306° – Bassa risoluzione

Preparo la cartolina degli auguri natalizi, a lavoro. Fisso pixel sgranati che fanno parte di un contorno violaceo a bassa risoluzione che ingloba una renna digitale…in quello zoom super percentuale i dettagli si perdono in un groviglio impressionista, scomposto.

“Fai il cielo più alto e mettici delle renne di babbo natale e una scritta dietro”…è la mia capa..dietro…che mi suggerisce come farlo…perché sa che io odio odio odio questo lavoro.

Trent’anni passati…che ci faccio davanti a questo monitor malconcio e sfocato a ricostruire il muso di un renna su photoshop quando sognavo di fare il grande designer, fotografo street di eccezionale virtù in giro per il mondo? Chissà dov’è quella mia parte…sento che c’è ancora eppure non la trovo, ma ancora non è morta. Qualcosa mi sfugge, passa sotto il mio naso e scivola via. Distratto, scostante…una macchina che fatica ad accendersi la mattina. Dov’è la leva dell’aria di una volta? Che c’era nella vecchia Uno di mia madre…ricordi d’infanzia, in basso a sinistra. Insoddisfazione, a volte rabbia. Mattina, in ritardo, freddo fuori e ghiaccio, la chiave dell’auto che gira a vuoto. Non parte. E i minuti scivolano inesorabili…è questa la mia vita?

Ma che cazzo sto facendo.

Infilare renne natalizie in un cielo troppo azzurro quasi ciano di una foto brutta di un dicembre brutto di un anno quasi brutto.

Ma che cazzo sto facendo.

Charles diceva che o sei un artista o sei una mezzasega. Se non lasci un segno o non punti a creare qualcosa…oltre la pura e semplice sopravvivenza, oltre i basilari istinti di carne e sangue…cosa cazzo stai facendo?

Un sacco di volte penso che la mia ambizione sia andata troppo oltre le mie capacità reali…e non è un abbattersi no…punte di realismo…serve un po’ di tutto nella vita d’altronde, non solo il talento…come nell’agricoltura non ti basta avere i migliori semi e la miglior terra del mondo per far crescere qualcosa.

Renne, pixel sgranati, bassa risoluzione. Forse sono questo.

Spengo tutto. In auto, a fianco, c’è Akram, per un passaggio fino a casa.

“Venerdi…un’altra settimana persa…” dice

“Perché persa?” gli chiedo

“Perchè spariscono nel nulla” mi risponde.

Poi, rimaniamo in silenzio per un po’.

Chissà dove finiscono.

305° giorno – Telepatia

Ero li ieri, stanza con fornelli e tavolo e roba da mangiare, cena, Madre e Padre e Sorella e ragazzo e illustravo il mio sogno violento e blasfemo in cui bruciavo templi e chiese e vedo Sorella che mi guarda e poi mi dice

“Oh…io ieri sera sognavo che qualcuno stava bruciando casa nostra”

…e ci fissiamo tipo con gli occhi sgranati e facce da scemo…che io cammino e faccio alcuni passi lenti con il busto dritto e rigido e la testa che rimane fissa su di lei che rimane rigida e dritta con lo sguardo che mi segue…che magari non è che sia una grande coincidenza ma ci sono sempre momenti di totale telepatia con Sorella che mi lasciano sorpreso ma anche felice, tipo l’altro giorno che torno a casa e non so perché ma ero sicuro che Padre, a casa da lavoro per motivi eccezionali, avesse preparato le sue famigerate patate con l’uovo, roba che trascende i limiti calorici metafisici e incrosta di colesterolo l’anima con due sole forchettate ed io ero li, a fare passi da gigante due per due tre per tre quattro per quattro sui gradini a rischio slogamento caviglia e sfilacciamento polpaccio per arrivare a casa che già sentivo l’odore di fritto che tanto odia mia Madre dall’ingresso, che si insinua nelle fibre dei vestiti andando a riempire i vuoti molecolari tra i protoni con le sue molecole quell’odore lì…che non bastano tre docce e due lavaggi con Coccolino super concentrato per mandarlo via quell’odore lì…che preannuncia un sano pranzo da sbaffata chimica come non ne vedevo da un po’ visto che da quando ho lasciato il sottomarino, a pranzo sono a regime mela granny smith e affettato casuale su qualsiasi superficie piatta disponibile…del tipo che se il pane manca, il kevlar lo può sostituire degnamente, basta aggiungerci la maionese.

Levo scarpe e giacca e son già li che urlo

“Grazie Pà…hai fatto le…”

Polpette. E ve lo giuro, son sempre contentissimo delle polpette ma ero sicuro sicuro sicuro tipo intuizione settimo senso che avesse fatto le patate. Con felicità immutata mangio e mi strafogo con le palline di carne e passano due ore e io sono in stanza a digerire o almeno a provarci quando sento che entra dalla porta mia sorella…che mi vede e subito mi chiede “Patate?”

“Ma anche te lo hai pensato?”

“Siiii…ero in macchina e mi chiedevo ‘chissà se Papà sta facendo le patate con l’uovo’ e quando ho sentito l’odore di fritto ero sicura di trovarle!”

Che poi, appunto, c’erano le polpette e lei c’è anche rimasta male perché era tipo sicura sicura sicura tipo intuizione settimo senso che avesse fatto le patate, come me…ed ero li…mentre mangiava anche lei, che pensavo a come spesso rispondiamo contemporaneamente…oppure quella volta che abbiamo detto allo stesso momento una roba che proprio non c’entrava nulla, del tipo che stai camminando in mezzo ad un prato ed esclami ‘telefono a gettoni’ che manco sei su un marciapiede dico…non esiste nemmeno il contesto per posizionare ‘telefono a getoni’ su quel prato in quel momento in quel buco di universo…e forse, comincio a pensare che la telepatia un po’ esiste davvero…e certo è troppo esagerato pensare a roba come leggere nella mente, sollevare lo schermo del pc con il pensiero o trovare libero un operatore della Vodafone ma una specie di legame base tra i cervelli più in sincronia tra di loro, forse c’è.

Penso sarebbe una cosa figa…bella…interessante…se fosse anche tipo studiabile scientificamente, anche…che cosi tutti ci crediamo un po’ di più a questa faccenda dei legami tra le nostre menti e la prossima volta che chiami quel tuo amico là…si, proprio lui…quello che non si fa sentire mai nemmeno avesse perso il numero, che quando poi esasperato lo chiami te, l’ennesima volta, e lui ti risponde urlando di gioia come se gli avessi fatto un bonifico da un milione e ti dice

“Ma sai che stavo proprio pensando a te!”

…beh…potremmo quasi credere che non sia un totale stronzo.

304° giorno – Davo fuoco alle chiese e volevo continuare a farlo

Si che poi non erano chiese vere e proprie…sembravano dei templi con tante cellette e io entravo dentro e prendevo delle pantofole li buttate per terra da usare come miccia per divampare incendi tra il mobilio dipinto di queste microstanze…e vedevo i monaci che passavano appena ad un metro da me, parlando e recitando preghiere e litanie in lingue sconosciute senza sospettare ne cercarmi, ignari del mio peccato anche se “potrebbero trovarmi” pensavo, cosi, in un istante, che troppe volte davo le spalle alle entrate tonde senza porte di quel dedalo santo che solo a volte mi nascondevo dietro l’uscio, che è roba tipica dei sogni essere quasi scoperto e poi invece no…e appena se ne andavano io buttavo le torce-pantofole e appicciavo brutti fuochi in giro.

E mi alzo per andare a pisciare…che guardo l’orologio e leggo 5:47 e per almeno altri 45 minuti posso rifiondarmi a nanna e chissà cosa sognerò stavolta…che bruciare le chiese con delle pantofole è una cosa brutta, sacrilega, dovrei farmi il segno della croce  e recitare padrenostroavemariacredoinunsolodiopadreonnipotentecreatoredelcieloedellaterra, che quella prostata irritata è l’avvertimento divino, spegnere con l’acqua i fuochi del peccato gettando fuori le tossine ecco cosa vuole dirmi Dio, figliol prodigo torna indietro…e mi rinfilo nel letto e tempo di chiedermi “chissà se riprenderò sonno adesso” eccomi li di nuovo, tra muri bianco calce e piastrelle lucide, e altari e monaci vestiti di crema e incenso e io, con ciabatte in mano, che do fuoco a tutto.

303° giorno – Attrazione gravinastronale

Tutto questa storia del capannone nuovo e sedie comode e nessuno che ti infastidisce, lontano dal sottomarino che era un groviglio di metallo, posizioni anti-ergonomiche e dannose per la postura e le vertebre e le ossa piegate vista la quantità di spifferi anche…che il portone alle mie spalle mi son sempre chiesto se ce li aveva i cardini o era solo un quadrato che stava su grazie alle correnti ascensionali che mi arrivavano sulla schiena beh, tutto questo mi sta impigrendo…e i lavori sono diluiti e diluisco anch’io l’impegno in quelle otto ore sperando che intervenga qualche elemento di disturbo da qualche parte…una lite o una zuffa o uno di quei tizi sconosciuti che da quando ci siamo trasferiti “Driiiiin!” ed entrano perché trovano il cancello aperto, senza chiedere o presentarsi.

“L**** & C****?”

“No guardi…esca, prenda la porta blu poi salga le scale al piano di sopra”

“Ah grazie”…

“Driiiiin!” ancora

“La porta è chiusa…” sempre lo stesso tizio di prima

“Si…ovvio…la faccio andare io di là”

…e lo accompagno e gli spiego illustrandogli la via da buon profeta, godendo di quei unici momenti in cui cambio lavoro e divento ‘il portinaio di quelli di sopra’, che ancora non ho capito che faccia abbiano e di che tipo di servizilavoriprestazioni si occupino e dove parcheggino…so solo che ricevono un sacco di pacchi e gente diversa ogni giorno in visita…alcuni eleganti con ventiquattrore altri meno eleganti e cappellino DHL, signorine vecchie e giovani e tizi in bicicletta, che pare sia un posto divertente e interessante di sopra a vedere gli ospiti, che magari cercano un designer e non lo so perché gli annunci non li sto guardando da mesi.

Però, da ieri, spariranno anche quei momenti…ho stampato un foglio con su scritte le indicazioni per andare dai tizi di sopra e l’ho appiccicato sulla porta finestra con tipo lo scotch più potente del mondo anche se all’apparenza pareva un comunissimo scotch nobrand infilato nel secondo cassetto dall’alto…si attaccava in un istante che vi giuro non ho mai visto una cosa del genere…cosi preso alla sprovvista che quello appena agguantato come una faina il mio bel foglio con logo e scritte nero cubitali, ha fatto tutte le pieghe e arrotolature su se stesso e siccome di voglia di ristampare non ne avevo, sono andato ad attaccarlo cosi com’era, in spregio ai clienti mangiaranocchie francesi in arrivo che “arrivano i clienti e si ritrovano con sta merda davanti?” immagino già che mi dirà la Capa ma tant’è…vado li davanti al vetro e tac…attrazione gravi-nastro-nale anche su quello e mille bolle di aria che si creano e quindi stai li a farle scoppiare non per estetica o per ragioni reali ma solo per il gusto del “Pop!” stile i rotoli di imballaggio con i cuscinetti e l’aria dentro che ti piace scoppiare da quando hai tre anni…che tempi…che gioco…al punto che una volta nella vecchia sede ne trovai tipo 4-5 metri di rotoli da buttare via con le bolle grosse come un quarto di mano o un mezzo di malleolo e ci passai serate con Sorella e poi mio papà, che un giorno passava di li ed intravide quella roba in camera nostra, in veste di buon padre pronto ad intervenire in caso di bisogno, il giorno dopo ce ne portò altri metri venti.

“L’ho visto li in camera e pensavo vi servisse…ve ne ho portato un po’”.

Grande Pà.

E quindi…davanti al vetro con scotch carta pieghe e bolle…ancora una volta sorpreso. Rientro in ufficio, che un nome ancora non gliel’ho dato all’ufficio…che è una cosa importante e difficile che c’è da battere il buon vecchio freddo e e tenebroso sottomarino, e da bravo scienziato mi ritrovo sulla mia scrivania a fare esperimenti fisici-tecnici sullo scotch e sulla carta…e vedo che quel nastro attira attira la carta anche a distanza…pagine che si sollevano dal nulla e io e la mia pigrizia che cercano nella biblioteca mentale fatta di link ad articoli di wikipedia cosa potrebbe essere…elettromagnetismo, energia statica, visioni dovute all’abuso di carne di manzo o semplicemente “magia”, che  va sempre di moda visto che ancora mi sembra irrealistico vedere sulla tv immagini in movimento e che ormai ti mettono robot grandi quanti un granello di sabbia nelle vene per toglierti il colesterolo dalle arterie. Magia.

“Magia”

“Cosa?” chiede Teo

Ma non gli rispondo cosi assorto nei miei esperimenti…e prendo il nastro e lo attacco ai peli del braccio e quello nulla…e sulla plastica e nulla e ‘magia’ nella mia stanchezza soporifera in un ufficio con clima da tropici e tecnologia anti-spifferi, è l’unica parola che mi esce…che la scienza ormai avanza in ogni campo anche se, lasciatemelo dire…bravi e tutto…ma se mi date lo scotch più potente del mondo e per attaccarlo senza pieghe bello ordinato mi servono due morse, un tavolo e sei mani allora non ci siamo…come le macchine che fanno adesso con 2000 cavalli e pesano meno di una ginnasta russa e vanno a 600 all’ora…che te ne fai scusa…della potenza senza il controllo?
Lo dicevano in un spot no? Era in tv, con Carl Lewis che correva sulla pista di atletica con i piedi a moh di pneumatici e la scritta “la potenza è nulla senza controllo”…bravi..bello spot…mi è rimasto nella mia breve storia di guardatore di televisione, grande trovata pure quella, la televisione, anche se ancora non ho capito come funziona.

“Magia”

302° giorno – Granella al sesamo

Io non so se ho fatto il passo più lungo della gamba con questo diario che ricomincia…senza particolare motivo poi, che a pensarci forse forse era meglio buttarmi su un romanzo che anche se ti dici “no non sei in grado che le storie lunghe hanno bisogno di personaggi storie caratteristiche dettagli dialoghi conflitti”…e tu ci pensi e forse forse no, non hai voglia ne capacità forse forse anche se, una volta che inizi a scrivere, qualcosa ti viene in mente no? Mica che lo scrivi in un giorno…un romanzo…è come avere mille post-it su una lavagna…se inizi a metterne due o tre piano piano la riempi cazzo…a fine anno chissà quanti ce ne saranno…da riempirci trecento pagine almeno.

Che non so se ve l’avevo detto…ma i ‘trecentogiorni’ prima li ho buttati su un pdf e siamo a più di ‘quattrocentopagine’, abbastanza da raccontare mezzo signore degli anelli ed invece di personaggi tendenzialmente manco ce ne sono e nemmeno storie e la cosa più divertente che abbia mai fatto era andare a lavorare e tornare e fare alcune altre cose…che la parte più interessante del mio ultimo anno vai a vedere che è proprio tutto quel pezzo di vita accadutami da quando ho smesso di scrivere ed ho ricominciato. Ieri.

Statisticamente devo forse attendermi un periodo palloso? Lo temo.

D’altronde era in viaggio fino a poco tempo fa…ed ero fidanzato. Ora sono a casa, al freddo e single. Ed ho appena sputato una cicca alla cannella perché mi stava rovinando le cellule della bocca e temo che non possa assaporare decentemente la bistecca impanata di tacchino con granella al sesamo di Madre, che oggi non ho fatto pausa pranzo ed ho timbrato dopo 10:35 di ore continuative ed ho fame, anche se temevo che i miei in versione ‘stupido litigio tra adolescenti’ mi avrebbero costretto ad una pizza, visto che pure l’arrosto di ieri sera è sparito.

Forse forse la volevo la pizza però, ora, che ci penso.

Ho sbagliato tutto.

301° giorno – Il freddo (ricomincio da 301)

Avrei voluto che ci mettesse di più, il freddo, ad arrivare.

Quattordicididicembre.

Che con tutto quello che entra ed esce nella mia vita e i cambiamenti cosi di colpo boh…avrei voluto ancora il caldo e il sole come se ci fossero mille pannelli solari sul mio corpo…schiena testa e denti e occhi…che quando arriva il profumo di mare e il calore e l’estate ci speri sempre cazzo…che l’estate duri per sempre e ti ricordi anche, che un tempo il freddo ti piaceva…che facevi il figo con la felpa mezza aperta e due peli in croce sul petto a prender aria mentre il mondo attorno congelava in stalattiti-gmiti e invece ora sei come un vecchio imprenditore italiano…sai quelli che se ne scappano tra spiagge dorate e ombrellini annegati nell’alcool, quelli che in collegamento in diretta su una TV generalista dicono.
“Sono innocente…il fisco e la giustizia italiana mi perseguitano…guardate cosa ho dovuto fare…scappare dal mio bellissimo paese che amo e starmene in esilio”
…e dietro culi brasiliani e lui in camicia hawaiana pantaloni di lino cappello bianco occhiali da sole abbronzatura e rughe e peli bianchi che sorseggia roba colorata.

“Sluuuurpp”

Isola, sole, mare.

Sono vecchio.

Forse ora non vorrei altro che un nuovo biglietto di sola andata per casa mia…l’isola…che anche li c’è il freddo e il vento ma non sei in esilio e non ti senti uno straniero e credi di poter ricominciare forse…come questo diario che si, lo ricomincio…credo di averne il tempo e la voglia…credo di poter tornare a dire qualcosa a qualcuno.

Ricominciare.

In questi mesi ho fatto l’ennesimo giro di pista. Sono di nuovo allo ‘START’.

Alla fine la pista non è neppure male, c’è gente che corre su un ovale per tutta la vita…la mia è parecchio tortuosa invece…complicata e piena di alti e bassi ma ci si corre bene, se le gomme tengono.

Anche con il freddo.

Nuovo giro.