene anche cosi.

263° giorno – La compagna di allenamento

Io mi alleno tra due piazze collegate con scale, sbarre e pezzi di strada, anche se erano due mesi o forse più…anzi ‘più’ che non ci ritornavo…soliti conti in sospeso con virus, ginocchia, dolori muscolari e il fatto che io mi dimentichi sempre di fare stretching quando serve, quindi sempre.

Non mi conosce nessuno…ma mi salutano tutti…beh si…tranne quella bellissima ragazza baciata dal sole del condominio sotto i portici in realtà…lei ancora non mi saluta ma gli altri, tutte le famiglie, quando escono e mi incrociano sorridono o un cenno di riconoscimento, mi dicono due parole tipo “sempre ad allenarti eh?” e io “eh si…grazie salve”…fa piacere ecco.

Quest’estate, esco dal lavoro e ancora il sole splende e nell’aria ci sono i gradi di adesso ma moltiplicati per dieci. Verso le sei, ogni giorno, sbuca fuori questa vecchietta che ha una particolare adorazione per me…mi chiama dalla finestra e io mollo l’allenamento ogni volta per stare lì a fare due chiacchiere anche se significa fare lo strillone delle notizie serali visto che è sorda e non sente un cazzo di niente. I discorsi sono sempre i soliti…operazione al bacino da fare…cosi gli dice il dottore ma lei non se la sente che non si sa come va e io che le dico che dovrebbe farla che camminare bene è una cosa importante visto che le piace andare in giro dai nipoti nonostante gli ottantatre anni e lei che parla in dialetto lombardo e capisco solo due parole su venti ma faccio comunque ‘si’ con la testa e mi ripete stavolta in italiano che alla sua età è dura cambiare e che la vita è cosi che c’è chi resta e chi va come suo marito e come andrà andrà e poi chiede di me del lavoro e di mia madre…non so perché mi chiede sempre di mia madre.

Fatto sta che un giorno, vado ad allenarmi ma sono incazzato, piove pure e io sto li con cappuccio e rabbia e mani che si stringono, volume che perfora i timpani, salti che distruggono le ginocchia e manco mi importa perché voglio che il male si senta più della rabbia e che i denti si stringano per la fatica e non per i pensieri e sto li, sotto il portico, a sudare come un maiale e a sfogarmi e vedo la tapparella che si alza e la vecchina che si affaccia alla finestra…la noto con la coda dell’occhio e mi chiama, fa gesti…mi saluta.

Io però la ignoro, ho il cappuccio e faccio finta di non vedere, mi giro, inizio a correre tra piazze e scale sfuggendole alla vista stando sotto piante e archi e infilandomi per il resto della serata nell’altra piazza, quella grande, quella in cui non mi caga nessuno.

Poi torno a casa…e i giorni dopo ultimi impegni, lavori da finire, serate finali, parto, Sardegna per un mese e più, al ritorno subito malato e subito altri impegni e mi faccio male, mi alleno a casa, mi alleno con altre persone in altri posti, poi non mi alleno e basta per due mesi, ricomincio, autunno e influenze, altri dolori ed eccoci qui, che riprendo sperando in un po’ di tregua…e sono già tre giorni che passo nella piazzetta e vedo la tapparella giù e le luci spente e ci penso…sapete a cosa…che forse è morta, che a quell’età pure malconci può succedere che come dice lei c’è chi va e c’è chi resta e mi dispiace perché ripenso a quel giorno che non dovevo ignorarla ma fermarmi e parlarle, che la rabbia se vuoi con la testa la controlli e non lasci che sia lei a controllare te, che il rispetto per gli altri e le gentilezze fanno parte di te e non si dimenticano per una giornata storta.

E adesso sono qui, che faccio un po’ di esercizi e c’è freddo e il vento e la pioggia e la mente sgombra e controllata, il volume a 24 e la felpa di superman quasi zuppa quando quella luce si accende e la tapparella si alza. Sbuca la testa della vecchina ma non guarda me…solo fuori, nemmeno mi ha notato dietro gli alberi tutto incappucciato…sta li e guarda la piazza, il vento la pioggia e il buio con i suoi pensieri e io mi dico che potrei pure starmene qua dietro a farmi i cazzi miei ma poi vado verso il centro della piazza, dove può vedermi anche se so già che mi parlerà del bacino e del dottore e dei nipoti e del marito e delle scelte e mi chiederà di mia madre, come ogni volta ma si…che importa, mi tolgo il cappuccio, faccio quattro passi verso il centro e alzo un po’ la voce.

“Salve come va?”

262° giorno – La sottile linea rossa

“E tu sai perché brilla la Luna?”

“Ovvio…riflessione della luce solare…”

“Eh ma non solo D******…in pratica c’è la Luna che ha delle P******* di microparticelle non so cosa e ste M****** di cristalli non so che cosa che riflettono”

“Ma perché per ogni termine tecnico ci piazzi dentro tre bestemmie?”

“Dai non rompere P*******…piuttosto te…come va con…”

“No Teo cazzo…non voglio parlare di quello grazie…non ci voglio manco pensare…”

Non ne voglio parlare, non ne voglio scrivere, non ne saprete nulla…forse mai. Qualcuno sa…pochi, qualcuno forse lo saprà più avanti, pochi…molti altri, mai. E’ tutto un mistero, una ‘cosa’ personale da costruire o distruggere…ancora non lo so…è che dipende tutto dal Karma…esiste il Karma? Ci credo davvero? Al contrappasso…alla giustizia divina…al “fate i buoni se potete”? Essendo “questa cosa” moralmente sbagliata secondo i canoni del buonsenso…no tranquilli, non roba da prigione…se ci fosse una bella punizione che mi attende sulle nuvole sarebbe una gran rottura…mi scoccerebbe…ci tenevo ai cocktail insieme a Jimi Hendrix e Einstein in una qualche regione dello spazio-tempo con tanta gente simpatica attorno e sabbia e tempo mite. Ma se invece sulle nuvolette non esistesse nulla…nemmeno il caffè più scadente…allora perché sacrificare le ambizioni e soffocare istinti? Forse mi sentirei in colpa? Dai…in tutte le vittorie c’è sempre da sacrificare qualcosa e c’è sempre da convivere con i propri spettri e malefatte e ossicini nel comodino e poi…rinunciare a desideri e spiragli di felicità per regole vecchie che si basano su teorie tipo “l’uomo è buono e deve comportarsi bene”…vi pare una roba salutare per psiche e corpo?

Stanno tipo scritte da qualche parte su due tavole le cose che non si devono fare…lo so benissimo senza lezioni private di teologia su liste con numeri davanti e Arca e scatole dell’alleanza e volti troppo luminosi…ma come espressione dell’uomo moderno che non ci ha ancora capito nulla, vivo conflitti e dubbi.

“Pensaci…” mi dico durante l’ennesima analisi di coscienza logica e grammaticale “…se in realtà il Karma non esiste e dall’altra parte non c’è nessuno con bilancia e occhiali e fascicolo della tua vita in mano stile FBI…allora il mondo è solo una giungla con piramidi dell’alimentazione…catene con anelli deboli…predatori e vittime e se vuoi sopravvivere e godertela un minimo…c’è da adattarsi alla foresta attorno…da bravo animale o bestiaccia umana…che chi comanda è la natura e l’istinto e tutto mangia tutto e la notte devi dormire con un occhio aperto…che se il Karma è un’invenzione umana allora ‘fare i bravi’ serve a ben poco…”

Perdi un sacco di occasioni e sacrifichi i tuoi sogni perché qualche tuo amico, consigliere, parroco, profeta di strada, fidanzata, madre, padre, nonno o motore di ricerca ripete scandalizzato…

“Beh si…la cosa funziona pure ma Cristo…va che a me non piace mica…ti facevo diverso…io una roba cosi non riuscirei mica a farla…”

…e ti fai convincere che sei cattivo e sbagliato e ti devi dare una regolata e scivola via la vita…come sabbia, l’ennesima volta, per quella cazzo di linea morale scritta in rosso vivido che pare che debba condurre tutti verso un qualcosa che non si capisce e, a costo di sembrare pessimista anche se non è cosi, che non ti rende felice, che non ti restituisce un cazzo di niente se non sporadici buoni ricordi a qualcuno che vede una foto di te dieci anni prima, dopo essere già diventato cenere e polvere. A che serve quindi, se il Karma non esiste e niente esiste e ti rimane solo sabbia in mano mentre attorno c’è gente che con fuoco e fulmini fanno coppe di vetro e la linea rossa amaranto la attraversano quando cazzo gli pare tanto nessuna locusta scende, boomerang con le lame non se ne vedono nel cielo e le tegole cadono sempre sulle solite teste ferite? Rinunciare, stare dietro la linea con la paura del karma, finire nel rimpianto come il colonnello ne ‘La sottile linea rossa’ appunto, quando tra se e se diceva “Mi sono spaccato la schiena…ho leccato il culo ai generali…mi sono genuflesso…per loro la mia famiglia…per la mia casa…tutti i sacrifici che i miei genitori hanno fatto per me sono svaniti come acqua nel terreno…tutto quello che avrei potuto dare per amore…troppo tardi..è morto… lentamente…come un albero…” camminando dietro il generale, sul ponte della nave da guerra. A che serve se il karma non esiste?

Sono tipo questi i momenti in cui dovresti tipo dire qualcosa Tu…o far cadere il portapenne dalla scrivania…sembra impossibile che possa succedere…sta incastrato tra computer e schermo…ma se me lo fai cadere potrei decisamente credere che un occhio qua giù ogni tanto lo butti Tu…Dio…dico proprio a te…sono proprio questi i momenti in cui dovresti far capire alla gente dubbiosa che “No no non si fa se no ti riempo di calci in culo per l’eternità” come farebbe un bravo genitore divino ma son già passati venti secondi e non si è spostata nemmeno una matita.

Figurati.

Ora, credo che la mia bilancia ad oggi…Martedì 14 Gennaio 2014…sia comunque abbastanza in pari in caso ci sia davvero l’omino con la calcolatrice davanti al portone del paradiso…non sempre son stato l’umano modello ma ‘son ragazzi’ si dice no? Momenti di carognate e cose dette alle spalle, scherzi, piccoli crimini…e son stato stronzo e cattivo e spesso ci penso e me ne pento…scusa Antonio per averti fatto cadere prendendoti la gamba con il manico dell’ombrello…scusa J. che con te son stato stronzo forse per paura…e anche V. e E. e S. e gli altri..e scusate amici per le balle raccontate negli anni di buio esistenziale quando non avevo le palle per affrontare la vita…ma alla fine son cosucce, roba blanda…li di sopra dovrebbero essere tendenzialmente buoni no? Se il paradiso è abitato allora perdonano quasi tutto…ogni tanto mandano giù tempeste e locuste ma ai tempi se le cercavano…si ammazzavano fra fratelli, frustate agli schiavi e copulazione sfrenata con ogni bestia da soma…e io non credo di meritare cosi tante attenzioni credo…ho pure aiutato e donato tempo, risorse, amore senza voler nulla…giusto per un paio di sorrisi magari o solamente per vedere finalmente uno spicchio di felicità in qualche anima sperduta in questa selva oscura che la diritta via era smarrita…e se portassi avanti ‘questa cosa’ forse forse il pareggio di bilancio alla fine lo porterei a casa lo stesso, con o senza Karma.

Ovvio…potrei semplicemente attendere senza agire…non rischiare e affidarmi come sempre a speranze e “vedrai che”…ma in trent’anni non sono mai stati comportamenti affidabili e adesso mi ritrovo quasi per istinto ad agire…piano piano…delicatamente magari, con pure due diavoletti umani consiglieri che ogni tanto aggiungono pezzi di puzzle e mi dicono robe forti stile “accetta quello che sei…sei una merda…quindi tanto vale accettarlo e fai quel che devi e vuoi fare…” sempre in onore di quella sottile linea rossa che tutti hanno paura di superare.
Sapete…dico “non ne voglio parlare, non ne voglio scrivere, non ne saprete nulla…forse mai” proprio per quello che salta fuori quando ne discuto con qualcuno…

“Non pensavo fossi cosi…” mi ripetono…e finisce che faccio un paio di domande a me stesso…

“E io? Sono sicuro di essere cosi?”

261° giorno – Nebbia di un giorno in cui nasco di nuovo

Di solito non penso e non scrivo la mattina…i pensieri e i sogni della notte sono ancora mischiati e confusi e i vari sistemi di controllo fanno partire tutti quei piccoli programmini che si chiamano ansie, paure e sogni nel cassetto…ma ‘di solito’ appunto…è che oggi sono uscito senza gli auricolari che hanno il compito di distrarmi dal riavvio del ‘Me Stesso’ mentre gli occhi si concentrano sui piedi e la strada umida che sta sotto nei 400 metri che mi separano dalla mia sedia monca e i colleghi e il lavoro di un nuovo giorno.

Guardavo Masterchef ieri, c’era un concorrente anziano che si giustificava di un piatto non al massimo e prestazioni non all’altezza “Oggi sono nato strano” dice…era più o meno una frase del genere.

“Tu nasci ogni giorno?” gli chiede Joe

“Si…io nasco ogni giorno” risponde fiero il vecchio.

Io trovo che sia una frase di una bellezza straordinaria…magari frutto di un errore che forse ha sbagliato a parlare per poi stare al gioco non so, nemmeno importa…è una frase o meglio, un concetto bellissimo…davvero più adatto ad un vecchio forse, con ancora tanta passione ma relativamente pochi giorni davanti…rinascere ogni giorno, sapere che oggi può essere il giorno giusto o quello più sbagliato della tua vita.
Ho passato tanti anni di gioventù a non combinare relativamente nulla, una specie di bella addormentata ma brutta e con la barba…se sommassi i giorni unici di cui ho ricordi vividi di vita vissuta seriamente negli ultimi anni ne risulterebbe una sommatoria proprio bassa e alle tre cifre di certo non ci arrivo…quando le ore sono uguali l’una con l’altra, fossero anche milioni è come moltiplicare per zero, non son servite a nulla ed è il rimpianto che mi affligge di più perché ero…sono…stupido e non pensavo…penso…al tempo che non torna più indietro ed è da li che si genera tutta la malinconia di cui ho serbatoi e cisterne cosi ricolme che ogni goccia nuova fa traboccare quella melassa densa dai toni sepia.

“Facciamo finta di credere a questa magia del nasco ogni giorno” mi dico, mentre la nebbia consuma le luci e le case e le macchine parcheggiate e ci sono solo io che cammino in un paese morto…”mi sveglio…a colazione mangio anche un pezzo di cioccolato alle nocciole…il cioccolato mette allegria…non dovrei farlo ma potrei smaltirlo a lavoro…potrei fare venti volte le scale come obiettivo…non l’ho mai fatto…a pranzo cucino qualcosa di veloce invece di arrangiarmi come al solito…ho la casa piena di libri di cucina e non ho mai combinato nulla…e poi a lavoro ci torno facendo un’altra strada…potrei sbirciare dentro quella nuova ditta che han costruito affianco ai nostri vicini e acerrimi nemici…manco so cosa fanno…poi vabbé…Il lavoro è il lavoro…non si scappa…ma il pomeriggio dura poco e scivola via…pensavo di tornare a casa e riposarmi un po’ e allenarmi per poi farmi una doccia e guardarmi un film…ma potrei tirare fuori subito il sacco da boxe finché c’è ancora un filo di luce e allenarmi senza perdere un’ora sopra un letto…mangiare qualcosina…chiamare un amico e proporgli di andare al Twiggy che oggi c’è una specie di cover band del Boss…si beve qualcosa…si fanno due chiacchiere…si torna a casa a riposare e domani si rinasce di nuovo…forse la nebbia se ne sarà andata o forse rimarrà sulle strade come oggi…potrei fare foto…chiedere in prestito l’ennesima volta il cavalletto da Mirko…prendere un treno e andare a scattare a Como…chiamare Antonio che non lo sento da un po’…andare dalla mia barista Polacca…iniziare ad imparare un’altra lingua che ho la fissa del russo da un po’ di tempo…la sera fare un salto al corso di fotografia di Marco…buttarci dentro due parole finché le luci del locale non si spengono…riabbracciare il cuscino…lenzuola come placenta…chiudere gli occhi e aspettare una nuova rinascita e un nuovo giorno…”

Sapete che c’è…di solito son giochetti e discorsi che tutti noi ci facciamo spesso, in testa suonano come Mozart. Un mio amico una volta mi disse “oggi ho fatto una riunione con me stesso” e lui quando di solito partecipe a questi discorsi tra sé e sé prende sempre grosse decisioni, finali, risolutive, dolorose. La mia voce invece parla in continuazione ed è un po’ come essere sposati, non mi do molto ascolto…mi sono deluso cosi tante volte…sono andato contro le mie imposizioni pure vergognandomi, che non mi prendo più nemmeno sul serio…è come quando a trent’anni tua madre ti sgrida, entra da una parte ed esce dall’altra, nemmeno l’hai ascoltata alla fine anche se ti ferisce comunque il fatto che ce l’abbia con te. Però, forse per me ancora non esistono ferite abbastanza dolorose da farmi capire quando cambiare passo serve per forza, quando il crederci a parole non basta più…nonostante il mio impegno nel vivere davvero il più che posso, e vi giuro che ci sto davvero provando, sono ancora ben lontano dal rinascere…sembra che la pigrizia e quei barili di malinconia, quel corpo imperfetto e insicuro remino contro tutto il bene che posso farmi nel credere nei concetti, nelle belle frasi e nelle idee, nelle riunioni con me stesso e le parole urlate negli specchi.

E’ molto stupido questo guscio esterno malandato, questa macchina in manutenzione perenne e la volontà è pure una gran una troia lasciatemelo dire…ti prende e ti lascia in continuazione…e poi, l’ho sempre saputo che quello più intelligente dei due ‘me’ sta dentro il cranio e la convivenza è difficile quando credi che abbia quasi sempre ragione anche se il dubbio, prima di addormentarmi, rimane sempre…parla tanto quello lì, forse troppo…non mi lascia in pace un attimo.

E se fosse lui il problema?

260° giorno – Pioggia di meteoriti nei ventricoli del cuore

Volevo andare al Carducci, prendere il solito caffè base, chiederle il nome, ipotizzare che sia polacco e “non è magari che anche te sei polacca?” dirle e lei “Si…” e allora io che le dico “il mio nome è Emanuele” ma in polacco che c’è il marito di mia cugina che viene da Cracovia e mi ha dato due dritte e chissà perché da quel punto in poi tutto mi sembra facile che nella mia mente la vita è sempre in discesa e sarà tipo per quello che ci rimango dentro spesso e volentieri nella mente e fanculo, ne ho ben donde, c’è caldo, sicurezza e pure quella giacca che ieri mi faceva grosso e grasso deformandomi…mi stava da Dio e ci sono primi appuntamenti e baci e carezze e sono sempre l’anima della serata in t-shirt e giacca con il colletto in pelo, in forma e sorriso convincente quindi forse tipo l’opposto di come sono in realtà, una chiara immagine di come vorrei essere anzi, più ottimista, me lo consigliano spesso…come sarò fra un po’ di mesi, crediamoci o almeno “fai finta”…me lo consigliano spesso.

Ho gran bisogno di innamorarmi.

“Ho gran bisogno di innamorarmi” penso, ho tipo il fuoco dentro, sto in gabbia…poi scrivo a degli amici ‘ho gran bisogno di innamorarmi che c’ho il fuoco dentro e sto in gabbia’ poi parlo un po’ con me stesso della mia visione del mondo e mi dico “ho gran bisogno di innamorarmi” che c’ho il fuoco dentro che mi brucia l’anima e alimenta la rabbia dell’animale in gabbia con sbarre che mastico e prendo a pugni…anzi…no…forse no, magari no…ho gran bisogno di innamorarmi seriamente di qualcun altro…credo…anzi no…ho bisogno di disinnamorarmi completamente prima che forse innamorato lo sono già e ripulire anima e corpo…questo dev’essere il principio…allontanarmi da Lei o l’idea che ho di Lei che nemmeno mi ferisce o mi fa male ma mi rende malinconico, fragile, scontento per il passato, pessimista per il futuro per quando forse magari di sicuro fidati che è cosi soffrirò per davvero, perché l’universo per me ha già deciso e sarò io solo a lottare contro miliardi di galassie, materia oscura e spazio-tempo…chi vince in queste condizioni…ve lo dico io, non si vince, nemmeno morte dignitosa che in amore finiamo tutti come cadaveri patetici che scivolano nel fiume mentre i rivali a riva gongolano e lanciano sassolini se con un ramo non arrivano a punzecchiarci.

Sto tipo facendo pasticci, assumo sentimenti contrastanti in pillole ad orari sballati creati da un mix di pezzi d’ anima tinteggiati color pastello e robe varie tossiche dall’effetto di dieci cocktail a caso durante una serata molesta invernale in maglietta corta…vomito…vomito da tossico…insostenibile, inquinato, ho bisogno di disintossicarmi da pillole d’anima e cocktail di malinconia, immagini residue, le visioni del futuro, i discorsi, le trame, i piani segreti e tattiche, lavori, atteggiamenti, falsificazioni. Ho pensato e penso a concentrarmi su quello che sono e che sarò…ha funzionato, funziona, ma è finita che non credo più in un sacco di cose e mi sembrano tutte ombre quando cammino in mezzo alla gente, ci sono persone a casa e non mi interessa quello che dicono, mi stufano i loro discorsi, mi offendono e penso solo a me stesso, un me stesso che occupa tutto il cervello o quasi, un me stesso che ha iniziato ad aver paura di pensare agli altri se non sono il loro primo pensiero, il tempo mi si stringe addosso un giorno, quello dopo il mondo cambia perché il me stesso è confuso, un me stesso che convive con un ingombrante e confuso me stesso.

Vorrei ricominciare da zero, magari da un “Ciao” in polacco, chiudere in una scatola tutto quello che rimbalza tra cuore e testa come un flipper oggi e pure ieri…arrotolare metri di corda e una dozzina di lucchetti, gettare tutto nel fiume e guardarlo affondare e poi riprovare di nuovo, ricominciare, come la nuova vita in una gigante rossa che esplode trasformandosi in una nana bianca che quando il troppo è troppo c’è da togliere il troppo e ricominciare con sfere bianche piccole luminose senza crosta e macchie ed esplosioni rabbiose e distruzione di pianeti e sistemi solari e buchi neri che risucchiano luce e anima.

Ho gran bisogno di innamorarmi. Da zero.