201° giorno – Fin quando fa male…

Corro in macchina anche se l’asfalto è buio buio come il cielo e i boschi attorno pure e non sarebbe cosa saggia ma io alla fine che cazzo ne so della saggezza. I fari non sembrano funzionare un granché…vedo giusto due deboli chiazze gialle tra la pioggia battente…paiono occhi spenti da vecchio ma d’altronde la macchina lo è…vecchia. Stringo curve, allargo curve, prendo dossi troppo velocemente ma perché nemmeno li vedo…ogni volta penso di aver spaccato l’auto. Ho un po’ di domande in corpo e due parti di crisi per completare il cocktail e sono pure ingrassato pare…due chili. E poi non so se le mie foto hanno problemi…se siano belle davvero e pure la scrittura…stessa roba, ho tanti dubbi su quello che faccio…e ho fame…mangerei sempre ma poi non ho tempo quindi non mangio, recupero la sera, con quello che trovo…e sono stanco ma son tornato a dormire poco come una volta, i pezzi li scrivo e pubblico alle due di notte, poi mi infilo nel letto e mi rigiro per altre due…mi alzo a pisciare, guardo le lucine e riflessi sul muro, mi ritrovo a volere fruscii di auto che passano, vecchie e che saltano sui dossi e insegne al neon che buttano un paio di colori sulle tapparelle.

Non so…tipo…adesso sono in anticipo sul pezzo, metterò un film che ho già visto mille volte…al pensiero di vederne uno nuovo boh…mi sento pre-apatico, do già il mio interesse sconfitto in partenza, nemmeno fossero due ore di matematica al liceo.

Notte.

…è che sono andato in un bar prima con un amico…con ragazza carina che lavora li da conoscere che lui conosce e lui mi fa “prova a conoscerla” e io “conosciamola” dico. Bella e simpatica, con sorriso vero e il maglione che cade bene, caffè buono, divano comodo. Ogni tanto prendevo il giornale, buttavo l’occhio…la osservavo, dicevo due cazzate, la osservavo, forzavo sorrisi e argomenti, buttavo l’occhio, ordinavo un caffè inutile che erano tre anni che non lo bevevo…che rum fa ubriacone, coca nessuna voglia…altre idee…nessuna. Quindi fingevo e osservavo e buttavo le occhiate per mangiarmi il suo sorriso, tutti quei 24 minuti…

…e mi chiedevo cosa cazzo stessi facendo a danzare li intorno, estraneo a quel minimondo. Artificiale e plasticoso, fintamente rilassato quando ho dentro il vulcano e sguardi nel vuoto e disinteresse e voglio leccarmi le labbra, spaccate da freddo e vento e che mi viene da muoverle da bambino cosi mi fanno tipo solletico ma di quelli che pizzicano e danno fastidio. Quindi stavo la, labbra ferme e secche mentre ballavo come una scimmia salterina chissà per cosa…forse me l’ha detto qualcuno che devo farlo. Mi sono convinto che è quello che voglio anche se non è una mia idea e non va bene.

Se poi finisco a correre girando volanti sull’acqua e cercare avanzi di frittata tutto nervoso allora tutto va male e ti chiedi che cazzo vai cercando. Non va bene. Cercherò conforto in qualcosa. In ‘qualcosa’…che i qualcuno mi spaventano. Forse non sono adatto ai ‘qualcuno’.

Notte?

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194° giorno – La parte dolce del pistacchio

Inizio con un peccato capitale rubando pistacchi salati nell’ufficio del Faraone, lasciati lì incustoditi dopo una mega-riunione d’affari mentre io passavo per caso, che il giovedi è già periodo di stanca per me e la Capa e tutta la combriccola di criminali della ditta.

Mi accorgo che da qualche giorno parlo solo di ‘storielle sul posto di lavoro’ …diventano più frequenti di pari passo con la mancanza di idee e racconti…che quelli nascono quando incontri gente, vedi posti e ti prendi la pioggia sulla testa e mangi fuori con gli amici mentre la realtà è che sto uscendo di meno per risparmiare due lire e metterli in saccoccia per chissà cosa poi…bho…forse comprare un sacco di pistacchi un giorno, una piantagione. Mi ricordo che i pistacchi sono alberi con il sesso…con il maschio, raro, che può fecondare non so quante decine di alberi pistacchio femmina…e a parlare di femmine finisce che desidero una di quelle donne d’altri di quelle da lasciare stare per davvero che non si può e cosi, di peccati capitali, siamo già a due fatti e la strada per l’inferno è un pelino più corta.

Pistacchi sopra la mano e scale in discesa sotto i piedi. Pistacchi duri che spacco con i denti quando non si aprono e salati dentro che le cose dolci quasi non mi piacciono più o forse non mi ricordo il gusto. Sgranocchio e penso alle liste…liste ai colloqui di lavoro, liste della spesa, lista davanti alla porta di una giovane ragazza che mi interessa che forse è fin troppo giovane e quella lista forse è fin troppo lunga che vorrei trovare uno stagno tranquillo una volta tanto e non stare sempre in barriere coralline tra gli squali, lucci e barracuda e tante altre robe che mordono o si gonfiano o che scintillano di blu e giallo sotto i riflessi distorti di un sole tropicale.

Vorrei che fosse semplice e magico come un incontro del destino…una strada e lampioni accesi color Natale che arriva e nuvole da giorno di pioggia, Andrea e Giuliano e incontro Licia per caso.

“Baciami Licia…”

Ma anche la incontrassi ferma con il suo Maggiolone in panne o salvata eroicamente dalle grinfie di un rapinatore di borsette bianche alla moda…troverei che lei non è Lei che quasi con la mente tiri fuori una foto come un detective, tesserino FBI e giacca lunga che guardi da dietro un vetro le sospette spalle a muro, bianco con linee orizzontali nere e i numeri dell’altezza in ‘piedi’ e non in metri “4 ft…5,5 ft…6 ft….” e quelli del telefono segnati a pennarello su fogli bianchi pure loro, tenuti davanti.

Confronti volto dopo volto con quella foto davanti ma tutte quelle lei non sono Lei. Nessuna è Lei e quindi cosa stare a fare con un’altra non-lei che non sarà mai Lei, nel tuo cuore?

La parte saggia dice “separa aspetti buoni e cattivi e scomponi in tanti pezzi la sua anima e fai un conto poi alla fine e segnati il numero e poi fallo con anche tutte le altre persone in lista…a proposito di liste guarda un po’…e vedrai forse che la sua somma non è certo la più alta di tutte…”.

L’ascolti finché Lei non ti lancia uno sguardo dritto nelle pupille e te, di colpo, la matematica nemmeno la ricordi più…

191° giorno – Delle canzoni canto solo le parolacce…

…e forse un po’ lo è inopportuno, che spesso ti ritrovi concentrato ad aspettarla la parolaccia nel testo e quasi non ti accorgi che forse se sei ad una fermata del pullman, l’ennesima della tua vita…circondato da vecchie, ragazzi con gli zaini che ci provano, facendo i finti maneschi, con ragazze con gli zaini…non ci fai una bella figura se ti leggono “Fanculo” sul labiale, sentono “Motherfucker” sussurrato e sibili “Cazzo” e “Merda” come un serpente.

Non sta più bene fare figure, sembrare lo sciroccato del quartiere, quando vai in giro in un primo pomeriggio e di nuovo la pioggia fitta e quell’ombrello che attacco su ogni pezzo di metallo riservando una parte di cervello al ricordo della sua posizione, per non perderlo e farlo finire nel cimitero degli ombrelli perduti che chissà che fine fanno e quante storie potrebbero raccontare i miei ombrelli persi, adesso in mano a ragazze bellissime, a immigrati, killer, barboni, ristoratori cinesi o ragazzini come me da giovane, cartellette sotto le braccia, occhiali, capelli che ti infastidiscono per quanto sono folti e lunghi…una scocciatura che rimpiangerai, o si che la rimpiangerai.

Vorrei due mani ausiliarie per riuscire a controllare tutto simultaneamente…cellulare, libro di Charles con ragazza stilizzata nuda a gambe larghe, rosa messa tatticamente proprio “li” che a proposito di figure chissà che pensano le vecchie, e i ragazzi che ci provano con le ragazze facendo i maneschi per finta quando intravedono quella copertina e la giacca lunga e la faccia e il cappuccio…losco figuro a proposito di figure, come dicevo.

Capita tante volte poi e anche oggi, che mi ritrovi a camminare in giro su marciapiedi sconnessi e neri con il desiderio di essere da solo infilato in una città nuova, scoprire e memorizzare gli angoli nuovi che incontro e tardare agli appuntamenti o proprio non andarci o fare giri più lunghi circumnavigando sobborghi, palazzi e parchi, starmene in giro con musica e parolacce soffiate mentre le macchine cercano di evitarti o di prenderti.

L’essere meditavagabondo è molto simile al sentirsi solo e malinconico, che vedi cartelloni di pubblicità e pensi a quando tutte quelle persone, che su quel cartone di tanti metri per tanti metri di grandezza stanno in riva al mare caricando una macchina di oggetti, saranno scomparse nel nulla e nessuno si ricorderà di quell’immagine e di quel cartellone e di quella macchina. L’essere meditavagabondo è stare ad osservare i volti alle finestre invece di guardare per terra dove metti i piedi, che in questo periodo ci trovi di tutto…i serpenti e gli altri animali escono dai tombini e le persone dormono sui cigli in mancanza di quattro mura…nemmeno quelle di cartone che le scatole delle lavatrici vanno a ruba pure tra i ricchi.

Vedo una ragazza sui trentacinque con i capelli rossi affacciata alla finestra che fuma con lo sguardo triste e penso all’infinità di giorni passati ad affacciarsi su una vista di cemento, asfalto bagnato da pioggia continua, platani morenti e quasi mi viene da piangere. Vago tra concessionarie di auto di lusso in riallestimento e macellerie e cinema chiusi passando tra gente che si arrabbia quando cerco di immortalare un frammento della loro vita in una foto, insultandomi come se facessi un torto nel trovare qualcosa di interessante in un’esistenza che si basa sul mangiare, dormire, riprodursi al minimo sindacabile, acquistare beni, sacrificare sentimenti, stare lontano dal mare, dall’arte, dalle risate…come la loro.

“Scusate” dico “…scusate se vi ritroverete un giorno appesi in un istante del vostro passaggio nell’universo in muri di case lussuose o musei o carta patinata ammirati da tutti…elevando la vostra vita normale che non rimarrà scritta in nessun libro ma solo in ricordi che finiranno nel nulla…scusate se vi voglio rendere immortali…pregate il vostro Dio allora se ne avete uno…”

Meditovagabondovaneggio schivando scrosci dal basso e dall’alto per diversi decametri. Un posto asciutto…entro e incontro una conoscente non amica cicciona che è solita attaccare sul posto di lavoro e sugli armadi foto dei figli e del marito ed è tantissimo felice del suo isolotto di sabbia calda e acqua tranquilla che a me sembra tanto bello a pensarci ma se poi vedo una nave pirata mi ci voglio arruolare. A proposito di figure mi chiedo se le faccio quando degli auricolari tolgo solo il destro mentre l’altro rimane appeso che cosi è più comodo…non devo stare ad arrotolare e srotolare sciogliere nodi imprecando e ripetendo a memoria tutte quelle parolacce che sento nei testi delle canzoni. “Sembrerò maleducato” mi dico, “Si sentirà la musica” mi dico mentre le parlo, li appoggiato ad una mensola in ciliegio finto infilata in mezzo ad anfratti cubici di muratura bianca. Questo mi dico.

Però lei sorride e mi chiede se prendo ancora il pullman per fare foto agli sconosciuti.

“Si” rispondo…e un po’ sono sorpreso…non ricordavo nemmeno di averle raccontato una roba del genere l’ultima volta che l’ho vista…e sarà un anno fa.

Poi chiacchero e dico cose e lei sorride, chiacchera e mi dice altre cose…niente di importante…io le dimenticherò al secondo piano di scale in discesa stavolta, verso l’uscita. Lei se le ricorderà per la prossima volta che ci vedremo.

Ed esco…ed è già tutto dimenticato però sono un po’ più contento per quella piccola sorpresa…di qualcuno quasi sconosciuto che si ricorda una tale inezia della tua vita, come quando io faccio foto a persone normali che quasi non sembrano lasciare traccia nel mondo ma che per me sono come piccoli oggetti importanti da tenere da parte…e ammetto che essere quasi sorpreso-contento da meditavagabondo è una cosa nuova per me. Sento quasi, forse…che potrei provare a migliorare un po’ questo mondo triste, cominciando da quella fermata del bus li in fondo, con una tizia che avrà trent’anni, bionda e piccola con lo sguardo triste.

Cerco di non urlare le parolacce che sento in cuffia e cammino verso di lei e adesso siamo sotto la stessa tettoia e la guardo, a meno di un metro di distanza e anche lei mi guarda.

No…niente…pur contento, ad incrociare uno sguardo sconosciuto e poi sorridere…non riesco.

Beh…come si fa con le diete…inizierò a migliorare il mondo da domani.

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