14° giorno – Ignavo

Alla fine non scegliendo ho fatto una scelta.

Il tempo scivola tu sei indeciso ed è il tempo che decide per te. Passo un paio di ore sul filo di quella insicurezza e un altro paio a maledirmi per avere sbagliato, forse. Tra il Gesu che se fosse in quest’epoca si vestirebbe moderno perché altrimenti sembrerebbe una parodia di se stesso e l’ Accertatore 529 che piazza 41 euro di multa sul parabrezza della macchina del mio compare, tutto per rispetto della teoria “se non pago il parcheggio in un posto in cui tutti di solito lo pagano nessuno controlla” mi sono anche distratto, ma poi, nonostante il vino, la compagnia, le risate, e il sole e una lunga e bella giornata accidenti…il pensiero cade puntualmente sul fatto che sono un coglione e che vorrei cambiare, ma forse non lo voglio abbastanza.

12° giorno – L’uomo del Linoleum

“Lei è l’uomo del linoleum?”

Ha una polo rossa e blu, cosi particolare che quasi mi convinco che lavori li, che sia la divisa di quel posto…

“Lei è l’uomo del linoleum?”

Rasato, occhi blu e un sorriso a 56 denti…avrà 45 anni, avvicinandomi noto uno stemma sportivo sulla polo, è un cliente, forse solo un po eccentrico. Emana sicurezza e giovialità che quasi vorresti essergli amico, e sembra più alto di quanto sia in realtà, eppure è circondato da pezzi di legno e ferro alti due, tre metri.

“Lei è l’uomo del linoleum?”

Non so…dopo una giornata passata a correre in mille posti, stanchissimo, sudato, intrattabile, ogni domanda diventa esistenziale. Chi sono? Dove sono? Sono l’uomo del linoleum? Che poi, come dice la mia segretaria Chiara, il Linoleum che fanno adesso è Figo con la F maiuscola, è di moda, è lucido e colorato non come quelle schifezze di una volta quando intristivano infinite aule scolastiche e corridoi ospedalieri.

“Lei è l’uomo del linoleum?”

Me lo immagino alto e imponente l’uomo del linoleum, un tipo importante che sa il fatto suo, con la gente che chiede appuntamenti ad ogni ora. Sua moglie gli fa anche da manager, ha lasciato il suo lavoro da modella, che tanto con il linoleum oggi su fanno i soldi perché è Figo con la F maiuscola ricordate? Tornato di moda come i jeans a vita bassa “il linoleum è il nuovo parquet” dice l’uomo del Linoleum dalla sua Mercedes cabrio “mica intristisce più le aule scolastiche e i corridoi ospedalieri come una volta”. Lo dice sorridendo appena prima di partire sgasando. Che ha fretta. Clienti, dice. Chi è? Dove sta andando? L’uomo del Linoleum queste domande in realtà non se le pone. L’uomo del linoleum arriva e basta. Sempre.

“Lei è l’uomo del linoleum?”

“No, mi dispiace, cerco delle cornici” rispondo al rasato eccentrico.

“Ah…” il sorriso sparisce, pure il neon che ci sovrasta sembra emettere meno luce.

Noto la delusione sul suo volto e anche io sono deluso mentre scendo nel seminterrato, per trovare delle cornici, in alluminio magari, che non sarà linoleum ma purtroppo mi devo accontentare.

Ma “Chissà!” penso tra me e me, un giorno potrei diventarlo…un uomo del linoleum.

Un giorno potrei incontrare un altro uomo dalla polo sportiva eccentrica, raggiungerlo, stringergli la mano con forza e rispondere:

“Si, sono io…l’uomo del linoleum.”

11° giorno – Panchine Zen

A volte basterebbe una panchina per cambiare una giornata. Spesso quello che vuoi in un dato istante, in quel preciso posto è poterti sedere, magari mentre attendi il bus e c’è il sole che scalda, musica, nessuno attorno. Ma qui una panchina non si trova, solo tubi arrugginiti e scomodi, superfici troppo basse o troppo sporche, bordi taglienti. Una panchina ispira fiducia, anche se magari è più lurida dell’asfalto stesso. Il pullman arriva e la voglia di sedermi comodo e rilassarmi non si placa su quei seggiolini di plastica arancioni, troppo stretti e che trasmettono tutte le vibrazioni del motore e dell’asfalto sulle ossa. Mi sento come incastrato, senza potermi muovere con fin troppo caldo per quei vetri che rendono quel posto una serra.

Fisioterapia.

Faccio le scale che mi portano allo studio, in anticipo di un buon quarto d’ora, nervoso per la mia voglia di panchina zen, che sta li nel momento e nel posto giusto, quando ti serve.
Entro nell’atrio, pareti colore pastello, musica in sottofondo e li, splendente e blu, una poltroncina. Mi siedo e mi rilasso e quasi non ci credo. “Finalmente” mi dico e l’umore un po’ migliora, pronto al Nirvana. Prendo un Dylan Dog e comincio a leggere, la storia è particolare e strana, onirica. Mi affascina. Continuo con la lettura, sempre più preso dalla sceneggiatura ma ecco, è il mio turno. A malincuore mi alzo e lascio il fumetto sul tavolino ma mi prometto di finire quella storia appena finisco, seduto comodo in quell’atrio.

Solo che oggi sono maledetto.

Finisce la seduta e devo uscire subito, per vedere una persona e il Dylan Dog rimane li, con quella storia a qui mancava solo un finale da scoprire e io scendo le scale e ci penso, apro il portone del palazzo e ci penso, mi incontro con quella persona e ci penso, riprendo il bus con quei seggiolini stavolta verdi e ci penso.

C’era tutto…atmosfera, un fumetto da leggere…e una sedia comoda. “Finalmente” mi ero detto, e invece…

Sempre più convinto che bisogna sedersi solo nei momenti e nei posti giusti, altrimenti sono solo incazzature inutili.

Solo panchine zen, se si sanno riconoscere.

10° giorno – Le piccole cose

Il tempo non basta mai e il tempo corre. Oggi non sono riuscito a fare metà delle cose che volevo fare e a quest’ora, quando magari vorrei rilassarmi, rimangono ancora un paio di faccende odiose da sistemare. Sono giusto riuscito a ritagliarmi un’ora per fare un paio di salti e una mini-seduta di allenamento. Certo che il tempo scivola via veloce…fai sempre le stesse cose e ti accorgi che invece di essere ancora un bambino hai 30 anni, non hai un lavoro sicuro, non hai prospettive, non sai cosa fare dei tuoi sogni e non sai se poi qualcosa valgano davvero, non hai una donna ne un ideale di persona con cui puoi stare davvero bene, non hai la serenità di portare avanti i tuoi impegni, non sai cosa sarà di te fra tre mesi.

Però tutto sommato, in tutta questa riflessione negativa ma non troppo, mi sono accorto che c’è il sole e una leggera aria fresca,…e si sta bene. Ho nelle cuffie Quattro dei Calexico, ho una cena che mi aspetta a casa, mia sorella che mi proporrà di vederci una puntata di xfiles assieme, qualcuno mi chiederà di uscire, qualche altro amico vorrà discutere di un’idea folgorante, mio padre mi mostrerà la sua ultima creazione, avrò nuove canzoni da scoprire, curiosità da leggere, fotografie da guardare, dettagli e piccole cose, tutte attorno.

C’è forza anche nei dettagli, questa è forse la mia personale morale quotidiana.

Ci pensavo anche poco fa, mentre mi allenavo. Stavo scendendo da un muretto…una cosa banale e poco rischiosa. Saltando giù, ho toccato con la punta sul bordo e mi sono sbilanciato…per qualche attimo ho creduto di cadere con la faccia sull’asfalto ma all’ultimo secondo ho recuperato l’equilibrio e in qualche modo sono atterrato sulle mie gambe. Allora ho realizzato che se non stai attento alle piccole cose che ti circondano, senza fare tutto con la massima cura, con attenzione e concentrazione, rischi di cadere e farti male.

Nella vita non succede lo stesso?

5° giorno – Segrete ambizioni

Potrei raccontarvi di come non sono andato a lavoro questo pomeriggio per seguire il mio programma condensato e preciso…uscire alle quattro, passare in banca, andare dal commercialista poi alla seduta di fisioterapia, tutto preciso al millesimo, con discorsi e dialoghi pre-immaginati e infilati in quella tabella di marcia. Potrei raccontarvi di come in banca mi dicono che la mia firma digitale sia da rifare e io che mi chiedo che valore possa avere firmare con un pennino anti ergonomico su un touch screen che alla terza lettera comincia a non capirsi nulla e tutta la scrittura tende ad andare storta con un angolo di 25° gradi verso il basso. Potrei raccontarvi dei 20 minuti passati ad attendere l’arrivo dell’impiegato mentre osservo un cinese vestito come un deficente che litiga al banco o di quando ho messo una nuova firma, peggio di quella di prima o ancora, potrei raccontarvi di quel supermercato vicino alla stazione, un misto ghetto e lazzaretto, con personaggi fumosi, storti, strani, interessanti, emarginati e quell’odore di fogna anche dentro il negozio dove compro l’ennesimo paio di auricolari sbagliati. Potrei raccontarvi degli esercizi per la mia spalla, della ragazza con cui dovevo vedermi alle 20 ma non sta bene, non può, di quando vado a prendere il pullman, che mi piace e lì, anche lui che lo aspetta, intravedo un amico che sta in Inghilterra da anni e che non vedo da una vita ma vado lungo, faccio finta perché non ho voglia, preferisco osservare quel vecchio sulla panchina, dall’unghia del mignolo lunghissima e mi chiedo perchè…
E invece no…quello sarebbe un diario normale, di quelli che iniziano con “Caro Diario…” e finiscono con cuoricini e la frase “Credo di essere innamorata!”.

Fanculo no.

No, vi racconto della sensazione di essere oltre quel posto e quelle persone, di ambire a tutt’altro..a qualcosa di più grande. Vi racconto del non riconoscermi in nessuna di quelle vite, esistenze e scelte che sento e osservo attorno a me, che giudico e vedo con distacco, quasi con superiorità e sbaglio lo so ma spesso, mi sembrano solo l’apice dell’accontentarsi.

E non capisco se quello che mi serve è un bagno di umiltà o la certezza di aver ragione.