Sommatoria

Metto su carta sensazioni controverse, si mischiano con uno strano torpore come se la fresa a ciclo continuo fosse una litania da sonno e non un assillante fischio che mi fracassa la mente.

Ne sentivo il bisogno forse…di scrivere…sentivo le parole stipate in un cunicolo come un groppo in gola…sentivo qualcosa nello stomaco che non andava ne su ne giù ma rimaneva dentro a combattere contro la flora intestinale…sentivo di avere qualcosa da dire ma impossibile da buttare fuori interamente e quindi creo solo una breccia, piccola…fa uscire giusto un filo di aria fischiettante ma che abbassa la pressione di quel blocco pesante…cosi…scalda un poco mani e tastiera…cosi…depura sinto-tossine…cosi…rilascia piccole-piccolissime dosi di endorfina…cosi
.
Sentivo, che ieri era come oggi e domani sarà lo stesso…probabile. Mi lavo le mani nel bagno della ditta, finestra di fronte che fa da quadro…forse l’erba è un pelo più alta per la pioggia…sembra…forse il sole è più presente di ieri e manca il muso del camion, forse il vento muove quei fili di erba verso sinistra impercettibilmente ma, pare tutto uguale alla fine…sempre, ieri era come oggi, domani sarà lo stesso, probabile.

Oggi, dovevo essere da altre parti. Avevo deciso. Uscire prima…un’ora o due, viaggiare per poca strada e poco tempo, fotografare una decina di ‘dieci minuti’ qualcosa, qualcuno…posti, gente…un caffè forse…una bibita seduto in un tavolino a guardare umanità passare e scollegare un po’ la mente da tutto quello che si trasforma in acido e insonnia perpetua nel buio della notte, indossare giacche primaverili e occhiali da sole, tirare grossi respiri e concedersi anche qualche ricordo nostalgico…buono o cattivo non importa, i ricordi non si giudicano, a loro non piace.

Da altre parti. Dovevo. Dovevo essere. Ma mi son lasciato convincere da…qualcuno\qualcosa, non ricordo…convinto a stampare altro tempo sul mio cartellino di carta ed ottenere numeri più alti sul conto corrente a fine mese…e assorbire vibrazioni rumori per altre ore pomeridiane, radiazioni schermo-facciali, illuminazione al neon, scenografia di metallo e cemento per poi uscire…tornare a casa giusto in tempo per tutta quelle serie di appuntamenti e impegni e gente e cose e pensieri amari che aspettano solo che tu suoni il campanello e varchi l’uscio per saltarti addosso…nemmeno il tempo di togliersi le scarpe.

Da altre parti si…dovevo. Ci penso solo ora che è troppo tardi per riavere indietro il mio tempo, il mio sole, il mio caffè, la mia macchina fotografica, il mio viaggiare poco per poco tempo e poca strada, i miei libri di Charles, gli sconosciuti, i dialoghi assurdi della gente che ti cammina davanti o amoreggia dietro il tuo sedile dell’autobus…tardi per il vento e il rumore che fanno le foglie, le strade d’asfalto o in pavé.

Mi serviva, mi sarebbe servito…dovevo…da altre parti…più di somme, numeri e righe in più nell’estratto conto…ed invece ecco, oggi è come ieri e domani, forse, sarà lo stesso.

 

WP_20140423_16_32_43_Pro__highres-Modifica

Un giorno da granchio corridore

Mi alzo come sono andato a dormire, pioggia che martella le superfici scoperte del mio antro. Di là, una luce accesa avverte che mio padre è già in piedi…e non che ci fossero dubbi.

“Vuole fortemente quel granchio corridore…” urla la TV con la voce impostata di un documentario e a quel punto, anche te ti fai una di quelle domande importanti che ti condizionano l’esistenza.

“Quanto fortemente voglio quel granchio corridore?” …ma non so darmi una risposta.

Latte.

Mentre cuoce…spero si dica cosi…cuocere il latte suona male…forse riscaldare ecco…

Mentre riscalda…spero si dica cosi…noto che c’è tipo una spirale in movimento sulla superficie…la tocco con il cucchiaio e quella scompare…non controllo se si forma la pellicina ma mi affido alle bolle laterali…prendo il pentolino che avrà trent’anni…ha i cuori disegnati tutti attorno…mi riempo la tazza…dispenser con cereali terzo sportello a sinistra secondo ripiano…bello pieno pregando non sappiano di cartone come quelli dell’ultimo mese che io lo ammetto, di solito ho una gran memoria per cose persone fatti numeri costellazioni spaziali animali dinosauri automobili e formule fisiche inutilizzate da secoli tipo legge di Stevino rho per gi per acca eppure, non ricordo…non riesco mai a ricordare il nome dei miei cereali preferiti o chi li faccia o con che cosa siano fatti tra mais, avena, riso o granchi corridori.

E il latte è quasi tiepido.

Merda.

Significa che non l’ho riscaldato bene, significa che forse dovevo cuocerlo, significa che come al solito, nella vita sbaglio un bivio che tra riscaldare e cuocere, ci passa in mezzo un attimo di felicità.

I cereali però sono quelli giusti.

Almeno.

Mi guardo in giro per vedere se ci sia la scatola, cosi che possa studiare ed imparare, aggiungere un tassello di consapevolezza nella mia esistenza, andare sicuro ad un primo appuntamento con una ragazza diretto a fare la spesa…e portarla subito nella fila dei cereali in fila per sei con il resto di due tra quarantaquattro marche diverse e componenti variabili e sottoingredienti valori nutrizionali forma condimenti mascotte scintillanti con grosse K sopra galli tigri api anelli ciambelle fiocchi OGM o no produzione italiana cinese campi dorati schiavitù. Una volta nella sacra navata centrale dei carboidrati da colazione, una ‘wunderkammer’ del ‘breakfast’, andrei diritto verso quella scatola, conquistando la donna con la mia sicurezza…quella scatola di cui ho imparato colori e schemi comunicativi, in un mix tra caricature fumettistiche di animali e cascate di latte spruzzante sopra cereali dorati.

Avete mai notato?

Le cose che inondano con energia e gocce che vanno ovunque…le usano…pubblicità…forse mentalmente ci danno la carica e pensano che ti alzeresti la mattina, prendendo il cartone del latte NON aprendolo da quel minuscolo buco solito sulla punta, ma tagliandolo da cima a fondo sul lato lungo, lanciando tutto il contenuto di colpo in una vasca da bagno con Nesquik e cannuccia. Cose che spruzzano e schizzano (SPLASH!) che forse c’è pure qualcosa di sessuale e virile dietro, doppi sensi e malizie e collegamenti che siamo tutti depravati e ci starebbe anche quello, con Freud che se la ride giù all’inferno dove sta…ma voglio vederla alla prima maniera, come uno di quei messaggi che poi si scontrano con la realtà stile famiglia felice del Mulino Bianco che quelli si, hanno scodelle e latte che scende niagaramente da bottiglie di vetro anni cinquanta e il sole dorato di un post-alba vista campi di grano e fiumiciattolo.

Che io, quando apro il cartone del latte male e quello esce a singhiozzi spruzzando e spargendo in mille gocce, io…mi incazzo. Mi incazzo perché straborda e le particelle di latte fanno il giro della tazza da un litro e sotto si forma la chiazza e quindi la alzi…e la pulisci…ma adesso la goccia sta dall’altro lato e la tovaglia si macchia e si…ditemi pure che c’è il trucco…e che basta girare l’apertura in modo che stia in alto e non in basso…giustissimo, scoperto anch’io di recente…ma quando un abitudine ti entra nel DNA non ne esce più, se non con uno stupro mentale di quelli seri.

E comunque il latte è quasi freddo ormai…e sono due ore che sgranocchio e la tazza sembra ancora piena.

Certi giorni le cose non sembrano finire più e mi figuro angioletto e diavoletto sulle spalle ma con la faccia di Einstein…che parlano di relatività generale e del fattore tempo nello spazio in prossimità dell’orizzonte degli eventi.

Forse forse, questa è la colazione più lunga della mia vita.

Sarà che penso troppo.

Sarà che ancora non so quanto fortemente voglia quel granchio corridore.

Che sarebbe stato un anno…quindici giorni fa…quasi.

Anche se non ci scrivo da un due mesi, quasi.

Anche se sono in ritardo di una decina di giorni con gli auguri…dieci giorni fa, quasi…facciamo quindici.

A volte mi manca si…sembra un’esistenza fa, quasi…sembra che la mia vita fosse diversa anche se io son sempre lo stesso, quasi…stesse lotte con le mie parti peggiori e desideri inconfessabili, sempre ad accumulare cataste di pensieri che si infilano in tutte quelle curve e pieghettine nel cervello neanche fossero briciole di crostatina tra le fessure della tastiera.

Quasi che ci ho ripensato a ricominciare di nuovo “che 301 sia” e sfogar se pur minimamente quella poltiglia beige che fa la spola tra stomaco e cervello tra una crisi di nervosismo e l’altra, che come sempre soffro di umanità cronica…non ero sano prima, non sono sano adesso…stessi amori impossibili e aggrappamenti a vetri scivolosi, mi riscopro spaventato da tutto come sempre mentre faccio lo spavaldo, come sempre…stesse battaglie perse in partenza perché sono il primo a non credere alla vittoria…arretro…arretro…arretro.

Perdente.

Scrivo poco.

Vorrei.

Mi servirebbe…forse. Quasi.

Di la…nell’altro spazio bianco, qualcosina qualche giorno fa, ho scritto. Tanti inizi…tanti titoli, due fenomenali credo, quasi…ed ho paura di sprecarli…lo sapete che ci si rimane delusi quando il pezzo non è all’altezza del titolo…è per lo stesso motivo per cui i trailer non dovrebbero esistere oppure dovrebbero fare un film interamente stile trailer con mezze frasi ad effetto, soundtrack che pompa, trama incapibile ma tanto “bum-bum”, nessun momento morto.

Nessun momento morto.

E anche in questo periodo, a proposito, io…poi…nessun momento morto, quasi.

Progetti, impegni. Tanti.

Eh si…ecco…questo poi sarebbe anche positivo.

Ma non sono felice.

Qualcosa non torna.

Ci sono degli spazi in cui non riesco a vedere, dentro. E che cazzo di paura ho…io…di vivere.

Perché.

300° gior…uahahaha…no…scherzavo.

Beh insomma, pare sia spiaciuto ad un sacco di gente che abbia concluso cosi di colpo il progetto “un pezzo al giorno” però tranquilli, non mene vado in vacanza per molto anzi, sto già pensando ad un qualcosa di diverso da riproporre più avanti, appena avrò le idee chiare…ovviamente sempre in versione blog. Intanto, impaginerò questo lavoro e lo buttero scaricabile da qualche parte sotto forma di ebook cosi chi vuole potrà portarsi sempre dietro questo progetto senza senso.

- Per gli scritti sporadici comunque, fate pure un salto su: www.malditesto.it , ci scrivo da 3-4 anni ormai insieme ad un compare di penna (io sono Nurofen)

- Se vi interessa la mia fotografia street invece, visto che sono più talentuoso come fotografo che come scrittore, andate sul mio sito www.blackbulb.net. Credo che ricomincerò anche a scrivere qualche articolino (in inglese)

- Tutte le cazzate che mi vengono in mente invece, finiscono su renzopianissimo.blogspot.it/ dove io ed un mio caro amico scriviamo le cose più stupide che ci possano venire in mente

- Per chi mi vuole insultare personalmente invece, un classico dei classici, pagina FB: Profilo

 

per l’altro progetto, quando sarà tempo saprete, un saluto e grazie :)

299° giorno – Un anno di 300 giorni

I numeri pieni e tondi fanno sempre scena e il mondo è sempre andato in quella direzione, roba rotonda e precisa, senza complicazioni…e pure io se il biglietto per il treno costa 10.60 ne do sempre 20 e 60 per far quadrare il resto in proporzioni auree…e saliva il gelo quando a cinque minuti dalla fine del compito di matematica al liceo…dopo trenta passaggi e cinquanta bestemmie…scrivevi ‘uguale’, sommatoria dei calcoli ed ecco un numero infinito con virgole e decimali senza senso…il numero tondo segnava la linea tra l’aver risolto il problema e la cazzata nascosta da qualche parte tra il secondo e il ventinovesimo passaggio. Hanno una loro bellezza insita i numeri precisi e tondi…come il ’100′ che fa sognare i fan di Mike o la macchina che tocca i ’300′, sotto il telo di un garage e che ti da un tono sociale e auto-compiacimento…e ci sarebbe da incazzarsi per questi spazi temporali e rotazioni eliocentriche con mesi mai tutti uguali e un Febbraio che si permette di cambiare ogni 4 anni…quel 365 variabile che ti ricorda di mettere un’altra scomoda tacca sulla cintura…dai ma che numero del cazzo è ’365′…che se lo dividi per quei 12 onesti e dignitosi mesi esce 30.4166666 e cosi fino alla morte del pianeta terra mentre 300…son 25 giorni al mese…nessuna filastrocca stupida per ricordarsi dei mesi a cazzi loro che ‘tutti gli altri son trentuno’…la gente vuole le cose immediate e semplici dicevo, precise e tonde anche quando fanno gli anarchici senza Dio e morale, pronti a lanciare mattoni contro ingiustizie o barboni o omosessuali o enti governativi.

Vi rendo la vita più facile…facciamo finta che questo sia un mondo perfetto a 24° costanti con sole luminoso e tanti alberi ombrosi che emanano ossigeno a profusione, buco dell’ozono bello chiuso e la gente che si ama…tanto è sempre giugno e i fiori profumano e un anno ha 300 giorni. In questa pura utopia immaginaria in cui ci troviamo adesso, io ho scritto per un anno di fila, dimostrando a me e agli altri che l’incostanza non è natura ma solo questione di pura volontà, i difetti non sono scritti nel DNA ma sono solo parto di una mente poco allenata ai cambiamenti drastici. E non ho dimostrato solo quello, forse ci ho anche ricavato qualcosa…ho imparato a scrivere meglio credo…e a tirare fuori concetti dalle inutilità che mi passano sotto gli occhi, un significato ce l’hanno sempre adesso…e mi sono impegnato cercando nei vuoti della mia pazienza le energie per scrivere anche le notti in cui tornavo all’alba o i giorni di febbre e nausea ed ora, che è passato un anno tondo, smetto.

Smetto. Punto.

Che è anche come un mio caro amico mi ha consigliato di chiuderla…con un “Smetto. Punto”, nient’altro, solo questa frase…ma lui è pragmatico e logico mentre io pazzo e sentimentale e per quanto fosse deciso da tempo che tutto finisse oggi e ogni giorno mi sentivo più libero e leggero, ammetto che le cose hanno cominciato a prendere un’altra piega nelle ultime ore…mi sono sentito meno sicuro di volerla chiudere, l’idea di andare avanti si propagava sottile…una specie di trauma da distacco e il desiderio di fare come Jordan Belfort in Wolf of Wall Street…un bel discorso su di me che mollo per poi dire “IO NON ME NE VADO CAZZO!” ecco…mi era balenato in mente ma no…è giusto cosi, è andato avanti anche troppo questo progetto, ho dato tutto, mi sono prosciugato e logorato su questo diario…questa ‘cosa’ quasi senza senso densa di mille ripetizioni e stile diversi, sconclusionato e nevrotico, che a tratti è diventato lo specchio di me stesso, di come sono fatto dentro, a tratti…lasciando anche intravedere cose che un tempo non avrei mai raccontato o esposto al pubblico anche se ho comunque il rammarico di non aver dato tutto quello che avrei voluto…troppe volte ho alzato la penna senza scrivere quello che avevo in mente, oppure ho riempito fogli con solo accenni e mezze frasi nella speranza che gli interessati capissero…ma era impossibile…e mi sono rimaste dentro dichiarazioni d’amore, antipatie, fantasie e desideri e non dico che sia troppo tardi ma ormai non è più il posto giusto per farlo o forse non sono IO abbastanza giusto e grande per non avere paura e per scrivere senza filtri, non ne ho ancora l’età e non ho le cicatrici sul corpo secche da decenni. Quindi non mi scuso per questo, vi siete beccati la più alta dose di sincerità che il mio corpo potesse tollerare…e avrei potuto fare il figo per darmi un gran tono, inventarmi di sana pianta storie e scopate epiche di una grande vita lunga un anno di 300 giorni ma ho preferito dare retta alle pulsioni nascoste e buttare su carta anche i giorni più noiosi e malinconici.

E immagino che a questo punto voi…poveri cristi che mi leggono, qualcuno ogni tanto…altri che lo fanno solo se il titolo sembra figo o per pura noia…voi, che credo di potervi contare sulle dita di una mano…vi starete chiedendo perchè questo coglione molla di colpo, vaneggia su anni da 300 giorni, parla di numeri tondi e perfetti per poi chiudere al 299…avete ragione eh…sacrosanto…ma se pure Dio, quello perfetto, il settimo giorno si riposò…c’è scritto da qualche parte all’inizio della Bibbia, Genesi tipo…figuratevi se non posso concedermelo io che sono imperfetto, tanto imperfetto che ai miei difetti ci sono affezionato e me li tengo, prendetela come una firma di artista…mi piace essere imperfetto e fastidioso. Ricordo che a volte ad un amico facevo compilation musicali multi-genere…curavo tantissimo la tracklist, tracce ben selezionate, ci mettevo giorni e a volte preparavo pure copertine con grafica curata…cose cosi…ma c’era sempre un problema…tracce non normalizzate con volume ad ottovolante o “Salvation” dei Rancid…terribile…infilata nel Cd al posto di quella dei Cranberries…e i ritardi della mia vita, treni e pullman persi, appuntamenti saltati…sono fatto cosi, imperfetto e sconclusionato, fastidioso come i prezzi sul volantino dei Mediaworld “Offerta a 99.99″ che ti gira il cazzo beccarti quel merdosissimo centesimo di Nichel…”ma cazzo ma metti 100 no? Tienitelo il resto”

Ti rimarrà nel borsellino fino a che campi…ogni volta che lo apri lo ritroverai li, piccolo e rosso.

Io sono quel centesimo di Nichel.

298° giorno – Cristo a Mykonos

“Cristo a Mykonos? Ma che cazzo dici?”

“No…Cristo amico nostro…te mica sei troppo normale a capir cosi male…”

“Io eh…sei da un’ora in piedi in mezzo alla ditta a recitare il Credo urlando come un pazzo…neanche allo stadio…”

“Ci vuole un pastore per questa ciurma di dannati…e il pastore sono io…” dico a Teo

…è che nel sottomarino in questi giorni regna il caos…Faraone e Capa sono in Francia e l’entropia regna sovrana, è una pazzia dilagante e la gente lavora a ritmi più bassi mentre il linguaggio scende a livelli del porto di Caracas, un crogiuolo di insulti.

Come mi sento? Bene…sono entrato in ditta in ritardo di un’ora però, mi nutrirò a velocità record a pranzo per recuperare, ruberò poi altri dieci minuti qua e la per farci pure mezz’ora di straordinario che tanto piove, piove tantissimo, piove obliquo e l’ombrello Shell va a destra a sinistra e io mi bagno asimmetricamente e obliquo, sembrerò Two-Face di Batman e non avrò voglia di uscire ad allenarmi, ne sono sicuro al 94,7%. Dopo cena poi chissà cosa andrò a fare…si è parlato di T.E.A.M….Tosco, Evenly and Mago, incontro cinematografico tra i membri a casa mia…ci sta…mi piace…dovrei fare spesa però, riempirmi il frigo di qualcosa con zucchero dentro o sale sopra che manco a farlo apposta…e vi giuro che è vero…l’unica cosa che ci rimane dentro è Gesù Cristo, in legno senza croce…non vi spiego il perché e il per come ma sta li da un po’, pare più complicato da scardinare del sepolcro a quanto pare per Jesus e perdonate la blasfemia…davvero…non lo faccio per offendere cultori della religione, adepti, gente che ci crede…ci credo pure io saltuariamente, diciamo quando magari mi serve o mi farebbe comodo ecco, due preghiere per non rimaner corto con la coperta non costano nulla…a volte becco segni divini in colpi di culo o sacchetti della spesa che volteggiano nel vento…a volte prego sinceramente…altre ripeto come un robot…a volte penso semplicemente che Dio non risponda non perché non esista, anche se rimane sempre una possibilità, ma perché sa benissimo che me la posso cavare splendidamente senza di lui che invece c’è gente messa peggio li da qualche parte a est o a sud o in qualche famiglia con una sola madre, 6 figli al seguito e 600 dollari di stipendio come commessa part-time. Oppure è in vacanza e le vacanze delle divinità sono insolitamente lunghe e chi sono io umile umano per rompere il cazzo ad uno che in 6 giorni fa un universo quando io ce ne ho messi 8 per consegnare in ritardo un manuale in francese pure fatto male…a volte fa bene scherzare sul sacro e sul profano…non prendersi sul serio, non prendere sul serio gli altri e i loro piccoli e ridicoli schemi comportamentali che riescono a convincerli che stanno facendo qualcosa di importante…che è fondamentale fare questo e quello per fare altro, formichine che scavano scavano per costruire un formicaio nel metallo che non finirà mai…è inutile…quindi meglio riderci su, fai il tuo lavoretto del cazzo e ripeti lo schema senza crederci troppo e comprati quella felpa verde con righe nere e vai al cinema, guarda sport in TV e partecipa a riunioni di lavoro che parlano di bilanci economici, ridici su il più possibile e dimenticati delle notti insonni in cui pensi che in tutto il post-Big Bang non esista un granello di senso.

In verità in verità vi dico…son due giorni che son positivo, anche se a leggere sta merda di diario forse non si capisce…e devo dire che mi preferisco cosi, sento più carica e voglia di fare…ma non è cambiato nulla, ne si sono aperti i cieli ne mi è arrivata una raccomandata dallo spirito santo e non cambierà nulla…le persone rimangono uguali, magari perdono pezzi ma rimangono uguali…continueranno i miei periodi cupi e ci saranno giorni positivi, più rari…una specie di meteo applicato all’anima. Però capita di vedere nelle cose qualcosa di più luminoso ed è bello, a naso senti che un paio di questioni possono anche andare bene e sei convinto che stamattina gli addominali spuntassero un po’ di più e che con capelli e barba rasata dimostri 5 anni di meno e qualcuno potrebbe anche innamorarti di te se ti ricordi pure come parlare senza inciampare nei pensieri…ed esci da lavoro in pausa e ti metti a giocare a golf con i sassolini del parcheggio e il manico dell’ombrello bianco-macchiato marchiato ‘Shell’ che fa da ferro numero 3 anche se piove forte-asimmetrico-obliquo e Teo bestemmia di muoverti ad entrare in macchina e torni a casa e il sugo sembra fatto con il pomodoro fresco e il basilico appena colto, ti siedi a tavolo e chiedi “Come va?” agli altri e pensi che vorresti comprare un maglione e una giacca con trama grigia-nera e cambiare anche un po’ stile, mezzo-hipster-mezzo-cowboy-mezzo-sofisticato che più mezzi ci metti dentro meglio è. Ti senti anche con una tua amica al telefono, organizzi serate per un mese, lei ti dice “E sabato? E Domenica sera? E Mercoledi?” e tu rispondi solo “Si” ed incastri impegni in cui non puoi mancare per non deludere-offendere-distruggere le aspettative degli altri ed è meglio programmare tutto subito, che oggi quello che ho mi va bene e da pesce piccolo il mio stagno sembra un lago…perché magari domani per me Dio non esisterà più e ricomincerò a guardare la ruga a “V” in mezzo alla fronte illuminata dalla lampada dello specchio, in bagno…penserò alle articolazioni doloranti e all’età e alla morte termica dell’universo e mi riscoprirò con ancora sette chili di troppo e il sonno in corpo.

E’ che non mi sono ancora esercitato abbastanza nel tenere strette certe sensazioni positive, farle mie e portarle avanti con impegno ed è un po’ come vivere alla giornata nel bene e nel male quindi, oggi prendo il buono e metto in tasca…e forse domani sarà il peggior giorno della mia vita, chissà.

Ma sarà domani.

297° giorno – Simmetria

Sono stanco, ho mangiato troppo, esagerato con polenta pizza e frittelle, mi son detto da domani basta come ogni giorno, ho nominato il nome di Dio invano per incazzature con uno schermo, sistema di alimentazione elettrico, file sovrascritti erroneamente, ho parlato con un amica al telefono per un ora, sdraiato sul letto con il vivavoce e gli occhi che volevano chiudersi, mi gira la testa, si sta svitando lentamente, le connessioni sono più leggere, il collo è in tensione, il mio amico fisioterapista dice che sono poco elastico nelle gambe, che mi ha sbloccato l’osso sacro, ripenso alle parole con la barista ieri, cerco spiragli e margini che vadano oltre la chiacchierata, cerco qualcuno, cerco stabilità, cerco talento, soldi e forza di volontà, dico di volermi allenare ogni giorno, se arrivo a tre è tanto, film da vedere ma quando però, devo avere più fiducia e prendermi quello che voglio, ma devo sentirmi bene, da quanto non dormo, da quanto mi sveglio alle 3:00, da quanto mi scappa da pisciare ogni dieci minuti, e i denti, e i piedi che mi fanno male, e i blackout della testa quando dentro è tutto denso e grigio, vecchiaia cosi di colpo, no è altro, c’è qualcosa, squilibri chimici, tasselli incastrati, pezzi rotti, cose da risolvere, questioni da sistemare, calcoli, numeri, acque torbide e mulinelli, pulsioni profonde, fallimenti, vittorie, tutto nella testa mentre vedo in Tv un uomo che muore, poi un bambino che nasce, e poi guardo una mia foto vecchia delle elementari, ricordi di gente conosciuta e che si è sposata, spacciato droga, lavoro come buttafuori, ha tre figli, divorziata, lo vedo ogni tanto, non mi ricordo più il cognome e chissà cosa sta facendo, se si ricorda di me o se pensa “non ricordo più il cognome e chissà cosa sta facendo” mentre vede una vecchia foto delle elementari e si immerge in ricordi di gente conosciuta tempo fa…gente che si è sposata o è finita a spacciare droga…uno lavora come buttafuori…l’altra sa che è divorziata ed ha tre figli pensa davanti alla tv, dove un bambino nasce mentre un uomo muore anche se lui non segue la trama…pensa… pensa e basta…alle sue vittorie e ai suoi fallimenti…alle pulsioni profonde quanto mulinelli torbidi mentre il cervello risolve calcoli ed elenca numeri, sistema questioni e problemi di vita a pezzi, mille pezzi…qualcosa si è rotto o si sta rompendo la dentro…c’è qualcosa che non va…vecchiaia o squilibri chimici chi lo sa…a volte si spegne la testa…blackout…e anche il resto…mal di denti, pisciate continue, insonnia e quel 3:00 sulla sveglia in rosso e bagliori dall’esterno di una finestra cittadina, chissà da quanto è cosi e non si risolverà se continua…se non starà bene, se non trova fiducia e stimoli per raggiungere i suoi obiettivi, trovare la stabilità che è sempre mancata e conquistare quella donna di cui analizza ogni singolo messaggio che arriva sul telefono…tornare in palestra, risolvere quel problema alla spalla…ha un amico fisioterapista che potrebbe sistemargli la clavicola…gli da problemi…quando gira il collo sembra che quello si allenti e il cranio tenti di cadere per terra, il cervello va in aria e avverte nausea…come prima al telefono con sua madre, emicrania e occhi che si chiudono…mette il vivavoce cosi il telefono lo può appoggiare…quella spalla…e la nausea…anche a lavoro…nausea…mentre imprecava contro il pc e la segretaria, bestemmiava arrabbiato e nausea, dev’essere lo stress o forse ha esagerato a pranzo…dovrebbe iniziare la dieta pensa, se lo dice ogni giorno ma è come se non ne avesse la forza, si sente stanco, si sente stanco…si sente stanco.

296° giorno – Una serie di fortunati eventi

Dovrebbe passare adesso il pullman ma non si vede…e se passasse dico…lo faccio il biglietto? I controllori mica lavorano alle 21:16 mi sa…e anche se mi beccassero poi…sono da solo in città, io e il cartone da macero fuori dai negozi, mi beccherei la ramanzina da solo in un pullman che il problema dell’essere beccati non sono i due spicci della multa e nemmeno l’ansia o l’adrenalina quando lo vedi salire con la porta dietro chiusa e lo sguardo da Robocop…no…è la vergogna di essere in pubblico in mezzo a 22 persone sedute, 65 in piedi ed 1 in carrozzina che ti guardano mentre fai la tua bella figura di merda stile bambino chiamato alla lavagna senza aver studiato.

21:18 e arriva. Completamente vuoto…lo sospettavo…luci al neon e ‘P’ luminosa li davanti, Penultimo Pullman prima del nulla serale, mi siedo in mezzo e mi stravacco, alla fine lo Pago quell’euro e trenta che per sto viaggio ne spenderanno almeno tre in gasolio, viaggiano in perdita da una certa in poi e non me la sento di rubare.

Stravolto.

Ho la testa che mi gira dalla mattina, avevo intenzione di starmene a casa almeno fino alle nove per cercare un nuovo baricentro gravitazionale per i miei pensieri standomene a letto ma troppe questioni sospese, lavori in corso, affari da sbrigare, tradizionali ritardi…roba che mi devasta ancora di più ora dopo ora ma le cose cambiano…mi ritrovo con una schiena il pomeriggio, quasi nuova e una serie di fortunati eventi che stamattina il programma era fisio per poi andare a fare delle foto ad un amico…calcetto, ma “forse piove” mi dice, meglio settimana prossima e quindi penso di fermarmi ed allenarmi con un altro amico ma quello “No…lavoro fino alle 22″ e di stare da solo alla scala non ne ho proprio voglia, meglio andare in giro e fare un po’ di foto street che una rivista mi ha chiesto dieci foto per una serie e le mie son belle ma incomplete e devo lavorarci su per gloria e fama futura. Solo che poi incontro un amica e andiamo in libreria e parliamo, lei si fuma una sigaretta e parla di viaggi, si fanno due passi e si parla di viaggi, stiamo fermi davanti alla porta e si parla di viaggi. E si fan le sette. Ed è tardi. Ma rimango comunque in giro anche se non sono ‘confident’, la strada mi rifiuta, pochi scatti e pure brutti, poca gente e poco interessante o forse sono solo io il problema…ma continuo, prolungo fino al centro, temporeggio, entro nel solito bar ma con nuova barista mai vista prima e siamo completamente soli e si comincia con due parole e poi venti e poi duecento e finisce che sto li due ore a parlare di vita, morte, futuro, amore, pensieri, anarchia, lavoro e sogni finché non è ora di chiusura e nessuno è entrato o uscito e tutto è sospeso nel nulla e forse, in tutta la città… mondo…universo, ci siamo solo io e lei.

295° giorno – Un pacco di buone intenzioni

Uno di quei giorni in cui ragiono sull’inutilità di alcune cose come gli intrattenimenti, stadi pieni e folle festanti e ci penso di fronte ad una partita di hockey che mi piace tantissimo anche se il 90% delle volte il disco manco si vede ma mi diverto comunque…e penso a quanto inutile e poco importante sia tutto questo mentre sto immobile stile paralisi bava alla bocca sul letto, ho tipo la convinzione che l’uomo debba pensare solo a cose grandi e nobili e all’arte e all’amore e alla riproduzione sfrenata per dare un senso a quel fatto fortuito della nostra comparsa nella periferie di una galassia insignificante…e lo faccio mentre tifo spudoratamente Finlandia dopo non aver fatto tipo nulla tutto il giorno se non svaccarmi in un bar la mattina, mangiare come un porco, momenti di autoerotismo per noia su porno-streaming, ancora cibo a caso ad ogni sollevamento spinodorsale dal materasso e poi pure partita di calcio in TV con risultato già deciso dopo 10 minuti, sempre stra-svaccato dentro un letto e copertina per una temperatura media sui trentotto che quasi sudo e ora scorrono spot e immagini e interviste, altri sport strani e inutili come quelli che sciano tutti storti e hanno il fucile dietro e quelli che lanciano ferri da stiro di pietra sul ghiaccio e mentre gli occhi chiedono pietà e la luce che illumina i toni di grigio di questa merda di paese sta sparendo dalla finestra, penso che dovrei essere fuori a far foto, amare, costruire razzi per viaggiare nell’iperspazio e costruire un futuro migliore per tutti nonostante il grigio e il freddo e il vento ma invece sto qui e mi gratto in tutte le parti del corpo che riesco a raggiungere con la mano destra e ora mi guardo dei tizi che si menano sulle balaustre, acconciati con armature colorate che corrono sul ghiaccio e la mia parte sinistra sta già russando e comprendo profondamente quanto imperfetti siamo tutti quanti, macchine piene di difetti visto che bastano due gocce e una colazione abbondante e ventitré pollici tubo catodico Philips nero del ’98 per prendere arte, amore, poesia, buona volontà, giustizia, futuro e profonda conoscenza e impacchettare tutto dentro quattro lati di cartone, tre francobolli e scrivere “non me ne frega un cazzo” nello spazio del destinatario, invio per corriere…è più comodo…te lo vengono a prendere a casa…non devo manco uscire.

294° giorno – Un futuro da magazziniere

Stamattina son diventato per un paio d’ore magazziniere spedizioniere, tagliavo i pezzi di polistirolo e imballavo strumenti con quella specie di carta trasparente appiccicaticcia che mi ricorda la confezione unta dei polli arrosto, presente no? E per la prima volta poi ho anche tirato le cinghie rosse con i mollettoni, fissato roba al pianale del camion con il Faraone e la Capa, spostato muletti, ricoperto scatole di scotch, mentre avvolgevo strumenti con le bollicine, di solito le faccio scoppiare…una simpatica variante che a stare fisso sulla sedia in ufficio “che palle” mentre quando succede qualcosa di nuovo, anche se zozzo e faticoso, mi esalto come un bimbo e mi ricorda il mio primo lavoro…che periodo…sveglia alle 5 per prendere mille pullman e arrivare alle 7:30 in ufficio tecnico in quel posto del cazzo a duemila chilometri, facevano ferri da stiro industriali e altre minchiate e una volta, che non c’era molto lavoro, sono andato giù e ho chiesto a quel pelato dell’officina…manco ricordo come si chiama…”dai…fammi fare qualcosa” e quello mi da occhiali, mascherina e smerigliatrice e via a togliere le bave di saldature per quattro-cinque ore, un lavoro di merda ma mi sono divertito un mondo e credevo fosse più importante di qualsiasi disegno o preventivo potessi fare e quando ci ripensavo appunto, adesso che so cosa voglio e guadagno e sto comodo e non mi rompe il cazzo nessuno giu nel sottomarino, pensavo che dopo sette-otto anni a buttare vita per avere soldi da spendere, che forse stare li a togliere incrostazioni di metallo, respirando scintille e polvere di ferro nel freddo, rimane ancora il più bel lavoro che abbia mai fatto.