225° giorno – KIKO & Kicks

Quindi sto dentro questo cubicolo con un lato aperto dalle tinte blu che guardo smalti dalle cinquanta sfumature di rosa insieme a Sorella quando di fianco mi si para una bionda con tante forme, un po’ buone, un po’ sbagliate, inscatolata nel solito repertorio da freddolosa…maglioni, sciarpe e mezze tuniche. Inizia a riempire la mano di campioni di verde mentre il suo uomo, magro, largo la metà, faccia da criminale e sciarpa bianca, aria vagamente annoiata, deambula stanco…prima guarda nel reparto trucco, ora smanopola su boccette a prezzi discount per poi tornare da lei. Gli si mette proprio dietro, sembra quasi guardarle oltre la spalla, verso le tonalità di viola, tra i brillantinati e quelli ad asciugatura rapida a 1.99€.

“Pum”

L’uomo punta il suo affare in direzione chiappe di proprietà e simula un movimento pelvico rapido che cozza sul culone della bionda occhi verdi ma che sembra non dargli peso. Attorno, il solito stuolo di maniache di colori RGB apparentemente indistinguibili l’uno dall’altro…e commesse e uomini annoiati che non si accorgono di nulla.

“Pum-Pum-Pum” fa lui con il bacino, più deciso.

“Finiscila basta” risponde lei, in quel sottovoce che si sente benissimo. Ma non è un tipo convincente, lui la branca per i fianchi, la spinge quasi sull’espositore e…

“Pum-Pum-Pum-Pum”

…decisamente più forte e convinto, che io quasi mi chiedo se tra tutta quell’armatura di stoffa e lana non ci sia qualche breccia tattica e non si stiano davvero accoppiando causa terapia matrimoniale che punta a mettere pepe nel rapporto…”trasgredite…ravvivate il rapporto…piazzola autostradale? Fatelo! Recita di vostra figlia? Fatelo! Funerale di zio Mario? Dritti nel confessionale…missionario…ginocchia sbucciate quello che volete ma fatelo!” dice l’anal-ista.

Ora…io sto ancora qualche istante li per scegliere quale viola mi convince davvero mentre di fianco “Pum-Pum-Pum” che quasi vibra la mensola ma che non pare infastidire le commesse che sorridono in continuazione come fossero manichini con la gente attorno finta-ignara che litiga su rossi troppo carichi. Non che a me dia fastidio…non troppo…alla fine trovo piu sbagliato sprecare minuti di vita a scegliere liquami puzzolenti technicolor che simulare amplessi in un negozio…solo che mi stupisce sempre come la gente faccia finta che non stia succedendo nulla, indifferente.

Era notizia di qualche giorno fa…fuori dalla stazione centrale c’era sta ragazza di vent’anni, nuda, svenuta su una marea di cartoni…potevano averla stuprata in venti, o essere strafatta di eroina o chissà quale altra carognata infame tipica di questo mondo del cazzo non lo so, ma non uno che si sia fermato per capire, chiedere, accertarsi che fosse viva almeno…tutti preoccupati di essere presi per il cattivo del caso, presi a pugni da un magnaccio che sta solo punendo una sua puttana magari, presi in giro in diretta Tv con un cartello Candid Camera che spunta da dietro il vetro nero di un suv parcheggiato, presi in mezzo alla loro vita standard.

Li capisco perché spesso sono un cazzo di codardo pure io…i miei momenti con le palle di cencio me li ricordo ancora tutti…una volta che non difesi un amico da un panettiere pazzo da piccolo…o quando mi trovo una scena davanti e non riesco a tirare su la macchina fotografica e fare ‘click’…anche il solo parlare con un estraneo. Questo mondo ci mette addosso una paura boia, è un incubo, abbiamo il terrore di essere presi a calci nelle palle, ecco la verità.

Alla fine scelgo il viola più scuro…metto via il campione, prendo una boccetta nuova. In cassa, i soliti sorrisi smaglianti tiratissimi. Dietro di me, intanto…

“Pum-Pum-Pum”

167° giorno – Tempesta dentro

Ieri la natura ci ha preso a schiaffi sconvolgendo la civiltà dal mio paese tutta la sera e la notte, lasciandomi a pregare per delle lampade ad olio mentre gli alberi venivano spazzati via, le mie persiane picchiate come in un interrogatorio. Una festa di luce e frastuono.

Sono riuscito a cenare grazie a piccoli scampoli di elettricità che riuscivano ad alimentare il forno quel tanto che bastava per riscaldare il cibo, sono riuscito a vedere dove stava il mio spazzolino da denti grazie alle energie luminose residue di un cellulare vecchio e stanco, mi sono infilato a letto, alle 22:37, esasperato dal buio e dai quei ritorni di lampi ed eco di tuoni che non permettevano nessuna delle mie abitudini standard, che fosse leggere, annoiarmi di fronte ad una tv o fissare un muro bianco illuminato da luce artificiale. Mi sono sentito sconfitto, senza idee, mutilato.

Turbolento fuori e turbolento dentro, con sogni dei più variopinti fino a quello finale, io che dentro un bunker buio, dai grandi archi larghi in pietra rossa, intravedo una bellissima ragazza bionda, prima vestita con una camicia militare verde e capelli lunghi tenuti dietro poi, sopra di me, leggera e sensuale, nuda e dai seni piccoli e la vita stretta, sempre più attaccata al mio corpo perché la stringo e ascolto il respiro accelerato, la bacio e la tocco finché non mi fermo. Apre gli occhi, abbassa la testa e mi guarda in silenzio, delusa. Non capisce ma a me non importa…guardo in basso e c’è una ferita dai contorni bianchi che si propaga e mi spaventa vederla cambiare forma, sempre più grande. Sento freddo poi, noto qualcosa, una presenza. Guardo di fianco e ci sono i miei, seduti assieme su un divano come quando guardano la tv la sera e ora fissano qualcosa, assieme. Non guardano me, non guardano noi, ma un angolo ancora più buio, in fondo, dove non riesco a girare lo sguardo. Mi alzo e scosto la bionda che rimane nuda a fissarmi, seduta a terra su un pavimento di pietra grossolano e pieno di crepe e fughe irregolari. Le volto le spalle, giro oltre il pilastro che sta dietro di me, arrivo ad una porta…

Sveglio.

Il vaso in bronzo dorato dove teniamo gli ombrelli e che spesso uso da cestino è ribaltato sul sentiero, un ombrello giallo volato via che se ne sta cadavere sul prato, l’asfalto disseminato di rami, foglie e aghi di pino. Milioni di aghi di pino, come se anche per i ‘sempreverdi’ fosse arrivato l’inverno. Il cielo però, oggi è sereno e non c’è più nulla del viola dei lampi, nulla dell’elettricità e del vento senza controllo che arriva da tutte le direzioni massacrando case, macchine, ma anche animali e piante, come se fosse una punizione per essersi fatti corrompere, infilati in cuccie, case, giardini ed aiuole.

Esco all’una di pomeriggio per la pausa e il sole splende in un cielo ciano. In macchina, mentre torno a casa, una cavalletta verde brillante si appoggia sul parabrezza e cammina incurante delle frenate, del muro d’aria, del coefficiente di penetrazione aerodinamica, delle spazzole del tergicristallo che cercano di allontanarla e schiacciarla.

“No lascia…” faccio a Teo

La natura ha fatto pace, inutile provocarla.

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