134° giorno – Mentolo

Collaudo un bagnoschiuma con cristalli di mentolo che mi lasciano una bella sensazione di freschezza ma anche il grosso dubbio su che cosa sia il mentolo che se ci penso non lo immagino in cristalli ma mi sa di qualche estratto liquido ricavato torturando povere piante di menta. Lo trovi nelle gomme da masticare e nelle creme e nelle sigarette e nei bagnoschiuma e visto che anche fuori mi sembra più fresco, forse c’era anche nella pioggia di oggi. Non sono ancora sicuro che volessi la frescura di una tempesta mezza estiva, perché mi ritrovo sdraiato sul letto nella mia solita posizione stupida con cuscino piegato in due e cinquanta centimetri di letto regalati al nulla, con le gambe che sporgono dal fondo, i polpacci appoggiati sul legno e nullafacimento totale visto che ho deciso che non esco più stasera che due gocce sono ok e pure quattro e pure otto sono ok però accidenti, mi sembra che si esageri adesso. Acqua acqua acqua dappertutto e il tetto del garage di fronte, quello del vicino, che pare una piscina, torrenti scendono copiosi dalle discese, laghi in pianura e tutte le previsioni con colonnelli che ridono quando dicono che l’estate è finita e che arrivano le brutte cose che portano altra acqua. Il non fare nulla fresco di mentolo non è un mio metodo standard di occupare una domenica pomeriggio. Guardare dalla finestra con la musica nelle orecchie il nero che prende possesso del cielo, il vento freddo che mi fa venire voglia di mettermi una maglietta appesa troppo lontana da me e allora cerco di non pensare e dormire, tra il “bzzz” del pc  e il vento che fa “wooosh” e io che dico “brrr”.

Freddo.

Dannato mentolo.

19° giorno – I’m thinking in the rain…

Mi chiedevo il perchè del piede sinistro cosi zuppo, mentre quello destro, nonostante l’alluvione aerea di cui siamo vittime, non se la passava cosi male. Durante i 5 minuti di viaggio di andata, verso il lavoro, sentivo il freddo crescere e il livello dell’acqua salire dentro la scarpa. Forse c’erano anche un paio di pesci.

In pausa pranzo controllo le scarpe: nessun foro, la pelle è la stessa dell’altra eppure, quella scarpa si bagna di più. Altro viaggio, di nuovo a lavoro per il pomeriggio, altro bagno ghiacciato per il mio povero piede, altra estrema procedura di riscaldamento tramite puzzolente stufa elettrica che dio solo sa cosa emana di nocivo appena la si accende, un odore nauseabondo che sa di metallo messo sul fornello con del raid antiscarafaggi spruzzato sopra, per dargli un gusto più saporito.

Ci vogliono 3-4 ore per riuscire a sentire ancora del calore arrivare alla caviglia, mentre io, disperato, pensavo già ad una vita senza arto inferiore sinistro.

Le 17:43, tempo di tornare a casa, fuori, ancora cascate di acqua dal cielo, stesso tragitto, stesse pozzanghere da evitare, ma con qualcosa di diverso.

Perchè finalmente capisco…tengo l’ombrello sempre con la destra ma più al centro.

Guardacaso, le scarpe adesso si bagnano allo stesso modo.