183° giorno – Termoregolazione

La gente va in giro con felpe e sopra quelle, ci mette pure giacche mentre io…ho caldo.

“Ma non ti sembra di esagerare?” mi chiede un amico, vestito in quattro strati mentre io ho una maglietta a maniche corte e giacca leggera.

Oggi piove, fa più freddo, l’umidità la senti in scarpe, pantaloni e magliette ma i brividi…niente…sudo, vapore acqueo che vaga in giro. A casa in maglietta, piedi nudi, caldo anche se siamo sotto i venti, pure sotto i diciotto finché l’accoppiata termostato e caldaia non si sveglia. Vado al Pc, spazio bianco di ricerca Google, “termoregolazione del cazzo” scrivo.

Saltano fuori due tre siti porno, due li conosco. Altri tre parlano di soluzioni per la casa con bottoni magici, touch screen e voci digitali che ti rispondono.Wikipedia invece vuole spiegarmi l’origine etimologica della parola ‘cazzo’.

Uno però parla di medicina. Dentro c’è scritto che se sei in menopausa tutte ste cose della temperatura che va a cazzi suoi e le vampate e che hai sempre caldo sono cose normali.

Cavolo, la mia solita sfiga. Menopausa.

Io lo volevo un figlio.

156° giorno – Il costume

Bhe, direi che ci siamo.

Mentre tutto il resto d’Italia si è goduta l’ultima settimana di estate e sole, qua da me è tutto molto chiaro da tempo ed oggi, comincia anche a fare freddo sul serio, che lo senti nelle mani e nel petto, quando esci la mattina in felpa e ti accorgi che non basta più. Tempo venti minuti e sarò ad allenarmi nella solita piazza, ma nei tavolini del bar non ci sarà nessuno, le piastrelle in roccia rossa saranno gelide, l’altalena bagnata e ad ogni trazione, un litro di acqua mi entrerà nel colletto costringendomi a brutte imprecazioni. Circondato da sbarre più scivolose di un’anguilla addormentata e muretti viscidi, con i piedi zuppi per ogni fottuta pozzanghera nascosta dietro l’angolo.

Ho tirato fuori la felpa grigia con cappuccio per il primo vero allenamento autunnale, un’occasione speciale. Ci sto dentro tre volte ed è la stessa con cui ho iniziato a correre quando ero 107 kg di ciccia e che continuo ad usare trenta chili e tre anni dopo. Mi hanno detto mille volte di buttarla, visto che quando ce l’ho addosso sembro una tenda da campeggio afflosciata , ma non ci riesco. La vedo e mi ricordo gli inverni passati a correre sotto la neve e l’impegno e la fatica di ogni santo giorno, con i talloni distrutti, il fiato che spariva dopo un minuto e una specie di katana nella milza. Ma tre anni dopo, che tutto è cambiato, mi ricorda anche che se ce l’ho fatta da depresso ciccione del cazzo posso farcela sempre o almeno provarci, in qualsiasi cosa, sempre.

Si insomma, mi fa sentire forte questa felpa, anche se è larga ed entra aria fredda in mille punti diversi, anche se non è di calzamaglia e non è blu con una S davanti, anche se ha solo un cappuccio ma nessun mantello rosso.

Un costume per supereroi sobri.

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