212° giorno – Il titolo

Ho un titolo in testa da giorni e vorrei usarlo…non ci riesco.

“È normale che dopo duecento giorni le idee scarseggino…ci sta…”
“Si lo so…”

Me lo dice il mio amico, quello delle ‘cose a caso’, quello di ‘che è da fuori che si vede’…un tipo pacato e saggio, mezzo scrittore come me e quindi le cose da scrittore come le crisi, il voler chiudere tutto, bruciare fogli…le vive pure lui. Mi chiama anche la mia sorella samurai, mi dice che è stanca, che si allontana dagli altri, che vuole imparare il Kung Fu. Io le dico che ultimamente la mia vita è come moltiplicare per uno, non cambia un cazzo e benedette le fiacche sulla lingua e i numeri alti sul termometro cosi…per cambiare i fattori dell’equazione. Le dico ‘Ciao’ e aspetto il suo ‘Ciao-cia-ciao’.

“Ciao-cia-ciao…”

Sgranocchio cioccolato e nocciole…dovevo eliminarli da oggi i dolci, i grassi, le porcate…ma è tutto come quel titolo, bellissimo alla pari con i buoni propositi…ma quando c’è da prendere in mano la penna poi, non fai nulla.

Idiota.

185° giorno – Il colore dell’odio

“…e quindi pensavo di scrivere una lettera ai vigili…ma in tono educato…non solo insulti…però poi ci scrivo anonimo…aggiungendo che altrimenti stronzi come sono mi verrebbero a prendere a casa per farmela pagare…”

“Buona idea Teo…” rispondo, anche se non ho ben capito il perché della lettera…sempre che esista un perché.

Ma sono distratto, potrei non aver sentito, cosi preso dal lavoro…distratto dal cazzeggio di routine insomma. Ho di fronte un video fatto con una fotocamera da 30 euro che mi sta facendo parecchio incazzare. L’ho infilato dentro un software da 13.000 euro crackato che ci hanno pure fatto Avatar e quello mi restituisce una schermata bianca e io non capisco cosa stia succedendo. Lotto tra formati, importazioni, filtri ma invece di bombole, ingranaggi e macchine in azione continuo a vedere una simulazione della Siberia in inverno.

Rimango in ditta un’ora in più, esco che sono da solo nel capannone, rispetto a ieri mi sento meglio. Voglio tornare a casa, prendere l’iPod, andare ad allenarmi. Mi preparo con la solita robaccia addosso, prendo il lettore.

Schermo bianco. Cazzo me ne ero dimenticato. Lo resetto quattro volte, lo schiaccio, lo sbatto per terra, lo insulto e lo picchio ma nulla…schermo bianco. Sembra una maledizione.

Aspetto la cena, abbastanza nervoso. Essendo nervoso devo mangiare qualcosa. Per forza. Mi ricordo delle arance in frigo. La sbuccio, sembra gustosa ma quella pellicina attorno alla polpa è come mastice. La tiro e mi distrugge ogni spicchio…il tavolo sembra una sala operatoria. Quando non riesco a staccarla o mi stufo la mangio insieme alla polpa ma è amara al limite del fastidio.

Ancora più nervoso. Dannata pellicina…pellicina bianca.

Che colore del cazzo.