120° giorno – Surf

Mi reco sul mediterraneo per una giornata marina con contest surfistico annesso che pare portatore di giubilo e ilarità.

Posiziono il telo da mare sulla sabbia, mare e vento che accarezzano il volto in attesa di fisicati cavalcatori di spumosi cavalloni ondosi con una spiaggia gremita di giovani, tatuaggi, tette, tavole da surf, granite, ragazze denudate da ormoni impazziti.

Gli abili surfatori pagaiano tranquilli e amabili nelle mosse acque mediterranee. Un grosso drappo purpureo adornato da un infausto teschio, esplicita agli avventori spiaggiofoli che è certamente portatore di periglio l’avventurarsi nel tumultuoso mare.

Sono in attesa di questa sfida fra cavalieri marini quando una giovane puledra mi si para innanzi.

Sa il fatto suo, bella e sconcia, capelli rossicci e lentiggini, maglietta bianca, costume ultra mini. Passa quattro ore a piegarsi per raccogliere oggetti inesistenti, fare pose sexy, strusciarsi e imitare fasi di accoppiamento con il ragazzo, l’amico del ragazzo, la ragazza dell’amico del ragazzo. Ogni tanto lancia un’occhiata indietro per accertarsi che gli stiamo misurando il culo con il goniometro mentale o che ipotizziamo l’inserimento di carte bancomat nelle chiappe, decisamente un punto di forza, che mette in mostra in quarantacinque pose diverse di cui trenta del kamasutra. Si mette magliette, se le toglie. Si abbassa il costume, se lo tira su. Si passa le mani ovunque come se si spalmasse crema abbronzante addosso. Non ha creme in mano. Poi inizia a saltare addosso a tutti, imitando cavalcate selvagge ed effusioni, sempre a tre centimetri dalla mia faccia tra il basito e l’interessato. Il ragazzo pare non essere turbato dall’atteggiamento da zoccolona della partner che cattura le attenzioni di venti maschi tutti attorno anzi, ne approfitta per infilare mani ovunque e lingua, ovunque.

Sono le otto quasi, alla fine il contest è finito. Tutti se ne vanno e anche la giuvenca. Mi dicono che c’era pure il campione del mondo, che forse ha vinto lui.

Io mi accorgo di non aver visto un cazzo, non una surfata, non una caduta.

Ricordo solo un paio di chiappe.

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