199° giorno – Fase REM#3

In macchina mi addormento sempre troppo facilmente nonostante i G di accelerazione di queste curve prese a cannone dal pilota, il rumore e tutti quei quadranti e lucine blu e verdi. Appoggio la testa sul sedile e mi ritrovo in una stanza con tappeti alle pareti che si allungano per almeno un metro sul pavimento. Sembrano dei persiani ma con abuso di fucsia e bianco. Ogni tanto da dietro i tessuti spuntano dei fregi di legno in foglia d’oro verticali e sinuose. In mezzo alla stanza una colonna tutta fregi e spuntoni é completamente rivestita di stoffa con fantasia floreale, rotta solo ogni tanto da piccoli specchi. Cerco un’uscita ma nulla da fare…sembra di girare in tondo.

All’improvviso sono fuori…c’è un tizio, un ragazzino olivastro magro e a torso nudo…agitato…che mi parla mentre l’atmosfera è inondata di polvere e luce solare. Non capisco quel che dice ma vedo che in mano ha una scatola. Gliela prendo perché intuisco che si tratta di una bomba…la butto dentro un buco nel marmo che trovo tra quei gradini dove sto in piedi…acqua verde davanti, colonne dietro, un tempio. Da una collina bianca ecco scendere camion gialli con un cassone bianco perfettamente quadrato…so che stanno venendo a distruggere il tempio, sono alti 3 piani. Ma quando arrivano di fronte, cipressi viola messi dentro aiuole triangolari bloccano la strada.

Io allora corro dentro il tempio e ora davanti ho una stanza larga e bassa dove, sul soffitto, fenicotteri bianchi dal becco rosso camminano a testa in giù mentre per terra, ciottoli dorati galleggiano in un acqua verde insieme a foglie d’acero rosse.

Mi sveglio che quasi sono arrivato e sui sedili davanti si parla di Roger Waters e famiglie inglesi. Scendo dalla macchina e saluto, di fronte al cancello di casa mia. Hanno cambiato le luci del vialetto in questi giorni…ora sono fredde e pallide.

Se c’è una cosa che il sole insegna, è che il colore giusto per queste cose è il giallo.

162° giorno – È FINITA

Vuoto. In testa almeno perché nel resto…un mix di polenta, brasato, pizza e Coca Cola fa su e giù. Tutto il giorno che provo a scrivere di qualcosa, con l’intenzione di parlare di quella foto, quel cartello li sotto “E’ FINITA”. Avevo aspettative, grosse. Ora che attendo in un parcheggio che l’ispirazione scenda su di me come lo Spirito Santo, credo di aver scherzato con il destino.

Il cartello era sopra un negozio in chiusura, drammatico, l’invito ad un banchetto per gli avvoltoi. Sembra che abbiano svenduto anche la mia ispirazione stamattina, devo averla fatta cadere tra le cornici e le pentole a pressione credo. Ricordo di essermi chinato ad allacciarmi le scarpe, le cornici in argento a sinistra, pentole a destra. È scivolata fuori.

Dal cielo non scende niente, altroché, forse quando cade per sempre non torna più indietro, non ti dà seconde chance. Sintonizzo su Virgin mentre il parabrezza si appanna, non si sa mai che la musica risvegli qualcosa, che un cantante se ne esca con una frase-scintilla che inneschi la testa anche se sono qua dentro fermo da dieci minuti. Attendo qualche minuto, con il cellulare in mano ma nulla quindi inizio a scrivere di non riuscire a scrivere, descrivo quello che sto facendo, un vecchio trucco e so benissimo che alla fine sembrerà un pezzo, andrò a parare da qualche parte, è logico, darò l’illusione di aver parlato davvero di qualcosa ma ve lo dico…non mi piace così. Sono una merda, è una merda un pezzo così, mi sembra di fare il burattinaio del me stesso burattino, una matrioska. Mando un paio di messaggi a due amiche e ad una che mi piace e accendo il Lupo…tornerò verso casa. Forse la strada in movimento risveglierà qualcosa li dentro, dove tutto è vuoto. Voi fatevi un giro intanto, metterò degli asterischi adesso, equivalgono a circa 5 minuti di macchina, strade bagnate, semafori gialli, tergicristallo a bassa velocità, un paio di stop. Voi prendete qualcosa da bere, pensate all’uomo o donna che amate, oppure contate fino a 300 poi, ricominciate a leggere.

***

Apro il forno di casa, l’una di notte. Dentro c’è ancora mezzo sformato alle verdure che mangio. Insaziabile oggi che forse l’ispirazione sta dentro lo stomaco, è un tappo per il cibo e ora il corpo reagisce. Mi accorgo che neanche la strada mi ha aiutato, nonostante la gara a distanza con una polo bianca. Non ho nulla da dire, ho la nausea a pensare di finire questo pezzo…è un’agonia.

Voglio buttare tutto.

Mi chiedo cosa succederebbe se anche domani fosse così, e poi il giorno dopo ancora. D’altronde…cos’è l’ispirazione? So che non è controllabile, arriva e se ne va o cade per terra in negozi in bancarotta, sta nello stomaco forse. Se la perdi, rimani solo con il talento, che usi per riempire gli spazi lasciati dalla creatività con parole e discorsi senza importanza, finendo con lo scrivere stupide telecronache.

Che palle, mi dispiace. Ho sonno. Chiuderò questo pezzo in fretta. Sono stanco. Sono deluso.

Forse quel cartello è stato davvero profetico. Magari domani smetterò di scrivere.

Ultima pentola venduta, si chiude il negozio.

È FINITA.

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72° giorno – Danni

Oggi ho fatto un incidente in macchina, anche se non sono stato io.

Mia madre infatti, ha colpito lo spigolo di un muretto danneggiando un pochino il paraurti e la colpa è solo mia.

Vi ricordate due giorni fa? Non dovreste…ma comunque, ero in casa, con ospiti in arrivo, quindi prendo le due bottiglie di succhi vari ed eventuali e le infilo nel nano-freezer inscatolato dentro lo scaffale metallico blu che sta in garage, una delle posizioni più scomode che potevo trovare.

Odio quando il mondo reale non funziona come in Tetris, che anche quando un pezzo lo metti sbagliato quello se ne sta li.

No, purtroppo il mondo va avanti con le leggi della fisica e le bottiglie hanno la fastidiosa tendenza a scivolare sopra i pezzi di carne ghiacciati o vaschette di gelato fiordilatte-cioccolato, con il risultato che non c’è verso di farle stare ferme.

Lo ammetto, non ho pazienza in queste situazioni…è più forte di me e mi sento quasi civilmente costretto a mettere dentro la bottiglia e chiudere lo sportello alla velocità almeno pari a quella del suono in modo da anticiparne l’inerzia e incastrarla dentro, intrappolata per sempre…o almeno finchè la pepsi non diventi abbastanza fredda. Cosi ho fatto, come sempre. Come è sempre andata bene aggiungerei.

Solo che stavolta quel cilindro si è vendicato del mio sporco trucco…non so come abbia fatto, forse per istinto di sopravvivenza, ma è riuscito a spingere lo sportello fino ad aprirlo e tutti gli animali morti in forma di bistecca che c’erano dentro…bhe…andati persi insieme a dei pezzi di zucca, il gelato che è diventato una poltiglia nocciola e altri elementi di cui non ricordavo l’esistenza prima dell’era glaciale a cui sono stati sottoposti.

Quando mia madre ha notato il risultato della mia noncuranza questa mattina, non ha potuto fare a meno di arrabbiarsi e prestare meno attenzione ai muri che la circondavano, costringendomi tramite lei a fare quel danno alla macchina.

Accidenti, non ho mai preso per bene le misure di quell’auto.