313° giorno – Sfocatura

Le cose cambiano cosi tanto in fretta che ti ritrovi in un mondo nuovo e nemmeno te ne accorgi…persone, volti e parole che cambiano di significato in quello che sembra un attimo. A volte é un dolore…a volte diventa un’opportunità…sta a noi guardare un po’ oltre il momento…solo un po’…vedere i contorni sfocati del futuro…abbagliante…intravedere se c’è del buono…di là…e andare avanti o tornare indietro.

Oggi ero nel deserto di un parco giochi…sera inoltrata…buio e freddo…con incontri fatti e cose successe tutte di colpo…all’improvviso. L’atmosfera era sospesa…come in una città apocalittica e li, pensavo e mi concentravo su quell’insieme di momenti che convergono in una scelta…sforzare lo sguardo, oltre i capannelli in chiusura e i giochi senza vita, verso quel bagliore sfocato che si chiama futuro.

312° giorno – Pensierodipendenza

Mi sto bombardando di televisione e cibo, tutti i programmi saltati per cento o più motivi di cui nessuno essenziale, ho impiegato il tempo a tagliarmi la barba, vestirmi in maniera sciatta, ritrovarmi in dormiveglia in mezzo ad una puntata dei Simpson, dirmi cento volte che “ne vale la pena” e cambiare idea un secondo dopo tra frustrazione e voglia di serenità…colpa del tempo sospeso che per osmosi ti infila nel cranio i pensieri…colpa del tempo che lentamente scivola fino al buio della sera e sei solo con te stesso che quasi sei cosi abituato…come se fossero passati dieci anni da quando ti sei sdraiato sul letto, volume Tv su 8, la casa vuota e buia…che quasi non mi dispiace, ritornare un po’ ai vecchi tempi.

Sto nel mezzo di un conflitto intrapersonale…una lotta su più fronti…una guerra. Dentro di me, fuori…contro di me…contro altri. E tutto questo mi sta stancando, la battaglia tra i pensieri é sfibrante, il corpo é come se fosse bloccato e indeciso…il cervello, lo stesso…odio abbandonare le strade che ho scelto…odio le sconfitte…odio le attese senza risposta…odio i silenzi sospesi…tutto questo mi intrappola fino allo scoppio, quando perdo ogni voglia di impegnarmi nelle mie scelte.

Forse sto diventando vecchio, non riesco a buttare via il tempo, anche se alla fine oggi, é andata proprio cosi.

Vorrei che tutto si sistemasse con una notte di sonno.

311° giorno – Pre-Natale

Un po’ mi mancano gli scioperi della fame di Pannella…che é una di quelle cose che ti capita di sentire da quando sei piccolo…chissà quanti secoli ha quello li poi, anche se va in giro con il codino peggio di un hippy, magro e storto che glielo taglieresti di nascosto per fargli un piacere.

Ho un gran sonno pre-natalizio…che stamattina lavoro e spuntino finale in ditta con tanto di vino a limite sbronza e poi pranzo e subito doccia e centro per vedere persone e ricevere regali che tra i mille pensieri poi e finira che io invece non ne ho fatti a nessuno e quindi vado in giro poi…solitario playlist nelle orecchie a vagare e vagare.

E cercare Munchkin. Ne ho voglia…voglio stare a casa e giocare con giovani e vecchi e coinvolgere tutti in quella meraviglia di gioco. Cosi, come un fulmine a ciel sereno. Negozi…antri nascosti e spacciatori di giochi in scatola negli angoli…non c’è verso di trovarlo e mi sale il terrore di infanzia di quando chiesi a Babbo Natale il barcode battler ed altra epopea infruttuosa una vigilia di mille anni fa…negozio dopo negozio con i miei…certi che Babbo Natale avrebbe fallito.

Certe cose ti rimangono…come lo swatch Scuba o il megadrive che non hai mai potuto avere ma da grande, da grande hai i mezzi per recuperare gli sfizi persi…pensiero terribile e consumistico del Natale…vendetta sull’infanzia…pessimo.

E quando succede come stasera allora…che devi fare? Perché ritorno a casa sconfitto dopo avere visitato anche l’ultimo dei magazzini in chiusura…con tanto di commessi con calice alzato per brindisi e cassiera figa che mi lancia occhiate sospette per colpa di cappuccio e barba che non mi taglio da un mese.

Non lo so…ancora no…ma forse é nel mio destino un Natale all’avventura…armato e risoluto nei piccoli antri natalizi che ancora resistono all’oppressione vacanziera. Guerriero risoluto…come un vero Munchkin.

310° giorno – Fino ad esaurimento Scottex

L’orario della pausa caffè è stato fissato, dalle 10 alle 10 e dieci per ordine del Faraone…e c’è un gran casino di gente in fila che cerca di prendere il caffè in tempi ristretti…ora non si sgarra più, un tentativo di rinnegare i tempi dell’anarchia completa del sottomarino. Beh, io sono li, 10:07 che finalmente posso schiacciare l’agognato bottone sulla macchinetta e nello stesso medesimo istante in cui premo “THE AL GUSTO LIMONE” mediamente zuccherato, display con scritta ‘Bevanda in preparazione’ bianca su sfondo blu, mi accorgo che voglio una cioccolata…che visto poi che di pause ne faccio sempre poche, è un bel fastidio scoprire che hai fatto una scelta che non volevi fare, come quando in lite con la morosa magari mandi messaggi stupidi e ti penti lo stesso secondo che premi ‘Invio’.

Il thè è uno schifo ma me lo faccio andare bene anche se non posso fare a meno di pensare alla teoria che parla di un universo parallelo che si crea ad ogni scelta…chissà come sarebbe andata se avessi preso la cioccolata…mi sarei annoiato di meno? Avrei festeggiato diversamente il mio compleanno? Che è il mio compleanno e a volte me lo dimentico…sarà la stanchezza…come profetizzato non ho dormito nulla, che come ipotizzavo, anche da sordo succede che magicamente avverto i fruscii della gente in piedi che cerca di fare piano per non svegliarti e le ben più rumorose sveglie dei cellulari lasciate attive anche in periodo di vacanza e chissà come, nessuno le sente tranne me e via alla ricerca dei telefoni da spegnere, nel buio e nel silenzio, cercando anch’io di fare piano e non svegliare nessuno.

Strano compleanno poi…lo sento un evento esterno lontanissimo come tutto questo periodo natalizio..che probabilmente andrò a lavorare ogni giorno possibile per starmene ancor più separato…anche domani sarò qua tipo, giusto per condensare ancora di più il pomeriggio di vigilia. Prima, in un residuo di attaccamento alla data, sono andato a vedere un po’ che si faceva il 23 Dicembre del 1983…era un Venerdi, e qua da me, mentre nascevo, era nuvolo ma senza pioggia, l’imperatore del Giappone compiva 50 anni…nella  radio Lionel Richie cantava “All night long” mentre Tony Montana spacciava coca al cinema. I tizi famosi nati insieme a me non li ho mai sentiti nominare e questo quasi mi fa credere di essere ancora giovane e con un futuro davanti anche se oscurato dai resoconti ufficiali sugli inverni nucleari di Science, quando negli Stati Uniti ancora c’era Regan.

Non so…i trenta dell’anno scorso hanno cambiato un po’ tutto temo…ora il compleanno non é più una festa ma l’ennesimo checkpoint da resoconto in cui si tirano le somme in attesa degli ‘anta’.

Butto il bicchiere di the…noto che mi sono sbrodolato ma alla fine é solo acqua sporca…con la cioccolata sarebbe andata peggio…avrei passato il pomeriggio a strofinare…fino ad esaurimento scottex.

Sporco come un bambino…alla faccia dei trentadue.

309° giorno – Fatica

Ho un gran malditesta e un gran mal di denti…che finché ero con gli amici a mangiare Black angus e bere Schweppes la mente si concentrava sull’assimilare proteine e anidride carbonica ma adesso, rimane solo il pulsare insistente delle terminazioni nervose. C’è un punto…in fondo a destra nella bocca…dove tutto si scatena…e non é carie o altro no…é come una fessura in una finestra da cui entra il freddo, spifferi. Quel dolore sale alla testa…dove si incontra con le sinapsi in perenne movimento di una giornata infinita nonostante il sole più breve dell’anno…troppi problemi improvvisi di una tipica giornata pre-natalizia a lavoro con la Capa che trova lavori impossibili a due giorni da Natale.

C’è tanta complicazione in questo periodo…e ho la mente che inciampa su se stessa…faccio fatica a scrivere. Avrei bisogno di dormire…forse per giorni…ma anche stanotte…la piu lunga dell’anno…non chiuderò occhio.

308° giorno – Coppie

Vuoto e fatica. Quasi ho voglia di vacanze di Natale anticipate e starmene a dormire domani. Son pure di giù….con Cugino…e stare giù significa usare non la sveglia umana solita ma una di quelle vere…tipo del cellulare…che se sfiga vuole che dormo come mio solito, sto dal lato dell’orecchio meno buono e quindi tanti saluti…mi sveglierò chissà quando…chissà come con orario a doppia cifra.

Preoccupazione e rabbia. Spero sempre che le cose vadano lisce nella mia vita…perché sono stufo abbastanza delle complicazioni. Mi merito anch’io cose che scivolano pacifiche tra sorrisi. A volte. Ci metto troppo cuore e poco cervello però. Credo. Instillo dubbi spesso. Error…un sacco. Ma l’unico che non sbaglia e quello che non fa un cazzo giusto? Lo diceva un saggio tipo…e che poi, se sbagli sei sicuro che almeno sei vivo…che scopri che la pelle non e poi cosi liscia e le cose che ti vengono sopra si impigliano anche.

Soffitto e tortelli. Che lo fisso da un po’…e il sonno arriva con il fermento dei tortellini…e la voce di quelli di la…un po’ confuse e distanti tipo litania. E Cugino che gioca e Sorella che guarda. Io ho un po’ di pensieri che si intrecciano e parlano di strane coppie e soluzioni, futuri incerti…e quasi quasi le palpebre vogliono chiudersi…potrei…solo cinque minuti…riposare gli occhi.

307° giorno – Ultima cena

Le situazioni spiacevoli di un diario quotidiano sono queste…entri in casa vino in corpo con il dovere di scrivere un altro giorno quando invece vorresti solo chiudere gli occhi e risvegliarti ad orario di pranzo con odore di lasagne nel naso. Che l’ho tirata cosi lunga oggi…con tante piccole idee che non sembravano meritevoli di diventare un pezzo e che erano, invece, decisamente meglio del nulla di un post cena aziendale…piacevole come sempre a proposito…che per una sera non esistono ruoli e si può scherzare di tutto…che tanto la gente é brilla già dal vassoio con le pizzette.

Chissà se ci sarò ancora, l’anno prossimo, a scherzare con il Faraone sui rimedi migliori per sbarazzarsi dei ladri o ridere con la Capa mentre balla. E’ che si é aperta una porta improvvisa oggi, non ve ne ho parlato…mi hanno anche chiesto la disponibilità a trasferirmi…un lavoretto nuovo…forse molto figo e magari si…potrei farlo forse…se ne vale la pena.

É che quando ci penso…e la paura di non essere all’altezza delle sfide del futuro mi fa tentennare, penso a quanto vorrei accontentarmi di quello che ho, famiglia, lavoro comodo…cene aziendali, ma, non ci riesco.

306° – Bassa risoluzione

Preparo la cartolina degli auguri natalizi, a lavoro. Fisso pixel sgranati che fanno parte di un contorno violaceo a bassa risoluzione che ingloba una renna digitale…in quello zoom super percentuale i dettagli si perdono in un groviglio impressionista, scomposto.

“Fai il cielo più alto e mettici delle renne di babbo natale e una scritta dietro”…è la mia capa..dietro…che mi suggerisce come farlo…perché sa che io odio odio odio questo lavoro.

Trent’anni passati…che ci faccio davanti a questo monitor malconcio e sfocato a ricostruire il muso di un renna su photoshop quando sognavo di fare il grande designer, fotografo street di eccezionale virtù in giro per il mondo? Chissà dov’è quella mia parte…sento che c’è ancora eppure non la trovo, ma ancora non è morta. Qualcosa mi sfugge, passa sotto il mio naso e scivola via. Distratto, scostante…una macchina che fatica ad accendersi la mattina. Dov’è la leva dell’aria di una volta? Che c’era nella vecchia Uno di mia madre…ricordi d’infanzia, in basso a sinistra. Insoddisfazione, a volte rabbia. Mattina, in ritardo, freddo fuori e ghiaccio, la chiave dell’auto che gira a vuoto. Non parte. E i minuti scivolano inesorabili…è questa la mia vita?

Ma che cazzo sto facendo.

Infilare renne natalizie in un cielo troppo azzurro quasi ciano di una foto brutta di un dicembre brutto di un anno quasi brutto.

Ma che cazzo sto facendo.

Charles diceva che o sei un artista o sei una mezzasega. Se non lasci un segno o non punti a creare qualcosa…oltre la pura e semplice sopravvivenza, oltre i basilari istinti di carne e sangue…cosa cazzo stai facendo?

Un sacco di volte penso che la mia ambizione sia andata troppo oltre le mie capacità reali…e non è un abbattersi no…punte di realismo…serve un po’ di tutto nella vita d’altronde, non solo il talento…come nell’agricoltura non ti basta avere i migliori semi e la miglior terra del mondo per far crescere qualcosa.

Renne, pixel sgranati, bassa risoluzione. Forse sono questo.

Spengo tutto. In auto, a fianco, c’è Akram, per un passaggio fino a casa.

“Venerdi…un’altra settimana persa…” dice

“Perché persa?” gli chiedo

“Perchè spariscono nel nulla” mi risponde.

Poi, rimaniamo in silenzio per un po’.

Chissà dove finiscono.

305° giorno – Telepatia

Ero li ieri, stanza con fornelli e tavolo e roba da mangiare, cena, Madre e Padre e Sorella e ragazzo e illustravo il mio sogno violento e blasfemo in cui bruciavo templi e chiese e vedo Sorella che mi guarda e poi mi dice

“Oh…io ieri sera sognavo che qualcuno stava bruciando casa nostra”

…e ci fissiamo tipo con gli occhi sgranati e facce da scemo…che io cammino e faccio alcuni passi lenti con il busto dritto e rigido e la testa che rimane fissa su di lei che rimane rigida e dritta con lo sguardo che mi segue…che magari non è che sia una grande coincidenza ma ci sono sempre momenti di totale telepatia con Sorella che mi lasciano sorpreso ma anche felice, tipo l’altro giorno che torno a casa e non so perché ma ero sicuro che Padre, a casa da lavoro per motivi eccezionali, avesse preparato le sue famigerate patate con l’uovo, roba che trascende i limiti calorici metafisici e incrosta di colesterolo l’anima con due sole forchettate ed io ero li, a fare passi da gigante due per due tre per tre quattro per quattro sui gradini a rischio slogamento caviglia e sfilacciamento polpaccio per arrivare a casa che già sentivo l’odore di fritto che tanto odia mia Madre dall’ingresso, che si insinua nelle fibre dei vestiti andando a riempire i vuoti molecolari tra i protoni con le sue molecole quell’odore lì…che non bastano tre docce e due lavaggi con Coccolino super concentrato per mandarlo via quell’odore lì…che preannuncia un sano pranzo da sbaffata chimica come non ne vedevo da un po’ visto che da quando ho lasciato il sottomarino, a pranzo sono a regime mela granny smith e affettato casuale su qualsiasi superficie piatta disponibile…del tipo che se il pane manca, il kevlar lo può sostituire degnamente, basta aggiungerci la maionese.

Levo scarpe e giacca e son già li che urlo

“Grazie Pà…hai fatto le…”

Polpette. E ve lo giuro, son sempre contentissimo delle polpette ma ero sicuro sicuro sicuro tipo intuizione settimo senso che avesse fatto le patate. Con felicità immutata mangio e mi strafogo con le palline di carne e passano due ore e io sono in stanza a digerire o almeno a provarci quando sento che entra dalla porta mia sorella…che mi vede e subito mi chiede “Patate?”

“Ma anche te lo hai pensato?”

“Siiii…ero in macchina e mi chiedevo ‘chissà se Papà sta facendo le patate con l’uovo’ e quando ho sentito l’odore di fritto ero sicura di trovarle!”

Che poi, appunto, c’erano le polpette e lei c’è anche rimasta male perché era tipo sicura sicura sicura tipo intuizione settimo senso che avesse fatto le patate, come me…ed ero li…mentre mangiava anche lei, che pensavo a come spesso rispondiamo contemporaneamente…oppure quella volta che abbiamo detto allo stesso momento una roba che proprio non c’entrava nulla, del tipo che stai camminando in mezzo ad un prato ed esclami ‘telefono a gettoni’ che manco sei su un marciapiede dico…non esiste nemmeno il contesto per posizionare ‘telefono a getoni’ su quel prato in quel momento in quel buco di universo…e forse, comincio a pensare che la telepatia un po’ esiste davvero…e certo è troppo esagerato pensare a roba come leggere nella mente, sollevare lo schermo del pc con il pensiero o trovare libero un operatore della Vodafone ma una specie di legame base tra i cervelli più in sincronia tra di loro, forse c’è.

Penso sarebbe una cosa figa…bella…interessante…se fosse anche tipo studiabile scientificamente, anche…che cosi tutti ci crediamo un po’ di più a questa faccenda dei legami tra le nostre menti e la prossima volta che chiami quel tuo amico là…si, proprio lui…quello che non si fa sentire mai nemmeno avesse perso il numero, che quando poi esasperato lo chiami te, l’ennesima volta, e lui ti risponde urlando di gioia come se gli avessi fatto un bonifico da un milione e ti dice

“Ma sai che stavo proprio pensando a te!”

…beh…potremmo quasi credere che non sia un totale stronzo.

304° giorno – Davo fuoco alle chiese e volevo continuare a farlo

Si che poi non erano chiese vere e proprie…sembravano dei templi con tante cellette e io entravo dentro e prendevo delle pantofole li buttate per terra da usare come miccia per divampare incendi tra il mobilio dipinto di queste microstanze…e vedevo i monaci che passavano appena ad un metro da me, parlando e recitando preghiere e litanie in lingue sconosciute senza sospettare ne cercarmi, ignari del mio peccato anche se “potrebbero trovarmi” pensavo, cosi, in un istante, che troppe volte davo le spalle alle entrate tonde senza porte di quel dedalo santo che solo a volte mi nascondevo dietro l’uscio, che è roba tipica dei sogni essere quasi scoperto e poi invece no…e appena se ne andavano io buttavo le torce-pantofole e appicciavo brutti fuochi in giro.

E mi alzo per andare a pisciare…che guardo l’orologio e leggo 5:47 e per almeno altri 45 minuti posso rifiondarmi a nanna e chissà cosa sognerò stavolta…che bruciare le chiese con delle pantofole è una cosa brutta, sacrilega, dovrei farmi il segno della croce  e recitare padrenostroavemariacredoinunsolodiopadreonnipotentecreatoredelcieloedellaterra, che quella prostata irritata è l’avvertimento divino, spegnere con l’acqua i fuochi del peccato gettando fuori le tossine ecco cosa vuole dirmi Dio, figliol prodigo torna indietro…e mi rinfilo nel letto e tempo di chiedermi “chissà se riprenderò sonno adesso” eccomi li di nuovo, tra muri bianco calce e piastrelle lucide, e altari e monaci vestiti di crema e incenso e io, con ciabatte in mano, che do fuoco a tutto.