212° giorno – Il titolo

Ho un titolo in testa da giorni e vorrei usarlo…non ci riesco.

“È normale che dopo duecento giorni le idee scarseggino…ci sta…”
“Si lo so…”

Me lo dice il mio amico, quello delle ‘cose a caso’, quello di ‘che è da fuori che si vede’…un tipo pacato e saggio, mezzo scrittore come me e quindi le cose da scrittore come le crisi, il voler chiudere tutto, bruciare fogli…le vive pure lui. Mi chiama anche la mia sorella samurai, mi dice che è stanca, che si allontana dagli altri, che vuole imparare il Kung Fu. Io le dico che ultimamente la mia vita è come moltiplicare per uno, non cambia un cazzo e benedette le fiacche sulla lingua e i numeri alti sul termometro cosi…per cambiare i fattori dell’equazione. Le dico ‘Ciao’ e aspetto il suo ‘Ciao-cia-ciao’.

“Ciao-cia-ciao…”

Sgranocchio cioccolato e nocciole…dovevo eliminarli da oggi i dolci, i grassi, le porcate…ma è tutto come quel titolo, bellissimo alla pari con i buoni propositi…ma quando c’è da prendere in mano la penna poi, non fai nulla.

Idiota.

156° giorno – Il costume

Bhe, direi che ci siamo.

Mentre tutto il resto d’Italia si è goduta l’ultima settimana di estate e sole, qua da me è tutto molto chiaro da tempo ed oggi, comincia anche a fare freddo sul serio, che lo senti nelle mani e nel petto, quando esci la mattina in felpa e ti accorgi che non basta più. Tempo venti minuti e sarò ad allenarmi nella solita piazza, ma nei tavolini del bar non ci sarà nessuno, le piastrelle in roccia rossa saranno gelide, l’altalena bagnata e ad ogni trazione, un litro di acqua mi entrerà nel colletto costringendomi a brutte imprecazioni. Circondato da sbarre più scivolose di un’anguilla addormentata e muretti viscidi, con i piedi zuppi per ogni fottuta pozzanghera nascosta dietro l’angolo.

Ho tirato fuori la felpa grigia con cappuccio per il primo vero allenamento autunnale, un’occasione speciale. Ci sto dentro tre volte ed è la stessa con cui ho iniziato a correre quando ero 107 kg di ciccia e che continuo ad usare trenta chili e tre anni dopo. Mi hanno detto mille volte di buttarla, visto che quando ce l’ho addosso sembro una tenda da campeggio afflosciata , ma non ci riesco. La vedo e mi ricordo gli inverni passati a correre sotto la neve e l’impegno e la fatica di ogni santo giorno, con i talloni distrutti, il fiato che spariva dopo un minuto e una specie di katana nella milza. Ma tre anni dopo, che tutto è cambiato, mi ricorda anche che se ce l’ho fatta da depresso ciccione del cazzo posso farcela sempre o almeno provarci, in qualsiasi cosa, sempre.

Si insomma, mi fa sentire forte questa felpa, anche se è larga ed entra aria fredda in mille punti diversi, anche se non è di calzamaglia e non è blu con una S davanti, anche se ha solo un cappuccio ma nessun mantello rosso.

Un costume per supereroi sobri.

image

76° giorno – Okome

Torno dopo aver ingurgitato grosse quantità di pesce e riso. Avendoci bevuto sopra anche tredici bottiglie d’acqua mi sento un bidone e ringrazio di essere a letto. Dovrei essere a dieta, mi alleno tantissimo eppure mi vedo sempre più grosso come nei discorsi delle quindicenni anoressiche e non capisco mai se credere alla leggenda che sono i muscoli che spingono in fuori la ciccia o in realtà stia ingrassando, anche se non ha senso.

A parziale scusante, bevo come un cammello. Arrivo a casa, tiro fuori una bottiglia da due litri e la finisco subito, poi ne prendo un’altra e attacco pure con quella. Ma anche a lavoro bevo e la sera e quando mi sveglio di notte. Sempre.

Non è che ho sete, è che voglio bere acqua.

Certo che dovrei attenermi più ai piani non mangiare e bere a caso…rimettermi in equilibrio insomma.

Ma sembra proprio che l’equilibrio non sia roba per me. In niente di quello che faccio.