56° giorno – The walking dead

Il cartello vuole convincermi che le spore di enterogermina mi fanno bene ma io della parola “spore” non mi fido minimamente. Nel treno, ecco il segno dei tempi moderni, 4 persone occupano un intero primo piano su rotaia, ognuno vicino al finestrino in un “box” da quattro. Nessuno si siede vicino ad un altro se non è costretto, nessuno osserva e parla. Per non essere da meno scelgo l’ultimo box libero, mi siedo vicino al finestrino, mi metto occhiali da sole e musica nelle orecchie e guardo fuori. Se ci fosse un balcone nel treno forse andrei li. Penso a quella ragazza sulla banchina, bella, capelli lunghi, sguardo triste, shorts neri e maglietta bianca che facevano risaltare ancora di più l’altezza e la chioma. Usciva da un bar, passo lento e cadenzato, con il classico ancheggiamento naturale che tanto piace a noi maschietti. Basta un innocuo ciao detto quasi per caso e poi quel che succede succede pensavo mentre mi scivolava davanti continuando a camminare per altri 40 metri, prima di fermarsi. Chissà cosa mi spaventa tanto dei vivi da non fare quello che vorrei fare ed essere quello che vorrei essere. Fermata dopo fermata, sempre senza vicini di box arrivo nella caldissima Milano dove per qualche minuto mi trattengo con bici fatte a pezzi e un fiorista timido ma molto incazzato quando c’è da spiegare che lui è timido. Per fortuna arriva la mia sorella giapponese in soccorso con skate e capelli al vento e che mi porta lontano dal mondo dei vivi che tanto mi confonde. Il cemento ancora mi circonda ma stavolta tutto è deserto o quasi tranne per un cubo dipinto che emerge da un piazzale. Sotto, all’ombra di uno striminzito tetto, tanta gente che aspetta finalmente di diventare un non vivo ma nemmeno morto. Uno zombie in pratica. Un po’ estremo ma da qualche parte dovevo pur partire nella mia quotidiana ricerca di risposte. Vago senza sapere cosa fare per un po’ soprattutto per carburare i miei istinti e le mie sinapsi socializzanti e devo ammettere che avere un paio di occhiali da sole aiuta. Guardi ma non fai vedere dove, non lasci trasparire insicurezze o timori. Se tenevo la barba per quello ecco che gli occhiali sono la corazza definitiva. Piano piano gli animi si sciolgono e tutto diventa piacevole anche perché andare a fare la spesa con due zombie giganti è sempre un inaspettato diversivo che rende le giornate interessanti. Passano le ore, le foto e le parole ed ecco un nuovo treno che mi aspetta, quasi senza accorgermene . Vorrei rimanerci in quel cubo senza dover tornare alla società, gli zombie mi sembrano meglio dopo accurate analisi. Però poi, quando scendo dal treno, non so perché, mi sento più leggero, più rilassato…

Ho una gran voglia di dire ciao a qualcuno.

Stavolta lo faccio.

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