50° giorno – Consista (cinquanta per il mio t9)

Accidenti, mi sono dimenticato del diario ma non mi interessa, non sono uno che segue regole cosmologiche , per me la giornata inizia quando mi sveglio e finisce quando crollo dal sonno quindi, adesso è ancora oggi è non domani anche se il calendario la pensa diversamente. Che dire di questo cinquantesimo giorno, di questo cinquantesimo anniversario del mio diario quotidiano. Potrei parlare dei cinquanta gradi in camera con il pc sotto carico che sbuffa aria peggio di un phon a casa di Jean Louis David, dei cinquanta euro ritirati e subito spesi, dei cinquanta minuti dormiti durante la moto gp causa noia e ossibuchi in pancia…ma invece scriverò del fatto che accidenti, io pensavo davvero di rompermi le palle prima di questo diario che non legge quasi nessuno, così sommerso da link demenziali, video musicali, foto belle e brutte, aforismi e citazioni, battute, stati sull’amore, sugli uomini stronzi e le donne troie , sulla chiesa troppo ricca, su Dio che non esiste, la corruzione, mafia, politici e fame del mondo, cuoricini, frasi fatte, eventi a cui pure io clicco “parteciperò” e che stanno a mille chilometri da casa mia, poesie, commenti sul calcio, nuovi lavori e gente che si lascia e si prende. Tag. Tag con il cancelletto davanti che in inglese non so come si dica, bufale e catene tipo “se non mandi questo messaggio a cinque altre persone e 100 euro sul mio conto ti muore la famiglia e una giraffa ti incula”.

Ma chi me la ammazza la famiglia? È tipo la bambina di The Ring o un assassino in motosega? C’entra la mafia o Dio? Oppure cause naturali tipo fulmini etc.? E poi…Ti basta questo per non farmi del male…rompere il Cazzo ad altri cinque?

Andate a fanculo, ste cose mi fanno incazzare…

49° giorno – Inside

Come se fossi preso a pugni questa giornata mi ha messo a terra.

Ovattatura, sinapsi bloccate come da polistirolo espanso, pulsazioni in sincronia con il cuore che bruciano nella testa ovunque insieme a “quei” pensieri. Com’è quando raschi il barile e non c’è più niente da raschiare? O quel torpore dato dal caldo dalla stanchezza, da quella febbre covata dentro lenzuola spesse 30 centimetri. Com’è quella sensazione di essere circondato da gente che ti lascia solo, nonostante tutto, nonostante parole, fatti, pensieri.Com’è che si finisce nel credere solo nelle proprie auto-sceneggiature della vita che ti circonda in cui nessuno merita la tua fiducia. Non credi in nessuno. Com’è che si ritorna fra gli essere umani e si lascia questo triste campionario di statue di roccia da cui credi di essere circondato solo perchè li vedi come te, credi che siano come te?

Credi che siano te. Come si esce da me?

48° giorno – Geografia

Sapete quando si usano nomi di città per fare lo spelling delle parole? B di Bologna, S di Savona e cosi via.

Oggi la mia segretaria ne ha tipo sfornate 23 di fila di città, mentre quando capita a me mi escono solo nomi complicati come Aquisgrana o Reykjavik e spesso ci metto mezz’ora a pensarli, mentre dall’altro capo del telefono aspettano la mia lezione di geografia con impazienza.

Mi sa che non sono molto capace con questo giochetto.

47° giorno – Caramello

Di solito sono vorace come un lupo; 100 grammi di pasta mi durano un minuto e mezzo, una bistecca meno di due.
Una fetta di torta? Non parliamone…
Ma c’è la panna cotta stasera, con caramello o salsa di lamponi ancora devo decidere.

Me la gusto cucchiano dopo cucchiaino, in porzioni minuscole, a volte prendendone uno spicchio liscio altre con il “contorno”. Una volta in bocca lascio che si sciolga lentamente e per una fettadi grandezza normale ci metto anche venti minuti per assaporarla tutta.

Dall’esterno credo di sembrare quasi una moviola di me stesso.

Solo questo.

46° giorno – Pain

La parola del giorno è mesmerizzare. Riflettevo sul dolore che mi attanaglia la testa da qualche tempo e pensavo al fatto che spesso diventa più acuto quando ci penso, appena concentro la mia psiche su quella fascia di volto alla destra e piano piano sondo più in profondità sentendo come spilli che si conficcano in ogni luogo dove si posa la mia mente.

Suggestione, ipnosi, convincere qualcosa o qualcuno…controllare con la mente qualcosa o qualcuno…in questo caso me stesso. Convicermi che mi fa male, anche quando forse non è cosi.

Autosuggestione, autoipnosi, autoconvincimento.

Automesmerizzazione.

45° giorno – Sicurezze

Entro in un bar e faccio un’ordinazione direttamente al bancone. La cameriera comincia a farmi complimenti dal nulla per la mia decisione e sicurezza, per il mio fare autorevole “mica come tutti gli altri che entrano qui!” indicandomi anche uno strano tipo rasato e vestito con pantaloni tre volti più larghi del normale che quasi sbava dentro una tazzina di caffè.

“Di solito quelli che entrano qua non sanno mai quello che vogliono, stanno due ore come scemi al bancone a fare ehmmm….mmmh….e non si sbrigano mai…te invece…idee chiare, deciso…bravo….” continua la cameriera.

Annuisco sorridendo.

Deciso, sicuro, autorevole…che sa quello che voglio, eccomi…

…quanto vorrei farla entrare nella mia testa per qualche secondo per mostrarle quanto profondamente si sbaglia.

44° giorno – Comparse

Mi piacerebbe vedere un film che parli di quello che fanno le comparse dopo che escono di scena. Immaginate una scena in cui i protagonisti mangiano al ristorante, sullo sfondo le comparse sono amici, coppie di innamorati, uomini di affari che mangiano e vivono in quei minuti di scena. Poi tutto cambia, perché il film procede e le comparse scompaiono.

Ecco, credo che in certi casi, sarebbe più divertente vedere cosa fanno le comparse dopo la loro scena invece di farle sparire nel nulla…

Più divertente che vedere il resto del film.