356° giorno – Joseph Le Bon

Ho un sacco di cose da fare e ovviamente sono fermo sul divano che mi guardo le unghie come una casalinga disperata o annoiata…che é meglio.

Quattro ore.

Fra quattro ore parto per la Francia con gli amici di una vita e ci sono ancora una valigia da fare, foto per la mostra da portare a stampare litigando con il grafico che dovrà salvarmi la vita, ritirare due spicci visto che ho il portafogli con più dollari e corone ceche che euro…pure i centesimi di Nickel sono spariti. Devo andare a pagare due multe entro stamattina, cosi avrò lo sconto e anche due bollini sulla scheda che dopo dieci una é in omaggio mi pare…e devo anche passare dal corniciaio e consegnare due lavori organizzando dei mini-compiti per altra gente…tutto in quattro ore…e io sto qui sul divano a guardare unghie e queste stampe di qualche secolo fa con gente francese morta da tempo appese sul muro…che dovendo andare in Francia magari é di buon auspicio o cattivissimo che ne sai…di fronte ho uno che si chiama Joseph Le Bon…pare sia nato ad Arras nel 1765…deputato di non so di che dannato dipartimento che é tutto scritto in quel corsivo talmente tondo e pomposo da sembrare uno schizzo artistico per delle nuvole o un’idea per un cancello liberty. Si capisce solo che é stato condannato a morte e decapitato…povero cristo…a quei tempi certe cose non te le facevano passare lisce.

Forse é un monito. Del tipo “vedi di impegnarti che se no c’è sempre qualcuno pronto a farti il culo o decapitarti se necessario”. E se mi guardo in giro avrebbero il diritto di farmelo presente…vedo vestiti buttati a caso sul divano…c’è anche roba che dovrei stirare…ci sono cose da prendere ma che ancora se ne stanno chiuse nei cassetti e il loro ricordo nel mio cervello é tipo appeso ad un filo…basta una distrazione…un soffio di vento piu forte in questa giornata di autunno simulato e quel ricordo se ne volerebbe via per poi ritornare giusto al primo albergo francese in cui mi fermo.

Ho sempre detto io, che dovrei pensare a farmi una lista per organizzare la mia vita…per non vivere cosi sotto pressione in ogni istante. Però forse…senza quella stretta allo stomaco che senti quando il tempo stringe…quella che senti quando puoi vincere o fallire…vivere o morire…sarebbe tutto meno bello.

Forse anche Joseph, gli ultimi giorni…l’ha sentita.

joseph

355° giorno – Do i wanna know?

Una macchina che è come me, segnata fuori e dentro…disordinata e caotica…le spie di mille pensieri che si accendono tipo albero di natale…che corre troppo con pneumatici vecchi e usurati, fa rumori a cui non bado, lancia segnali di convergenza da rifare come il mio cervello.

“I’ve dreamt about you nearly every night this week
How many secrets can you keep?
Cause there’s this tune I found
That makes me think of you somehow…”

Repeat. Che le canzoni le spolpo finchè non cado dalla stanchezza…e in macchina i vetri tremano dal volume e le orecchie si intasano di riff spaccatimpano. Mangio vita come la mia macchina mangia olio, un chilo in 2000 chilometri, “dovresti cambiarlo questo rottame” mi dicono ma “No è come me” rispondo…ha tanto da dare e tante strade da percorrere di corsa…come me…con quel cambio quasi distrutto…i freni che fischiano, ogni giorno trovo un pezzo in meno tra i graffi e strisciate che quasi sembra un guerriero. Come me.

“(Do I wanna know)
If this feeling flows both ways?”

E cantare a squarciagola che tanto a 80 su una strada deserta del mattino è concesso e nessuno può sentirti urlare come nello spazio, e volendo se te la senti puoi anche piangere e imprecare e stringere il volante, la rabbia che si sfoga in ogni cambio di marcia…sembra un pugno…sembra di stare di fronte ad un sacco da boxe….terza-quarta—quarta-terza…destro-sinistro…sinistro-destro.

“(Sad to see you go)
Was sorta hoping that you’d stay
(Baby, we both know)
That the nights were mainly made
For saying things that you can’t say tomorrow day”

Che i pensieri del mattino sono sempre i più brutti se poi sei uno come me…dammi una forchetta per scavare fino in Cina e a metterci l’anima…a morire per la pressione atmosferica di 6000 metri d’aria sopra il cervello o schiacciato dalle frane…proverò a sbucare in piazza a Pechino…ostinato e pazzo, contro tutti, contro il buonsenso e i consigli. Li prendo e li catalogo e gli do fuoco. Me ne dimentico o forse li ignoro solamente. Leggevo tipo da qualche parte, che chiedi consiglio perché quando stai dentro il problema è come trovarsi in un labirinto e serve qualcuno che ti guidi dall’alto…uno con la visione d’insieme…occhio di falco…e poi sta a te decidere se girare dove ti dicono loro o fare di testa tua. Io non giro…io cerco di abbattere il muro…se sono ammaccato è per questo…e sto nello stesso posto per mesi anni secoli contro quel muro. Più stupido che ostinato, cervello scheggiato dagli urti, scarsa accettazione di realtà e sconfitte. Scarsa accettazione di non essere il migliore di tutti. Scarsa accettazione di non poter essere il meglio in quella situazione sempre. Scarsa accettazione di non essere il meglio per lei.

Scarsa accettazione di me stesso?

“Crawlin’ back to you
Ever thought of calling when you’ve had a few?
Cause I always do
Maybe I’m too busy being yours to fall for somebody new
Now I’ve thought it through
Crawling back to you”

Forse…e mi dicono che ho paura, sono spaventato…ecco perché non cresco. Ecco perchè non cambio prospettiva, perchè non voglio fare sacrifici e passi avanti…come se vivessi un’eterna adolescenza ma con i problemi di adesso e il mondo più cattivo che si conosca…con gli amici che pian piano costruiscono qualcosa, alcuni spariscono, si dedicano a cose da grandi e tu rimani indietro…macchine comode e non rottami problematici, anime meno perse della mia che guido nella nebbia con quei fari che vanno e vengono…colpa dell’impianto elettrico mi han detto…a me va bene cosi…a volte si accendono le luci interne all’improvviso e penso che la mia auto abbia avuto un’idea…l’illuminazione…e ci vedo della speranza…“se anche questo ammasso di lamiera può trovare idee e soluzioni allora forse anch’io posso”…ci credo ancora, io, nelle fiabe…quelle a lieto fine nonostante le lezioni che la vita mi ha insegnato e che io ho scordato. Continuo a credere nei sogni , è una colpa?E nelle soluzioni impossibili, di quelle che finiscono con un bacio inaspettato sotto la pioggia, o il colpo di fortuna che ti serviva…o l’incontro più importante della tua vita in un anonimo bar della provincia…e sogno ad occhi aperti tutto il giorno mentre le ore e i chilometri passano e i segni sulla mia carrozzeria aumentano…mentre il cervello la pensa sempre allo stesso modo…mentre butto benzina e non mi accorgo di correre su un anello….

“Been wondering if your heart’s still open
And if so, I wanna know what time it shuts”

…e oggi è come ieri. Cielo grigio sulle montagne ad Ovest che costeggio, guardrail monocromatici su nero asfalto, case, verde albero, rotonde e qualche ciclista, volume a 24, bassi da regolare, finestrini chiusi e aria soffocante…passo la galleria tra camion claustrofobici e poi luce e giù nella discesa…accelerare fino alla rotonda dopo…mentre canto, stessa canzone in repeat come ogni mattina, stessi pensieri, stessa rabbia, stessi schemi e piani B-C-D-E-F-G fallimentari, stessi finali da film con lieto fine ma senza sceneggiatura in mezzo, stessa domanda che rimbalza nella testa…

“I don’t know if you feel the same as I do
We could be together if you wanted to”

(Do I wanna know)
If this feeling flows both ways?”

354° giorno – 10 minuti #4

19:16, che a me tipo non me ne sta fregando un cazzo di un sacco di cose e il malumore va e viene come la corrente in mezzo al temporale e la rete dello smartphone per cui quando non ricevo messaggi posso dare la colpa alla Vodafone e non alla solitudine e che se c’è buio attorno posso dare la colpa a tralicci metallici e cavi di rame e non alla mia anima confusa. Ho le finestre piene di bolle d’acqua e la rete antizanzare che oscilla al vento e io qua che scrivo per quei dieci minuti che mi concedo di pensieri liberi davanti ad un pc intasato nel desktop, intasato nella scrivania che lo circonda, intasato nella camera che mi contiene insieme ai vestiti e letto sfatto, intasato in questo paese pieno di anime perse, intasato in questa nazione di problemi costanti come la marea alta al plenilunio, intasato come questo mondo di persone animali piante cibi malsani torrenti alberi passioni amori che finiscono credenze esoteriche tecnologie malattie sconforti, intasato come questo universo che nemmeno più si capisce quanti siano…2 o 3 o 100 o infiniti come le realtà possibili e piatti e tondi e bivalenti legati storti arrotolati come un nodo margherita su un vascello alla deriva nella tempesta, quella perfetta, quella delle onde alte cento metri che inghiottono città quelle in cui forse ti sentiresti quasi a casa perchè ti circonda lo stesso elemento e la stessa forza che ti senti dentro il cuore…tumulto…paure…pensieri…voglie…che la domanda te la fai sempre…se sei tu il problema o il mondo…o in realtà non esistono problemi ma è solo chimica, formule che si mescolano e non combinano, reazioni energetiche a catena, miscele che non vanno in pari neanche fosse assenzio che galleggia sul gin che ricordate, mai bere dall’alto ma dal basso, al fondo…e dategli fuoco…e infilateci dentro anche zucchero e stateci male e ridete e credete che sia giusto farsi del male ogni tanto…fisicamente dico…che tanto dentro ci si taglia sempre e gratis che è un piacere…e l’ho provato una volta si…il verde, senza fuoco ma verde e intenso, bruciante e dolce che sale e scende contemporaneamente e anche li, dopo, pensieri del tipo “ragionare sul piano D” che tutte le altre lettere te le sei giocate, male come sempre…ed ogni volta ci son sempre meno idee per la lettera dopo, provi il rischio, lo stupore, giochi la sorpresa, cali il tuo tris di 4 visto che le altre carte sono ormai andate, provi a vincere con gli spiccioli, provi il colpo grosso come con l’ultima fiche sul rosso o il nero… la roulette che gira…te che sudi…cerchi di anticipare il numero calcolando tramite formule inventate di fisica-magia dove finirà la pallina…ci credi…rosso…nero…rosso…nero…tac…tac…tac…sudori freddi….rosso…nero…rosso…nero…

Rosso? Nero? 19? 26?

353° giorno – Nostalgia

E sorella che guarda fuori lampi arancioni lontani e senza tuoni mentre io vago nel caldo attraverso porte chiuse nel buio della casa che i riflessi della televisione illuminano i bordi e allora sai, ecco, se hai del legno davanti o aria nera…e torno e sorella ancora li a guardare natura e non so come o perché o come mai ma subito, cosi, dal nulla, mi ricordo dell’odore della nostalgia…pomeriggi quasi sera primaverili di dieci quasi venti anni fa e l’odore di birra assieme a quello del cioccolato assieme all’ossigeno del mio paese…una scrivania che dava verso la finestra piena di fogli di disegni…una lampada che diventava incandescente e io che ci bruciavo sopra pezzi di nastro che si accartocciavano e si attaccavano al vetro e i camini che cominciavano a sbuffare…luci di case…imbrunire…mix di odori…e io adesso…chissà da quanto, che non guardo fuori mentre il cielo cambia. Chissà da quanto.

352° giorno – Cose

Pensavo, alle cose. Alle cose che si aggiustano…alle cose che si aggiustano da sole. Ho una spia…sulla macchina…una sigla che si illumina minacciosa di arancione e l’auto in pratica non va, sobbalza, rantola. Muore. E capita che poi, quando la riaccendo per scappare nella mia ora di libertà…quella si spegne e tutto va alla perfezione. Non é successo nulla.

E l’ancestrale portone di casa poi, quello dopo il cancello…e i suoi periodi bui in cui la serratura non scatta per motivi oscuri e nell’indifferenza di tutti gli abitanti, riprende a funzionare come se nulla fosse…cosi da quarant’anni. Che bello sarebbe si…che anche per le persone fosse cosi…che otto ore di sonno cancellassero difetti e ricordi e di colpo tornassimo a funzionare davvero…senza più avere nulla di rotto lì…di dentro.

350° giorno – 10 Minuti – #3

12:30…dieci minuti di pezzo…prima cosa che mi viene in mente…ieri notte, torno a casa che sono le due, vedo il bagliore che esce dai bordi della porta del bagno e aspetto 15 minuti buoni che chi è dentro esca e se ne torni a nanna, poi mi stufo, apro la porta, non c’è nessuno

“Scemo io” mi dico

E mi lavo i denti e vado a letto, attacco il cell. alla corr. cosi si ricar., cerco di addormentarmi per ricaricare anche la mia batteria per il ciclo produttivo di domani…non ne ho voglia…o penso di non aver voglia e mi passa anche la voglia di dormire, leggo messaggi in arretrato, controllo cose per il viaggio a Praga e per quello a Bolzano di sabato, penso che è quasi primavera ma fuori c’è un sacco di vento e io lo amo il vento ma questo è insidioso, diverso da quello che ti culla nelle colline sarde, diverso da quello che porta in giro semi e altre cose nutritive.

E’ infido.

12:36 adesso, il tempo stringe, ho una gran voglia di uscire a farmi un giro, troppo sole per tornare a lavoro ma gli impegni incombono…ci sono dei tedeschi in arrivo e altri clienti fastidiosi, la mole di lavoro è elevata ma non mi sento per nulla preoccupato, mi sento un po’ come quelli che guidano in macchina con lo sguardo fisso sull’asfalto di fronte e linee di sorpasso ritmate e ipnotiche e di fianco c’è un tizio\amico\parente o vagabondo raccattato sull’highway 125 che ti racconta dei problemi della sua vita ma te manco lo ascolti…e mica è menefreghismo eh…che se ascoltassi ti interesserebbe che tu si che sai ascoltare e capire e fare le domande giuste a volte…quando ti impegni.
E’ che non sei li, pensi ad altro…non sai bene nemmeno a che cosa, sai solo che sta da qualche parte in un nebuloso meandro della mente messo a fuoco tra retina e cornea e tutto quello che fai è meccanico e scivola via indolore.
Non è male, sembra di sentirsi parte di uno schema superiore, come se tutto fosse una routine noiosa del tipo Cape Canaveral…quelle frasi e schiacciamento di bottoni e numeri pronunciati e sigle e chiamate al telefono e poi countdown.

10…9…8…

Che li si che è importante

…7…6…5…

Routine necessaria e vitale per il grande piano…

…4…3…2…1

Accensione.

12:40. Decollo via.

349° giorno – 10 minuti – #2

7:50, ci si riprova, dieci minuti per un pezzo che non so dove andrà a parare. Un po’ di crisi ieri…dieta ed allenamenti un po’ mi stanno togliendo energie, le endorfine non contrastano un granché tutto questo ma ci farò l’abitudine…sono determinato…anche se devo trovare altre energie per portare avanti il resto della mia vita, i progetti, i sogni, le ambizioni. L’altro giorno pensavo che forse sarebbe più facile una vita normale, lavoro sicuro, famiglia, magari in un bel posto che quando ti svegli hai delle colline verdi davanti ma la realtà è che c’è da dare il meglio con quello che si ha…non si scappa.

7:53…in realtà però…percepisco cose che non vanno…che non funzionano. Viaggio sempre, ad esempio…ma è vera volontà di scoprire qualcosa di nuovo o solo evasione da una gabbia sempre più stretta, muri che si chiudono attorno stringendosi, ossigeno che sparisce. Che non parlo nemmeno di pesce grande e stagno piccolo…parlo di pozzanghera melmosa in cui non si riesce a vedere bene, offuscato, sporco…come fai a sapere se stai andando dalla parte giusta?
Non posso ancora fare quel salto evolutivo, buttarmi fuori dal fango e capire che oltre le branchie ho anche i polmoni…ma non posso o non voglio? Abbiamo sempre dei blocchi attaccati che ci tirano a fondo, spesso.

Paure, paranoie…toccano anche a me anche se poi spesso…faccio la parte di quello che le vuole curare, quello con la luce in mano, nella nebbia.

“Ehy…vieni qui…dammi la mano”

Le nostre mani si stringono

“Ora ci penso io a te…”

Con la torcia illumino un sentiero…ci sono rovi intricati, tutto in tonalità di grigio, ma nessuna strada da illuminare.

Ma forse sono limitato io, forse ho davvero ragione…forse non importa avere una strada da seguire, un pensiero chiaro, un’idea precisa…forse basta solo una luce…anche se si finisce per vagare in tondo…ma sempre dentro quel cono di soffuso ambra.

Quando ripenso al passato poi, a volte me lo chiedo…cosa sarebbe stato, se mi avessi seguito.

8:00.

Adesso si lavora.

348° giorno – 10 minuti #1

Mancano dieci minuti alla pausa, 11:50, scrivo in un momento di tregua con il lavoro e con me stesso, le mie crisi, i miei pensieri, i miei ben poco educativi schemi mentali. Un pezzo di dieci minuti, sperimentazione e improvvisazione, che inizi a scrivere quasi per caso. Per cosa poi…

Oggi c’è il sole. Tipo che sembra quasi primavera, che quando uscivo dalla porticina verde incastonata nel portone verde più grande e “piùtuttattorno” della mia ditta ero li che temevo il gelo sul volto e sulle mani e quasi adesso non c’è più quella sensazione. Il sole scalda, inizia a farlo…vero che siamo a Marzo, vero che tre giorni fa vedevo ginestre sbucare felici da colline verdeggianti, vero che le giornate sono più lunghe e i bambini giocano a calcio all’oratorio.

11:54, ne mancano sei…pausa eccessiva…se lo sapesserò i miei capi…non che cazzeggi in realtà…sono qua che attendo che un pezzo di silicio sbrighi faccende per conto mio, delego ad hardware e software e attendo risultati.

Io sono uno che attende poco…ci pensavo…istinto e passione, mai la pazienza di valutare serenamente…agisco e agisco…butto le fiches sul tavolo e dove vanno vanno. Dite che è poco saggio? A 31 anni?

11:57. Forse lo è…sono uno da ‘sennodipoi’. Lo odio il ‘sennodipoi’…quanto vado a ritroso io…anni e anni, vorrei mettere la lancetta indietro e tornare ad averne 14 ed avere calma in tutto. Calma in quel giorno di Novembre dentro la macchina, calma quella mattina d’estate di tanti anni fa. Calma tutte le volte che ho messo in gioco parti di me a cui tenevo.

E sono le 12:00….adesso. Vado a casa. Nutrimento. Di fretta…come sempre.

347° giorno – Il mare di mezzanotte

Voglio che quest’acqua calda rovente porti via il freddo dalle ossa, che spazzi il vento e la malinconia di questa giornata, sentita sulla pelle centimetro per centimetro.

“You’ve got to come home after a bad day and burn your skin from a shower. Then you’ve got to wash all your sheets until they smell of lemon detergent you bought for four dollars at the local grocery store.”

Stamattina scrivo ad un’amica…non ci sentivamo da un anno…avevamo litigato o discusso…entrambi avevamo torto o entrambi ragione…dopo un po’ ti scordi anche il perchè di certe cose.

“Ehy…facciamo pace”?”

Facciamo pace. Sono sempre per le cose belle, per le cose giuste…anche se sono pazzo, sanguigno, istintivo, casinista, stronzo. Però ho il cuore grande…ci sta dentro un sacco di roba nel mio cuore, anche quando lo riempo di rabbia o cose stupide…e non riesco a non voler le persone nella mia vita, se le voglio bene ed è per questo che soffro le distanze, i silenzi…essere vicini e cosi lontani allo stesso tempo.

Nel pomeriggio poi, torno nella città…il vento…le luci ambrate dei locali, entro in uno che mi piace tanto…di quelli che vuoi che sia il tuo preferito, di quelli che vuoi entrare conoscendo tutti, e le cameriere ti salutano, di quelli che vuoi vedere se c’è il “tuo” tavolo libero, quello vicino alla finestra, non troppo al centro, non troppo vicino alla porta…e mi piace questo posto…credo di amarmi di più qua dentro.

Prendo una tisana, c’è scritto “Equilibrio interiore” sopra…io spero solo che mi scaldi un po’ fuori e anche un po’ dentro.
Vorrei far amicizia con questo tipo strano che studia farmacologia e che si guarda in giro in continuazione, con quello che fa i ritratti ai presenti vicino alla porta, uscire e chiedere una sigaretta e fare due chiacchere con i ragazzi li fuori. Prendo un libro dalla borsa e leggo un pochino, mi guardo in giro, sorrido un po’ a caso quando partono dei discorsi improvvisati nel tavolo li vicino…parlando di sale operatorie che non vengono chiuse…che è roba sbagliata…che sto cui ci lavora dentro quell’ospedale ma mica fa l’infermiere o il medico…fa altro..e arrivano i medici con una gamba sotto il braccio staccata…

“Mi fanno impressione ste cose…mica le voglio vedere”

Sorrido. Bevo. Saluto. Ho bisogno di tornare a casa, togliermi questa pellicola addosso…ho bisogno di acqua, che sia un bagno caldo o il mare con la luna piena che mi culla…ho bisogno del mio elemento per rimanere da solo con me stesso.

E te, lo conosci il mare di mezzanotte? Cosi buio e caldo? Cosi spaventoso e intimo? Ti ci avrei portato…cosi…all’improvviso “andiamo a farci un bagno”…una breve corsa…il nero, la costa cosi chiara, la spiaggia che si vede appena.