11° giorno – Panchine Zen

A volte basterebbe una panchina per cambiare una giornata. Spesso quello che vuoi in un dato istante, in quel preciso posto è poterti sedere, magari mentre attendi il bus e c’è il sole che scalda, musica, nessuno attorno. Ma qui una panchina non si trova, solo tubi arrugginiti e scomodi, superfici troppo basse o troppo sporche, bordi taglienti. Una panchina ispira fiducia, anche se magari è più lurida dell’asfalto stesso. Il pullman arriva e la voglia di sedermi comodo e rilassarmi non si placa su quei seggiolini di plastica arancioni, troppo stretti e che trasmettono tutte le vibrazioni del motore e dell’asfalto sulle ossa. Mi sento come incastrato, senza potermi muovere con fin troppo caldo per quei vetri che rendono quel posto una serra.

Fisioterapia.

Faccio le scale che mi portano allo studio, in anticipo di un buon quarto d’ora, nervoso per la mia voglia di panchina zen, che sta li nel momento e nel posto giusto, quando ti serve.
Entro nell’atrio, pareti colore pastello, musica in sottofondo e li, splendente e blu, una poltroncina. Mi siedo e mi rilasso e quasi non ci credo. “Finalmente” mi dico e l’umore un po’ migliora, pronto al Nirvana. Prendo un Dylan Dog e comincio a leggere, la storia è particolare e strana, onirica. Mi affascina. Continuo con la lettura, sempre più preso dalla sceneggiatura ma ecco, è il mio turno. A malincuore mi alzo e lascio il fumetto sul tavolino ma mi prometto di finire quella storia appena finisco, seduto comodo in quell’atrio.

Solo che oggi sono maledetto.

Finisce la seduta e devo uscire subito, per vedere una persona e il Dylan Dog rimane li, con quella storia a qui mancava solo un finale da scoprire e io scendo le scale e ci penso, apro il portone del palazzo e ci penso, mi incontro con quella persona e ci penso, riprendo il bus con quei seggiolini stavolta verdi e ci penso.

C’era tutto…atmosfera, un fumetto da leggere…e una sedia comoda. “Finalmente” mi ero detto, e invece…

Sempre più convinto che bisogna sedersi solo nei momenti e nei posti giusti, altrimenti sono solo incazzature inutili.

Solo panchine zen, se si sanno riconoscere.

10° giorno – Le piccole cose

Il tempo non basta mai e il tempo corre. Oggi non sono riuscito a fare metà delle cose che volevo fare e a quest’ora, quando magari vorrei rilassarmi, rimangono ancora un paio di faccende odiose da sistemare. Sono giusto riuscito a ritagliarmi un’ora per fare un paio di salti e una mini-seduta di allenamento. Certo che il tempo scivola via veloce…fai sempre le stesse cose e ti accorgi che invece di essere ancora un bambino hai 30 anni, non hai un lavoro sicuro, non hai prospettive, non sai cosa fare dei tuoi sogni e non sai se poi qualcosa valgano davvero, non hai una donna ne un ideale di persona con cui puoi stare davvero bene, non hai la serenità di portare avanti i tuoi impegni, non sai cosa sarà di te fra tre mesi.

Però tutto sommato, in tutta questa riflessione negativa ma non troppo, mi sono accorto che c’è il sole e una leggera aria fresca,…e si sta bene. Ho nelle cuffie Quattro dei Calexico, ho una cena che mi aspetta a casa, mia sorella che mi proporrà di vederci una puntata di xfiles assieme, qualcuno mi chiederà di uscire, qualche altro amico vorrà discutere di un’idea folgorante, mio padre mi mostrerà la sua ultima creazione, avrò nuove canzoni da scoprire, curiosità da leggere, fotografie da guardare, dettagli e piccole cose, tutte attorno.

C’è forza anche nei dettagli, questa è forse la mia personale morale quotidiana.

Ci pensavo anche poco fa, mentre mi allenavo. Stavo scendendo da un muretto…una cosa banale e poco rischiosa. Saltando giù, ho toccato con la punta sul bordo e mi sono sbilanciato…per qualche attimo ho creduto di cadere con la faccia sull’asfalto ma all’ultimo secondo ho recuperato l’equilibrio e in qualche modo sono atterrato sulle mie gambe. Allora ho realizzato che se non stai attento alle piccole cose che ti circondano, senza fare tutto con la massima cura, con attenzione e concentrazione, rischi di cadere e farti male.

Nella vita non succede lo stesso?