170° giorno – Manichino

Avevo già scritto sedici righe di pezzo…le ho cancellate tutte, facevano cagare.

Oggi è una giornata del cazzo e ci sta quando le cose non vanno come ti aspetti e ancora di più quando vanno proprio come ti aspettavi ma un po’ ci credevi si, che fosse diverso.

Non mi stupisco, non più ed è il vantaggio dell’abitudine, se te lo aspetti manco fa cosi male.

Quindi, abbiamo una giornata del cazzo, freddo a lavoro e freddo in casa e l’unica cosa davvero al caldo sono le gambe sullo scaldotto elettrico che ho acceso tutti e tre i bottoni del potere, rotella rossa a manetta e ventola che sbuffa placida e fa rimbalzare quel monsone artificiale tra le pareti della scrivania, arrostendomi i jeans.

Vestito da lavoro…a lavoro, come dire vestito da barbone. Sulla porta della ditta, riflettente al cinquantapercento, ogni volta che arrivo riesco ad intravedere la mia forma che cammina storta e sgraziata con pantaloni larghi, scarpe con pianta sagomata in cui si infilano fra fessure, tagli e crepe tutti i sassolini di un parcheggio sterrato, felpa con cappuccio cha fa una strana punta in pancia, anche se la pancia non c’è ma quella punta si appunto, che si forma per pieghe inspiegabili causate dal mio non essere un tipico manichino perfetto su cui tutto sta bene. A loro sta bene tutto, ai manichini perfetti…loro hanno capelli con tagli alla moda, a loro le rughe non deformano il volto, sembrano sempre simpatici ed intelligenti.

Da manichino imperfetto invece, tutti i vestiti mi si incastrano addosso, le magliette si sfilano ed entra il freddo, polsini e maniche troppo strette che lasciano il segno, i maglioni ti fanno soffocare e mi agito in continuazione, in disagio. Le rughe accentuano i difetti e gli specchi sempre più spesso dicono solo la verità, parli con qualcuno di nuovo, e sembra che ti voglia dire

“Ora…sappi che ogni tua parola verrà sezionata e analizzata…se viene ascoltata ovviamente… e diventa una specie di esame…ultima chance da subito….”

Mi prendo uno yoghurt alla banana e ci spezzo dentro 5 macine. Non dovrei. Poi anche un pezzo di Asiago dentro il panino. Non dovrei. Prendo mi sdraio, non rispondo ad un paio di messaggi, ignorandoli apposta…eh si non dovrei. Sempre più spesso sono incoerente, senza nessuna voglia di fare parte di una categoria per cui tu sei bello, brutto, operaio, falegname, pericoloso, violento, simpatico, sfigato, utile, unico, braccia rubate all’agricoltura. Non ne ho voglia, ma alla fine credo che il disegno dietro sia troppo grande, mi verrà…la voglia o mi costringeranno.

Rimarrò un manichino.

Imperfetto pure.