242° giorno – Dubbi

Viene a mangiare un amico di famiglia stasera, è un prete Nigeriano ed è sempre interessante come riesca inspiegabilmente, ogni volta, a farmi dubitare su quello che voglio credere…o meglio, non voglio…cioè mi spiego, forse è dovuto alla immensa stima che provo per lui…uomo di fede vero, di intelligenza e serenità spaventosa, sopravvissuto ad un fulmine, dotato di umiltà vera…fatto sta che quando ci parlo poi sto sempre a rivalutare i miei dubbi profondi su cielo, vita, chi sta sopra e chi sta sotto, al futuro, ai significati, alle cose perse. Lui compie 56 anni oggi…si a Natale, io due giorni fa, ci chiamiamo uguale, oggi era a Varese e “Vengo a mangiare da voi stasera” ci dice, non è una richiesta…che in realtà non serve… ci dice che viene e basta.

Quando arriva, sempre più magro, giacca tre volte più grande ormai, saluta e si siede, mi chiede…

“Come va…quando ti sposi allora che devo celebrare io?”

…e io gli dico “…che ti devo dire…al solito…non va benissimo…”

“Bhe io prego per te…sai…quando a me succede qualcosa di bello e sono contento…io mi dico sempre oggi è cosi…ma domani chissà…e quando tutto va male…tutto gira storto e le cose non vanno…io mi dico che oggi è cosi…ma domani chissà”, non il solito discorso ‘chiedi e ti sarà dato’ di chi si affida al fato o a qualsiasi divinità, sono quasi più parole di chi si è trovato un fulmine in faccia che ha distrutto sei alberi prima che gli arrivasse addosso, lui era il prossimo ma è rimasto vivo…non da prete, ha la sua fede ma sa che la vita terrena è una sorpresa dopo l’altra, che quel che viene dopo non sta a noi saperlo, che non c’è giusto o ingiusto ma un piano superiore, c’è speranza e fiducia ogni giorno.

A questo penso, quando mi ritrovo i dubbi sotto le scarpe insieme all’autostima a volte…e la speranza che certe cose cambino non si trova…penso che vorrei riuscirci, essere cosi, sereno, sapere che tempesta e quiete sono facce della stessa medaglia.

111° giorno – Auguri vecchio bastardo

Oggi è il compleanno di Bukowski. Non che fossi lì ad aspettare sullo scoccare della mezzanotte con un bicchiere di whiskey in mano anzi, nemmeno lo sapevo il giorno, l’ho scoperto da un link su Facebook, ricondiviso con malinconia giusto per farmi vedere, darmi un tono da figo intellettuale.

In realtà, appena sveglio stamattina, verso le dieci, ho pensato solo a non far nulla tutto il giorno. Dormire, stare sdraiato, mangiare, bere, pensare alle ragazze. Con il senno di poi è come avrebbe vissuto Henry Chinaski il giorno del suo compleanno quindi lo considero un po’ il mio omaggio a Charles.

Pensando a come scriveva, finisco ad interrogarmi su me stesso in versione scrittore. La forza di Bukowski era lo stile, perché nessuno mai aveva scritto in quel modo, che anche adesso stupisce per quanto è secco, essenziale e duro ma al contempo poetico e tremendamente descrittivo.

Mi interrogo perché “lo stile” è il mio cruccio, da sempre. Ho come l’impressione che tutto sia già stato detto in tutti i modi possibili ed il giro di parole sia sempre lo stesso, come vivere in un mondo in cui non fanno più nuove canzoni rock, perché tutte le combinazioni possibili sono già state usate.

Spesso mi chiedo se il mio stile si riconosca oppure sia solo un accozzaglia di copiature e plagi da tutti quelli che mi hanno influenzato. Chiedo agli altri e mi dicono che ho il mio stile. Mi rileggo e non lo capisco, non lo vedo. Cerco di affinarlo ma non so come si fa. È una specie di cazzo di ossessione, una fobia che accidenti, non so nemmeno se è reale.

Dovrei pensare ai contenuti non allo stile, mi dicono.

Non capiscono.

Non capiscono che io adoro non dire nulla, parlare del nulla, arrabbiarmi con il nulla.

E per farlo serve, lo stile.