24° giorno – Welcome to the Jungle

Oggi invece di girare a sinistra, per andare a lavoro, sarei dovuto andare dritto. Poco più avanti, una strada ripida, in discesa, porta al fiume. Pericoloso quel sentiero, l’aria è pesante e umida, cosi sovrastato da archi di piante che si abbracciano che quasi non filtra luce. Radici e sassi cercano di farti cadere ma alla fine, arriva il ponte rotto insieme al bagliore della luce; come uscire da un tunnel. Le rovine in cemento di quel vecchio passaggio non permetterebbero di passare oltre ma con un po’ di astuzia ce la faccio. Vado verso la città, ma passando sotto quelle strade, quei viadotti, quei ponti ferroviari del secolo precedente, nell’erba alta, e non importa se piove, io continuo passo dopo passo, ora dopo ora, con il fiume sulla sinistra, sorpassando vecchi edifici, industrie abbandonate ai rampicanti, ormai padroni del territorio. La città è quasi alle spalle ormai, anche se sento ancora qualche rumore di vita meccanica, un brusio di fondo quasi piacevole.

Il lago, con il sole ormai tramontato, è oscuro e increspato da gocce di pioggia e una leggera nebbia cala tra cigni silenziosi, canne di fiume che oscillano, detriti sulla spiaggia grigia e le onnipresenti rovine, un paesaggio quasi apocalittico in quella totale assenza di umani.

Ma il rumore dell’acqua è sempre bello.

23° giorno – Arcobaleno

Questa mattina a colazione mia madre mi raccontava dello strepitoso arcobaleno di ieri, che copriva tutta Varese. La gente si fermava con la macchina per vederlo, si riuniva nelle strade anche sotto la pioggia. Persone che chiamavano al telefono per invitare altra gente ad uscire dalle case, sui balconi o dalle macchine. Colori cosi distinti e vividi in un arcobaleno non li aveva mai visti nessuno, tantomeno in un posto grigio come questo. La forma poi, perfetta, enorme, che copriva tutta la vallata tra le montagne. Poi, pian piano si è come leggermente affievolito, ma lo spettacolo per la gioia della folla che osservava ammirata, non sarebbe finito ed infatti, ecco subito un secondo arcobaleno comparire sotto al primo e via altri minuti di estasi collettiva.

Mentre tutta la lombardia osservava quel miracolo naturale io, ignaro di tutto, ero da solo in mezzo ad una strada a fare fotografie ad una pozzanghera.

22° giorno – Leggende d’infanzia

Certi prodotti e oggetti da piccolo mi sembravano avessero poteri magici, quasi circondati da un’aura di misticismo e infallibilità. Piano piano, crescendo, il mito di alcuni di essi è stato completamente distrutto…come la super attack ad esempio.
Credevo ci potessi attaccare un jet alla casa ed immobilizzarlo ed invece non sono nemmeno mai riuscito a riattaccare la zampa del mio t-rex…figurarsi i miei vecchi occhiali che sono ancora a pezzi sul mio comodino. O ancora, le calamite quelle ad U, rosse e nere…io ne avevo una, bellissima e anche grande e come si vedeva nei fumetti, per me era normale credere che potessero trattenere un automobile in corsa. Decisamente no…qualche vite, qualche pezzo di ferro…e si staccava con facilità, una delusione pazzesca.

Oggi è successo ancora…con il mitico Svitol. Vedete, la porta della mia camera da qualche mese aveva un problema: ogni qualvolta qualcuno la apriva, di colpo esplodeva tutta la nona di Beethoven, sezione archi, dai cardini. Noioso quando qualcuno nella tua camera ci sta dormendo e tu ogni giorno la svegli alle 6 del mattino che poi, io ho anche la tendenza a rientrare mille volte, perchè mi dimentico sempre qualcosa. Ogni entrata era un attacco di violini scordati.

Convinto che potesse resistere al peso della leggenda, ho ricoperto di Svitol i cardini 3-4 giorni fa. La cosa funzionava, nessun rumore, nessuna melodia di Mozart fatta da un violinista pazzo.

Ma stamattina, entrando in camera con forza e sicurezza, ecco un attacco di violoncello proprio da quei cardini, più forte e potente che mai. la magia dello Svitol si è dissolta nel nulla, tutto da rifare…

Ora mi rimane solo il Vanish Oxi Action e la Vivin C.

Distrutte anche queste due leggende, potrò dire addio alla mia infanzia.

21° giorno – New Born

Oggi ho quasi pensato all’ultima pagina del mio blog, che non so quando sarà…ma come si fa con i romanzi, o almeno credo, meglio sempre avere in mente il finale. Con il colpo di scena magari.

Non so…credo che sia perché ultimamente penso spesso alle cose che finiscono e che molte volte non ricominciano più, anche se la pioggia che imperversa su queste lande del nord, insegna spesso il contrario, ovvero che è tutto imprevedibile e che non puoi mai dire quando uscirà di nuovo il sole…Magari ci vogliono giorni o è solo questione di minuti. Le cose iniziano, finiscono e ricominciano…d’altronde è il ciclo della vita. Io mi ritrovo in un momento in cui molte cose finiscono e non ricominciano quindi si creano tutti quei fastidiosi spazi in cui qualcosa devi mettere, vuoti da riempire con qualcosa per non essere accerchiato. Il problema è che spesso non sai con che cosa colmare quel nulla.

Oggi è il 18 maggio 2013, fuori piove ancora e mi ritrovo con un sacco di spazio da riempire. Forse c’è da viaggiare, studiare, conoscere, amare e riempire a più non posso, ma la domanda è sempre la solita.

Come si ricomincia?

20° giorno – Pianeta rosso

Se scrivessi questo diario su Marte, avrei 39 minuti in più per pubblicarlo, perché la giornata li su è un po’ più lunga. Se vivessi su Marte forse starei in giro 39 minuti di più la sera perché tanto, il giorno dopo potrei svegliarmi 39 minuti dopo e in quei 39 minuti di notte marziana in più poi, trovare l’anima gemella che allo scoccare delle 24 ore non avevi nemmeno intravisto ed invece eccola li, su Marte, che prende un gelato, che sorride mentre la scorgi tra la folla per poi scoprire dicendoti “Che stupido!”, con un sorriso da ebete con lei tra le braccia, che è normale essere dovuti arrivare su Marte, perchè “…una bellezza cosi, non può essere terrestre” e lei ti sorride ancora e c’è il riflesso di quel mondo rosso in quegli occhi. Che poi, ora che ritorno simbolicamente sulla terra (beata testa che puoi viaggiare nel cosmo) mi ritrovo in giro che passeggio tra cubicoli recintati e circondati da siepi molto verdi, tra gente che non conosco e che non vuole conoscermi, sempre un po’ più solo, giorno dopo giorno e allora è lì, tra quei quadrati troppo verdi terrestri che forse realizzo che questo sentirsi fuori dal mondo, un po’ anomalo, un po’ sbagliato, un po’ meno verde degli altri è perchè davvero tu, alla fine, sei un marziano.

19° giorno – I’m thinking in the rain…

Mi chiedevo il perchè del piede sinistro cosi zuppo, mentre quello destro, nonostante l’alluvione aerea di cui siamo vittime, non se la passava cosi male. Durante i 5 minuti di viaggio di andata, verso il lavoro, sentivo il freddo crescere e il livello dell’acqua salire dentro la scarpa. Forse c’erano anche un paio di pesci.

In pausa pranzo controllo le scarpe: nessun foro, la pelle è la stessa dell’altra eppure, quella scarpa si bagna di più. Altro viaggio, di nuovo a lavoro per il pomeriggio, altro bagno ghiacciato per il mio povero piede, altra estrema procedura di riscaldamento tramite puzzolente stufa elettrica che dio solo sa cosa emana di nocivo appena la si accende, un odore nauseabondo che sa di metallo messo sul fornello con del raid antiscarafaggi spruzzato sopra, per dargli un gusto più saporito.

Ci vogliono 3-4 ore per riuscire a sentire ancora del calore arrivare alla caviglia, mentre io, disperato, pensavo già ad una vita senza arto inferiore sinistro.

Le 17:43, tempo di tornare a casa, fuori, ancora cascate di acqua dal cielo, stesso tragitto, stesse pozzanghere da evitare, ma con qualcosa di diverso.

Perchè finalmente capisco…tengo l’ombrello sempre con la destra ma più al centro.

Guardacaso, le scarpe adesso si bagnano allo stesso modo.

18° giorno – Noi ti diamo certezze

“Hai dei dubbi?? Noi ti diamo certezze!!”

Certe frasi me le immagino in spot di scientology o di qualche guru mistico. Da una televendita su un canale regionale, o da piccoli annunci su giornali locali in cui si promettono miracoli.

Il cartellone invece, è piazzato di fronte al tavolino di questo bar, ed è di una agenzia di investigazione. Sono qui che mi bevo una red bull con un amico che beato lui, domani se ne parte per dieci giorni in america, cosi che questa oretta di filosofia spiccia, se la ragionerà tra Seattle e le fredde lande del Canada mentre a me tocca una settimana di dancing in the rain.
Visto che di dubbi me ne rimarranno un casino, ce lo farei un salto da questi qua..

“Non so se fidarmi di questa ragazza…”

“E’ sua moglie?”

“No no…”

“Fidanzata?”

“No”

“E chi è?”

“Bho…mica la conosco…è la barista di un bar, l’ho beccata prima mentre facevo filosofia spiccia…sapete, quello dentro il centro commerciale..ci avete messo dentro anche un cartellone…è li che ho letto sta storia dei dubbi…e io non so…ma è più vecchia di me, tutta provocante…secondo voi è una ragazza seria e soprattutto, è la ragazza giusta per me?”

“Scusi ma come potremo aiutarla noi?”

“Bhe, voi date certezze”

“Forse ha frainteso il messaggio signore…”

A quel punto uscirei sconsolato.

Non fate promesse che non potete mantenere dannazione.

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17° giorno

L’aria pesante della tempesta che arriva, i primi lampi lontani. Poi il rumore delle gocce, delle persiane che sbattono, le foglie senza più ramo e padrone. Quel fragore piace a tutti, culla più del silenzio, ci siamo cresciuti da piccoli, con quelle finestre e quegli alberi scossi, quel grigio tondo di nuvola e le gocce che muovono il vetro. L’odore dell’asfalto bagnato me lo ricordo come uno degli odori del gioco in strada, dei primi amici, i calci al pallone. L’erba bagnata di campi che non ci sono più e anche li altri odori e altra pioggia, le corse verso casa, le macchine, le pozzanghere, le onde cittadine, le scritte sulle cartelle che spandono inchiostro su grafiche e disegni, cartelle che cambiano e crescono con te, diventano più serie, più grigie e arrivano gli ombrelli, quanti poi, 20, 30, 100, chissà quanti in media per ognuno, lasciati in uffici, per terra nei treni, su scalini di case poco conosciute e infine un cinema, una macchina poi, due parole, sguardi e un bivio…andata come è andata, sotto quella pioggia anche qualche lacrima. Temporale e ricordi…

16° giorno – Ragni

Corro per cercare un rimedio alla dieta ipoquelcazzochemipare del weekend. Nell’ingresso della vicina, una tartaruga in ceramica e dipinta di verde e appena la vedo…un flash. Mi viene in mente una lampada da esterni…da muro. Era un ragno in ferro in cui l’addome era una calotta decorata in vetro…che si illuminava appunto.

Mi faceva paura da piccolo, credevo che si potesse muovere e che se gli fossi passato vicino mi avrebbe ghermito, per un bambino era un mostro.
Navigo tra i ricordi per trovare la casa in cui “viveva”, corro e cerco tra le vie del paese la tana, con il dubbio sempre più crescenteche forse era da tutt’altra parte, magari in sardegna.

Da dove arriva questo ricordo?

Mentre corro e penso, una mosca mi finisce nell’occhio. Incredibile come siano bravissime ad evitare una mano che gli arriva sul muso a duemila chilometri orari ma finiscono nel mio occhio che corro talmente lento a causa di questo ginocchio malconcio che sembro un filmato in stop-motion.

Ragni e mosche, mosche e ragni.

Ragni che sogno e vedo da giorni.

Si dice che sognare ragni sia indice di emozioni nascoste, di preoccupazioni attorno che ci spaventano, di voglia di rimanere infantili e nel proprio microcosmo, al sicuro nella ragnatella, senza i problemi del mondo vero.

L’ennesimo colpo gobbo del mio Io subcosciente, ti pareva…

15° giorno – Stanchezza

Chi scrive in realtà è la stanchezza perchè io non ne ho voglia. Spero solo di riuscire a dormire questa notte…mi serve; ma questa settimana…faccio tanta fatica a prender sonno…sembra che il mio letto non vada quasi più bene non so…è come quando cresci e ti accorgi che certe cose non fanno più per te. Un’inquietudine strana e molesta e di sicuro qualcosa c’entra il subconscio, che in questi miei stati psico-fisici ci mette sempre la zampa in un modo o nell’altro.

Spezzatino di mio padre, un pezzo di pane. E si che ero partito con l’idea di prendermi una pizza, chiamare due amici, vedermi un film invece, spia della riserva fissa, il motore gorgoglia e sei fermo in piena highway. Il neon che alimenta l’abbiocco post cena.

Sento un paio di colpi di tosse dall’altra stanza.

Sento il caldo che pian piano lascia la camera, bombardata dal sole tutto il giorno, arriva la sera.

Sento che forse questa notte…potrei dormire per davvero.