25 minuti dopo il termine ultimo di consegna, la mezzanotte. Ma visto che torno a casa dopo una giornata bella ed estenuante a Zurigo, tra caldo, cigni, franchi svizzeri, cartelli con scritto Ausfahrt o qualcosa di simile, panini al salmone, panino con il buco, credito insufficiente, batteria insufficiente, strade d’oro, lucidascarpe, partita di scacchi, occhiali viola, fontanelle d’acqua, sete, Luca Laurenti e strega comanda colore, tunnel eccessivamente lunghi, superdry , tedesco, strasse, lago e ragazze scosciate , cayenne come utilitarie, montagne in photoshop , panini al salmone, turchi che ballano contro chissàchi, with gas? Still !, desiderio di 50mm, milite ignoto e barche illuminate…direi che per una volta posso anche dire: arimo per me!
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41° giorno – Il tarlo
Se penso ai motivi che mi spingono a scrivere…bhe non li ho, o forse non li voglio confessare. Magari per farmi vedere, dare un’aria romantica e profonda di me stesso che forse esiste davvero o forse è solo finzione. Magari è perchè cosi mi sfogo, mi fa stare meglio ma in realtà non cambia nulla perchè da insoddisfatto vorrei avere un pubblico o meglio, più pubblico che mi osanna, che mi incita che mi dice che sono bravo a scrivere. Forse lo faccio per la remota speranza che da qualche parte questo vizio mi possa portare, se a riempire giornali di seconda fascia o scrivere un romanzo o intenerire i due fan che mi rimarranno giusto per compassione, ancora non lo so. Magari lo faccio perchè nel mondo vero non riesco a parlare e dire quello che vorrei, alle cose, alle persone, alla società, al mondo. Non sono abbastanza cattivo mentre qui, su un foglio, sono stronzo quanto desidero e posso urlare anche “CAZZO” “CULO” che nessuno mi sgrida, nessuno mi considera un pazzo squilibrato, profeta dell’apocalisse, volgare, misogino, maleducato, omossessuale o maniaco, di sinistra o di destra.
Ma se fosse la mia liberazione, il mio ritrovarmi…perchè questa paura di scrivere tutto? Spaventato dai lettori o da chi mi conosce o che crede di conoscermi. Come se potessero venire a scoprire una verità scomoda quindi in realtà, non sono libero, ma giusto un po’ più comodo.
Definiamolo pure il mio antro di libertà.
Come urlare chiuso nella tua stanza, in pratica.
40° giorno – Bukowski come si sente
Scendo in cantina credo per spegnere la lavatrice che altrimenti spreca troppi elettroni e gli elettroni costano, ma sono cosi immerso nei cazzi miei che faccio in tempo a manipolare su dei tasti e display, ritornare su in casa pensando a chissàccosaecchi e dimenticarmi completamente se quella ferraglia l’abbia spenta sul serio oppure no. Manco mi ricordo se poi la cantina l’ho chiusa.
Oggi, la spia della portiera aperta in macchina cercava di avvertirmi che per l’ennesima volta sono distratto e incostante, avvertirmi di qualche mia mancanza e avvertirmi di qualche importante avvertenza. Rossa e fissa mi avvertiva, ma giustamente la fissavo senza percepire nessun pericolo, come fanno gli stupidi, più propenso ad ascoltare la stessa canzone in repeat di una compilation “estate 2011” con un cuoricino sopra. Cd e copertina viola.
Solo quando si è spalancata a 100 all’ora in curva sono ritornato sul pianeta terra.
Dev’essere che passare la giornata a spostare omini sagomati sul computer, parlare di pezzi di alluminio e acqua e concludere la serata bevendo red bull ascoltando Bukowski recitato magistralmente mi ha provocato uno strano stato catatonico, in cui sembra che la lancetta non vada avanti, e mi ritrovo in pensieri tipo che io non sto combinando un cazzo in questo mondo, che sono distratto e che forse non saprei nemmeno definire in che stagione siamo ne l’anno attuale con precisione se ci penso sul serio. Sembra tutto stranamente cosi fuori dal tempo e complicato.
Vorrei anch’io però, come Bukowski, parlare e scrivere solo di alcool, vita e puttane.
Di questo son sicuro.
39° giorno – Gara 7
Quanto durano 6, 2 decimi di secondo? Un mezzo-sorso di coca cola, uno starnuto, un sospiro, un cambio canale, un sorriso . Perdo così tanti minuti in ritardi, nullafacimenti, mancamenti di coscienza, vaneggiamenti astrali che 0,62 secondi…uff…ma chissenefrega. Invece in 0,62 secondi ci sta un salto, una parabola, una sfera che ruota e che inizia a scendere ed ora i decimi che separano l’uno dallo zero, la vittoria dall’incertezza di 5 minuti di fuoco sono 0,43 e poi 0,25, ancora lo zero non arriva e la sfera non si sa dove cadrà, se su quell’anello di un beffardo arancio o dentro quella rete forata.
0,19…e lo sguardo fisso, senza respiro…
…0,09…e il corpo del giocatore che scivola all’indietro e tutti gli occhi su quel pallone…
0,00…ciuff…
Si va a gara 7.
38° giorno – Behind blue eyes
Buffo quando la routine ti abitua a vedere la vita come se fosse un set di una serie televisiva, in cui tutto è prefissato, in cui ogni “abitante” è un attore con una parte. Io da un po’ la città la vivo cosi…
Sapete, imparando a conoscerla nel tempo, tra i gesti, le fotografie e i racconti che leggo dentro quelle pieghe di umanità, ho cominciato a credere che quelle scenografie e sceneggiature di cemento e carne fossero ormai inamovibili e fisse. Tutto mi sembra già visto e noioso.
Con questo sentimento di sottofondo, oggi entro nella mia edicola preferita gestita dal mio edicolante preferito, che amo definire “l’estraneo più simpatico che io conosca”; un uomo sulla cinquantina, magro e occhialuto, sempre di buon umore e con un delizioso sarcasmo e umorismo che stona cosi tanto in quella città che a volte mi sembra di essere finito in una dimensione parallela. Apro la porta e…
“Quattro biglietti del pullman” esclamo.
Ma non c’è nessun edicolante simpatico. Solo una scaletta alla mia destra e due gambe pallide e nude sopra di essa. Il vestito chiaro molto primaverile e appena riesco a scorgere la testa, in alto tra riviste che nessuno legge, ecco capelli rossi e occhi azzurri. Sorride e mi chiede di ripetere, con una voce fin troppo delicata e gentile.
“Quattro biglietti del pullman” ripeto, ma tutta la sicurezza di poco prima è come svanita, voglio solo che continui a parlare.
Si muove verso il bancone e mi porge i biglietti…
“Cinque euro e venti” mi dice sorridendo
“Eccone sei”
Mentre mi porge il resto dico tra me e me che “questo cambio di attori non mi dispiace”
“Scusa?” fa lei.
“Nulla nulla” rispondo. La saluto ed esco, cambio di scena.
Alla prossima puntata.
37° giorno – A bug’s life
La vita è fatta di piccole cose…solo che le cose piccole vengono schiacciate.
Di solito nessuno le vede.
36° giorno – Tappeto rosso
L’uomo dalla giacca rossa sfila una chiave argentata e mi accompagna alla porta. La chiave gira, e l’uomo mi fa entrare, sorridendo leggermente e aprendo l’uscio per farmi passare, come si confà a gente raffinata del mio livello. La stanza è piccola e angusta ma per me è un sollievo essere qui, dopo chilometri camminati tra la folla di una soleggiata domenica milanese, cheesecake celestiali trangugiate e fumetti giapponesi. In pochi istanti, sbrigo la faccenda per cui ho atteso cosi tanto ed esco.
L’uomo dalla giacca rossa mi saluta con un leggero inchino mentre mi avvio verso l’uscita. Lascio cadere una moneta sul vassoio appoggiato sul tavolo, appena prima delle vetrate che portano all’esterno…
A dirla tutta, 50 centesimi per entrare in un cesso pubblico mi sembrano troppi…anche se con il maggiordomo.
35° giorno – Monitor
Luci, suoni, colpi, rumori, musiche in sottofondo, radiazioni, schermi che pompano colori e retine stanche, appannate, fragili, senza tregua, minuto dopo minuto, ora dopo ora…e chissà quando finirà.
34° giorno – Scompensi
Continui scompensi nel ritmo veglia-sonno e mi sveglio stanco. SONO stanco.
Ultima giornata lavorativa della settimana ma il sonno mi paralizza le sinapsi nNonostante una serata a base di letto, tv e soprattutto, camomilla iperstratodolcificata con fruttosio e pillole ipocaloriche contenenti aspartame, per non ingrassare e cercare di dormire meglio. Tentativi subito vanificati da una scorpacciata di teneri coccodrilli gommosi, 340 Kcal per 100 grammi.
Per carità, per il sonno la camomilla ha dato anche i suoi frutti; mi è parso più regolare del solito, più profondo, meno interrotto ma al risveglio…stanco come sempre.
Rincoglionito, svarionato, debole, confuso nonostante la camomilla di cui per inciso, ne parlo un gran bene, ma che trovo imbevibile senza zucchero quindi mi sento un po’ ipocrita, perché alla fine, è poco più di acqua calda zuccherata. Sarà che lo zucchero non è mai abbastanza ultimamente, mi sembra tutto troppo amaro o salato.
“Scompensi organolettici” diciamo.
La ditta mi fischia attorno come un’ossessa mentre i suoi personaggi si muovono in questo microcosmo, con i loro nomignoli e storie. Vedo vagare Kappa, Minni, Rindo, Cigno, Rettile, Sballa, ODM e tutti gli altri che al momento non ricordo…
…scompensi mnemonici.
Il rumore è attenuato da cuffie gialle che ti stringono la testa al punto che dopo un po’ la mandibola diventa meno sensibile per cui evito anche di parlare perché per sentire la risposta dovrei togliere le cuffie ma c’è troppo casino e non sopporto il suono della mia voce sentita attraverso quei padiglioni gommosi.
Non so, sembra che venga da qualche altro posto, da un luogo più profondo, dentro il mio corpo. Cosi isolato dall’esterno, la sento che arriva gorgogliando dal basso uscendo ovattata e distante, come se fosse qualcun altro a parlare.
Non nascondo che questa sensazione assomiglia tanto a quando mi vedo in terza persona, rallentato e in stop motion, fuori dal mio corpo e non mi riconosco in quello che faccio.
Qua è la stessa cosa, esperienze simili che non saprei come definire…
Forse “scompensi nell’anima”.
33° giorno – Hurt
Strana cosa il dolore.
Prendete la fisioterapia che ho fatto ieri. Sono uscito dallo studio e stavo benissimo, la spalla mi sembrava apposto. Però mentre camminavo, ho cominciato a sentire qualcosa…ma non nella spalla…più giù. Oggi a stento riesco a muovere il ginocchio da quanto mi fa male…e nemmeno mi sono allenato. Non so…cos’è…si è spostato il “male”? Forse è una specie di palla che si muove nel corpo e tu la puoi solo reindirizzare da altre parti? Se fosse cosi, ora che ci penso non saprei scegliere in che posto del mio corpo la vorrei. Ovvio, solo nel caso dovessi proprio scegliere senza poterne farne a meno si intende.
Voglio sperare che non sia davvero la realtà dei fatti questa, io voglio solo stare bene

