32° giorno – Donnie Darko

Le 14:00 e non sono a lavoro ma a casa, nella sala, buia perchè la pigrizia mi costringe a non alzarmi per manovrare le tapparelle. Provo con i comandi vocali, ma non funzionano perchè non li ho mai installati. Accendo la luce ambra, uno spreco visto il fantastico sole che misteriosamente ci ha fatto visita e mi svacco sulla poltrona, Italia1 e i Simpson che di colpo cominciano a parlare inglese per il 94,5% della puntata. Parla di futuro, visioni del futuro, come andrà il futuro come cambiare il futuro agendo nel passato al punto che sembra più Donnie Darko che altro e io li, alle 14:00, non al lavoro ma a casa al buio anzi non più, alla luce artificiale, con una puntata dei Simpsons in inglese, svaccato su una poltrona senza nemmeno aver mangiato che quasi mi sento “me stesso fra 30 anni se tutto va male”, visto che si parla di futuro….

Mi sembra tutta cosi strana e irreale questa situazione, che ora che sono le 14:21 mi chiedo se tuttoo questo sia davvero successo.

31° giorno – Un mese

31 giorni e abbiamo fatto un mese in cui ogni giorno scrivo qualcosa in questo diario che non è un diario.
Decisamente non sono il tipo che racconta cosa fa quel giorno, anche perché purtroppo è routine di quelle noiose. Quindi, scrivo dei pensieri che circolano nella mente e che rimbalzano come in un flipper, incastrandosi nel cranio di quando in quando, scendendo attraverso i nervi, fino alle dita, facendole agitare sulla tastiera e, come in questo caso, succede anche quando non ho nulla da raccontare che con questo mal di denti persistente, il sonno, la puntata di x-files in sottofondo e il temporale fuori è una cosa che mi sta bene . Se non avessi pure da pensare, magari stanotte dormirei pure…

30° giorno – Insomnia

A volte hai da lavorare e sai che il riposo è un piacere lontano. Davanti al pc e il letto lo vedi li a due metri, facilmente raggiungibile ma sei su una sedia ormai scomoda dopo ore che ci appoggi le chiappe, con nelle orecchie della musica per tenerti sveglio, la scheda video che sbuffa aria come una forsennata facendo un gran rumore anche se in realtà, è solo una sensazione data dal silenzio della casa, dove tutti ormai dormono tranne te. Lavori, credi sia passato solo qualche minuto ed invece ti ritrovi un’ora e mezza più vecchio, il nervoso cresce, la stanchezza pure e la fine del lavoro sembra sempre più lontana. Ricordo il giorno prima della laurea, con la presentazione da finire, alle 4 di mattina e un pc che non collaborava. Ricordo di quelle due ore scarse di “occhi chiusi”, in cui non riposi, ti stanchi solo di più e non capisci se stai dormendo o sei più sveglio di prima. O ancora, notti che non finiscono mai, di viaggi e serate in cui non puoi tornare indietro e qualsiasi superficie anche appuntita sembra comoda come un cuscino di piumino e attenzione, piumino è più meglio di piume anche se più meglio non si dice e non si scrive. Tutte quelle sensazioni e ricordi di stanchezze passate sono qui, adesso, nel mio corpo. Solo che sono dentro un letto e non c’è nulla che mi vieta di dormire anzi, il mio cervello lo brama da tre giorni, ma mi sento come Al Pacino in Insomnia.

Ah ecco cos’è…insonnia.

Una grandissima stronza…

29° Giorno – Mochi

Sono in difficoltà, anche perché questo vigoroso giapponese trapiantato in Brasile che mi sta affianco “non capisce” che io “non capisco”. Sono circondato da una folla di curiosi, messo a martellare riso in una vasca di marmo per fare i “mochi” che ovviamente non ho mai sentito nominare prima di adesso. Cercano di spiegarmi che non devo lasciare il manico e che se evitassi di spaccare il martello non sarebbe male. Ovviamente tutta la gente attorno si aspetta che esca qualcosa di decente, visto che la dovranno mangiare. Il primo giro non è un granché ed infatti anche il martello fa una brutta fine, ma dopo aver imparato i trucchi del mestiere a gesti con i maestri giappo-brasiliani, al secondo giro mi sentivo padrone della situazione al punto di auto-proclamarmi Gran Sacerdote del Martello, schiacciando e percuotendo con grande stile in compagnia del mio compare di martellate J.C. Il resto della giornata l’ho passato mangiando, bevendo sake e vagando in un angolo di Giappone trapiantato a Milano che, non so per quale stereotipo, si ritrova sempre pieno di cosplayer anche se di manga manco l’ombra. Diciamo quindi che tirare martellate non era proprio il lavoro più adatto del momento ma è stato divertente…ma anche faticoso; perché stranamente c’era sole e caldo e le tonnellate di cibo che ho mangiato mi hanno fatto gonfiare peggio di otaria e in più l’assenza di sonno di questi tre giorni di attività non stop mi ha messo in crisi.

Però, ora che sono le undici di sera, e non ho più la mia divisa da paggetto giapponese, il mio cartellino lasciapassare e il mio martello…

…un po’ mi mancano.

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28° Giorno – Violet

Ho comprato degli occhiali da sole viola e ancora sono incerto sui risvolti della mia personalità di questo acquisto. D’altronde avevo promesso di non sindacare sulla scelta delle mie personal shopper e per abituarmi li tengo anche dentro il Sexy Shop tra parrucche, le tazze trans, riproduzioni in lattice di svariate parti del corpo umano. Comincio già ad abituarmi a portarli e sento che la parlantina é più sicura e mi sento anche un po’ più contento. Tutto sommato, forse sono uno da viola.

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27° giorno – La spirale della bellezza

Devo comprare un nuovo tagliacapeli, perchè cosi non va. Dura tagliarseli da solo quando scegli lo stile rasato perchè sei un brutto pelato. Non sono nemmeno cosi furbo da aver comprato specchietti che mi aiutino a capire dove ho lasciato aiuole di capelli troppo alte, in quei posti inaccessibili causa gradi di libertà della mano che prima o poi finiscono per evidenti limiti dell’homo sapiens sapiens. Forse, l’homo sapiens sapiens sapiens, che sarà calvo essendo la naturale evoluzione della specie, avrà un polso snodato per raggiungere qualsiasi posto del cranio anche con un rasoio Elettrozeta degli anni ’40.

Devo comprare un nuovo tagliacapeli, per entrare nel circolo di quelli che credono sia importante aver un bell’aspetto. Io dico di no, che non sono cosi, ma alla fine ci casco in quella spirale. Compro vestiti, scarpe, accessori, occhiali; osservo con invidia perfetti manichini indossare improbabili combinazioni che messe su di me sembrerebbero la copertura per la notte di un barbone che dorme in piedi. Guardo con attenzione foto di giovani con strani cappotti alla moda che alla fine ti chiedi se esistono davvero dei cappotti cosi oppure è l’alta moda che è solo un infido trucco, una serie di messaggi subliminali psichici dati da forme e colori assurdi e che servono a renderti schiavo del governo. Cadendo in quel vortice, invece di lasciarmi crescere i capelli e barba e assomigliare a Rasputin, mi rado e medito di comprare un nuovo tagliacapelli, snodato e con lamette in ceramica, autolubrificante e lavabile in acqua. Questo solo per sembrare una persona migliore anche fuori.

Poi, come tutti quelli che aspirano ad essere più belli, sotto la nefasta luce del bagno noto microrughe che lentamente si diffondono, pelle non più cosi tonica, crepe e fessure molto lontane dagli affascinanti volti attempati di un cinquantenne alla Robert Downey Jr. E ne ho solo trenta.

C’è soprattutto quell’odioso segno in mezzo alla fronte, dove un tempo c’era l’attaccatura dei capelli. Ora, quando sgrano gli occhi, si forma una “V”.

Una beffarda ruga a “V”.

Segno che il tempo sta vincendo.

26° giorno – Acqua e Bob Dylan

Nella vasca l’acqua lentamente si raffredda. Adoro l’aroma del talco anche se mi mette malinconia, una specie di canto lontano. La tenda filtra la luce di un mattino incerto e il rumore delle gocce che cadono dal rubinetto sono l’unica cosa che disturba questo insolito silenzio. La casa è muta e per una volta anche la mia testa è muta. Ci sono giorni che è meglio non parlare… né con la bocca, né con il cuore, né con la mente anche se di colpo, arriva una fisarmonica a spezzare quel bianco sonoro…nella mia testa Bob Dylan canta “…people don’t live or die, people just float! “ e l’uomo dal lungo cappotto nero lentamente si muove a cavallo, entrando in un villaggio.

Questo pensiero è decisamente adatto a questo momento, a questa vita, a questa vasca.

Non si vive, non si muore. Si galleggia…

24° giorno – Welcome to the Jungle

Oggi invece di girare a sinistra, per andare a lavoro, sarei dovuto andare dritto. Poco più avanti, una strada ripida, in discesa, porta al fiume. Pericoloso quel sentiero, l’aria è pesante e umida, cosi sovrastato da archi di piante che si abbracciano che quasi non filtra luce. Radici e sassi cercano di farti cadere ma alla fine, arriva il ponte rotto insieme al bagliore della luce; come uscire da un tunnel. Le rovine in cemento di quel vecchio passaggio non permetterebbero di passare oltre ma con un po’ di astuzia ce la faccio. Vado verso la città, ma passando sotto quelle strade, quei viadotti, quei ponti ferroviari del secolo precedente, nell’erba alta, e non importa se piove, io continuo passo dopo passo, ora dopo ora, con il fiume sulla sinistra, sorpassando vecchi edifici, industrie abbandonate ai rampicanti, ormai padroni del territorio. La città è quasi alle spalle ormai, anche se sento ancora qualche rumore di vita meccanica, un brusio di fondo quasi piacevole.

Il lago, con il sole ormai tramontato, è oscuro e increspato da gocce di pioggia e una leggera nebbia cala tra cigni silenziosi, canne di fiume che oscillano, detriti sulla spiaggia grigia e le onnipresenti rovine, un paesaggio quasi apocalittico in quella totale assenza di umani.

Ma il rumore dell’acqua è sempre bello.

23° giorno – Arcobaleno

Questa mattina a colazione mia madre mi raccontava dello strepitoso arcobaleno di ieri, che copriva tutta Varese. La gente si fermava con la macchina per vederlo, si riuniva nelle strade anche sotto la pioggia. Persone che chiamavano al telefono per invitare altra gente ad uscire dalle case, sui balconi o dalle macchine. Colori cosi distinti e vividi in un arcobaleno non li aveva mai visti nessuno, tantomeno in un posto grigio come questo. La forma poi, perfetta, enorme, che copriva tutta la vallata tra le montagne. Poi, pian piano si è come leggermente affievolito, ma lo spettacolo per la gioia della folla che osservava ammirata, non sarebbe finito ed infatti, ecco subito un secondo arcobaleno comparire sotto al primo e via altri minuti di estasi collettiva.

Mentre tutta la lombardia osservava quel miracolo naturale io, ignaro di tutto, ero da solo in mezzo ad una strada a fare fotografie ad una pozzanghera.