243° giorno – Silenzio

Ero nella parte più profonda di una caverna quando ho sperimentato il buio e il silenzio più assoluto per la prima volta. Abbiamo spento le luci, seduti su un pezzo di roccia gelida e sentivo il sangue muoversi nelle vene. Il nero e il silenzio riempono…riempono perchè sono cose a cui non siamo abituati quindi non è ‘nulla’ o ‘assenza’ ma sensazioni nuove che si infilano nella mente…il nero cosi assoluto che sembra quasi fisico, il silenzio che rende le orecchie ovattate e rumori minimi che non avevi mai sentito come il battito, il tuo cuore, il tuo ‘Tum-Tum’ nelle orecchie…non è piacevole…preferisco avere il rumore, quando devo concentrarmi, pensare, tentare di dormire…una macchina che passa, ronzii sommessi di macchinari per purificare-riscaldare-raffreddare aria…dio quanto dormo bene nelle cabine delle navi e il suono del condizionatore…o le estati con il ciclico fruscio del ventilatore…il brusio di un soffione che rilascia acqua ad alta pressione nella mia vasca preferita…un po’ più in alto…un po’ più in basso come un’astronave in partenza o che sta spegnendo i motori…e la luce poi…i fari delle auto, la luce che si infrange nelle persiane e le lame ambra sul soffitto di casa…sempre sognato di una camera d’albergo con i neon fuori e lampi verdi e rossi sulle pareti e sugli specchi.

Ieri non riuscivo a prendere sonno. Ero da basso…non ci dormo mai…e c’era silenzio…la lavatrice era spenta, spine, ciabatte, attacchi…tutti staccati…nessun fruscio elettrico-elettronico…sono stato sveglio ore fissando il gioco di ombre delle lampade che reagivano alla debole luce dei lampioni del giardino, finchè non si sono spenti, poi troppo buio e troppo silenzio. Stamattina, senza dire nulla, ho attaccato il frigorifero. Dentro non c’è nulla…quindi totale spreco di watt, volts, energia e petrolio ma almeno stanotte, avrò un brusio amico nella testa.

177° giorno – Encounter

Io con tre pizze in mano, lui tre cesti gialli. Tagliamo entrambi la strada in diagonale, incrociandoci esattamente nel mezzo. Io con un pile blu ‘da casa’, jeans larghi, Merrel grigie, lui tutto in nero, cappotto lungo e cappello a falde larghe…sembra un po’ il cattivo di ‘Chi ha incastrato Roger Rabbit’.

Ha il pizzetto, gli occhiali e mi fissa mentre ci incrociamo e mi chiedo dove stia andando con quei cesti da lavanderia…c’è solo la pizzeria dietro di me.

Vi dirò, a me questi incontri strani, tra persone opposte ma che in quel dato attimo nella storia del mondo si incrociano e si legano per un istante tra differenze e cose in comune, come nel quadro di Escher…mi intrigano, non posso fare a meno di chiedermi chi sia e che cosa faccia quest’uomo, perché vada in giro vestito da spia sovietica e soprattutto…a che servano i cesti. La stessa curiosità di quando vedo le finestre illuminate di case sconosciute o uomini e donne al telefono, quando non senti cosa dicono ed hai disposizione solo i loro gesti per inventarti una storia su di loro.

Ecco, se non avessi una pizza da mangiare probabilmente lo seguirei. Controllare in che porta entra, se ha una macchina, se sotto il cappello nasconde una pelata o dei capelli.

L’ho fatto una volta, con un uomo che incontravo sempre sul pullman…sguardo da psicopatico e occhiali con montatura in osso. Lo seguii per quasi un quarto d’ora tra le viuzze di Varese, fermandomi quando lui si fermava, camminando dietro di lui, cercando di non farmi notare finché non me lo ritrovai davanti, fermo immobile, sotto un arco all’ombra, sguardo fisso e inespressivo.

Mi fissava…come se avesse capito tutto.