333° giorno – Lingue

Il numero è figo, nulla da dire…e manca più o meno un mese ad un virtuale anno di pezzi, che poi sarebbero un po’ di più, che poi in mezzo c’è stata una bella pausa, che poi un sacco di cose son successe, che poi…

Si parte con pioggia e nebbia, il rumore insistente sul parabrezza della macchina…la cosa mi guasta più o meno i programmi…io davo per scontato troppe cose e soprattutto la non presenza di temporali…e i programmi erano belli definiti nel mio piccolo cervello…aperitivo, amici, foto, falò di S.Antonio, serata fuori…ma che visti nell’ottica di 85 mm al secondo di pioggia torrenziale, mi fa passare ogni voglia di uscire di casa…e la mancanza di risposte dagli altri non mi lascia tranquillo…chiusi a casa o in un bar con la tempesta fuori?

Non me gusta.

Che a proposito, ho iniziato con lo spagnolo…un po’ fai da me che devo ancora sentire maestri corsi professoresse studentesse universitarie insegnanti sul serio ma quello si vedrà, che ancora non so in che serate libere studiarlo. Lo sto imparando, o almeno vorrei, per farmi il cammino di Santiago a Luglio, appena dopo il concerto degli ACDC, cosi mi purifico un po’ per bene dalle influenze negative dell’hardcore spinto con un po’ di spiritualità on the road…assieme al mio amico-compare lo pensavamo da un po’, io da quando comprai il libro di Coelho per la precisione, che ero bambino e impressionabile e certe cose ti rimangono, come la convinzione che Mediterraneo, visto in un cinema d’estate all’aperto da piccolo, fosse uno dei film più belli di sempre…lo è ancora per me…il cammino sarà magico.

Spagnolo, che le lingue mi son sempre piaciute ed ho sempre l’idea di prendere e mettermi ad impararne cento anche se poi alla fine mi limito all’inglese e qualcosina di francese. Mi piace il russo anche, ha dei suoni bellissimi il russo e il giapponese anche, che ha dei suoni bellissimi il giapponese.

Spagnolo, che “le lingue”…ti salvano il culo. Stamattina ad esempio, arriva un tizio dalla Polonia con un camion lungo trenta metri e si presenta in ufficio con mille documenti ed un sacco di domande, fatte tutte in polacco. Di inglese, francese, tedesco, russo…manco una parola. Lo abbiamo mollato nel salottino tre ore prima di riuscire a capire chi fosse e soprattutto perché fosse nel nostro ufficio dopo aver occupato 15 posti d’auto con il TIR.

Se a Santiago qualcuno mi fa qualche domanda…o metti che me ne sto li nel deserto iberico che voglio bere da un pozzo e se voglio chiedere se sia acqua avvelenata…mica risolvo tutto a gesti no?

 

332° giorno – Cricket

Giornata cosi cosi…grigio…freddo, fisico semi-imbalsamato e indolenzito dall’allenamento di ieri, sonno…tanto sonno…stanotte un sogno in cui il mio cervello era collegato ad una macchina, elettrodi sulla testa. Poi qualcuno o qualcosa che di colpo strappava tutto e dal cranio ecco uscire spessi fili di rame piegati. Mi svegliavo e mi riaddormentavo sognando di provare a riattaccare quei fili…li vedevo come ingranditi del 200 percento…vedevo i singoli bulbi dei miei capelli a zero e quei pezzi di rame che non si raddrizzavano e tentavo con le mie dita troppo grosse di riunire i cavi, ristabilire quel collegamento…inconscio, connessioni, disconnessioni, strappi.

Si stava meglio ieri, parvenza di sole nel cielo almeno, meno stanchezza.

“Tieni…un pacchetto di cicche” dico ad Akhram.

Camminiamo nel parco per andare a mangiare assieme, Kebab dietetico che in dieta non andrebbe bene lo stesso ma non mi cambia nulla, l’ho deciso io che oggi si può, per quello che mangio ultimamente me lo posso anche concedere ogni tanto, che non ho più vent’anni ma fisicamente sento che tutto sta tornando come prima finalmente ed ho recuperato anche un sacco di roba che non mettevo più, pronta da provare, lì, in stanza…il compromesso giusto tra magrezza e muscoli per farmi andare bene tutto senza buttare nulla.

“Disposofobo!” mi dico

“Taci!” mi rispondo

Il Kebabbaro è un posto affascinante…non tanto per l’aroma speziato che ti rimane attaccato ai vestiti per quattro giorni ma per la gente che ci sta dentro…che chiedi da mangiare ad un egiziano e te lo porta una ragazza ucraina mentre fai conversazione con un pakistano, un muratore di varese, un indiano ed un marocchino.

Bello poi che l’argomento del giorno non sia il Franco che va su e l’Euro che va giù come in ufficio, dove tutti oggi avrebbero voluto essere più ricchi e frontalieri, ma di Febbraio che si avvicina e c’è il mondiale di cricket e io che di cricket non capisco nulla chiedo…mi fanno vedere i video di gente che tira sassate e che corre e gente che litiga e si mena…e poi mi dicono che l’altra settimana uno forte dell’Australia è morto che gli si è infilata la palla a duemila all’ora tra griglia e caschetto e tanti saluti.

Mi arrischio, faccio domande sulle regole..mi parlano di modi di gioco, di partita da qualche ora o da cinque giorni, di campo ovale, di erba lunga o corta, di dimensioni un po’ come cazzo ti pare, di ‘Spirito di gioco’ di mazze e palline, di 22 che corrono e lanciano e battono…tutto in un’ambiente che sa di surreale, un locale gremito dal nome italianissimo dove l’unico quasi-italiano sono io. Il kebab è buono anche se ce lo portano dopo trenta minuti…si discute del probabile vincitore…pare una lotta a tre tra Australia, India e Sudafrica.

“E il Pakistan?”

“Sta nel gruppo appena sotto con gli altri…nel cricket può succedere di tutto comunque…vedremo” dice Akhram

Che mica è detto che il più forte vinca sempre scopro…nel cricket ci sta che una giornata vada storta del tutto, è un gioco di passione il cricket, mi dicono che mi piacerebbe visto che gradisco il baseball…io dico che mi piacerebbe perché adoro le cose con un cuore.

Tra di loro ci giocano, tra amici, la domenica…usano un parcheggio…potrei andarci, se volessi, mi dicono.

Beh…forse…perché no?

E’ da un po’che non faccio qualcosa che non ho mai fatto.

331° giorno – Dimenticanze

Sono in debito di quattro euro, con un tizio. Qualche anno fa…devo stampare delle tavole per un cliente e mi presento gradasso in una copisteria con il mio malloppo di file e banconote

“Che qualità?”
“La migliore!” Gradasso col malloppo.

Il malloppo non basta. Quando mi stampa lo scontrino sudore freddo tipico della figura di merda, che manco avevo il bancomat salvaculo…il terrore ancestrale di quando andavo a fare la spesa con Sorella e i soldi contati di Madre che riemerge. Ricordo che a mente facevo il totale mentre guardavo gli articoli del carrello, conditi di roba inutile nostra non presente in lista. Arrotondavo tutto per difetto ed ogni metro più vicino alla cassa, direttamente proporzionale era il nostro terrore.

“Cazzo Elo non ci bastano!”
“Ma dici?”
“Si…son 30 euro!”
“Lasciamo qualcosa!”
“Siamo al nastro…é troppo tardi!”

E la cassiera che ci guarda stranita mentre i nostri occhi fissano quelle cifre verdi che vanno a mach5 sullo schermettino, gli articoli sembrano non finire mai.

“Era 2 o 3 euro?”
“Non lo so non lo so!”

“Sono 17.60″ fa la cassiera” Non ne può più di vederci.

Sollievo.

Ma nella copisteria le cose stanno diversamente, il dramma accade…e sono li in panico e imbarazzato, grondante sudore freddo.

“Accidenti…sono corto…che facciamo?” chiedo
“Mmmh..” il tipo è perplesso “…facciamo che me li porti dopo” tentativo di fiducia nella razza umana
“Grazie” rispondo.

‘Ha fatto bene a fidarsi di me…vedrà…’ mi dico. Mi incito. Carico.

Succede poi che consegni il lavoro e vai a casa…‘i quattro euro li porterai domani’ ti ripeti…che sei un tipo per bene, tu. Ma domani poi hai altro da fare. Poi ti ammali. Poi sei pigro…poi per cinque giorni nemmeno ci pensi, poi ti alleni e te ne ricordi quando sono passate due settimane e moh che fai…mica puoi tornare lì…con che faccia…per quattro euro di merda…fidati se ne sarà dimenticato…solo che mica puoi ritornare a stampare li adesso…e ti devi anche trovare un altro posto…per quattro euro del cazzo….e passano gli anni e probabilmente il tizio è fallito con la crisi globale e in quel posto adesso ci sarà una qualche parruccheria di cinesi che con quattro euro di fanno pure la plastica facciale illegale e quindi è troppo tardi comunque.

Incredibile però, come di colpo, ti tornino in mente cose cosi ancestrali. Ancora più incredibile quando accade mentre sei da due ore che cerchi di ricordati il nome di una canzone, una di quelle che vuoi assolutamente nell’ipod mentre ti alleni.

“Na…nananananananana! Nananana!” canticchio. “Fa cosi”
“Cazzo ancora…non la so cazzo!” risponde Teo.

Ci ho anche provato con Shazam a cantargliela ‘Na…nananananananana! Nananana!’ . Niente. Dovrebbero potenziarlo.

Dannata memoria, dannata canzone, dannati cinesi.

‘Chissà per quanto tempo ci ha pensato quel tipo li alla mia faccia e ai miei quattro euro’ penso

Con una plastica illegale abusiva cinese ci sarei potuto ritornare, a stampare cose.

 

330° giorno – Nuovo articolo

Sto scrivendo un sacco di pezzi brevi…sono un disastro. Mi riduco all’ultimo, preso dai mille altri progetti da non riuscire a mettere due pensieri in croce in fila per sei con il resto di due. E dire che di cose ne avrei da dire…degli scontri verbali nella nuova ditta in cui sono stato testimone tipo…la rabbia del Faraone faceva tremare i muri della Piramide…oppure dilungarmi sul perchè da scemo, tengo lo schienale della sedia sulla destra e non dietro le spalle che non ha senso…antiergonomico, schiena a pezzi…o degli allenamenti assurdi che mi obbligo a fare…fitness. Sto scrivendo tanto però…non qui…e non ho nemmeno voglia di scrivere di altri pensieri e fatti che tanto sono sempre i soliti ma ormai sbiaditi…diluiti…e vorrei essere divertente e scrivere roba funny ma a quest’ora non mi viene proprio e quindi vabbè…ci saranno tempi migliori…futuro. Mi inventerò qualcosa nei prossimi giorni promesso…questa ripresa del diario la trovo debole per primo e voglio riscattarmi. Scrivo troppo…leggo troppo poco…ora in Tv c’è pure twilight e non ho voglia di allungarmi…prendere il telecomando….cambiare canale…lo potete capire anche voi che sono tempi duri. Pazientate.

328° giorno – Blomor

“Ma sei sicura?”
“Eh si…non vedi?”
“Mah…”

Che se credessi nella sorte certe cose finirebbero in quella categoria…”sfiga o destino”…che qualsiasi persona dotata di intelletto sa che mica esistono ma tant’è…congiunzioni astrali e una serie di segnali stile tre indizi fanno una prova.

“Guarda…numero 2…”
“Si ma é un cazzo di portone questo…”
“Lo vedo lo vedo”

Che il mondo moderno sembra sempre fornirti le risposte che cerchi a problemi…malattie…investimenti economici…figurati quanto può essere difficile trovare un accidenti di negozio giovane-casual in quel di Milano. Sullo schermo dopo la ricerca lampeggiano indirizzi gonfi di certezze.

“Si vabbè….alla Rinascente sembravamo due deficienti ubriachi a chiedere in giro di sta marca in mezzo a negozi dove devi lasciare in pegno rene ed esofago per prenderti mezza camicia”
“Cavolo…c’era scritto sul sito…non l’abbiamo trovata nemmeno negli stendini delle marche pezzenti”

E prendi ed esci da quella Babele di Rinascente e imposti navigatore satellitare per una via che non hai mai sentito al punto che credi che sia uno scherzo…che lo Smartphone a furia di sentirti dire stupidaggini abbia imparato il senso dell’umorismo anche lui e si diverta a dirti che la via non esiste? E poi, a dirti che é la a due chilometri ed invece era a cinquanta metri….un’ora e mezza a girare in tondo come scemi che tanto eravamo molto riposati. Tutto per una maglietta che forse manco non c’è…e nemmeno il negozio forse.

“Vieni qua…”
“Che c’è?”
“Leggi sul citofono…”
“E che significa?”
“Che siamo alla sede della ditta…qua di negozi non ce ne sono…”

E poi salta fuori che il negozio era tipo vicino a te ma per davvero stavolta…lo era sempre stato per tutta la mattinata e il mondo digitale si rifiutava di dirtelo e basta chissà perché, che la civiltà moderna a volte ha i suoi segreti nonostante lo sharing di ogni dannato istante di vita di ogni essere vivente della terra sembri sempre perfetto e totale…figurarsi per un negozio…e lo devi accettare…con la giusta serenità visto che tanto ora devi tornare a casa e non c’è più tempo per ritrovare la diritta via che era smarrita. Con serenità.

E il dito medio alzato.

327° giorno – Il giorno più bello

Forse oggi é stata una delle giornate più belle delle mia vita…che esci e trovi il meglio di te e delle persone…e sei carico, divertente, generoso e quando é cosi tutto esce facile…in automatico. Fare amicizia…chiacchierare con perfetti sconosciuti ad ogni angolo della città…godersi una mezza primavera mentre sembra perfetto attorno a te…le foto escono bene…le persone sorridono…ascolti nuove storie da due vecchi e scherzi con una ragazza dal gelataio…ti fai portare in giro per un’ora da una commessa in cerca di una giacca e poi parli con un senzatetto del fatto che nel portafogli hai solo dollari.

“Ciao americano!” mi dice

Gli do la mano e vado via.

Ho poca voglia di abbandonarlo questo giorno…chiudere gli occhi e risvegliarmi in un giorno meno bello magari…é raro essere davvero felici, non voglio dormire.

326° giorno – Parcheggio

Che torno da una serata Drag Queen con panza piena di roba giappo che poi non so perché, la finiamo sempre noi tre in un qualche posto sporco brutto e buio a parlare di cose, vita, situazioni che in fondo anche se si cresce…e se prima facevo altro e ora no, si rimane sempre comunque quelli di una volta e mi sorprende sempre e vorrei che qualsiasi numero ci sia scritto sulla mia età non manchino mai i parcheggi i personaggi assurdi le risate le contraddizioni le domande inopportune. C’è sempre un po’ quest’ansia ad una certa età…non sai mica come vanno le cose…per quanto tempo ancora non cambieranno del tutto le vite degli altri.

Ma per adesso godiamoci il parcheggio.

325° giorno – Mi son ritrovato in un taschino

Ci ho messo un po’ a venirne fuori penso, quando mi guardo indietro e nemmeno di troppo…ci ho fatto anche dei pensieri brutti e troppo assidui che per il mio ultimo me stesso, non era proprio il caso…che se fai dei cambiamenti nel tuo modo di essere non puoi mica dimenticarteli alla prima occasione, dico io. Andare avanti è più facile, se pensi in maniera giusta…ogni cosa che ti capita può essere sempre vista come un’opportunità anche se è ovvio che ci siano tutte quelle particelle negative attorno, tipo nube che si dirada lentamente…c’è il dispiacere per la perdita, il desiderio di amarla e farla stare bene, un pizzico di speranza, qualche illuminazione distorta e tutta la polvere frantumata degli errori commessi con troppa inesperienza e anche con tanta arroganza. Mancanza di dialogo, saltuarie durezze, caotici sentimenti, incomprensioni, sbagli stupidi, nervoso, ovvietà da “senno di poi”…tutte cose che nel presente non esistono, ma vivono nel passato…e se il passato non lo puoi cambiare, che ci stai a fare dentro? Cose che ritornano a galla come detriti, ostacolano la navigazione anche nei giorni di calma piatta e sole splendente. La verità è che non c’è spazio per i “se” e i film interiori, non c’è spazio per le analisi grammaticali di ogni singola parola detta o emozione provata, non c’è spazio per le frasi non dette e le cose non fatte, non qua, non nel presente e men che meno nel futuro. Se poteva essere bello e non lo è stato avrai un’altra occasione. I pensieri negativi, le paure, la rabbia…sono tutti freni.

“Sarò più preparato, darò il meglio, capirò di più, imparerò qualcosa di nuovo”

Anche oggi in fondo, è il primo giorno del resto della mia vita, come ieri.

Meglio iniziare carichi.

324° giorno – Cielo stellato

Ero li che mi allenavo con un freddo micidiale con ormai il buio totale e le stelle quando mi é tornato in mente di aver prenotato una gita all’osservatorio astronomico da fare con Yle…cosa che non accadrà a meno di interventi divini o interstellari che, nella situazione attuale, mi sembrano più appannaggio di “altra gente” e non miei che son peccatore e caotico. Ora…il problema é “che fare”…perché é una di quelle cose che tipo prenoti in anticipo di mesi (dannato ottimismo) e c’è la gente che fa la fila e che a pensarci mi scoccia annullare perché mi piace un botto l’idea e negli ultimi giorni sono carico come una molla e riempio le agende di impegni e torno a casa a pezzi e contento e quindi ci andrò. E’ che da solo fa triste, non so, avevo questa gran voglia di condividere la cosa con qualcuno che amo quindi, finirà che ci andrò da solo o con l’altra donna della mia vita attuale…Sorella…che giusto due giorni fa mi parlava di telescopi e giganti gassosi da vedere di notte quasi a riparlare ancora una volta della nostra telepatia totale.

Ah…cavolo…dimenticavo mia madre.

Questo si che é un conflitto di interessi.